Dialogo: Aprile 2011

 

 

 

IL CASO CECCHI PAONE

L’OMOSESSUALITA’ E LA DEMOLIZIONE DELLA LOGICA

 

 

Due mesi fa, su questo giornale, abbiamo scritto: “ Siamo noi che vogliamo sempre e comunque parlar male dei politici o sono costoro che quotidianamente ci offrono l’occasione per farlo?”
Abbiamo voluto riprendere  quella nostra osservazione perché, esattamente un anno fa, su “La Pagina” del 12 aprile 2010, criticammo la decisione dell’Amministrazione Buscema di nominare il conduttore televisivo Alessandro Cecchi Paone portavoce degli eventi culturali e turistici di Modica. Le nostre perplessità non nascevano dalla dichiarata omosessualità del personaggio – anche se l’ostentazione della  “diversità” sul piano sessuale non ci piace – quanto piuttosto dal fatto che si era scelto come testimonial della città una persona che era stata a Modica soltanto un paio di giorni – scelta quanto meno paradossale – dalle doti intellettuali a nostro parere non particolarmente elevate, dalla preparazione culturale non eccelsa e soprattutto dalle frequentazioni televisive poco raccomandabili: ci riferivamo alle sue frequenti partecipazioni ai programmi – spazzatura, dove spesso è stato ed è protagonista di furibonde litigate. E’ passato un anno e ancora non riusciamo a trovare una logica in  quella sciagurata decisione
Non vogliamo essere in alcun modo presuntuosi, ma ci pare di ricordare che in occasione di quella scelta, sulla stampa locale fu la nostra l’unica voce fuori dal coro: un coro di silenzi, e dunque di condivisione della scelta “lungimirante” che era stata fatta!  Se ricordiamo male, siamo ovviamente pronti a fare pubblica ammenda! Come si sa, lo scorso mese di febbraio, l’idillio tra Modica e Cecchi Paone è finito nel peggiore dei modi: la rottura è stata motivata dal conduttore televisivo  col fatto  che egli non ha gradito gli attacchi di Sebastiano Failla, vice presidente del consiglio provinciale, da cui si è sentito aggredito a causa del suo orientamento sessuale. Il motivo vero, probabilmente, è un altro: in occasione del Chocobarocco – chiediamo scusa ai lettori se dobbiamo necessariamente usare una tale corbelleria linguistica – Cecchi Paone aveva proposto un piano di comunicazione che l’Amministrazione valutò troppo caro e pertanto, dinanzi alla mancata accettazione delle sue proposte, il nostro decise che era il caso di interrompere la collaborazione; pare, tra l’altro, che l’Amministrazione Buscema – e, se ciò è vero, di questo bisogna rendergliene merito -  non abbia gradito che Cecchi Paone intendesse coinvolgere il fratello negli accordi economici col comune!
La vicenda si è chiusa in un modo che conferma le perplessità che, in tempi non sospetti, avevamo espresso sui modi poco eleganti di questo signore. Si pensi che ha scelto la ribalta della BIT di Milano per scagliare le sue accuse contro la nostra città, dichiarando di essere stato allontanato da un ambiente omofobo. Un personaggio, insomma, in cerca di pubblicità; deciso a tutto pur di far parlare di sé, pronto a gettare fango su un’intera città pur di rilasciare interviste ai giornali e suscitare clamore attorno alla sua persona: a questo signore i nostri governanti avevano affidato l’immagine di Modica! L’ “amore a prima vista” è finito dunque due mesi fa, e, come tutti gli amori che tramontano, non è ovviamente finito bene! Abbiamo voluto soffermarci su questa questione perché riteniamo sia l’emblema della superficialità e del conformismo che caratterizzano il nostro tempo. E’ doveroso precisare, innanzitutto, che noi non nutriamo alcuna ostilità nei confronti degli omosessuali; proviamo invece un certo fastidio per coloro che l’omosessualità la ostentano  e soprattutto per tutti coloro che temendo di non apparire moderni e al passo coi tempi – fu forse per tale motivo che fu scelto proprio Cecchi Paone? - fanno di tutto per farla rientrare nei canoni della “normalità”, senza rendersi conto del danno che questa idea procura sul piano pedagogico, psichico e mentale, alla componente infantile della società, giacché, come ci ha insegnato Freud, è proprio nella prima infanzia, e precisamente fra i tre e cinque anni, che si pongono le premesse della futura strutturazione  della personalità.  Sono gli ipocriti di sempre, coloro che affollano le trasmissioni televisive e riempiono le pagine dei giornali proclamando l’assoluta identità tra omosessualità e eterosessualità, ma che poi si lasciano andare alla disperazione e danno sfogo alla loro indole intollerante (sapientemente mascherata in pubblico) se scoprono che ad essere gay è un loro figlio. Sono della stessa risma di coloro che, per paura di non apparire moderni e al passo coi tempi, sostengono di accogliere tutti gli extracomunitari che arrivano nella nostra penisola: chissà quanti però, tra questi benefattori, sarebbero disposti ad ospitare a casa loro, per qualche tempo, alcuni di questi poveri disgraziati... Vorremmo tanto vederli, questi tolleranti filantropi, condividere con quegli sventurati la loro profumata toilette e la loro mensa riccamente imbandita. 
Questo ovviamente non significa sottovalutare il dramma di questa gente; diciamo questo per sottolineare la superficialità e la demagogia di chi sostiene  che un problema così complesso possa essere risolto con una accoglienza totale ed incondizionata. Non riusciamo davvero a sopportare
( ma per noi -  che  essendo creature limitate e imperfette  talvolta siamo anche intolleranti – non è un problema ammetterlo ) coloro che per ipocrisia o per ignoranza confondono la “ normalità” con la tolleranza. Tutta la natura – dalla biologia alla chimica, alla fisica – è scritta coi caratteri degli opposti o contrari, ed è questa la normalità: sta impressa nelle pieghe più recondite del nostro universo.  Che questa legge universale del cosmo non debba valere per l’uomo è una tesi che qualunque persona di buon senso non può non giudicare  un’autentica idiozia, ma soprattutto è un’aporìa sul piano teoretico : la natura si fonda sulla dialettica degli opposti, ma nel genere umano, invece, che della natura è la più alta espressione, sarebbero nel medesimo tempo coesistenti la dialettica degli opposti e quella degli identici, demolendo in tal modo il principio di non contraddizione e tutta quanta la logica. Altra cosa sono, ovviamente,  la tolleranza ed il rispetto che si devono a tutte le persone, di qualunque razza siano e qualunque orientamento sessuale abbiano.



