IL PRECARIATO DIMENTICATO

 

In questi giorni, il mondo del lavoro, nella nostra provincia, è in uno stato di fibrillazione, per la mancata stabilizzazione dei precari, la parte più corposa dei quali presta servizio negli enti dell’Assessorato regionale al lavoro. Anche nella nostra provincia, come in molte altre, i lavoratori rivendicano, giustamente, la fuoriuscita dal precariato ed una sistemazione che possa loro consentire di guardare al futuro con serenità e con maggiore fiducia. Anche a Modica, i lavoratori socialmente utili, impiegati presso l’Ufficio di Collocamento, si sono astenuti dal lavoro, per dimostrare il loro disappunto per una situazione lavorativa che li fà vivere nell’incertezza del futuro. La stampa locale, naturalmente, ha dato e continua a dare il giusto rilievo ad una vicenda verso la quale non possiamo restare indifferenti. Tuttavia, pur rimanendo intatto il nostro sostegno ai lavoratori precari della regione, i fatti appena descritti hanno in noi suscitato un sentimento di fastidio e di amarezza, che cercheremo di spiegare. Che l’Italia fosse il Paese dei due pesi e delle due misure lo sapevamo, che fosse uno Stato spaccato in due – e lo sarà ancora di più non appena saranno entrate in vigore le scellerate modifiche costituzionali volute da questo governo – con un Nord che corre e un Sud che arranca non è per noi una novità, ma che la mentalità dicotomica che caratterizza noi italiani giungesse a creare delle disparità anche nell’ambito del lavoro precario – perdendo le sue connotazioni saltuarie per assumere quelle stabili e definitive -  ci pare davvero disdicevole e soprattutto offensivo per tutti coloro che nella scuola, non da qualche anno ma talvolta addirittura da 20-25 anni, convivono con una situazione di costante precarietà, nell’assoluto silenzio della stampa e nella sconfortante indifferenza della gente. Si tratta perlopiù di professionisti seri e competenti, che ogni anno si ritrovano ad affrontare l’incertezza del futuro, che produce ansia, apprensione e frustrazione, considerato che quasi tutti, nel frattempo, hanno messo su famiglia, e il problema di mantenere dei figli e di assicurare loro un decoroso futuro è un dato che nessuno ha il diritto di sottovalutare. Molti hanno già i capelli bianchi e probabilmente andranno in pensione da precari. Su questo precariato, che giustamente viene definito storico, da troppo tempo è calato il silenzio, forse perché non incrocia le braccia e non occupa le scuole, non fà rumore e quotidianamente fa il proprio dovere, in una professione che rimane certamente tra le più belle e gratificanti, ma nello stesso tempo tra le più complesse e difficili. L’indifferenza dei media e dell’opinione pubblica nei confronti del precariato storico della scuola rientra in un contesto più ampio, che è quello della perdita di credibilità della nostra scuola, che a sua volta è la conseguenza di una centralità della quale è stata defraudata da coloro che hanno retto e  da coloro che reggono questo nostro sventurato Paese. Una crisi che non deriva dalla scarsa preparazione o dalla carente professionalità dei docenti – anche se, ovviamente, come in qualunque altro settore, anche nella scuola