LE ISTITUZIONI E LA GIOSTRA

 

 

Le dimissioni di Cuffaro, e il prossimo scioglimento dell’assemblea regionale, hanno già scatenato  i consueti e famelici appetiti di migliaia di siciliani, pronti a sacrificare il loro tempo e ad alleggerire i loro portafogli, nella speranza di ottenere uno scanno a Palazzo dei Normanni. Per noi, che da un po’ di tempo, forse per l’inesorabile avanzare dell’età, siamo facili alla commozione, queste competizioni elettorali sono diventate come una boccata d’ossigeno, in questo clima in cui siano costretti a vivere, inquinato dall’arrivismo e dal malaffare. Ci conforta, infatti, ed è motivo di speranza in un futuro migliore, sapere che migliaia di nostri corregionali si agitano, fremono e scalpitano per andare a Palermo, mossi da un’unica e nobile motivazione: l’amore incondizionato per la loro terra!
Anche il sindaco Torchi è tra quelli che sono già pronti al sacrificio; egli ha infatti dichiarato: “
Mi rimetto alle decisioni del leader, l’onorevole Peppe Drago, e del partito”,  ma è ovvio che, per compiere quest’atto benemerito, dovrà dimettersi da Sindaco della città.  La notizia l’abbiamo appresa dalla stampa locale, ed è stata per noi come un fulmine a ciel sereno, come un violento nubifragio che ha oscurato una radiosa giornata di sole e che ha suscitato nel nostro animo una profonda amarezza e tanta tristezza. E’ vero, non siamo mai stati teneri col Sindaco di Modica, perché non abbiamo condiviso e non condividiamo quasi nulla del suo modo di fare e d’intendere la politica, ma il suo attaccamento alla città ha costituito l’unico tassello positivo di un mosaico altrimenti negativo e addirittura infausto.
Ricordiamo perfettamente i giorni della sua sofferenza, allorquando, due anni orsono, in occasione delle regionali, sciolse all’ultimo istante l’amletico dubbio se andare a Palermo o restare a Modica, alla guida della città. Non possiamo, pertanto, non ricordare alcune tra le sue sofferte dichiarazioni di allora: “
Non posso permettermi di privilegiare le mie legittime ambizioni rispetto al mandato conferitomi e alla fiducia che mi è stata accordata”. Poi, dopo aver ricordato che la città era preoccupata di restare senza guida e senza riferimenti istituzionali, il nostro Sindaco, dimostrando una commovente abnegazione, dichiarò: “ Per queste ragioni ho deciso di continuare nel mio impegno amministrativo  e di servire i modicani con immutata dedizione, amore ed impegno”.
Anche noi, allora, non riuscimmo a sottrarci alla commozione, davanti ad un uomo che metteva da parte le sue ambizioni pur di continuare a servire la città. In questa nostra martoriata Italia, e, in particolare, in questa nostra Sicilia, che due anni fa rielesse alla più alta carica politica dell’Isola un inquisito per fatti di mafia e dove l’inquisito, divenuto nel frattempo condannato, prima di togliere il disturbo ha festeggiato perché un Tribunale lo ha ritenuto colpevole di aver fatto gli interessi di alcuni mafiosi – ma non della mafia in quanto tale ! Ogni Paese ha le leggi che si merita – il nostro Sindaco è stato ed è per noi, nonostante le critiche che non gli abbiamo fatto mai mancare, un punto di riferimento, proprio per l’attaccamento alla nostra Modica. Sapere che siamo amministrati da un Sindaco  che soltanto per amore, due anni