GRYLLI IN AGRO IBLEO
Lo stato di salute della popolazione siciliana, nondimeno quella della Contea di Modica, nel semisecolo che abbraccia in pari misura Cinque e Seicento, è messo ripetutamente a dura prova. Pandemie di cruenta entità mietono moltissime vittime alternativamente a ripetute crisi di sussistenza dovute alle ricorrenti penurie da carestia.
Una situazione di gravità si determinò negli anni 1618/’19 in occasione di uno dei variegati eventi naturali che flagellò tanto la popolazione dell'epoca quanto il territorio comitale: l'invasione di cavallette che si abbatté in maniera violenta sulla Contea di Modica e territori limitrofi.
I ripari ai quali ricorsero gli amministratori locali - il Governatore e Giurati di ogni singola città - furono, in buona parte, di ordine religioso. L'esposizione del Santissimo Sacramento e le Quarantore furono infatti gli unici ritenuti efficaci "...intorno alli remedii che si doverano usare per le estirpatione delli grillj che si e' visto haver cominciato a nascere in queste marine...".
Il Governatore, allarmato per tale calamità, emise un "bando" che fu portato a conoscenza di tutte le terre della Contea affinché i Giurati delle Università ne prendessero atto adottando i rimedi di cui sopra e quant'altro potesse giovare alla risoluzione del fenomeno.
La situazione si aggravò ulteriormente nel 1619 in quanto l'invasione si allargò varcando anche i confini comitali, per cui il Viceré concesse poteri straordinari al Governatore della Contea di Modica, affinché usasse anche a Vizzini, dove frattanto l'invasione delle cavallette si era estesa, le stesse accortezze che aveva già adottato per Modica stante che "...questa pernitiosa e dannosa semente uscita da confini del contato va' allargandose per il regno...".
I numerosi metodi empirici, adottati nelle varie località della Contea, per cercare di eliminare o comunque arginare il fenomeno delle cavallette, diedero buoni risultati anche se non sempre soddisfacenti.
Nell'aprile del 1618, per sterminare questi fitofagi, fu ordinato di arare i terreni per seppellirne le uova. Altro sistema adottato fu quello di usare delle lenzuola con un'apertura centrale alla quale fosse appuntato un sacco. In pratica si doveva stendere il lenzuolo, possibilmente bagnato, per terra e non appena si fosse coperto di "grillj" si dovevano tirare i due capi facendo in modo che questi, per mezzo dell'apertura centrale, cadessero nel sacco. Altro modo fu quello di batterli con sacchi bagnati. Per incoraggiare tali procedure, che dovevano essere espletate in tempi ragionevolmente brevi e con notevole dispiegamento di risorse umane, considerata l'estesa devastazione subita dalle coltivazioni, i magistrati preposti alla amministrazione pubblica furono incaricati di pagare un "tarì" a coloro i quali portavano un "mondello di grillj" che venivano successivamente bruciati fuori dal centro abitato per la loro immediata e permanente "estirpatione".
Giuseppe Nativo
-Bibliografia:
-1) Enzo Sipione, "Di una invasione di grilli nella Contea di Modica" in "Archivio Storico Siracusano", a. XIII - XIV, 1967/'68;
-2) Giovanni Selvaggio, "Alla ricerca della storia di Ragusa", Ragusa 1958, dattiloscritto conservato c/o la Biblioteca Civica di Ragusa.