non tutte le professionalità sono di alto livello- ma da scellerate politiche scolastiche, compiute da governi che non hanno mai compreso la centralità della scuola, che non hanno mai capito che una scuola in declino, nel medio e nel lungo termine, finirà per portare allo sfascio l’intero Paese. Paghiamo, ancora oggi, le conseguenze devastanti di un certo massimalismo di sinistra che ha voluto proletarizzare i docenti e che si è battuto per una scuola di massa che ha finito per limitarne le potenzialità culturali e formative. La nostra ostilità alla scuola di massa non è legata ovviamente a questioni di ordine sociale, ma a problematiche di carattere selettivo sul piano culturale, senza le quali la scuola rischia di produrre un deleterio appiattimento delle coscienze e delle intelligenze. Agli effetti nocivi della politica demagogica, effettuata negli anni passati, si aggiungono oggi quelli nefasti e distruttivi, provocati da un ministro incompetente e da una riforma che, non appena sarà stata integralmente attuata, finirà per infliggere un colpo mortale all’intero sistema scolastico italiano. E’ la scuola delle tre famigerate i (inglese, internet e impresa ) che altro non è che un tentativo di defraudare la nostra scuola della sua essenza umanistica, per metterla al servizio delle esigenze e dei progetti della classe industriale e imprenditoriale di questo Paese. Non più giovani che trovino nella  scuola gli strumenti per crescere sul piano spirituale e per sviluppare le loro capacità intellettuali, ma giovani che diventino merce di scambio, all’interno di una torbida e meschina commistione di obiettivi politici e di interessi economici. E’ dunque nel quadro di questa progressiva decadenza della nostra scuola che va collocato il disinteresse per coloro che da decenni aspettano una sistemazione stabile e definitiva. I lavoratori precari della regione hanno i loro diritti ed è giusto che lottino per vederli pienamente salvaguardati; spesso, tuttavia, si tratta di giovani che solo da poco tempo hanno intrapreso la loro attività lavorativa. Il precariato storico della scuola è un esercito di circa trecentomila persone che da decenni sopportano intollerabili ingiustizie, e molti di loro, tra qualche anno, avranno raggiunto l’età della pensione. Nessuno vuole scatenare una guerra tra poveri, che sarebbe tra l’altro impossibile, giacchè i primi sono dipendenti della regione e i secondi dello Stato. Abbiamo soltanto voluto ricordare a coloro che sui giornali scrivono, e che si indignano per la precarietà dei lavoratori socialmente utili, di ampliare l’orizzonte della loro indignazione, per denunciare che nel mondo del lavoro esistono ingiustizie ancora più gravi, e perché possano tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica su uno Stato, come il nostro, che, nel caso del precariato scolastico, non mostra alcun rispetto per la persona, per i suoi problemi e per la sua professionalità. Uno Stato, che, dopo aver usufruito per anni del lavoro di queste persone, può cacciarle fuori quando vuole; la loro indipendenza economica e la loro realizzazione umana sono messe annualmente in discussione: basta un numero, una percentuale, per spazzarle via!

