TUTTI INSIEME
APPASSIONATAMENTE
A Modica esiste una deleteria osmosi tra maggioranza e
opposizione
La partecipazione degli attuali amministratori
all’occupazione dell’aula consiliare, a causa del mancato pagamento degli
stipendi ai dipendenti comunali, è l’ennesima farsa che va in scena sul teatrino
della politica modicana. Tuttavia, a differenza di ogni rappresentazione
farsesca che si rispetti, questa non riesce a suscitare, in chi vi assiste,
alcuna ilarità, giacché, in questo caso, è in gioco la serenità di centinaia di
famiglie costrette a fare i conti con un bilancio sempre più precario.
Siamo rimasti basiti nell’assistere allo scambio di accuse fra maggioranza e
opposizione, ma soprattutto alla rivendicazione dei relativi meriti.
I consiglieri di opposizione incensano la vecchia amministrazione perché lo
scorso anno, di questi tempi, con l’aiuto dei parlamentari, era riuscita a
pagare tutti gli stipendi e persino la tredicesima; quelli di maggioranza
ribattono che non è colpa dell’attuale amministrazione se lo Stato e la Regione
tardano ad accreditare le somme dovute.
Che il grado del dibattito politico, nella nostra città, fosse sceso ai livelli
del pettegolezzo da cortile lo sapevamo e lo denunciamo da anni, ma che rimanga
tale anche quando è in gioco la tranquillità di tante famiglie è davvero
sconfortante sul piano politico e inaccettabile su quello morale.
Il caso di cui ci stiamo occupando dimostra la veridicità della tesi che da
tempo sosteniamo – e non soltanto noi – e cioè che a Modica esiste una deleteria
osmosi fra maggioranza e opposizione, indipendentemente dai gruppi politici che
le rappresentano, in ossequio alla legge matematica che cambiando l’ordine dei
fattori il prodotto non cambia.
La vicenda in questione è la fiera della politica d’infimo livello e ciascuno
può trovarvi ogni sorta di mercanzia: vi sono esposti, in bella mostra, tutti
gli elementi della degenerazione della politica, che adesso proveremo ad
elencare.
C’è la demagogia populistica dell’occupazione effettuata da chi governa: si
trascorre la notte coi lavoratori e si consuma insieme il pranzo, dimenticando
che la solidarietà parolaia non serve a riempire il portafogli di chi, in questo
momento, ha bisogno di quattrini e non di una complicità interessata e
soprattutto inutile.
E’ presente l’incoerenza, riscontrabile nelle affermazioni del Sindaco, che si
chiama fuori da ogni responsabilità, addebitandole per intero allo Stato e alla
Regione: evidentemente, deve essere afflitto da poca memoria, giacché noi
ricordiamo perfettamente che, quando tale giustificazione la utilizzava Torchi,
lo si accusava di attribuire ad altri responsabilità che Buscema riteneva
appartenessero soltanto all’ex sindaco.
Non manca l’opportunismo di qualche parlamentare dell’attuale maggioranza, vedi
il deputato Ammatuna, il quale avverte soltanto adesso l’esigenza di un impegno
diretto nell’interlocuzione con la Regione e del massimo sforzo per giungere ad
una soluzione della vertenza: un po’ di visibilità non si nega a nessuno! Noi –
che di solito pensiamo male – abbiamo il sospetto che il deputato pozzallese,
attratto dalle luci dei riflettori che inevitabilmente si sono accese su palazzo
San Domenico, abbia colto al volo l’opportunità di conquistare la scena. In
questi anni, infatti, non ci è mai apparso particolarmente preoccupato dei
gravi problemi dei dipendenti comunali di questa città, che tra l’altro non è
nemmeno la sua.
Non manca, naturalmente, in questo squallido mercato, il prezzo “pregiato” e
cioè la facciatosta di coloro che non hanno il buongusto di tacere, ma, al
contrario, l’impudenza di apparire. Ci riferiamo, ovviamente, ad Enzo Scarso,
anche lui fra gli occupanti, che pranza amabilmente con i lavoratori e che
proclama il suo desiderio di star loro vicino in un momento così difficile.
Durante i cinque anni, che sono stati i più disastrosi per la vita della nostra
città, quando questa veniva devastata e si ponevano le basi per il dissesto
finanziario, quello di allora e quello attuale, il nostro vicesindaco sedeva
sulla poltrona più alta del civico consesso, del quale non perdeva occasione per
tessere le lodi, e collaborava attivamente con il peggior sindaco che Modica
abbia mai avuto: è stato insomma nelle stanze del potere ed è dunque
corresponsabile del ben noto dissesto finanziario.
