LA  PAGINA:  12 FEBBRAIO 2011

 

 

A PROPOSITO DELL’INTERVENTO SUL NOSTRO GIORNALE DEL  SINDACO BUSCEMA

 

“SAGGI”  DI  TUTTA  MODICA,  UNIAMOCI!

 

Sullo scorso numero de La Pagina, il sindaco di Modica, sulla scia di quanto faceva il suo predecessore, elogia la sua esperienza amministrativa, ma soprattutto si scaglia, in maniera garbata ma decisa, contro coloro che in questi tre anni tale esperienza hanno quasi sempre criticato. Giacché tutte le critiche che Buscema cerca di rintuzzare coincidono perfettamente – si pensi alla questione della Multiservizi di cui ci siamo recentemente occupati su questo stesso giornale o alla faccenda del rimpasto – con quelle che sempre gli abbiamo mosso, ci sentiamo legittimamente chiamati in causa. Ma, visto che  non abbiamo la presunzione di essere gli unici “saggi” – così, sarcasticamente, egli ci definisce – in circolazione, riteniamo utile fare alcune precisazioni, certi di interpretare il  pensiero anche degli altri “saggi colleghi”.
Chiediamo scusa ai nostri lettori per la schematicità di questo nostro articolo, ma è inevitabile, giacché intendiamo rispondere punto per punto alle osservazioni di Buscema, per dimostrare la fragilità delle tesi con le quali ritiene di autoassolversi. 1) Sulla questione della Multiservizi Buscema non smentisce – e come avrebbe potuto? – che la sua liquidazione è stata fortemente voluta e ottenuta da Minardo, e non smentisce che, per accontentare il suo “ingombrante” alleato, la sua amministrazione ha disatteso  ben due accordi sottoscritti con le forze sindacali. Ci sembra poi poco opportuno parlare di grande attenzione al mondo del lavoro proprio nel momento in cui i dipendenti della Multiservizi devono ancora percepire la tredicesima e gli stipendi di novembre, dicembre e gennaio; per non dire di quelli della Rete Servizi che aspettano i loro da oltre cinque mesi! 2) Il sindaco definisce un passo politicamente importante il rimpasto effettuato l’estate corsa e nel contempo ci ricorda che non ha  mai inteso seguire i dettami del manuale Cencelli. Le dichiarazioni di principio hanno valore quando sono suffragate da una spiegazione convincente, che in questo caso non c’è. Quando si sostituiscono degli assessori e nello stesso tempo li si elogia per l’operato svolto c’è qualcosa, sul piano della logica, che non funziona, perché, se hanno lavorato bene, non è possibile dare una spiegazione razionale dell’avvenuta sostituzione. Poiché siamo abbastanza adulti per poter credere ancora alle favole (quella del “rilancio amministrativo”: tipica espressione del più ripugnante politichese) il sindaco, visto che non ha consultato il Cencelli, dovrebbe almeno spiegare ai suoi concittadini a quale altro manuale si è ispirato. Forse a quello che impone di far provare a tutti gli alleati l’ebbrezza di una bella poltrona assessoriale onde evitare malumori e fratture? Sarebbe stato anche opportuno che spiegasse perché una delega così importante, come quella al bilancio, a un certo punto della legislatura debba  essere tolta  alla coalizione del sindaco e data a quella dell’ “ingombrante” alleato: dobbiamo davvero credere che sia stata una sua gentile concessione a Minardo? Credo che chiunque, dotato di buon senso, non possa mettere in dubbio che il sindaco abbia dovuto “obbedire”! Insomma, “un po’ a te, un po’ a me”: e la spartizione delle poltrone è assicurata! 3) Il sindaco sostiene che tutti coloro che da sempre hanno sostenuto che questa “ibrida” amministrazione sarebbe stata litigiosa sono stati smentiti dai fatti. Colpa della sua memoria corta? Nell’ottobre del 2009 l’attuale maggioranza stava per sfaldarsi, proprio perché Minardo, esprimendosi come fosse un leader dell’opposizione, minacciava tuoni e fulmini contro Buscema e il Partito Democratico, dichiarando addirittura di sentirsi preso in giro dagli alleati, che non mantenevano la promessa di porre in liquidazione la Multiservizi. E oggi che questo è stato fatto, Buscema ci viene a raccontare che non è succube di Minardo! Naturalmente, questo è solo un episodio: chiunque segue le vicende della politica locale sa bene quante volte l’amministrazione è stata sull’orlo della crisi per l’opposizione interna del MPA e  quante volte  il PD abbia dovuto fare i salti mortali per sminuire tali contrasti agli occhi dell’opinione pubblica.  La questione del documento sul piano paesaggistico, di cui ci siamo occupati su La Pagina del 12 gennaio, è la prova che quando il sindaco definisce “equilibrata, responsabile e non litigiosa” questa maggioranza, non  si accorge che dovrebbe essere lui, e non i “saggi”, ad avere l’onestà intellettuale di chiedere scusa ed ammettere di essersi sbagliato.  4) Il sindaco, ancora una volta, ripropone la solita storia che se avesse vinto senza questa “ibrida”alleanza non avrebbe poi potuto governare senza avere la maggioranza in consiglio comunale. E noi riproponiamo la nostra solita osservazione: in quel caso avrebbe dovuto dimettersi, facendo decadere l’intero consiglio comunale, e con le sue dimissioni avrebbe indicato ai suoi concittadini, in maniera chiara e inequivocabile, i responsabili della ingovernabilità della città.