 

 

 

                                            IL TEMPO DEL RISPETTO

 

Questo è il tempo del rispetto che si deve ad un uomo che è stato certamente un “grande”; senz’altro il più grande tra coloro che nell’ultimo trentennio hanno calcato il palcoscenico della storia; è il tempo della commozione: sarà la Storia, ovviamente, ad indicare le giuste dimensioni della sua grandezza, a mettere in rilievo luci ed ombre del suo pontificato. Oggi è difficile evidenziarle, sia perchè siamo ancora nella cronaca, sia perché i sentimenti prevalgono sulla ragione. L’onda dell’emozione, però, non deve impedirci di sottolineare alcuni aspetti legati a questo evento, che lasciano trasparire, purtroppo, le menzogne, l’opportunismo, l’ipocrisia, la superficialità e la volgarità che caratterizzano l’epoca che viviamo. Qualcuno ha osservato, giustamente, che nel caso di Giovanni Paolo 2°, è stato apprezzato più il cantante che la canzone: se la figura di questo Papa, infatti, è stata molto amata, molto meno lo è stato ciò che egli ha detto nei suoi innumerevoli viaggi e nelle sue tante encicliche. Per quanto riguarda le menzogne, non è affatto vero, che egli sia stato amato da tutti : all’interno della Chiesa gli è stata fatta una dura opposizione dagli ambienti cosiddetti progressisti, per via delle sue chiusure in materia di morale sessuale; non meno teneri sono stati quelli tradizionalisti, che non hanno mai condiviso il suo Ecumenismo, talvolta indubbiamente esagerato: non si dimentichi che questo Papa ha persino baciato il Corano, riconoscendo, pertanto, che si tratta di un libro sacro, dunque divinamente ispirato.  La deferenza mostrata, in questi momenti, da molti potenti della terra, sa di opportunismo e di ipocrisia: si pensi al presidente americano, che non ha mai ascoltato gli inviti del Papa sull’abolizione  della pena di morte e sulla sanguinosa occupazione dell’Iraq, quel presidente che è venuto a rendergli omaggio, con un occhio rivolto all’elettorato cattolico e in modo particolare a quello ispanico. Non gli è stato da meno Fidel Castro, che si è detto fortemente addolorato per la morte del Pontefice; ma nonostante la visita di Papa Wojtyla a Cuba, le prigioni di quel Paese sono colme di dissidenti  ancora oggi giustiziati a causa delle loro idee, e i cubani non sono liberi di lasciare il loro Paese. Ma, si sa, nella cattolica Cuba, per un capo di Stato, sebbene ateo e dittatore, rendere omaggio al capo del cattolicesimo può comunque tornare utile. Addolorato, naturalmente, è stato anche il nostro capo del governo, nonostante la sua politica sociale ed economica si trovi ad una distanza siderale dalla dottrina sociale della chiesa: egli finge di dimenticare che, se è vero che Wojtyla ha condannato e combattuto il Comunismo, è altrettanto vero che non ha mai risparmiato critiche all’organizzazione capitalistica della società e alle politiche neoliberistiche, che sono i pilastri sui quali si fonda il credo politico di Berlusconi. Anche lui, sostenitore di una politica laica e classista, rende omaggio ad un Papa che ha fatto dell’Umanesimo cristiano la bandiera del suo pontificato; colui che pone al centro della sua visione politica il mercato e i quattrini si sente orfano dell’insegnamento di colui che ha disprezzato l’uno e gli altri. La contraddizione è troppo grande per passare inosservata.  Questi signori, ne ho citato solo tre, ma l’elenco sarebbe assai più lungo, piangono il Papa che non hanno mai voluto ascoltare: ci chiediamo quanta faccia tosta ci voglia per dichiarare che ha  lasciato loro  un altissimo insegnamento e nel contempo sapere di non averlo mai, questo insegnamento, apprezzato ed attuato. Se questi signori si fossero limitati ad esprimere il loro cordoglio non ci sarebbe stato nulla da dire; si può benissimo provare tristezza e anche dolore per la morte di una persona che ha idee diverse dalle nostre, il fatto è che si sono rammaricati perchè viene meno una voce autorevole: quella voce  alla quale non hanno mai voluto dare ascolto.

All’inizio di queste nostre considerazioni parlavamo anche di superficialità. Pur non generalizzando, noi non crediamo che tutte le centinaia di migliaia di giovani siano accorsi a Roma mossi esclusivamente dall’amore per il Papa: molti – e l’allegra spensieratezza vista nei  servizi televisivi conferma tale convinzione – hanno approfittato dell’occasione per una gitarella nella capitale, che in altra occasione, magari,i genitori non avrebbero concesso. In tutto ciò risiede la superficialità di cui parlavamo.  La volgarità, invece, l’abbiamo notata nell’applauso alla salma del Pontefice mentre attraversava Piazza San Pietro: nemmeno per il Papa la triviale abitudine di applaudire i morti è stata messa da parte. Una volgarità che deriva anche da una sorta di morbosità collettiva, in nome della quale si sta in piedi, al freddo, per giorni e notti, pur di assistere allo spettacolo: quale consolazione, quale arricchimento interiore si può avere dal vedere la salma del Papa, senza nemmeno la possibilità di poter sostare in preghiera. Questa società, che è la società dell’immagine e dell’esteriorità, non si arresta nemmeno di fronte ad un evento come questo. Lo spettacolo innanzitutto: ricordiamo le trasmissioni televisive non stop, prima fra tutte Porta a Porta, tutte di pessimo gusto, durante le quali si era in attesa soltanto che il Papa morisse. Bruno Vespa, ad esempio, ha ottenuto ciò che voleva: è stato lui, infatti, a dare all’Italia, in diretta,il ferale annunzio. Immaginiamo la sua grande soddisfazione!

