DICEMBRE 2005
MODICA: COME SI SPERPERA IL PUBBLICO DENARO
Il 30 Novembre, per la seconda volta, la maggioranza di centrodestra si è presentata divisa in consiglio comunale, e il consigliere Adamo ha visto sfumare, ancora una volta, la possibilità di subentrare nella seconda commissione consiliare a Tato Cavallino, di recente nominato assessore, in occasione dell’ennesimo e indecoroso rimpasto della giunta Torchi. Ricordiamo ai lettori che ogni riunione del consiglio comunale costa ai cittadini oltre cinque milioni delle vecchie lire: di per sé, troviamo scandaloso che le persone che compongono la civica assise, e che non perdono occasione per ricordarci che vi si trovano solo per il nobile scopo di servire la città, siano pagate per il ruolo che ricoprono – questo è un discorso che, ovviamente, non riguarda solo Modica – ma quando questi signori si riuniscono, e, a causa delle loro beghe di partito o molto più spesso per difendere i loro personali interessi, non decidono un bel nulla, sottrarre denaro ai cittadini diventa moralmente deprecabile, oltraggioso per coloro che li hanno eletti, insopportabile per chi, non avendoli votati, si è democraticamente rassegnato a sopportarli, ma non è per nulla disposto a chinare il capo davanti all’ inefficienza e alla bassa retorica. Se qualcuno ritiene che le nostre critiche siano ingiuste, non ha che da ripercorrere le tappe fondamentali dell’attività del nostro consiglio comunale, e, in particolare, dei consiglieri della maggioranza. Noi possiamo soltanto rinfrescargli la memoria con una breve sintesi del suo poco edificante operato. Ci sembra utile, in modo particolare, soffermarci sulla latitanza dei consiglieri di centro destra in occasione della salvaguardia degli equilibri di bilancio, sulla quale, addirittura, pendeva la diffida da parte della Regione (Novembre 2004) o sulle innumerevoli sedute andate a vuoto, nella scorsa primavera, in occasione della discussione sul bilancio di previsione o per nominare il consigliere Gilestro nella seconda commissione consiliare al posto di Nigro, nominato assessore in occasione di un altro rimpasto della giunta Torchi(Giugno 2005): errare è umano, ma perseverare è diabolico! Non possiamo poi tacere le tante, inutili convocazioni per l’approvazione del piano regolatore; una telenovela che, solo alla fine, come ogni romanzo d’appendice che si rispetti, ci svelò l’arcano: tredici consiglieri della maggioranza erano incompatibili, riguardo alla sua discussione e alla successiva approvazione. Ma quando furono eletti, codesti signori e coloro che decisero la loro candidatura, perché mai non si posero tale problema? Le deduzioni le lasciamo ai nostri lettori. Certo, appaiono ancora oggi paradossali le parole di Lavima e Garofalo, rispettivamente segretario dell’UDC e coordinatore di Forza Italia, che a tal proposito, lo scorso 22 Aprile, dichiararono: “ E’ impensabile ricevere accuse su degli atti che palesano il grande senso di responsabilità dei nostri consiglieri che si sono dichiarati incompatibili per evitare di viziare l’iter e la stessa adozione( del piano) “. Non meno velleitarie quelle del 20 Marzo pronunciate ancora da Lavima, questa volta insieme all’allora consigliere Nigro: “ Abbiamo le idee chiare e progetti chiari per la città, come dimostra il costante impegno del sindaco, della compagine amministrativa e del gruppo consiliare che governa i decisivi cambiamenti che Modica sta vivendo”. Ci viene spontaneo domandarci dov’erano Lavima e Nigro quando questa impegnata compagine amministrativa veniva, e tuttora viene, rimescolata per dar vita a continui e disdicevoli rimpasti, col solo scopo di far provare un po’ a tutti l’ebbrezza del potere e quindi nel totale disinteresse del bene comune; dov’erano quando questi responsabili consiglieri si assentavano ripetutamente dall’aula consiliare, infischiandosene, pertanto, dei “ decisivi cambiamenti” che Modica stava vivendo. Una città allo sbando, egregi signori: questo è il risultato prodotto dal “costante impegno del sindaco, della compagine governativa e del gruppo consiliare” che