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Dicembre 2010
A proposito del Chocobarocco, oro della Contea
E MODICA SPROFONDA TRA I BANCHETTI E LE FESTE
Inviamo il nostro articolo in Redazione, quando mancano pochissimi
giorni all’inizio di quell’evento, inutile e un po’ volgare, che come
ogni anno farà saltare i nervi a coloro che non hanno ancora rinunciato
a ragionare con la loro testa e che hanno da pensare a delle cose meno
dolci ma più serie del cioccolato. Ci riferiamo, ovviamente, al
Chocobarocco dell’Amministrazione Buscema, edizione riveduta e corretta
dell’Eurochocolate dell’Amministrazione Torchi: un altro tassello che si
aggiunge al mosaico dell’avvilente continuità fra le due
amministrazioni; un avvenimento che non fa che confermare il vecchio
adagio del “cambiare tutto per non cambiare niente”.
In occasione dell’approssimarsi dell’ “evento”, ne abbiamo sentite di
tutti i colori. Il segretario generale della Fine Chocolate Organization,
Filippo Pinelli, ha dichiarato che la “festa di Modica è tra le poche
che meritano di essere promosse (...) perché è rivolta alla promozione
di un’autentica cultura (sic!) del cioccolato”. Che la cultura in Italia
viva un momento di decadenza è notorio, ma che addirittura venga
accostata al cioccolato ci sembra quanto meno discutibile. Da tempo, ci
tocca sopportare la frase “fare cultura” (la cultura non la si fa, la si
possiede) ma tollerare anche le castronerie ci risulta impossibile: il
“cioccolato culturale” ci è indigesto e ne saremo sempre acerrimi
nemici!
Il direttore del consorzio, Nino Scivoletto, da parte sua, ha invitato a
“raccogliersi attorno ad un nuovo claim che ispira all’unità di azioni e
di intenti (sic!) da parte di tutti gli attori coinvolti in questa
operazione che sa già di miracolo”. L’unità di pensiero e azione ci
ricorda personaggi, eventi e momenti della nostra vita nazionale che
sarebbe stato opportuno non scomodare, soprattutto per accostarli ad una
operazione commerciale festaiola e paesana!
Al di là dell’espressione Chocobarocco, che a nostro avviso è
assolutamente demenziale, la nostra ostilità verso tale kermesse nasce
dal fatto che la riteniamo inutile per la città, e non crediamo che
questa possa trarne alcun beneficio, checché ne pensi il vicesindaco (si
può cambiare partito e perdere il pelo, ma il vizio rimane!) dal fatto
che la manifestazione attragga l’attenzione della stampa nazionale e
delle più importanti emittenti televisive isolane. La nostra avversione
nasce anche dal fatto che non riusciamo a non giudicare volgare
l’anonimo sciamare della massa; in questo caso con l’aggravante delle
bocche impastate di cacao! Che poi la kermesse contribuisca a far
lievitare i guadagni di pasticceri e negozianti confessiamo che si
tratta di un dato che ci è assolutamente indifferente.
Il terzo motivo, ma il più importante, per cui non abbiamo mai condiviso
Eurochocolate – espressione che almeno aveva il vantaggio di non essere
ridicola – e adesso Chocobarocco, deriva dalla constatazione che si
tratta di eventi che hanno lo scopo di distogliere l’attenzione
dell’opinione pubblica dai problemi reali della città, dirottandola sul
divertimento e l’abbuffata.
E’scandaloso che un Comune perda tempo e sprechi energie per il
Chocobarocco quando i suoi dipendenti da tre mesi non percepiscono lo
stipendio. La città si tuffa nel cioccolato e in chissà quante altre
prelibatezze, mentre ci sono famiglie modicane – si pensi soprattutto a
quelle monoreddito – che in questo momento hanno sicuramente seri
problemi a far quadrare il bilancio familiare. Il primo cittadino, nel
tentativo di prevenire le critiche, ha dichiarato che è necessario
fermare le strumentalizzazioni. Ci chiediamo se anche la nostra sarà
considerata tale oppure valutata per quello che è: un richiamo a non
sacrificare la morale sull’altare della propaganda o, peggio, del
calcolo politico.