Noi crediamo che il modo migliore di rendere omaggio a questo grande uomo sia quello di prendere in considerazione l’idea di leggere ciò che ha scritto e di provare a realizzarlo nella nostra vita; sia quello di raccogliersi in una preghiera silenziosa e non rumorosa e spettacolare. Purtroppo, viviamo in un’epoca che non ha più rispetto dell’intimità dei sentimenti,  che tramite Internet e la televisione porta nelle case le immagini ripugnanti della più volgare pornografia e le scene cruente di uomini torturati e sgozzati. E l’umanità di questo XXI secolo, come un vampiro assetato di sangue, chiede e divora, con disgustosa ingordigia, queste immagini insulse, che sono lo specchio  del suo degrado morale e del suo infimo livello civile: anche la morte di un grande papa, come Giovanni Paolo 2°, è stata fagocitata da questa squallida società dell’apparenza; da questa miserevole civiltà del nulla.

 

 

 

                                  UN’ AMMINISTRAZIONE ALLO SBANDO

 

Qualcuno ha ipotizzato che le nostre reiterate critiche all’Amministrazione comunale di Modica siano frutto di pregiudizi politici e lascino intravedere la volontà di stigmatizzare qualunque atto deliberato dalla maggioranza, per una forma di preconcetta ostilità. Non è per noi difficile smentire la vacuità di tale ipotesi, che nasce da un atteggiamento che consideriamo superficiale, perché frutto non di un’attenta analisi degli argomenti ma di una risposta istintiva, e pertanto irrazionale, ad una provocazione costruttiva; e che riteniamo pericoloso, perché espressione di una mentalità che si sostanzia nell’ incapacità di accettare e valutare le critiche subite. Il pregiudizio politico non ci appartiene, per il semplice motivo che noi non ci riconosciamo, politicamente e culturalmente, nelle forze di opposizione; per quanto riguarda la nostra presunta ostilità, non possiamo certo disconoscerla, ma neghiamo con forza ch’essa sia preconcetta: non è colpa nostra se Modica è retta da una maggioranza politicamente incapace, litigiosa, esibizionista e inconcludente. Una maggioranza allo sbando, non  soltanto per quel che riguarda l’aspetto prettamente amministrativo, ma anche, e soprattutto, per la sua incapacità di realizzare una proficua autoanalisi e per la sua inettitudine nel saper leggere e interpretare quei fenomeni sociali che dovrebbe invece governare con dedizione e competenza. La quotidiana lettura della cronaca locale è in questo senso illuminante: una maggioranza che trascorre il suo tempo nella pratica ridicola e sterile dell’autoincensamento, nel patetico tentativo di negare persino l’evidenza e nella deleteria consuetudine di sperperare il denaro pubblico. Potremmo definire esilarante il quadro che abbiamo delineato, se non fossero in gioco i nostri interessi e il destino della nostra città. Un presidente del consiglio comunale che rimprovera i consiglieri per la mancata elezione del difensore civico e nel contempo lo esalta per la sua dedizione alla città e per la sua indiscussa capacità di discernimento, quello stesso consiglio – e qui le colpe della maggioranza sono gravi ed evidenti – che ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di deliberare su una questione di fondamentale importanza per la vita e la crescita di una città, qual è il piano regolatore, che adesso dovrà essere approvato da un commissario regionale. Dopo due mesi di latitanza e di continui rinvii – alla faccia dell’ “alto senso delle istituzioni e dell’ammirevole dedizione verso la città” che, a parere del presidente Scarso, caratterizzano il consiglio che presiede – finalmente scopriamo che, nella maggioranza, ben 13 consiglieri su 20 hanno dichiarato la loro incompatibilità a trattare l’argomento. Concludiamo le nostre considerazioni su tale questione, riportando una nota dei DS pubblicata sul Giornale di Sicilia del 21 Aprile: “ Si è trattato di un delitto premeditato allo scopo di utilizzare il territorio come spazio clientelare e come merce di scambio per piccole e grandi speculazioni, mandando alle ortiche ogni serio progetto di organizzare lo sviluppo futuro della città. Avere fatto candidare ed aver fatto eleggere nelle liste del centrodestra tanti consiglieri incompatibili rispetto