Centenario della CGIL: Guglielmo Epifani a Ragusa

 

Cento anni guardando al futuro. E’ lo spirito con cui la CGIL si appresta a festeggiare i 100 anni dalla sua fondazione (il 1 ottobre 1906). Mancano ancora alcuni mesi alla ricorrenza, ma la macchina organizzativa è già in moto per realizzare un ambizioso e variegato programma.

Nell’ambito di tali iniziative – estremamente preziose da un punto di vista storico e culturale - che vede le strutture regionali e provinciali inserite negli interventi programmati per il biennio 2005/2006, la sede sindacale del capoluogo ibleo ha pianificato, in collaborazione con il Centro Studi “F. Rossitto” di Ragusa e l’Associazione Centenario Cgil, l’incontro con il Segretario Nazionale della CGIL, Guglielmo Epifani, tenutosi nella serata del 30 marzo scorso presso l’aeroporto di Comiso.

Tale incontro è stato preceduto, nel corso della mattinata, dalla visita di Epifani presso i locali dove opera il Centro Studi “F. Rossitto”. A fare gli onori di casa è stato l’On. Giorgio Chessari, nella qualità di Presidente del Centro, che, avvalendosi della presenza del prof. Giuseppe Miccichè (già Presidente del Centro nonché esperto nel comparto degli studi storico-politici in ambito ibleo), dei Soci e collaboratori del Centro stesso nonché di Tommaso Fonte (Segretario Generale CGIL Ragusa), ha illustrato l’attività della struttura dotata di emeroteca, di un archivio storico e di una biblioteca inserita già da tempo nel sistema telematico integrato Opac.

“E’ un momento significativo ed importante”, ha esordito il Segretario Nazionale della CGIL, Guglielmo Epifani, sottolineando che per il 2006 sono previste diverse iniziative culturali.

“Non sono tante le organizzazioni che possono vantare un secolo di storia. L’obiettivo – ha aggiunto Tommaso Fonte, Segretario Generale CGIL Ragusa – è arricchire e potenziare la nostra identità oggi e la capacità di essere protagonisti nel futuro”.

Anche il primo cittadino, dott. Tonino Solarino, ha voluto presenziare alla cerimonia di benvenuto, organizzata presso il Centro, consegnando una targa ricordo ad Epifani.

Momenti significativi nonché toccanti hanno caratterizzato la “mattinata ragusana” che ha visto Epifani in full immersion nel clima ibleo.

Per quanto riguarda le iniziative inerenti la ricerca storica e la memoria, il Centro Studi “F. Rossitto” di Ragusa, proprio quest’anno, in occasione del 25° anniversario della scomparsa di Feliciano Rossitto, si è fatto promotore di impegnativi e brillanti momenti culturali: l’istituzione di borse di studio per tesi di laurea sulla storia del sindacato in Sicilia; un concorso nazionale per una biografia dell’illustre dirigente sindacale a cui è intitolato il Centro; completamento della pubblicazione degli “Scritti” e dei “Discorsi” del sindacalista.

A ricordo di tale illustre figura, è stata predisposta la consegna di un pieghevole contenente, tra l’altro, uno scritto del quale si riportano alcuni passi:

 “…I braccianti che occupano le terre, le donne che vengono dalle colline nelle piane per lavorare, gli operai delle fabbriche, i giovani nelle scuole vogliono che la terra, la fabbrica, la scuola servano per trasformare il mondo in cui vivono…” , queste le parole tratte da una missiva, datata 11/12/1976, scritta da Feliciano Rossitto, dirigente del movimento operaio scomparso nel 1980, gravide di significato e che ancora riecheggiano nel cuore di tutti i lavoratori.

 

                                                                                         Giuseppe Nativo

 

 

 

 

 

 

 

Consegnato “Eracle di Cafeo” al dott. Giovanni Morana

 