fa, ha anteposto la sua città alla sua carriera politica, è per noi motivo di tranquillità, e il rischio (qualora dovesse partecipare alla competizione e risultare eletto) che Modica possa essere governata da qualcuno al quale della città non frega niente ci procura un brivido alla schiena. E’ vero che tale rischio è poco probabile, giacché la classe politica modicana – come quella regionale e nazionale – è costituita da persone che non hanno altro obiettivo che il bene della città e dei loro concittadini, ma, in mezzo a tanta dedizione e altruismo, può sempre saltar fuori la gramigna ad infestare questo splendido campo di grano, dove maturano le spighe della correttezza, della lealtà, della coerenza e della politica intesa come servizio e mai come mestiere. In altri termini, se il nostro Sindaco andrà a Palermo, chi ci garantisce che il prossimo metterà il bene della città, come ha fatto lui, al di sopra dei suoi interessi personali e di partito?
E chi continuerà nell’opera intrapresa, quella di cambiare questa città? E’ vero che dopo sei anni non ci ha ancora spiegato quali siano e quali dovranno essere questi straordinari cambiamenti, ma bisogna convenire sul fatto che è sempre preferibile il cambiamento – anche se non sappiamo dove ci condurrà – al reazionario immobilismo!
 Avendo dato la sua disponibilità a voler traslocare a Palermo, Torchi si trova adesso in una situazione davvero imbarazzante: due anni fa, non volle partecipare per amore della sua città, se stavolta intende partecipare ( ora che la città, tra l’altro, sta molto peggio di allora, non fosse altro che per il dissesto finanziario in cui è stata trascinata) delle due l’una: o allora Torchi ci raccontò delle bugie o questa città egli non l’ama più.
Giacché escludiamo che il nostro Sindaco dica le bugie, non resta che la seconda ipotesi. Ma in tal caso, il Sindaco deve spiegare ai suoi concittadini perché si è fatto rieleggere alla guida di una città che, evidentemente,  non gli è più cara e perché ha perseverato a farle, quotidianamente, ardenti dichiarazioni d’amore. La disponibilità di Torchi ad abbandonare Modica è per noi, lo confessiamo,  un duro colpo: il suo amore per Modica, come abbiamo già detto,  è l’unica realtà che ci ha permesso di  sperare ancora in una redenzione della politica! Adesso, anche quest’ultima, tenue speranza è crollata, e noi siamo precipitati nel baratro esistenziale.
Il responsabile nazionale Enti locali de “La Destra”, Nello Musumeci, ha dichiarato:
“Un Sindaco o un presidente della Provincia che lascia in anticipo la gente della propria città in cerca di altri ruoli istituzionali compie una scelta assai discutibile, almeno sul piano dell’etica politica. Abbandonare prima della scadenza naturale la guida della comunità che lo ha eletto assume il sapore di una diserzione o di un egoismo personale, comunque contrario agli interessi pubblici. In questo modo la politica appare sempre più un carrierificio da cui i cittadini si allontanano con giustificato disgusto”. Non possiamo non condividere integralmente le osservazioni di Musumeci.
Il fatto che Torchi, nel dare la sua disponibilità alla candidatura, si trovi in affollatissima compagnia, non cancella comunque l’inopportunità di voler salire e scendere dalle Istituzioni, come fossero una giostra!