ad una variante al piano regolatore già nota dal 1999 è una prova eloquente della scelta compiuta dal gruppo politico Torchi-Drago-Minardo, di affossare lo strumento urbanistico sull’altare degli interessi privati”. Tale vicenda fà emergere, in modo incontrovertibile, i limiti e le incongruenze di questa amministrazione, se si pensa che il sindaco Torchi aveva indicato l’approvazione della variante come momento prioritario e altamente qualificante del suo programma elettorale! La risposta del sindaco alle durissime critiche ricevute appare quantomeno paradossale; egli ha infatti dichiarato:” Io non mi sento offeso, ma anzi gratificato; è l’ennesima riprova che, poiché a questa amministrazione non si possono muovere altri tipi di critiche, (sic! ) si cerca di far tracimare il dibattito politico a questi livelli”. Sapevamo che i viaggi, le inaugurazioni e le interviste hanno spesso impedito al nostro sindaco di avere il tempo d’effettuare un’attenta valutazione del clima politico e del livello culturale che lo circonda, ma stavolta, davvero, riteniamo che la distrazione abbia raggiunto livelli allarmanti. Per quanto concerne, poi, la pessima abitudine degli esponenti della maggioranza di negare persino l’evidenza, basti ricordare l’intervento del consigliere Carmelo Scarso, il quale, rispondendo alle accuse del centrosinistra sulla latitanza della maggioranza, ha dichiarato: “ è stata unanime decisione politica di Forza Italia, a tutti i livelli, quella di porre la variante al piano regolatore quale problema nodale e strategico delle future e prossime scelte operative e amministrative della città(…)pertanto nessuna fuga hanno operato i consiglieri di Forza Italia che anzi richiamano tutte le altre forze politiche al grande senso di responsabilità per le scelte che contano davvero per tutti i cittadini”. Tutto ciò mentre i rappresentanti di Forza Italia e dell’UDC, il 21 e il 22 Marzo, con la loro assenza non permettevano lo svolgimento dei lavori consiliari, proprio quando bisognava approvare una variante allo strumento urbanistico. Qui, davvero, il confine tra realtà e fantasia diventa alquanto labile, e la politica assume le sembianze poco rassicuranti del paradosso. Ci appare poi quantomeno assurda la critica rivolta  dalla maggioranza alle forze del centrosinistra per non aver votato il progetto per il finanziamento del contratto di quartiere di Treppiedi; in altri termini, si rimprovera il centrosinistra di aver posto la normale dialettica democratica al di sopra della forza dei numeri; lo si condanna per aver protestato contro la visione distorta della democrazia che caratterizza la coalizione al governo, una coalizione che in quell’ occasione non volle dialogare con l’opposizione, rea di aver chiesto il rinvio di un giorno, al fine di concordare un emendamento al progetto. Per evitare il rinvio, la coalizione di maggioranza fece ricorso ad un espediente il cui spessore morale e politico si commenta da solo: “ si andarono a svegliare in piena notte – così recita una nota del centrosinistra – alcuni consiglieri del centrodestra che avevano ritenuto l’atto in discussione così importante da andare a coricarsi anzitempo, e, raggiunto il numero legale, si votò all’alba in assenza dell’opposizione”. Restiamo davvero ammirati per un modo di fare politica così alto e nobile! Non poteva mancare, ovviamente, la replica del sindaco, il quale ha sentenziato: “ in democrazia, chi non partecipa o è assente, ha sempre torto”; a meno che, aggiungiamo noi, l’assenza non è motivata dalla protesta contro coloro che hanno una visione superficiale e parziale della democrazia, identificando quest’ultima soltanto con la forza dei numeri, mentre si tratta, ovviamente, di un fenomeno molto più complesso e che trova la sua ragion d’essere nella dialettica e nel confronto tra le parti. Intanto, mentre la CISL denuncia all’autorità giudiziaria il sindaco e l’assessore al personale, per una faccenda legata all’erogazione di fondi alla polizia municipale e  mentre il consiglio comunale mostra tutta la sua incapacità nell’assolvere in modo serio e competente le sue funzioni, altre nubi sembrano addensarsi sul cielo già plumbeo della nostra città. Ci riferiamo alla selezione