governa. Una città allo sbando perché ha smarrito i valori etico-sociali e le sue coordinate storico-culturali; una città che crede di crescere perché il polo commerciale è in espansione, il flusso turistico è in aumento e i prodotti enogastronomici vanno alla grande. C’è da inorridire di fronte a questo vero e proprio processo di alienazione collettiva, davanti a una città che sta vivendo la deleteria esperienza della estraniazione da sé. Un’amministrazione, che è costretta a contrarre un mutuo persino per ripristinare l’asfalto delle strade, che paga con grave ritardo gli stipendi ai suoi dipendenti, che ha un debito ormai stratosferico col comune di Scicli ( e ci fermiamo qui, per carità di Patria!), non ha titoli per vantarsi di alcunché. Un consiglio comunale, che, in una situazione finanziaria disastrosa come quella che caratterizza il nostro Comune, si permette di riunirsi per non decidere nulla, a discapito delle nostre tasche, non può essere giustificato ed elogiato. Se restituisse ai cittadini gli emolumenti percepiti ogni qualvolta, per mancanza del numero legale, ha dovuto sospendere la sua attività, non avremmo certo risolto l’ormai cronico deficit di bilancio, ma forse le casse comunali sarebbero meno disastrate di come sono. Per questi motivi - non ce ne voglia il presidente Scarso, persona seria e rispettabile - ancora una volta ci occupiamo di una sua dichiarazione sulla quale abbiamo già avuto occasione di scrivere. A proposito della nomina del difensore civico – che la città sta ancora aspettando – riferendosi ai consiglieri comunali ebbe a dire: “Il vostro alto senso delle istituzioni, la vostra passione politica, la vostra indiscussa e apprezzata capacità di discernimento e la vostra sincera e ammirevole dedizione verso la città”. La dichiarazione fu certamente infelice: ci chiediamo se, dinanzi a tanta inefficienza e a tanto disinteresse verso la città, il presidente Scarso sottoscriverebbe, oggi, la sua dichiarazione di allora!
LA MISERIA DEL TEMPO IN CUI VIVIAMO
Le attuali vicende relative al progetto di ristrutturazione dell’ospedale Busacca di Scicli ci inducono a delle riflessioni, che, come sempre, intendiamo sottoporre all’attenzione dei nostri lettori. Prima, però, ci sembra opportuno riferire i fatti, proponendone una breve sintesi. La protesta, che vede coinvolti i cittadini di Scicli, la classe medica e quella politica, in una mobilitazione civilissima nella forma ma durissima nella sostanza, nasce in seguito alla decisione di Fulvio Manno, direttore generale dell’AUSL n.7 di Ragusa, di ridimensionare notevolmente le offerte dell’ospedale Busacca, depotenziando, di fatto, un presidio sanitario che ha svolto, e continua a svolgere, un ruolo importante nel comprensorio di Scicli, considerato che copre una larga fascia di utenza. Il piano Manno prevede la chiusura del pronto soccorso ( che effettua diecimila interventi l’anno! ) , la riduzione dell’attività chirurgica e ortopedica, limitandola alla sola offerta di un giorno e decretandone di fatto la fine, e la chiusura del reparto dementi-tranquilli, che ospita quarantadue pazienti, che, in tal caso, sarebbero trasferiti in diverse strutture della provincia. Si capisce, dunque, il perché di una mobilitazione generale che non ha precedenti e che si è concretizzata, il 5 Dicembre, in una seduta aperta della civica assise, proprio davanti al palazzo municipale, che ha visto la partecipazione numerosa dei cittadini, dei rappresentanti delle associazioni, degli esponenti delle istituzioni, ma anche del dott. Antonio Davì, primario del reparto malattie infettive dell’ospedale di Modica, e di quello di Cardiologia, dottor Enzo Bulla, che hanno lanciato l’allarme sulle disfunzioni del nosocomio modicano: posti letto insufficienti, carenze di personale medico e paramedico, assenza di strutture adeguate e medici che devono peregrinare da un reparto all’altro, per garantire una qualificata assistenza ai degenti, che vengono ricoverati, troppo spesso, in reparti che non hanno alcuna attinenza con la loro patologia. Come si vede, ce n’è abbastanza per rimanere