Nell’ambito delle iniziative organizzate e promosse dall’ormai storico Ente Morale Autonomo “Liceo Convitto”, fondazione culturale modicana che annovera tra i suoi collaboratori illustri cultori di storia ed archeologia locale, si è ormai radicata la pubblicazione di una pregevole Rivista di Studi Storici, “Archivum Historicum Mothycense”, edita come supplemento al mensile “Dialogo”. Tale rivista, il cui curatore nonché memoria storica dell’Ente è il prof. Giorgio Colombo, a cadenza annuale, si vanta di preziosi contributi culturali che, raccolti in un “quaderno”, offrono uno strumento didattico di rilevante valore. La presentazione del decimo numero, tenutasi il 15 aprile scorso, ha avuto luogo nei prestigiosi locali di Palazzo S. Anna a Modica ed è stata affidata alla dott.ssa Basile, sovrintendente per i Beni Culturali e Ambientali della Provincia di Ragusa. Numerosi sono stati i saggi pubblicati (a ciò hanno contribuito il prof. Guzzetta, gli archeologi Di Stefano, Rizzone e Sammito, il prof. Vernuccio nonché i ricercatori Bonacasa e Scerra), che si rifanno alla scoperta della statuetta dell’Eracle di Cafeo, oggetto, peraltro, di un’intera giornata di studio nel dicembre 2003.

La presentazione della rivista ha dato l’occasione - alla presenza dei vertici istituzionali della città di Modica, il primo cittadino, dott. Piero Torchi, unitamente al dott. Giorgio Cavallo, Assessore alle Politiche Culturali - di dare il benvenuto al neo direttore dell’Archivio di Stato di Ragusa e della Sezione di Modica, dott.ssa Anna Maria Iozzia, che dal mese di febbraio scorso è subentrata al dott. Giovanni Morana. A quest’ultimo - che lascia la preziosa struttura archivistica, fiore all’occhiello di tutto il territorio ibleo, dopo quasi quaranta anni di attività - su proposta del Consiglio Direttivo dell’Ente “Liceo Convitto” è stato assegnato il premio “Eracle di Cafeo”. Prima che il Sindaco consegnasse ufficialmente la prestigiosa statuetta, il prof. Colombo ha motivato tale iniziativa mettendo in evidenza le qualità professionali e l’impegno profuso dal dott. Morana in tutta la sua attività lavorativa e culturale. Quest’ultima, caratterizzata da numerosissime pubblicazioni di carattere storico-archivistico, ha messo in rilievo variegati aspetti del territorio afferente all’antica Contea di Modica. Il prof. Colombo, non senza emozione, ha ricordato uno stralcio di un articolo apparso in una rivista degli anni ’60 del secolo scorso in cui si apprendeva che l’allora neo costituita struttura archivistica di Ragusa e la “Sottosezione di Modica” (questa, in quel tempo, si chiamava così e dipendeva dal Comune) era diretta da “un valente e giovane archivista” il quale iniziava con scrupolo e perizia la difficile ed oltremodo impegnativa attività di quella realtà istituzionale accresciutasi, nel corso dei decenni, grazie anche all’incameramento dei diversi “versamenti” di vetusta documentazione. Il dott. Morana, nel corso del suo intervento, pur non abbandonando la sua proverbiale “riservatezza”, ha riassunto, in maniera puntuale, i momenti salienti della sua lunga carriera evidenziando come i problemi tecnici ed amministrativi sono stati sempre affrontati e brillantemente risolti grazie anche alla solerzia ed alla capacità mostrata dai suoi collaboratori. “Punto di riferimento per la nostra generazione – ha aggiunto - era l’Archivio di Stato di Palermo che aveva allora al suo vertice personalità come Adelaide Baviera Albanese, Carmelo Trasselli, Romualdo Giuffrida, e dove funzionava una Scuola di Paleografia, Archivistica e Diplomatica. L’apprendistato si svolgeva sul doppio fronte della teoria e della pratica”.

L’intervento della dott.ssa Anna Maria Iozzia, originaria di Ispica, proveniente da un’instancabile e ricchissima attività di ricerca presso l’Archivio di Stato di Catania, è stato incentrato sulla illustrazione del folto e variegato programma di iniziative culturali riguardanti diverse “giornate archivistiche” dedicate a mostre documentarie che vedranno impegnate le strutture di Ragusa e di Modica.

“Tutto ciò – ha concluso - è un’esperienza che arricchisce tanto in ambito culturale quanto in quello lavorativo. Mi sento vicina anche a questo territorio non solo perché figlia degli iblei ma anche per l’intreccio delle due realtà, ragusana e catanese, che si integrano a vicenda anche in campo storico”.

 

                                                                                              Giuseppe Nativo

Giovanni Paolo II, Apostolo di Pace

 

“…Nel ciel che più de la sua luce prende / … vidi cose che ridire / né sa né può chi di là su discende; / perché appressando sé al suo disire, / nostro intelletto si profonda tanto, / che dietro la memoria non può ire…” (Dante, Paradiso, I, 4-9).