La Pagina: 28 aprile 2011

OPERAZIONE VERITA’

 

Dobbiamo confessare che noi, disfattisti, brontoloni e pessimisti, finalmente ci siamo sentiti rinfrancati e abbiamo gustato il dolce sapore dell’ottimismo nell’apprendere che il consigliere comunale Paolo Nigro, ex UDC, ex PID ed ora indipendente (ovviamente non possiamo prevedere per quanto tempo lo rimarrà!) sta cercando “una politica più vicina alla città”, come abbiamo appreso da Il Giornale di Sicilia dello scorso 15 aprile. Non vorremo che, essendoci già in passato occupati di questo solerte consigliere, qualcuno pensasse che nutriamo motivi di rancore nei suoi confronti: per tale motivo ci sembra giusto ricordare che nemmeno lo conosciamo e ciò che sappiamo di lui, o meglio della sua attività politica, ci è noto soltanto perché abbiamo la buona abitudine di leggere quotidianamente la cronaca locale.

Per lo stesso motivo, ci sembra doveroso sottolineare che le critiche che in passato gli abbiamo rivolto e che anche stavolta non gli risparmieremo non sono di carattere squisitamente personale, ma sono dovute, piuttosto, al fatto che Nigro è l’emblema di quel che un politico non dovrebbe mai essere, è il simbolo della pessima politica che continua a trascinare sempre più in basso la nostra povera Modica.