sconcertati ed esterrefatti dinanzi alla decisione di Manno, che anziché potenziare le carenti strutture esistenti, finisce col renderle ancora più fatiscenti. La nostra prima riflessione riguarda proprio le scelte effettuate dal direttore generale: confessiamo che ci è difficile capire come si possa pensare e proporre un piano di ristrutturazione che appare assai miope dal punto di vista politico, deludente sotto il profilo sociale e civile, e moralmente inaccettabile, giacchè dimostra una riprovevole superficialità verso quella sfera della vita umana, la malattia, con le sue inevitabili ricadute sul piano psicologico, alla quale a nessuno è consentito anteporre obiettivi politici, o, peggio ancora, motivazioni di ordine economico. Le scelte di Manno, pertanto, non fanno che rendere visibile quella realtà sommersa che, da qualche anno, sta insinuandosi nei gangli delle strutture sociali e politiche, nel mondo della scuola e in quello della sanità: è la visione aziendalistica, che tante volte abbiamo denunciato, che sta avvelenando le nostre coscienze; è la mentalità ragionieristica che sta soffocando ciò che resta di un Umanesino che ormai vive soltanto nei libri e nella perseveranza di quei pochi non ancora rassegnati a considerare i loro simili nell’ottica dei numeri e delle statistiche. L’altra considerazione riguarda un argomento del quale ci siamo altre volte occupati: è quello della coerenza, da un lato, e della crisi dello spirito democratico, dall’altro. Per ciò che riguarda la coerenza, ci è sembrato.contraddittorio l’intervento del sindaco Torchi, e non per aver criticato un manager nominato dalla coalizione politica alla quale egli appartiene, ma per aver stigmatizzato le scelte di Manno che sono state effettuate secondo quella logica economica e aziendalistica che costituisce l’asse portante della sua azione amministrativa. Ci auguriamo, pertanto, che questa vicenda possa indurre il nostro sindaco ad una serena autocritica, visto che finalmente sta constatando i guasti prodotti da una politica che non sa guardare oltre lo steccato dell’offerta, della produzione e del profitto. Considerato, inoltre, che Manno è stato definito “l’uomo di Leontini”, l’assenza del deputato regionale al consiglio comunale di Scicli non ci è sembrata per nulla un esempio di alta coerenza. L’assenza, invece, di Manno e di coloro che lo collaborano, la consideriamo espressione di un atteggiamento di deplorevole arroganza, così come non riusciamo a intravedere, nel suo operato, il rispetto di quello spirito democratico che mai dovrebbe mancare nella prassi politica di una società civile: Manno, infatti, nella stesura del programma inviato alla Sesta Commissione Sanità della Regione Siciliana che dovrà esaminarlo, pare non abbia tenuto conto del Decreto dell’Assessorato regionale alla Sanità del 27 Maggio 2003, che impone, in casi come questo, la concertazione con le organizzazioni sindacali e con la conferenza dei sindaci del distretto. Vorremmo infine spendere qualche parola sul caso dei quarantadue malati mentali che dovranno lasciare la struttura dove hanno vissuto per oltre quarant’anni. Della questione si è già occupato Maurilio Assenza sul numero di Ottobre di questo stesso giornale, con delle osservazioni che condividiamo pienamente. Noi intendiamo ribadire che trasferire questi malati da un ambiente che sentono ormai parte di loro, è un’azione moralmente disumana; se poi, come pare, dovranno essere portate in strutture private, in tal caso assisteremmo, ancora una volta, al trionfo degli affari e a quel declino dei valori umanistici e cristiani di cui abbiamo detto; al declino, quindi, della nostra civiltà, considerato che quei valori ne sono il fondamento. Trasferire i cosiddetti “ dementi tranquilli” ad altre strutture, senza tenere in considerazione le loro necessità fisiche e soprattutto psichiche, vuol dire effettuare un’abietta mercificazione dell’essere umano. Siamo consapevoli della miseria del tempo in cui viviamo, ma facciamo in modo, nonostante tutto, di non cadere così in basso!
E LE STELLE STANNO A GUARDARE !