E’ inopportuno che un’Amministrazione perda tempo e sprechi energie per
il Chocobarocco, con la situazione finanziaria che si ritrova e coi
tanti problemi non ancora risolti: si pensi al randagismo che è ancora
presente nelle nostre contrade rurali, alle tante strade cittadine che
sembrano trazzere, al traffico veicolare da terzo mondo, al cemento che
avanza, inarrestabile, e che ci sta soffocando, e alla nostra
meravigliosa campagna violentata dall’abusivismo edilizio.
Ovviamente, quelli elencati sono soltanto una piccola percentuale dei
tanti problemi che affliggono la città, ma riteniamo siano sufficienti a
far comprendere che una manifestazione come Chocobarocco sia
assolutamente inopportuna.
Come già ricordato, la manifestazione, per qualche giorno, distoglierà
l’attenzione dei cittadini dai gravi problemi che assillano Modica. Non
sappiamo se ciò venga fatto, da chi governa, con lucida consapevolezza o
in buona fede ( per quanto riguarda il Sindaco, conoscendolo, non
possiamo che propendere per la seconda ipotesi; per quanto concerne
l’onorevole, il vicesindaco e gli assessori non ci pronunciamo) ma il
risultato, comunque, non cambia.
Finché a Modica ci sarà una sola famiglia che avrà problemi economici
per colpa dell’Amministrazione Comunale (poco importa se le
responsabilità sono da attribuire alla giunta precedente o all’attuale)
riterremo sempre tale Amministrazione non legittimata, politicamente e
moralmente, ad organizzare feste, banchetti e divertimenti.
PRAGMATISMO: IL PADRE DI TUTTI I VOLTAGABBANA
Quando crollò il Socialismo reale nell’Europa dell’est (esattamente
diciannove anni fa : il 25 dicembre 1991, infatti, la bandiera
sovietica fu ammainata dal Cremlino), anche noi, ovviamente, ci
rallegrammo, perché quella caduta significava la fine della “guerra
fredda” (anche se, in verità, con Gorbacev, era già stata avviata la
distensione), il tramonto di un sistema politico che aveva fatto del
terrore lo strumento con cui perpetuarsi nel tempo e perché finalmente
si ponevano le premesse perché quei popoli potessero gustare il fresco
profumo della libertà.
Nello stesso tempo, e qui ci sentimmo in controtendenza rispetto
all’opinione dominante, provammo un forte rammarico per il declino
dell’Unione Sovietica e delle cosiddette ideologie.
Non siamo mai stati marxisti e non abbiamo mai amato il regime
instaurato da Lenin e consolidato da Stalin, ma questo duplice crollo ci
preoccupava: il primo per motivi di carattere geopolitico, il secondo
per ragioni di ordine morale e ideale.
Finché il pianeta ebbe due superpotenze, l’equilibrio mondiale, sebbene
basato sul “terrore”, fu garantito. Crollatane una, è accaduto ciò che
allora temevamo: gli Stati Uniti sono diventati il gendarme del pianeta.
Se prima era l’America latina ad essere da loro considerata “il cortile
di casa”, adesso è il mondo intero ad esserlo diventato. E’ quasi
superfluo ricordare che le vicende riguardanti l’Afghanistan e l’Iraq,
tanto per citarne solo alcune, costituiscono la prova incontrovertibile
della veridicità di quanto sosteniamo.
Se le conseguenze geopolitiche sono state e rimangono preoccupanti,
quelle di ordine morale e ideale sono catastrofiche. La fine delle
ideologie non ci ha mai entusiasmato. E’ vero che, nella storia, nel
loro nome sono stati compiuti atti scellerati e quindi non è certo per
questo che le rimpiangiamo. Se alla dissoluzione delle ideologie fosse
seguita una più moderata e razionale valutazione delle proprie idee, una
visione meno estremistica delle proprie convinzioni, se le idee non
fossero state più radicalizzate, anche noi avremmo guardato con favore a
quel crollo. Il dato allarmante è che le ideologie sono scomparse ed è
apparso il nulla, quello che molti, per malafede o ignoranza, si sono
subito affrettati a definire “pragmatismo”, che d’improvviso è diventato
il nuovo idolo da venerare, sacro, e pertanto intoccabile.