Come può, adesso, farsi paladino di una categoria al collasso per colpa anche
sua? Cosa ha fatto, in questi anni, per fare in modo che il Comune amministrasse
saggiamente le sue finanze e per impedire che le sperperasse, per meri fini
propagandistici, con l’Eurochocolate, con la giostra fasulla, col tumazzo e le
fave cottoie?
Forse sarebbe opportuno che la smettesse di farsi immortalare nell’aula
consiliare, con l’aria compunta e solidale; prenda il cilicio, piuttosto, e si
ritiri in un eremo a meditare e a fare penitenza.
Se il comportamento di Scarso è da biasimare, quello di Riccardo Minardo oltre
che riprovevole è paradossale e imperdonabile. Il peccato di omissione è
proporzionale alle possibilità di agire, e, in politica, al grado di potere che
si detiene. Per tale motivo, mentre Scarso, a nostro parere, trascorso qualche
anno a far penitenza, potrebbe anche ritornare fra i suoi concittadini,
naturalmente dopo aver dato segni tangibili di pentimento, l’onorevole
meriterebbe la clausura a vita in un convento, in cima a una montagna
inaccessibile. Non manca, naturalmente, la sconsideratezza, rintracciabile nelle
dichiarazioni del gruppo consiliare del PDL, che si rammarica per il fatto che
Modica ormai non è la città più viva ed effervescente della provincia: insomma,
rimpiangono le sagre e le fiere, la cementificazione della città, il traffico da
terzo mondo, le condanne per lo scempio ambientale e paesaggistico del nostro
territorio e naturalmente gli avvisi di garanzia.
Terminiamo la carrellata degli orrori riproponendo, ancora una volta, la
sfacciataggine, giacché questa, per la legge della par condicio, è presente
nell’una e nell’altra coalizione.
I consiglieri del PDL, infatti, hanno avuto l’ardire di affermare che
l’amministrazione Buscema non sa gestire l’attuale momento di crisi finanziaria
e pertanto dovrebbe immediatamente dimettersi.
Ciò potrebbe anche essere vero, ma loro non hanno titoli per poterlo sostenere.
Anche Piero Torchi non ha resistito – figuriamoci! – alla tentazione di
riassaporare, sebbene per un momento, l’emozione di tornare sul palcoscenico.
Reso particolarmente astioso dalla consapevolezza di essere ormai
definitivamente fuori dall’agone politico, ha addirittura definito Buscema una
persona “amministrativamente immatura” ed “incapace di effettuare un’analisi
politica”. Le affermazioni dell’ex sindaco ci ricordano la celebre parabola
evangelica di colui che notava la pagliuzza nell’occhio altrui e non s’accorgeva
della trave che aveva nel proprio. Riportiamo questa “perla” di Torchi, affinché
i nostri lettori possano valutare la “maturità amministrativa” dell’ex sindaco.
“ Di questo passo potremmo anche avere tra qualche mese una città coi conti
migliori ma non riavremo mai quella città che aveva fatto dell’ottimismo e
dell’entusiasmo la sua bandiera”.
Come sempre, per il signor Torchi, la forma vale più della sostanza.
Cosa volete che sia una città coi conti a posto (e pertanto in grado di pagare i
lavoratori) in confronto ad una che vive nell’effervescenza economica di
innumerevoli appalti, nelle luci colorate che adornano le belle sagre di paese,
nel proliferare delle banche e dei mostri di cemento che la stanno soffocando.
Per quanto riguarda poi il tentativo di non ammettere le sue responsabilità nel
dissesto finanziario del Comune, crediamo che la cosa più giusta da fare sia
quella di stendervi un velo di pietosissimo silenzio.
Ci rendiamo conto che quanto detto potrebbe attirarci addosso l’accusa di
“disfattismo”, ma non si tratta affatto di questo. La mancanza, in noi, di un
atteggiamento propositivo non nasce dalla volontà di distruggere, ma deriva
dalla consapevolezza che le proposte e le sollecitazioni acquistano valore ed
hanno un senso nel momento in cui la politica è disposta ad ascoltare, quando
essa è servizio, coerenza, disinteresse e trasparenza.
Quando è àncora di salvataggio per i disoccupati, strumento per favorire amici e
parenti, quando è popolata da arrivisti e voltagabbana e quando costoro, assai
spesso, sono anche incompetenti, che utilità possono avere il dialogo e la
collaborazione?
Non ci resta che sperare che il nostro “disfattismo” possa dare un contributo al
risveglio delle coscienze dei nostri concittadini.
