A quattrocchi con il Professor Pisana: creiamo una “griglia” per distinguere i progetti dalle panzane.

 

Nel nostro intervento sulla polemica  tra Domenico Pisana e Giovanni Di Rosa, con crudezza,  avevamo formulato una accusa (Dialogo febbraio 2004)  nella quale il riferimento al pessimismo ed all’ottimismo voleva solo introdurre l’assunto principale secondo il quale i due politici appartengono alla identica cultura secondo la quale ogni fatto, ogni provvedimento dell’Amministrazione viene piegato alla logica di alimentare con l’elogio o con il disprezzo, a seconda se si è al potere o all’opposizione, la propria clientela elettorale.

Per dare una sostanza al nostro assunto avevamo affermato che l’essere uomo di parte rimane una posizione della politica politicante e clientelare, collegata (per definizione e sua natura) all’interesse privato o di parte e mai ad una posizione culturale.

Con la sua risposta, Domenico Pisana (La Pagina del 12 marzo 2004) dimostra di preferire il livello dove lo scontro avviene tra uomini di parte, tanto è vero che non fa cenno alla nostra asserzione sulla inconsistenza culturale dell’uomo di parte e ci ricorda, che anche noi abbiamo contribuito alla stesura del programma della casa delle libertà.

Tralasciando (perché sarebbe da parte nostra scorretto) ogni considerazione sulla genesi e sull’approvazione di tale programma, vogliamo dire che noi non fummo attratti dal programma della Casa delle libertà, perché sapevamo (e sappiamo) che quello che tutte le forze politiche, da alcuni decenni, ostentano come Programma, in effetti è un freddo elenco di cose da fare senza alcuna dignità di progetto.

Il programma richiede una visione politica ed in questo periodo la politica è in vacanza.

La nostra adesione alla Casa della libertà fu (ed è), e lo dicemmo chiaramente, solo ed esclusivamente di carattere elettorale, una costrizione del sistema e comunque, su tutto, non si volle favorire, in alcun modo, la visione atea e storicamente criminale di pre-comunisti, post-comunisti e comunisti di complemento.

Tutto ciò per quella chiarezza che in alcun modo, può essere contrabbandata come disimpegno essendo nostro costume onorare gli impegni presi e nei limiti in cui li abbiamo presi, specie quando non vengono mutati gli scenari iniziali.

Noi, caro Pisana, non abbiamo rinunciato alla politica ecco perché cerchiamo la sostanza delle cose e di agganciare sempre ogni provvedimento ad una chiara visione del mondo collegandola all’aspirazione  di organicità ed assenza di contraddizioni.

Noi abbiamo ripugnanza per i ragionamenti che fanno ricorso ai se o ai ma: sono inutili esercitazioni dialettiche prive di ogni consistenza operativa e molto spesso paraventi che nascondono altro.

Questa nostra visione non ci consente di apprezzare positivamente le sue analisi, prof. Pisana, che sono o autoreferenziali o semplicemente descrittive: in questo senso interpretiamo la sua analisi della l’americanizzazione della politica alla quale non affianca alcuna norma di comportamento politico il che significa che l’americanizzazione o è in linea con la sua idea del mondo oppure l’accetta come inevitabile, e sempre inaccettabile anche quando dovesse essere patrimonio di tutti politici;[1] ancora meno condividiamo le discussioni sul bilancio comunale (La Pagina del 28 febbraio 2004) la cui terminologia è talmente vaga che potrebbe essere sottoscritta da chiunque: sinistra compresa.

Volevamo tentare di portare il discorso su un piano diverso ma a quanto pare non è possibile perché vi è una incompatibilità di fondo. Ognuno di noi ha uno schema di ragionamento personale che assistito  da un sistema di pensiero si svolge secondo coordinate proprie e specifiche, ovvero quella che Evola chiama “equazione personale”. Tutto ciò, però non  deve impedire di trovare canovacci comuni di ragionamento che consentano di uscire fuori dall’opinabile almeno negli assunti iniziali,[2] perché se è già difficile trovare condivisione di pensiero e comuni metodi di analisi ed indagine, immaginiamo quali possono essere le conclusioni se esiste una confusione nella definizione dell’assunto iniziale. Nella ricerca di un glossario uguale noi diciamo che non stiamo indagando l’elenco delle cose fatte ma il clima generale che sovrasta e dà sostanza a tale elenco.

Il programma è un progetto che viene definito con gli obiettivi e non con gli strumenti. Infatti, ha un senso porsi l’obiettivo di andare  Roma (obiettivo) mentre non ha alcun significato dire che  userò l’auto (strumento) senza indicare meta e direzione. Con quattro pilastri (strumenti) si può costruire una casa, ma anche una porcilaia. E non si dica che lo scopo è ovvio e scontato o insito nello strumento indicato: non è così!