Questi paladini e adoratori della prassi non si rendono conto che se
l’azione concreta non è sostenuta da una elaborazione di tipo
concettuale di quel che si fa, questa diventa un “agire”senza finalità,
un “fare” che non ha obiettivi: insomma un puro e semplice fatto; ma i
fatti, quando non sono sorretti dalle idee e quando mancano del momento
interpretativo, sono “stupidi”, ammoniva Nietzsche, e pertanto
insignificanti.
Dobbiamo al pragmatismo l’avvilente scadimento della politica, e per
quanto riguarda l’Italia ciò è palese sia a livello nazionale sia a
livello locale. La transumanza parlamentare, le campagne acquisti sono
lo specchio del livello penoso e squallido raggiunto dalla politica e
non è possibile non vedere la mediocrità degli uomini di oggi, che in
questa nostra “mignottocrazia” – come l’ha definita Paolo Guzzanti –
sono disposti a vendersi e a cambiare mille bandiere pur di fare soldi e
carriera, e nel contempo non ricordare l’altissimo livello ideale e
morale di altri che vissero durante la cosiddetta prima Repubblica.
Uomini come Almirante e Berlinguer, per citarne solo due, per nulla al
mondo avrebbero barattato le loro idee con una notte di sesso, con una
consistente tangente o con un posto di ministro o sottosegretario.
Guardando, poi, alla nostra realtà locale, non possiamo non constatare
quanto degrado abbia provocato la fine delle ideologie e la loro
scomparsa dalle menti e dai cuori degli uomini. Per tale motivo,
assistiamo a delle dichiarazioni e a dei fatti che, se sono esilaranti
da un lato, sono sconfortanti dall’altro. Si pensi all’ex deputato
Drago che passa col partito di Cuffaro, affermando che lui si è sempre
riconosciuto nell’area del centrodestra e pertanto non poteva più stare
con Casini che adesso sta all’opposizione: ma l’ex deputato, prima di
diventare un cattolico liberale dell’UDC, non stava con Craxi? Miracoli
del pragmatismo!
Riccardo Minardo dopo aver militato per anni nel partito di Berlusconi,
come San Paolo sulla via di Damasco, si converte all’improvviso, si
scopre autonomista e passa con Lombardo, il quale, a sua volta, è giunto
all’autonomia e all’accordo col PD passando prima, e per lungo tempo,
attraverso la DC. Altri miracoli del pragmatismo!
Non ci occupiamo, per mancanza di spazio e per carità di patria, della
transumanza politica di tanti personaggi di minore rilievo politico che
pascolano sui prati dell’aula consiliare modicana e che in questi anni
hanno cambiato casacca innumerevoli volte. Il tanto osannato pragmatismo
ha creato il “politico di plastica”, quello che si ritiene importante
per la sgargiante (e volgare) cravatta che porta, per il costoso
cellulare che sfoggia, per la macchina di lusso che ostenta: è l’uomo
che si ostina a rimpinguare l’esteriorità, mentre la sua interiorità
continua a restare tristemente vuota, a causa della sua attività
cerebrale quasi piatta.
Questo fannullone, arrogante e ignorante, ma pragmatico, non può non far
nascere in noi sentimenti di rimpianto per quei politici che sapevano
coniugare la modestia e la sobrietà esteriore con una straordinaria
ricchezza interiore, che nasceva dalla loro cultura, dalla forza delle
loro idee, dalla rettitudine morale e dalla coerenza intellettuale;
uomini che se ne infischiavano del pragmatismo, convinti, come lo fu
Mazzini, che se l’azione e il pensiero non si uniscono a formare una
unità inscindibile, ogni fatto compiuto dagli uomini è condannato a
rimanere sterile e insignificante.
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