Un simile gesto, forse, avrebbe finalmente svegliato le coscienze dei modicani e probabilmente avrebbe aperto la strada ad un vero rinnovamento e forse lui e i suoi sarebbero stati rieletti a furor di popolo. Certo, avrebbe dovuto rinunciare alla poltrona, senza la certezza di poterla riconquistare: ma è un rischio che avrebbe dovuto correre; in caso positivo, però, avrebbe veramente “rivoluzionato” il modo di fare politica in questa città. 5) Buscema accusa noi “saggi” di analizzare i fatti al solo scopo di avere ragione: non è così, naturalmente, ma anche se così fosse, ci appare meno grave di “santificare”, sol perché adesso gli è alleato, un ex avversario, che in quanto tale veniva prima costantemente criticato e “politicamente” bistrattato. Ci sembra poi paradossale descrivere Minardo come un uomo non interessato alla spartizione delle poltrone, quando tutta la sua storia politica dimostra il contrario. Che l’ex senatore sia “disinteressato”  alle poltrone, lo ha dimostrato, ad esempio, quando in occasione delle elezioni amministrative, all’ultimo minuto, fece depennare dalla lista dei consiglieri di Forza Italia cinque candidati, perché colpevoli di essere amici di suo nipote Nino. Dopo aver ottenuto qualche assessorato e la presidenza del consiglio comunale sbattè la porta e passò con Lombardo. Ci sembra  che Buscema si comporti esattamente  nel modo in cui lui ritiene, sbagliando, che ci comportiamo noi: partendo dal presupposto che Minardo è diventato ormai un politico valido e affidabile, ricorre a qualunque fatto, anche il più insignificante, per dimostrare la verità del suo assunto, utilizzando lui quel ragionamento deduttivo che attribuisce a noi! Come può, inoltre, sostenere che il MPA si è alleato col centrosinistra per il bene della città? Dovremmo credere che lui crede veramente che Minardo si sia improvvisamente “convertito” come San Paolo sulla via di Damasco? E non è assai grave che tutta la città sappia che Minardo ha cambiato bandiera e schieramento per una mera questione di potere (visto che dall’altra parte lo aveva perso) e non lo sappia il sindaco?
6) Il sindaco attacca coloro che criticano i politici stando seduti in poltrona: dimentica, probabilmente, che è meglio accomodarsi sulla poltrona di casa propria che volersi accomodare su altre, anche a costo di accettare, come nel suo caso, scomode alleanze ed acconsentire, pur di conservarle, quelle poltrone, alle imposizioni – che ci sono, nonostante il sindaco si arrampichi sugli specchi per negarle – di uomini che, politicamente, non valgono nulla.
7) Prendiamo atto che il sindaco, come altri, quando si trova a corto di argomenti, scaglia sugli avversari la solita e inconcludente accusa di qualunquismo, e anche lui cade nell’errore di usare in modo improprio questo termine, che viene erroneamente inteso come l’atteggiamento di chi non si schiera e critica tutto e tutti: giacché non abbiamo alcuna intenzione di ripeterci, per il corretto uso del termine  rimandiamo a un dizionario della lingua italiana. 8) Ultima considerazione: Buscema accusa i suoi detrattori di non avere il coraggio di esporsi, di sporcarsi le mani e che forse ciò dipende anche dal fatto che la gente non li ha mai votati. Qui ci sganciamo dagli altri “saggi”  e rispondiamo soltanto di noi e delle nostre azioni. In anni particolarmente difficili, gli anni Settanta, ci siamo esposti, eccome, ma non nelle tranquille stanze di qualche sagrestia o nelle ipocrite adunanze dei democristiani, ma nelle piazze, nelle aule universitarie e nelle sedi di un partito che “democraticamente” veniva posto nel ghetto, rivendicando la nostra libertà di leggere i giornali che volevamo leggere, di poter esporre liberamente le nostre idee, di lottare perché anche la nostra parte politica, quella che si radunava sotto il tricolore, avesse diritto di cittadinanza in un’Italia in cui, se non stavi a sinistra e con la bandiera rossa in mano, rischiavi letteralmente la pelle, e non furono pochi, infatti, i nostri coetanei che ce la rimisero. Sia chiaro, dunque, che, per quanto riguarda il coraggio di esporsi, non prendiamo lezioni da chicchessia! Sul fatto di non essere mai stati eletti – nel caso, ovviamente, il sindaco intendesse riferirsi a noi -  la cosa non ci tocca affatto, per il semplice motivo che, pur avendone più volte avuto l’opportunità, non ci siamo mai voluti candidare. Abbiamo preferito salvaguardare la nostra onestà intellettuale, la nostra indipendenza di giudizio e la nostra integrità morale: per questo, oggi, possiamo permetterci di criticare anche Buscema, persona moralmente stimabile, ma che, dal punto di vista politico, sta dimostrando di essere organico ad un modo di intendere la politica, che, considerati i suoi principi etici e cristiani e la sua onestà, dovrebbe invece combattere!