Così, la stessa strombazzata diminuzione delle tasse non è un fine ma uno strumento per la difesa dello stato sociale o per la maggiore tutela delle fasce più deboli, perché appare chiaro che una indiscriminata diminuzione della pressione fiscale può favorire più i ricchi che i poveri ed anche quando fosse favorevole alle fasce meno abbienti potrebbe essere resa vana da una incontrollata inflazione o complessiva politica economica.

Se tutto questo richiama scenari nazionali le cose non cambiano se ci soffermiamo nei livelli locali perché un programma che non vuole essere declassato ad elenco di cose da fare non può indicare delle cose da fare senza fare alcun riferimento alle risorse disponibile di conseguenza non sarebbe accettabile che si trovasse nella mancanza di risorse economiche la giustificazione per la mancata realizzazione del programma come si comincia, seppure timidamente, a sentire.

Ci lascia anche perplessi questo suo scrivere sul progetto Deco: Vogliamo fare un bilancio costi benefici? Si dirà che non è possibile, ed è vero. Bene. Ma allora perché questi suoi toni trionfalistici nei confronti di una iniziativa che certamente merita attenzione ma che non ha i caratteri della eccezionalità considerato, tra l’altro, che è stata da tempo adottata da tantissimi comuni Roccacannuccia compresa? 

Lei ha ben scritto (e lo ha scritto anche in neretto), che si deve guardare  anche al come si fanno le cose ecco perché condividendo tale assunto ci chiediamo perché questi toni trionfalistici su un provvedimento che, ci auguriamo, possa produrre buoni risultati ma che al momento nessuno è in grado di anticipare alcun esito.

Ma anche queste attese miracolistiche che si vogliono attribuire a società multiservizi, all’adesione di circuiti ecc che non hanno nulla di geniale e di novità. Prof. Pisana ma vogliamo leggere cose si scrisse quando si costituì l’Azasi? Questi sono strumenti non sono obiettivi. Tutti tentativi che certamente indicano un certo dinamismo ma che non superando i limiti di una ordinarissima amministrazione non meritano il vocabolario che Lei usa.

E nella speranza che certi provvedimenti producono gli effetti sperati… conta per Lei come si porgono le cose?

La plateale ostentazione è un valore da difendere? Fa parte del programma?

Perché queste continue esaltazioni, questo gridare: quanto siamo bravi! Perché questa incapacità di scindere l’ordinaria amministrazione dai provvedimenti veramente innovatori?

Lei è uno studioso molto apprezzato. Scelga! O la logica della politica che non Le consente e non le consentirà di piegare l’interesse di parte all’onestà culturale, oppure l’onesta intellettuale dello studioso che potrebbe inquinare la logica di parte del suo partito con piccole dosi di saggezza.

In conclusione diciamo che non vediamo spazi per un fruttuoso colloquio a meno che non costruiamo una condivisa griglia di valutazione nelle nostre analisi. Noi proponiamo alcune maglie aspettiamo, se vuole, le sue.

Nel valutare ogni atto dell’amministrazione ci si deve chiedere:

·      Quale è l’obiettivo ultimo, vero, che il provvedimento intende raggiungere e ove possibile un’analisi costi-benefici;

·      Progetti, articoli ed analisi saranno redatti senza ricorrere all’uso delle particelle “se” e “ma” e dovranno indicare, sempre, in termini operativi l’obiettivo finale e le risorse che saranno utilizzate. Assenti questi due elementi si conviene che il progetto assumerà la definizione di “Panzana buona per tentare di acchiappare voti”;

·      Perfetta consapevolezza di quali sono i normali servizi che l’Amministrazione deve dare al fine di distinguere il normale, che non deve essere assolutamente ostentato, da quello geniale o complesso che merita una giusta ricompensa anche elettorale;

·      Ogni inaugurazione deve essere preceduta da una  scheda contenente tutto l’iter burocratico che ha preceduto la realizzazione dell’opera, con la indicazione di tutti coloro i quali hanno, a qualsiasi titolo, contribuito alla realizzazione stessa, fermo restando il diritto di rinunciare all’inaugurazione se, per esempio, la lunghezza dei tempi impiegati indurrebbe alla vergogna.

Va bene ? Parliamone!