Dinanzi al fatto, gravissimo, che quasi tutti, in questa città, tacciono, quando coloro che pur avendola distrutta osano poi assumere le vesti dei futuri salvatori della patria,  è necessario che qualcuno si assuma l’onere di dire come stanno veramente le cose, che le rimetta nel loro giusto ordine, per evitare che i più sprovveduti possano prendere sul serio le dichiarazioni di questi signori. La nostra, pertanto, vuole semplicemente essere una sorta di “operazione verità”.

Nigro è il rappresentante di coloro che oggi stanno all’opposizione ed esortano l’amministrazione Buscema a “ parlare meno e agire in silenzio”; dimenticando che sono gli stessi che sostennero Piero Torchi, ovvero colui che non stette mai in silenzio e che inaugurò a Modica la politica – spettacolo. Nigro è l’esponente di quella opposizione che, con cadenza quasi quotidiana, invoca oggi un piano di risanamento finanziario dell’Ente: egli fa parte, dunque, di quella schiera di sciagurati (dal punto di vista politico, s’intende) che osano parlare di risanamento finanziario, dopo che quelle finanze le hanno distrutte quand’erano maggioranza. Egli è pertanto il portavoce di tutti coloro che dovrebbero avere il buongusto di tacere, e invece parlano, nella speranza che i loro concittadini nel frattempo abbiano dimenticato!

Nigro, che adesso cerca una politica più vicina alla città, rappresenta perfettamente l’odierna classe politica che è mossa dall’unico obiettivo di ottenere a tutti i costi una poltrona e una maggiore visibilità; rappresenta coloro che cambiano bandiera con la stessa disinvoltura con cui ci si cambia d’abito ed è stato l’esponente di un partito, l’UDC, che, quanto meno in Sicilia, è l’incarnazione stessa della politica connivente col malaffare; un partito che, quanto ad ibride alleanze, non può fare la morale ad alcuno, nonostante il nostro zelante consigliere la faccia ripetutamente all’amministrazione Buscema. Egli, infatti, ha militato in un partito di ispirazione cattolica, che è stato alleato col partito-azienda, laico, liberale, liberista e filo capitalista! Poi è transitato nel PID, un partito che, quanto a condannati in via definitiva, ci sembra sia in una invidiabile (si fa per dire) posizione di classifica!

Nigro, infine, è il simbolo di quella classe politica che cerca di nascondere, mediante l’uso del politichese, le vere motivazioni delle loro scelte e dei conseguenziali cambi di casacca. Egli, infatti, dopo aver lasciato l’UDC, è adesso  fuoruscito dal PID per ragioni che egli definisce esclusivamente politiche, perché ha constatato che non c’era più spirito di squadra. Il nostro consigliere, insomma, che ha militato in partiti che hanno sempre inteso la politica come il luogo dei compromessi, degli accordi fatti nell’ombra e della spartizione di incarichi e prebende, come fulminato sulla via di Damasco, si è finalmente accorto che “c’è bisogno di recuperare il rapporto con i cittadini fuori da tatticismi della politica” (sic!). Noi, che spesso pensiamo male, ci domandiamo: questo laborioso consigliere avrebbe lasciato il PID se al posto di Giorgio Stracquadanio fosse stato lui ad ottenere la poltrona di capogruppo?

Egli è, infine, l’esponente di una classe politica evidentemente convinta di poter impunemente offendere l’intelligenza altrui!

Prendiamo in prestito dall’amico Paolo Oddo la conclusione di una sua risposta, su Dialogo dello scorso febbraio, a Giorgio Muriana, dirigente del settore ecologia del comune di Modica, e pertanto concludiamo invitando il consigliere Nigro, in qualità di rappresentante di questa categoria di politici,  ad accettare il nostro cordiale saluto alla Totò: ma mi faccia il piacere!