 

Giuseppe Ascenzo

 

                L’ERGASTOLO, LA POLTRONA E LA CATARSI

 

Durante l’assemblea dell’UDC, che si è svolta l’1 Febbraio a Ragusa, alla presenza di Saverio Romano, segretario regionale del partito, stando al resoconto che ne ha fatto il giorno dopo “Il Giornale di Sicilia”, l’on.Drago “ fa fatto sorridere la platea” dichiarando:” Per la Presidenza della Regione avevano proposto il mio nome. Ho detto subito di no perché altrimenti, per la storia dei fondi riservati, potrebbero pensare di darmi l’ergastolo”.  Confessiamo che siamo rimasti attoniti e sbigottiti. Per quanto ne sappiamo, per questa faccenda, risalente al periodo in cui Drago era presidente della Regione, il leader dell’UDC modicano è già stato condannato, ma, giacché , se non andiamo errati, manca ancora l’ultimo grado di giudizio, anche per lui non può che valere la presunzione d’innocenza. E’ il caso di ricordare, però, che anche la sentenza che ha condannato Cuffaro – fatte, ovviamente, le debite differenze per quanto riguarda il capo d’imputazione – non è quella definitiva, eppure egli ha dovuto abbandonare la sua alta carica politica: ed è stato giusto così, non soltanto perché la sua permanenza alla guida della Regione gettava un’ombra di imbarazzante sospetto su tutta la Sicilia, ma anche perché – considerato che tutti i cittadini devono essere uguali dinanzi alla legge – è giusto che egli si difenda, nei prossimi gradi di giudizio, con le armi del comune cittadino, e non usufruendo di una situazione di privilegio e di prestigio. L’on. Drago, e in questo è certamente in affollatissima compagnia, non ha ritenuto di fare altrettanto: l’accusa, come abbiamo già detto, è diversa,  ma che egli ci scherzi su, lo riteniamo eticamente poco opportuno e politicamente assai grave. Nella tanto disprezzata italietta di un secolo fa, per molto meno, un politico abbandonava la scena e si chiudeva in un impenetrabile e definitivo silenzio. Come sempre, il tempo fa giustizia: l’italietta di allora, pur coi suoi limiti, era impregnata di valori alti e intramontabili; quella di oggi si manifesta in tutta la sua avvilente e mortificante decadenza. Non meno biasimevole è stato l’atteggiamento della platea democristiana; la presunzione d’innocenza, infatti, non esclude, a priori, la possibilità della colpevolezza: pertanto, finché non sarà sancita la prima ed esclusa la seconda, una platea seria e consapevole avrebbe dovuto assumere un atteggiamento di responsabile neutralità. Né fischi né sorrisi di compiacimento, dunque, ma un comportamento esteriore che rispecchiasse un corretto atteggiamento interiore, che, in questi casi, non può non essere che una naturale sospensione del giudizio. Abbiamo voluto citare questo episodio perché è emblematico della situazione di decadenza che sta vivendo la nostra città, la nostra Regione e l’intero Paese. Il fatto che Drago scherzi sulle sue vicende giudiziarie è certamente grave, ma noi riteniamo ancor più grave il dato culturale che soggiace all’intera vicenda: qui non si tratta, infatti, di non capire la gravità della propria “battuta” – Drago è infatti una persona intelligente – ma di ritenere, evidentemente, che i fatti in questione non siano preoccupanti. Ma è preoccupante per noi, che per lui non lo siano!
Il problema, ovviamente, trascende l’episodio cui abbiamo fatto riferimento e assume delle connotazioni a dir poco allarmanti: Drago, infatti, è figlio del suo tempo e di un modo d’intendere la politica che ovviamente non condividiamo. Ci sembra opportuno, comunque, precisare, e non per motivi facilmente intuibili ma perché tale è la nostra intenzione, che quanto diremo adesso non è più a lui specificamente riferibile, ma, in generale, alla classe politica che governa Modica e la Sicilia. Una classe politica che porta il peso di una responsabilità, che sarà la storia, in futuro, a porre bene in evidenza, perché sia di monito alla generazioni che verranno. Noi, che ci muoviamo nella cronaca, abbiamo il dovere di lasciare ai posteri la nostra umile testimonianza, che aiuti coloro che verranno dopo di noi a comprendere eventi che oggi, purtroppo, non vengono recepiti nella loro intrinseca drammaticità. La decadenza di Modica, ad esempio, ha dei contorni talmente sfumati che non è facilmente intellegibile, anche perché sapientemente camuffata da chi ordisce, nell’ombra, i suoi nefasti progetti, e la politica, da luogo di progettualità si è fatta strumento di finalità che la