Dialogo, Dicembre 2008
I COMMERCIANTI INFASTIDITI
Apprendiamo dai giornali che il Movimento autonomo
commercianti è stato notevolmente infastidito dai controlli – voluti
dall’assessore Calabrese ed effettuati dai vigili urbani - durante il ponte
dell’Immacolata, per verificare se, effettivamente, in alcune attività
commerciali della nostra città venivano praticati sconti prima del periodo in
cui, secondo la legge, è possibile effettuarli.
Come si sa, ne è nata una polemica con Giancarlo Poidomani, coordinatore
cittadino del Partito Democratico, il quale ha stigmatizzato la reazione dei
commercianti, precisando che la decisione dell’assessore comunale è stata presa
per verificare che tutti rispettino le regole, al fine di evitare concorrenze
sleali e indebite posizioni di vantaggio. Raramente ci accade di condividere le
idee e le dichiarazioni di Poidomani, non a causa di ostilità preconcette,
ovviamente, ma perché è notevole la distanza politica, ideologica e culturale
che da lui ci separa. Stavolta, però, non possiamo non essere d’accordo con lui:
le regole vanno rispettate, e vanno rispettate da tutti. Noi nutriamo stima per
i commercianti, perché apprezziamo tutti coloro che si guadagnano da vivere con
il proprio lavoro, che oltre ad essere strumento di un eventuale innalzamento
della situazione sociale ed economica della persona, ha una dirompente carica
formativa. “La coscienza – ammoniva Hegel - proprio nel lavoro, dove sembrava
che essa fosse un significato estraneo, ritrova se medesima e si avvia a trovare
il significato proprio”. Sebbene a livello “speculativo”, il grande filosofo
tedesco aveva intuito l’importanza del lavoro per la crescita spirituale
dell’uomo. E’ per tale motivo che non smetteremo mai di denunciare la pochezza
morale di quei disoccupati – naturalmente non ci riferiamo ai tanti che sono
tali perché il lavoro, pur volendolo, non lo trovano - che un lavoro non
l’hanno mai cercato, ed hanno intrapreso la carriera politica per non fare nulla
e guadagnare tanto. Per quanto riguarda i commercianti, pur ribadendo che si
tratta di una categoria che rispettiamo, è anche vero che più di una volta, nei
nostri articoli, non siamo stati certamente teneri nei loro confronti, anche se,
in verità, le nostre critiche li coinvolgevano indirettamente, essendo dirette
soprattutto all’ex sindaco di Modica e al suo assessore alla viabilità. Non
possiamo, infatti, non ricordare che l’amministrazione Torchi aveva creato una
corsia preferenziale per questa categoria di lavoratori, e che costoro, con
Torchi sindaco, hanno avuto spesso una parola definitiva sul traffico veicolare
della nostra città, stabilendo persino la segnaletica stradale e gestendo,
pertanto, un potere che non avevano. Ci è sembrato sempre alquanto inopportuno
che, prima di intraprendere qualunque iniziativa che riguardasse il cambiamento
di un senso di marcia o la chiusura del centro storico, l’allora assessore al
ramo dovesse prima sentire il parere dei commercianti. Abbiamo sempre trovato
tale prassi scorretta dal punto di vista istituzionale e ingiusta sul piano
della civile convivenza. Perché se è vero che la chiusura di una strada o
l’instaurazione di un senso unico possono avere ripercussioni negative sugli
affari dei negozianti, è altrettanto vero che ciò non riguarda soltanto loro ma
l’intera cittadinanza: da coloro che accompagnano i figli a scuola, a quelli che
devono recarsi sul posto di lavoro. I disagi, insomma, li subiscono tutti. E’
inutile dire, poi, che un lieve calo nel guadagno è ben poca cosa dinanzi al
fatto, ad esempio, di garantire un traffico scorrevole alle vetture dei vigili
del fuoco, a quelle delle forze dell’ordine, e soprattutto alle ambulanze. Ci
sembra di ricordare che su questo problema non ci siano mai stati discussioni e
dibattiti tutte le volte che veniva deciso di apportare modifiche alla
viabilità cittadina. Se ricordiamo male, ce ne scusiamo con Torchi e Aprile; ma
se ricordiamo bene, ci auguriamo che i nuovi amministratori non si comportino
come loro. Ci auguriamo, in conclusione, che questa iniziativa della giunta
Buscema – al di là del sacrosanto diritto di chi amministra di colpire chi vìola
le regole, nel caso questo avvenga – sia l’espressione della volontà di fare in
modo che nella nostra città non ci siamo più categorie protette e che i
cittadini abbiano tutti pari diritti e pari doveri.
La Pagina 28 Dicembre 2008