 

A cinque… occhi con Terzocchio

 

Come è noto è ospite del nostro giornale Terzo Occhio che in pochi mesi ha disegnato una chiara strategia di sfida e di denuncia. Ha diretto i suoi strali anche contro di noi, prima in maniera lieve, con un’accusa di “Fiamma che non brucia e regge il moccolo all’Amministrazione”, poi, in maniera più diretta, nell’ultimo numero, ci chiede di ritirare ogni forma di sostegno a questa Amministrazione  rimproverandoci una”morbidezza sospetta

Altri, a precise ed inconfutabili accuse mosse da Terzo occhio hanno affidato al silenzio la loro difesa, magari tacitando la loro coscienza col fatto che Terzo Occhio è un anonimo.

Noi, invece, rispondiamo perché la strategia (ed il perché) dell’anonimato spiegata da Terzo Occhio non ce lo fa rendere antipatico; né fin’ora ci sembra che lo stesso sia ricorso a diffamazioni o altro che renderebbe vile il ricorso all’anonimato (ma il direttore non lo avrebbe permesso). Egli ha fatto delle accuse, certamente opinabili ma composte.

Vogliamo dire che,superato il problema dell’anonimato, rimane il fatto e questa accusa di sospetta morbidezza è un fatto che tale  rimane all’osservatore normale. Ovviamente respingiamo quell’aggettivo “sospetta” perché evoca mondi culturali a noi sconosciuti per dire che, è vero, i nostri comportamenti possono far percepire una certa morbidezza.

In questo stesso numero abbiamo chiarito al prof. Pisana perché abbiamo sostenuto, e sosteniamo, la Casa delle liberta ed in quella parte invitiamo Terzo Occhio a fissare i suoi due occhi buoni.

Dicevamo che chi percepisce tale morbidezza non ha, secondo noi, una precisa consapevolezza della situazione attuale a livello elettorale. Il sistema, purtroppo, non consente a noi piccole forze antagoniste di condurre una battaglia autonoma perché essa  favorirebbe indirettamente la sinistra che noi riteniamo eccezionalmente devastata e devastante sia come esperienza di governo sia come esperienza storica.

È noto che alle prime elezioni con il maggioritario (anche noi candidati), con i nostri risultati purtroppo contribuimmo alla vittoria della sinistra che portò un comunista al governo dell’Italia. Ora la scelta è diversa.

Ciò non significa che rinunciamo alle nostre idee di fondo. Noi siamo presenti con le nostre idee e con la nostra libertà che incide nei limiti in cui è possibile. Francamente ci sembra esagerato chiedere di togliere il sostegno all’Amministrazione per la mancata risposta ad una interrogazione. Perché nella sostanza delle cose l’interrogazione pur senza risposta ha prodotto attenzione dell’opinione pubblica, quindi un vantaggio politico che si raddoppia, dal momento in cui i post-comunisti modicani sono stati smascherati e qui siamo d’accordo con Terzo Occhio quando scrive; ci sono signori che dopo aver invocato la emancipazione culturale del popoloora non rendono disponibili gli atti del convegno del 1996.

Ecco siamo al dunque: Noi dovremmo togliere il nostro sostegno alla giunta Torchi, perché non  risponde ad una nostra interrogazione sugli atti del convegno per favorire nei fatti quella parte politica, (con in testa il capogruppo dei Ds) che nella sostanza non rende disponibili, in maniera incredibilmente assurda, gli atti del convegno in questione?

Ecco, a volte le forme tradiscono la sostanza delle cose; nello gestire quanto possiamo disporre ci sia permesso di decidere noi chi avvantaggiare perché anche questa è una scelta politica.

 

 

Carmelo Modica


 

[1] Ia regola della maggioranza è solo un’ottima regola per determinare chi deve gestire il potere e come. Non esiste però nessun democratico che possa sostenere  che un somaro a maggioranza può divenire un cavallo. Analogamente l’overdosi di democrazia non si estende fino al punto di fare accettare che la spettacolarizzazione della politica sia un bene per la democrazia. Vogliamo dire che esistono spazi ed argomenti che comunque sopravvivono all’inquinamento della regola della maggioranza.

[2] Respingiamo ogni riferimento al banale luogo comune che molti politici sparano dicendo che occorre cercare ciò che ci unisce e non quello che ci divide che secondo costoro consentirebbe la possibile stabilità politica. Noi riteniamo che incontrarsi sulle cose che uniscono significa attestare l’azione politica su livelli bassi, perché le cose che valgono sono quelle che dividono, sono quelle che disegnano una visone del mondo, sono quelle che creano Comunità e fratellanza. Quindi non incontro sulle banalità condivise ma scontro dialettico e culturale sulle cose che dividono: è in questo dominio che occorre cercare e trovare il compromesso.