Aprile 2004
L’ultimo sorriso di Francesca
I sogni e le speranze di Francesca, ventitre anni, sono finiti per sempre; perduti sull’asfalto, naufragati nel grande mare dell’imponderabile, frantumati come sassi. I sogni e le speranze
hanno l’odore della gioventù, hanno il sapore di quel particolare incanto che avvolge i giorni del sorriso e della spensieratezza, prima che la vita si riveli nella sua dimensione oscura e crudele. Non conoscevamo Francesca Salonia, ma la sua ingiusta fine nel tragico incidente del 29 Marzo, sulla Gela-Catania, ha suscitato anche in noi un vivissimo cordoglio e un sentimento di ribellione per quella vita stroncata in un istante. L’episodio, anche per il coinvolgimento di altre tre ragazze modicane, delle quali una in gravi condizioni, ha scosso l’intera cittadinanza. Vicende come questa ci liberano dall’alienazione e dalla falsità nelle quali inconsapevolmente viviamo, e ci riconducono alla realtà, che non è quella ingannevole e vuota delle telenovele nè quella edulcorata dei salotti televisivi. Viviamo un’epoca che tende ad esorcizzare la morte e il dolore: anch’esse fagocitate dall’esasperato economismo che sta divorando ogni cosa e in nome di questo mostro dai mille tentacoli offriamo sacrifici a nuove divinità dai nomi seducenti: salute, bellezza, denaro e benessere. Non è certo piacevole parlare di morte e dolore, ma è profondamente stupido celarli nei meandri più reconditi della nostra coscienza, perchè arrivano momenti, come questi, che ce li ripropongono nella loro ineluttabilità, perchè fanno parte di noi, della nostra umanità. “Gli uomini – ammoniva Pascal -non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno creduto meglio, per essere felici, di non pensarci”. E invece è proprio il pensarci che ci può rendere tristi ma liberi, perchè consapevoli della dimensione effimera della vita, coscienti che siamo nulla dinanzi al tutto. Se potessimo osservare noi stessi da una prospettiva cosmica, forse, finalmente, vedremmo in modo chiaro e distinto la nostra stupidità, le nostre ridicole beghe, il nostro inconcludente affannarci; da tale prospettiva, forse, diventeremmo finalmente coscienti della grettezza delle nostre aspirazioni e della superficialità dei nostri progetti. Ne usciremmo di sicuro ridimensionati, ma vivremmo nell’autenticità: la consapevolezza di essere atomi sperduti nell’universo ci affrancherebbe da quell’inganno che da secoli ci fà compiere le più efferate scelleratezze: quello di sentirci padroni del pianeta che abitiamo. La fine di Francesca ci sia di monito e ci convinca, tutti, della nostra caducità e della nostra fragilità, ci aiuti a cambiare la sua e la nostra città, a recuperare quei valori che l’hanno resa grande dal punto di vista storico-culturale, buona ed ospitale sotto il profilo umano. Ci aiuti a recuperare il buon senso e la serietà, a ridare a questa città quella dimensione spirituale che sta perdendo, perchè da qualche tempo rincorre traguardi - quattrini, commercio, affari - che le daranno il benessere materiale ma le strapperanno l’anima. La tragica fine di Francesca sia l’occasione per ripensare la vita e il nostro modo di condurla. La nostra esistenza è anonima e inautentica, perchè, come diceva Heidegger, viviamo fuggendo la morte. “L’individuo la considera come un caso fra i tanti della vita di ogni giorno, nasconde il suo carattere di possibilità immanente, la sua natura incondizionata e insormontabile, e cerca di dimenticarla, di non pensarci nelle cure quotidiane del vivere”. Occorre andare al di là dell’esistenza anonima, e, con un atto di libertà, accettare la possibilità più propria del nostro destino. E’ vero che tutto ciò significherà vivere l’angoscia, ma la si vivrà senza illusioni; sarà un’angoscia che ci renderà veramente liberi. La coscienza della nostra fragilità e la consapevolezza della nostra miseria ontologica sono l’unica strada per bandire dai nostri cuori l’intolleranza e la superbia e per unirci fraternamente contro ciò che Leopardi definiva l’ostilità della natura e del destino. E allora, forse, da qualche parte, nell’universo, la nostra giovane e sfortunata Francesca ci regalerà il suo ultimo sorriso.