Un’altra perla si è aggiunta, in questi giorni, alla già ricca collana intessuta, in questi anni, dai politici del centro destra che governano Modica e la provincia regionale di Ragusa: intendiamo riferirci alle recenti dimissioni dell’Assessore allo Sport e presidente dell’Aapit Nino Minardo, al fine di poter partecipare alle prossime elezioni regionali. Il giovane rampollo della famiglia Minardo – non usiamo, come altri impropriamente hanno fatto, il termine Casato, giacchè questo ha ben altro significato – mira dunque ad ottenere un seggio a Palazzo dei Normanni. Diciamo, innanzitutto, che non abbiamo per nulla condiviso le affermazioni del presidente della Provincia, il quale ha dichiarato: “ Prendo atto della sua decisione, lo ringrazio per l’impegno messo in campo in questi mesi di azione amministrativa e, in relazione al suo prossimo impegno elettorale, gli formulo i migliori auguri”. Con tale dichiarazione, il presidente Antoci , di fatto, non ha condannato un modo di fare politica che è offensivo nei confronti di tutti noi, che per fortuna siamo ancora cittadini e non sudditi, che è lesivo dei principi che sono alla base di una società democratica e che è l’espressione di una incoerenza che dovremmo avere il coraggio di combattere e di denunciare. Il presidente Antoci, invece di formulare auguri, avrebbe dovuto redarguire il suo assessore. Alla luce di quanto scrive Gianni Nicita sul Giornale di Sicilia del 16 Dicembre, dove sono elencati, in modo preciso e minuzioso, i positivi risultati ottenuti dal Minardo, e considerato che egli stesso si attribuisce “ una politica di promozione del territorio programmata e vincente che sta dando risultati lusinghieri”, noi, che siamo afflitti da una inguaribile ingenuità, non riusciamo davvero a capire perché mai Minardo abbia dato le dimissioni da una carica che ricopriva con tali eccellenti risultati.
Sui motivi che lo spingono a lasciare Ragusa per tentare di approdare a Palermo, possiamo soltanto azzardare delle illazioni: si tratta di spirito di servizio verso la collettività? Di obbedienza verso il partito che gli ha chiesto di dare il suo contributo? Di un incontenibile desiderio di avere un palcoscenico più importante, al solo fine di lottare con maggiore autorità per lo sviluppo della sua provincia? Certo gli saremmo grati se egli stesso potesse chiarire come stanno veramente le cose! Confessiamo, tuttavia, di nutrire molti dubbi che ciò possa avvenire. Stiamo ancora aspettando di capire, infatti – sempre a causa della nostra incurabile ingenuità – per quale motivo, nel Settembre del 2004, Mommo Carpentieri – per il quale, peraltro, non nutriamo alcuna stima dal punto di vista politico – dovette farsi da parte per cedergli il posto nella giunta provinciale: non ci sembrò per nulla rispettoso dei valori democratici e della volontà popolare che uno sconosciuto dovesse subentrare a chi aveva dimostrato, in altre occasioni, di godere di un ragguardevole consenso elettorale. Le dimissioni di Minardo, stando alla cronaca locale, creeranno non poche turbolenze nella coalizione di maggioranza. Condorelli, Ragusa e Barrera sono indicati come i maggiori pretendenti alla poltrona assessoriale. Nel caso il prescelto fosse Condorelli, entrerebbe in consiglio Franzo Bruno, vicino alle posizioni di Leontini e non del senatore Minardo: a questo punto si aprirebbe uno scenario apocalittico: quale sarebbe la reazione dell’onnipresente senatore qualora dovesse subire un simile sgarbo? Ci fermiano qui, giacchè il buongusto e la serietà, che abbiamo la presunzione di attribuirci, ci impediscono di proseguire ulteriormente nella disamina di tali vicende, che sono l’espressione di una politica sterile, povera di contenuti e priva di qualsiasi slancio ideale. Ciò che maggiormente ci preoccupa e ci rende infinitamente tristi è che i cittadini di questa città e di questa provincia, come le stelle, nel celebre romanzo di Cronin, stanno a guardare: non un sussulto di coraggio, non un impeto d’orgoglio che lascino intravedere la fine del pernicioso e devastante sonno della ragione. Non scorgiamo nemmeno un flebile segnale di risveglio. Se ciò accadesse, potremmo dare un po’ di concretezza ai nostri sogni, ai quali non possiamo e non vogliamo rinunciare: liberare la nostra provincia e la nostra Sicilia dal clientelismo, dal nepotismo, dalla fiacchezza morale e dalla incoerenza intellettuale, perché si possa compiere, finalmente, il suo riscatto politico, etico e civile. Per tali motivi, sebbene proposta e sostenuta da un partito che abbiamo sempre avversato, ci auguriamo che la Borsellino possa salire sul gradino più alto dell’isola e che l’inquisito Cuffaro possa finalmente togliere il disturbo: e che si porti via gli amici e gli amici dei suoi amici !