La Pagina: 28 dicembre 2011

 

CARMELO OTTAVIANO:  UN GRANDE MODICANO DA RISCOPRIRE

 

Sabato, 10 dicembre, nell’Auditorium del Liceo Scientifico di Modica, si è svolto un incontro sulla figura e l’opera del filosofo modicano Carmelo Ottaviano (1906-1980). Relatori sono stati il prof. Francesco Rando, studioso del pensiero dell’Ottaviano e il pittore Franco Cilia. Alla instancabile azione del primo, dobbiamo il lodevole impegno per strappare all’oblio, al quale, dopo la sua morte, l’Ottaviano è stato condannato.

Tra le sue iniziative più importanti, ricordiamo quella che è poi sfociata nelle celebrazioni del centenario della nascita di Carmelo Ottaviano, che si sono svolte all’Università di Catania e all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Insieme a Francesco Solitario, Rando ha poi curato il volume “Carmelo Ottaviano nella filosofia del Novecento”, che raccoglie gli Atti dei Convegni e dunque gli interventi di 37 autorevoli studiosi, oltre alle toccanti testimonianze  dei figli del filosofo modicano.

Al secondo, il maestro Franco Cilia, il merito di avere espresso, attraverso il linguaggio a lui più congeniale, quello pittorico, alcuni temi fondamentali del pensiero dell’Ottaviano, primi fra tutti, la sua tensione verso l’infinito e la struggente malinconia, legata alla lucida consapevolezza che il destino degli enti finiti è il progressivo, ineluttabile annientamento: ogni ente è condannato a scomparire; nell’uomo, la certezza della fine genera sgomento, essendo questa un’avventura verso l’ignoto.

All’incontro è stato presente anche il dirigente scolastico del Liceo, prof. Sergio Carrubba, e il sottoscritto, in qualità di moderatore,  che ha fortemente voluto che questo incontro avvenisse, non soltanto per ricordare colui che fu suo indimenticabile maestro nella facoltà di Filosofia dell’Università di Catania, ma soprattutto perché negli alunni delle quinte classi del Liceo, per i quali la conferenza è stata organizzata, fosse suscitato quanto meno l’interesse per questo loro insigne concittadino: sarebbe stato infatti pretenzioso, oltreché assurdo, pretendere di far loro comprendere, in meno di due ore, il pensiero dell’Ottaviano, la cui complessità, per essere capita e acquisita, richiede ben altro tempo e soprattutto altri contesti.

Della vastissima produzione dell’Ottaviano, che fu tra i più grandi specialisti italiani di filosofia medievale, vanno certamente ricordate: “Critica dell’Idealismo”, tradotta in tedesco (in Germania la sua filosofia è studiata e conosciuta, mentre in Italia il suo nome è scomparso da tutti i manuali di filosofia per i Licei, anche dai migliori: pochi, in verità); “Metafisica dell’essere parziale”, ovvero la sua opera più importante, visto che vi è esposto il suo sistema filosofico, ovvero la filosofia della quarta età, come egli amava definirlo e infine il celebre “Manuale di Storia della Filosofia”, dove l’Ottaviano sa mirabilmente coniugare la sua riconosciuta chiarezza espositiva con il rigore scientifico e terminologico.

Dotato di una intelligenza ben al di sopra della media – studente al Campailla di Modica, nel luglio del 1923 conseguì la licenza liceale senza sostenere l’esame finale dal quale fu esentato in virtù degli altissimi voti ottenuti in tutte le discipline; nel 1930 vinse il concorso nazionale per insegnare Storia e Filosofia nel Licei, classificandosi primo assoluto in Italia – ebbe una vita assai travagliata a causa dell’invidia e dell’intolleranza di alcuni suoi illustri colleghi.

Insegnò nelle Università di Cagliari, Napoli e Catania: in quest’ultima vi rimase ininterrottamente dal 1946 al 1976. Per il suo acceso antiidealismo fu osteggiato, con indicibile acrimonia, dal Gentile e soprattutto dal Croce, che in quegli anni esercitavano una vera e propria dittatura culturale sull’intero mondo accademico italiano. Fu proprio a causa della ostilità di Benedetto Croce che a Napoli l’Ottaviano poté rimanere soltanto un anno. Negli anni Settanta, lui convinto cattolico, dovette riprendere la battaglia, per poter liberamente esporre le proprie convinzioni, contro una nuova e più temibile intolleranza, quella delle forze politiche e culturali marxiste e contro quella, più subdola, dei cattocomunismi. Forse per tale motivo, a proposito della sua vita, scriveva: “ Così povera di gioia e così esperta di amarezze e di disinganni” e ancora: “ Si è così soli nella vita: una solitudine che desta sgomento”.

L’Ottaviano, nel 1923, a ventisette anni, fondò la rivista “Sophia” che diresse ininterrottamente fino al 1974, e che fu tra le più prestigiose d’Europa. In possesso di una cultura smisurata, Ottaviano  fu per decenni indiscusso protagonista della filosofia italiana ed europea.

Nella realtà accademica italiana del Novecento, dominata dal neoidealismo, prima, e dal marxismo, dopo, si può capire – ma in alcun modo giustificare – il silenzio che gli si voleva imporre, ma dopo la morte, l’oblio non è né comprensibile né giustificabile. Si può infatti condividere o meno la sua filosofia, ma la moralità cristallina dell’uomo e la grandezza intellettuale del filosofo andavano salvaguardate e custodite.

La vicenda umana di Carmelo Ottaviano ripropone il problema della grandezza e della miseria umana – magistralmente descritto da Pascal – in modo particolare per quanto riguarda la dimensione morale. Ottaviano, sebbene non esente, ovviamente, dai limiti e dai difetti che sono propri di ogni creatura umana, ha saputo incarnare la grandezza, avendola cercata proprio nel pensiero, che è l’unica cosa, come diceva Pascal, che può sollevare l’uomo dalla sua miseria. Ha incarnato la grandezza perché non ha abdicato al dovere e al diritto di conservare ad ogni costo la libertà di pensiero ed ha lottato, per difenderla, contro l’ignoranza dei presuntuosi e la tracotanza degli intolleranti.

Non ha mai voluto essere un intellettuale organico ed ha pagato questa sua scelta di libertà con gli attacchi, anche personali, quand’era in vita, e con l’oblio, quando dalla vita si è congedato, nel più assordante silenzio.

E adesso, mettiamoci in piedi, e rendiamogli omaggio!