trascendono. Molte volte, ad esempio, abbiamo rimproverato al sindaco Torchi il suo ossessionante ritornello di voler cambiare Modica: da un po’ di tempo, ci chiediamo se egli si sia mai domandato a chi giova l’esasperazione della mentalità mercantile, dello spirito concorrenziale, il proliferare delle banche, l’esponenziale aumento del fiume di denaro che ha inondato la città: sono queste infatti le coordinate entro le quali si è sviluppata la sua azione politica. Parlavamo della classe politica, e allora come non ricordare che questa vive nei compromessi con una naturalezza che dà i brividi, che cambia casacca con disgustosa disinvoltura; una classe politica abbarbicata alla poltrona, prigioniera di un ripugnante nepotismo che offende il buongusto e la democrazia. Lo scandalo del Consorzio bonifiche di Ragusa e quello dell’ATO ambiente di Palermo non sono più l’eccezione ma la regola: naturalmente non spetta a noi emettere sentenze e pertanto aspettiamo che la Magistratura si pronunci. Quel che ci indigna è che i casi, per i quali attendiamo tali pronunciamenti, aumentano con un ritmo così vertiginoso che non possono non destare una legittima preoccupazione. La situazione di degrado in cui vive Modica l’abbiamo già descritta innumerevoli volte e pertanto non è il caso di sottolinearla ulteriormente. Noi avvertiamo il diritto e il dovere di invitare i nostri concittadini ad  ascoltare, in silenzio, la voce della loro coscienza e chiedersi quale città vogliono lasciare in eredità ai loro figli e ai loro nipoti: siamo certi, infatti, che il danno che questa Amministrazione sta infliggendo a Modica non è di quelli che scompariranno quando Torchi, Drago e i loro alleati saranno usciti di scena, ma è un danno che si farà sentire per tanto, tantissimo tempo. Vogliamo lasciare ai nostri figli una città fondata sul culto del denaro e dell’arricchimento, sul chiassoso divertimento, sulla volgarità, sul vacuo apparire, sul materialismo sfrenato; una città che sta diventando sempre più violenta, mortificata da innumerevoli atti di teppismo e persino da delitti, pochi anni fa inimmaginabili da queste parti? O vogliamo restituirle la dignità e la tranquillità perdute, ridarle i valori dello spirito calpestati dagli affari e dalle egoistiche leggi del mercato, ricondurla alla dimensione umana che le è stata letteralmente strappata e che la rendeva unica e straordinaria? Le elezioni politiche e regionali, e probabilmente quelle per eleggere il nuovo consiglio comunale, ci offriranno, fra non molto, l’ennesimo e disgustoso spettacolo di centinaia di candidati pronti a sbranarsi, come un branco di lupi affamati, per accaparrarsi la preda, che in questo caso è la poltrona, qualunque essa sia. Alla volgarità dei fatti si affiancherà l’ipocrisia, non meno triviale, delle consuete dichiarazioni di amore e di servizio alla città e ai Modicani.
Ancora una volta, a Modica come in tutta la Sicilia, il denaro sarà il criterio inappellabile della selezione e il conto in banca deciderà chi dovrà governare nei prossimi anni: l’ignoranza, l’imbecillità e la disonestà non saranno, come sempre, categorie preclusive. Ma quel che è maggiormente grave è che i cittadini saranno disposti, ancora una volta, a vendere Modica e la Sicilia, per il classico piatto di lenticchie.  I Sindaci e i Presidenti delle Province lasceranno le loro poltrone per tentare di accomodarsi su altre più importanti e redditizie, fregandosene del mandato ricevuto pochi anni prima e trattando le Istituzioni come fossero lo zerbino dei loro lussuosi appartamenti. E’ triste pensare a decine di migliaia di poveri diavoli schiacciati dalla plutocrazia e convinti di vivere in democrazia. Anche il sindaco Torchi ha dato la sua disponibilità ed è pronto al sacrificio: se dovesse partecipare alla prossima competizione per le regionali, gli auguriamo – non essendo ipocriti – di perdere, per il bene della città e suo personale. Modica,  infatti, si libererebbe di un Sindaco che l’ha trasformata in una città-mercato e in un permanente parco-giochi, e lui, non più sindaco e nemmeno onorevole, ridiventerebbe un comune cittadino, e allora, forse, libero dalle demagogiche promesse elettorali, dai compromessi e dalle sudditanze di partito, probabilmente si accorgerebbe di quanto male ha fatto alla sua città: potrebbe essere l’inizio della sua catarsi politica, e questo,  lo diciamo senza alcuna ironia, glielo auguriamo in modo sincero e disinteressato.

 

Giuseppe Ascenzo