svolta dalla società mista “Modica Multiservizi” per l’assunzione di quattordici lavoratori esterni; la questione, come si sa, è stata sollevata dal consigliere dei DS Vito D’Antona, il quale ha lamentato la scarsa pubblicità data alla selezione, fatto assai grave considerate le giuste aspettative dei tanti disoccupati modicani; oltre che scarsa, tale pubblicità ci appare quanto meno strana, visto che  non fà alcun riferimento al fatto che le assunzioni saranno effettuate dalla Modica Multiservizi e al fatto che l’azienda che ricerca il personale  sia ubicata nella nostra città: non c’è dubbio, pertanto, che la questione necessita di essere chiarita, considerate le scelte effettuate dalla società in questione. Concetta Vindigni, presidente della società mista, assicura la regolarità della procedura, asserendo che nessuna assunzione è stata ancora fatta, né appartenente al bacino dei lavoratori socialmente utili, né esterna ad esso. Pare, invece, come sostiene il Giornale di Sicilia del 1° Aprile, che qualche contratto sia stato veramente stipulato. In ogni caso,  rimane l’interrogativo  sulla necessità di assumere personale esterno al bacino dei precari comunali. E’ vero che “ la società mista agisce secondo regole di natura privatistica, per cui il consiglio di amministrazione sarebbe libero di agire – nel rispetto delle regole – senza dar conto al Comune”, tuttavia non bisogna dimenticare che il Comune ne è azionista di maggioranza e pertanto una discreta vigilanza sull’operato della società mista rientra nella sfera delle sue competenze, anche se non istituzionali; d’altro canto, i vertici della società sono stati nominati dal sindaco, e non è ipotizzabile che il dialogo coi politici referenti venga ermeticamente chiuso dopo l’effettuazione delle nomine. Non possiamo tacere, poi, sul blocco degli esami per i diciotto nuovi ausiliari del traffico; la continua indisponibilità dei due dirigenti comunali incaricati di effettuare i colloqui ha creato malumori all’interno della stessa maggioranza, a tal punto che un consigliere dell’UDC ha chiesto spiegazioni sulle “epidemie dirigenziali concomitanti che creano perplessità e malumori nei contrattisti interessati”. E così, a causa di quest’altro mistero che a noi comuni mortali non è dato conoscere, il potenziamento dei vigili urbani ha subito un nocivo e inspiegabile rinvio: l’ennesima prova “della passione politica e dell’ammirevole dedizione verso la città” che questa coalizione di governo si autoconferisce, in una sorta di ubriacatura autocelebrativa; un rito pagano, del quale siamo stufi e stanchi, che da qualche anno ha trasformato il nostro Municipio in una specie di tempio, dove si venera l’ovvio, il futile e il nulla! Chiudiamo questo elenco, poco edificante, delle inadempienze e delle gravi lacune politiche dell’amministrazione , ricordando altri due fatti che danno la misura del tasso di impopolarità di questa maggioranza e del suo modo sconsiderato di amministrare le finanze pubbliche: la petizione popolare contro il comune per l’introduzione del canone idrico e la necessità dello stesso comune di contrarre un mutuo con la Cassa depositi e prestiti per ripristinare l’asfalto dissestato delle strade cittadine e delle frazioni. Ai cittadini di questa città non rimane che raccogliere i cocci di un gioiello in frantumi, non resta che pagare il conto delle spese e degli innumerevoli viaggi dei nostri amministratori, per realizzare quella che ormai assume sempre più l’aspetto di una vera ossessione: portare Modica alla ribalta nazionale; non rimane, infine, che subire gli effetti devastanti della demagogia populistica che avvolge la nostra città in una nube di vanità e di aberrante superficialità. Come abbiamo visto, i problemi, anche gravi, non mancano: non ci sono nemmeno i quattrini per mettere in sicurezza le nostre strade: tuttavia possiamo ritenerci soddisfatti perché la nostra città è alla ribalta nazionale, e soprattutto possiamo sentirci fieri, perché ciò che ci ha fatto conoscere in Italia e all’estero non sono delle stupidi questioni – il livello della qualità della vita o qualche evento di altissimo livello culturale – ciò cui dobbiamo l’agognata popolarità è sua maestà il cioccolato!