Solo così l’umana sensibilità può solo immaginare l’ultimo viaggio del Papa.

Mentre le sue condizioni si aggravavano sempre di più ed i mass-media predisponevano i lunghi collegamenti non-stop con frequenti interventi e riflessioni, la gente sembrava smarrita. Negli occhi, specchio dell’anima, traspariva la triste consapevolezza che il Pontefice avrebbe esalato, di lì a poco, l’ultimo respiro offerto da quel corpo fisico ormai provato dalle sofferenze, mentre quello spirituale prendeva “forza” avvicinandosi lentamente all’altare di Dio in quell’ineffabile abbraccio a cui tutti protendiamo.

Un sabato, quel 2 aprile, che sicuramente porteremo e ricorderemo sempre nei nostri cuori. Un sabato pomeriggio trascorso a ricordare la figura di Karol come il susseguirsi di fotogrammi del film “umano” in proiezione che volge al termine. Il cuore e la mente ci riportano alle ultime settimane, al primo ricovero ospedaliero ritenuto essenziale dai sanitari. Scorrono le immagini del suo ritorno in Vaticano in auto, a destra del conducente. Un affettuoso saluto appena abbozzato con lo sguardo stanco ma vigile ed attento come per dire: “…Ragazzi, sono tornato. Non abbiate paura! Aspettatemi…”. Una tempra forte che ha dovuto cedere alla caducità del corpo fisico.

Le ore che hanno preceduto la dipartita alla Casa del Padre di Papa Wojtyla, sono state ore trascorse in preghiera. Gli occhi smarriti, lucidi, pieni di triste emozione delle persone di tutte l’età accorse in Piazza San Pietro a Roma, sono gli stessi in tutti i luoghi del mondo.

La Veglia di Preghiera, presso la Cattedrale di San Giovanni Battista, ha caratterizzato la serata di quel sabato come unica e valida arma che la fede cristiana effonde attraverso tutti gli uomini di buona volontà.

Poco dopo le 20,30 di quel sabato, al termine della veglia di preghiera, ci ha accolto una chiesa semivuota e adombrata per le pochissime luci accese. Solo la Cappella del SS. Sacramento brillava di una luce particolare. Un via vai continuo di persone spezzava il silenzio che imperava sovrano. Il “fragoroso” silenzio, gravido di preghiere, era permeato da un leggero odore di incenso ancora presente nella cappella.

Attraverso quella ricchezza affluente di arte che ben si coniuga con l’impaginazione architettonica della cappella e che innalza l’anima al Signore, ci ritorna in mente la figura del nostro Papa che fin dalla sua giovinezza ha manifestato una grande passione per la letteratura e per la filosofia dando vita, negli anni del pontificato, a numerose pubblicazioni dall’alto valore teologico, ma pure artistico e contemplativo. Un Papa, dunque, teologo, filosofo ma anche poeta. L’unione armonica di questi aspetti è nata dal suo profondo amore non solo per la conoscenza e la sua alta sensibilità d’animo, ma anche per la meraviglia e lo stupore che sono funzioni caratterizzanti l’essere umano. La meraviglia è il primordiale impulso conoscitivo verso la scoperta e la ricerca, che ab origine ha distinto l’uomo dal resto del Creato. Lo stupore è quello che vive ed esiste nell’atto straordinario della Creazione. Questi aspetti sono sublimati nella raccolta di dodici liriche che Wojtyla, poeta, ha consegnato alle stampe nel marzo del 2003. Attraverso queste sue meditazioni il Papa ha compiuto un pellegrinaggio poetico ma anche spirituale. In un passo delle sue liriche, in quella dimensione “metafisico-poetica”, nella Cappella Sistina, sembra intravedere anche quello che sarà il “con-clave” che, dopo la sua morte, dovrà trasferire le Chiavi del regno al successore. Così scrive:

 

 

 

“…E’ dato all’uomo di morire una sola volta e poi il Giudizio!

Una finale trasparenza e luce.

La trasparenza degli eventi -

La trasparenza delle coscienze –

Bisogna che, in occasione del conclave, Michelangelo insegni al popolo –

Non dimenticate: Omnia nuda et aperta sunt ante oculos Eius.

Tu che penetri tutto – indica!

Lui additerà…”

 

(“Epilogo”, da “Trittico Romano. Meditazioni”, di Giovanni Paolo II, in http://www.vatican.va )

 

 

                                                                                  Giuseppe Nativo

 

 

 

Una sezione africana presso la Biblioteca Civica di Ragusa

 

“Leggere l'Africa... nero su bianco - Le Biblioteche d'Africa”: è questa la denominazione del progetto promosso su iniziativa della Scuola della Pace e della Solidarietà “Saro di Grandi” in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Ragusa, in particolare l’Assessorato alla Cultura e l’Assessorato alla Pace, il cui scopo è quello di collaborare alla costruzione di una rete di centri di cultura africana, alcuni dei quali già presenti in Italia, attraverso l’istituzione di un’apposita sezione presso la locale Biblioteca Civica dove verranno raccolti “scritti d’Africa”.

L’iniziativa - che ha avuto un’adesione a livello nazionale in quanto ha fatto registrare l’adesione dell'associazione onlus “Chiama l'Africa”, della trasmissione radiofonica di RAI3 “Fahrenheit” nonché dell’associazione “Scritti d'Africa” - ha lo scopo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mass media sul continente africano, per farne conoscere i problemi ma anche la ricchezza, i valori e le potenzialità e favorire iniziative politiche concrete per la pace e lo sviluppo del continente.

L’obiettivo è quello di lanciare una campagna per la donazione da parte delle case editrici di volumi di scrittori africani o di pubblicazioni sull’Africa da rendere disponibili nelle cosiddette “Biblioteche d’Africa”, ovvero particolari sezioni in seno a specifiche ed idonee biblioteche riconosciute dal progetto in questione.

L’iniziativa, con la preziosa collaborazione delle operatrici del progetto di servizio civile “I have a dream”, è stata recentemente presentata, presso la Sala Avis di Ragusa, attraverso un interessante convegno sul tema “Ruolo delle donne per lo sviluppo e la promozione sociale nei paesi africani” che ha fatto registrare la presenza della dott.ssa Rokia Sanogo, docente presso la facoltà di Medicina e Farmacia dell’Università del Mali (Africa).

I lavori sono stati introdotti dall’Assessore alla Cultura, ing. Vito Frisina, che ha evidenziato come tale iniziativa rivesta particolare e fondamentale importanza non solo per gli scambi culturali con il continente africano ma anche perché pone la città di Ragusa in una posizione di rilievo per l’istituzione di uno specifico settore di lettura presso la locale Biblioteca Civica – unica in Sicilia oltre alla Biblioteca Comunale E. Morante di Roma, la Biblioteca Ass. Centro Donna di Urbino e la Biblioteca di Ponte di Brenta di Padova – arricchendola ulteriormente di volumi che saranno disponibili per la consultazione anche al comparto scolastico ed accademico. L’Assessore alla Pace, prof. Carmelo La Porta, ha posto l’accento sugli aspetti socio-geografici della tematica che è stata affrontata, in maniera puntuale e con toccanti note, dalla dott.ssa Sanogo che si è rivelata una relatrice di notevole calibro. Laureata in Farmacia e specialista in Farmacognosia - quella branca della Farmacologia che studia anche le caratteristiche chimiche delle “droghe”, cioè di quelle sostanze che sono prodotti complessi di origine vegetale, animale o minerale – la dott.ssa Sanogo svolge la sua attività in un Paese in cui sono abbastanza radicate vetuste tradizioni etniche in cui il ruolo della donna è ancora fortemente penalizzato. In tale contesto, le donne, colpite drasticamente dalle dinamiche sociali segnate dalla miseria che attraversano tutta l'Africa, sembrano essere, paradossalmente, più agevolate. E' verso di esse che si rivolgono le possibili soluzioni di sostegno e di aiuto concreto, per sollevarle dalla indigenza o per sostenerle nel lavoro e, per questo, sono sempre più spesso impiegati alcuni strumenti economico–finanziari adattati ad ogni singola realtà locale. Tutto ciò costituisce un nodo importante nel rapporto fra economia e le donne che vengono così coinvolte non solo passivamente, ma anche attivamente, proprio perché in questo modo i piani economici stessi hanno maggiore facilità di riuscire. Tuttavia il ruolo delle donne e la loro diretta partecipazione a tutti i livelli di strutturazione del piano socio-economico è anche funzionale all’allargamento del commercio africano, che originariamente si fondava su un sistema economico di scambio, nell'ambito del libero mercato, in cui i profitti vengono reinvestiti.

 

 

                                                                                  Giuseppe Nativo