 

 

DIALOGO: Febbraio 2011

 

IL  LEGITTIMO  EREDE  DELL’INFAUSTA  D.C.

 

In un intervento su La Pagina del 28 gennaio, il sindaco Buscema afferma: “ d’altronde oggi a parlare sempre male di chi fa politica si va sul sicuro e non si rischia niente”. Ma siamo davvero certi che il parlar male è da porre in relazione soltanto col desiderio di scrive di fare “ la figura della persona indipendente e coraggiosa che non ha paura di criticare i potenti o presunti tali “?  Non è assai più probabile che le critiche a coloro che oggi fanno politica derivino, invece, dal fatto che molti, tra costoro, sono inadeguati al ruolo che ricoprono? Che nascano dal fatto che,  troppo spesso, dimostrano di essere conniventi col malaffare? O perché pensano esclusivamente a rimpinguare il loro conto in banca e a far partecipare al banchetto gli amici e gli amici degli amici, anziché preoccuparsi di far progredire economicamente, socialmente e civilmente le realtà che amministrano?
Possiamo forse negare che la politica è stata ridotta a uno squallido teatrino di periferia dove si esibiscono delle marionette che non hanno nemmeno il buon gusto di far tirare le fila sempre allo stesso burattinaio, visto che coloro che le manovrano si alternano, con spudorata frequenza, rendendo ancora più desolante il già deprimente teatrino? Ci siamo chiesti più volte se siamo affetti da una forma acuta di pessimismo che ci impedisce di vedere ciò che di buono accade nella politica, ma ogni volta, nonostante la buona volontà di metterci in discussione, ne usciamo con la consapevolezza che la nostra scarsa fiducia nei politici è più che sacrosanta. Si consideri, ad esempio, quanto è recentemente accaduto alla Regione Siciliana, dove, ad esclusione del Partito Democratico, tutti hanno espresso parere sfavorevole alla proposta di abbassare da novanta a settanta il numero dei parlamentari regionali. Il fatto, naturalmente, meriterebbe di essere ampiamente approfondito e accuratamente valutato, soprattutto per quanto riguarda l’atteggiamento tenuto dal Movimento per l’Autonomia, verso cui non abbiamo mai nutrito alcuna stima, e lo abbiamo sempre detto, sia per quanto riguarda il suo gruppo dirigente, sia per quel che concerne il suo modo ambiguo di fare politica, che lo fa essere il più legittimo erede dell’infausta Democrazia
Cristiana.
Tale ambiguità è emersa, in maniera assai evidente, nella recente dichiarazione degli esponenti modicani del Movimento, che hanno affermato di condividere la scelta di Riccardo Minardo che all’ARS ha votato per mantenere inalterato l’attuale numero dei parlamentari. La dichiarazione della sezione modicana del MPA è inquietante per due motivi, che proveremo a spiegare. (Ma prima, per un momento, torniamo all’iniziale quesito che abbiamo posto all’inizio di questo nostro articolo: siamo noi che vogliamo sempre e comunque parlar male dei politici, o sono costoro che quotidianamente ci offrono l’occasione per farlo?). La prima questione riguarda la pessima abitudine del MPA – ma in questo è certamente in affollata compagnia – di offendere l’altrui intelligenza. Leggere per credere!  L’MPA di Modica afferma: “ Il perseguimento di tale obiettivo (quello della riduzione dei costi della politica, n.d.r) può essere realizzato incidendo su numerosi altri profili, ma la scelta di mantenere inalterato il numero dei deputati regionali meglio garantisce (sic!), in termini di rappresentatività e di qualità, le risposte dei nostri parlamentari ai cittadini della Regione”.Insomma, se i parlamentari regionali dovessero malauguratamente scendere da novanta a settanta saremmo perduti!  Non soltanto calerebbe drammaticamente il livello qualitativo delle loro risposte ai bisogni dei siciliani, ma, dio non voglia, correrebbe  dei pericoli persino la democrazia, visto che anche la rappresentatività rischierebbe di essere compromessa!  Sia chiaro che la scelta di trattare ironicamente tale questione non scaturisce da una sottovalutazione della stessa, ma dal fatto che, dopo aver subito la beffa dell’offesa alla nostra intelligenza, il tono ironico ci preserva dal rischio di usare  qualche appellativo che ci farebbe subire il danno di vedere offese anche le nostre tasche. La seconda questione riguarda la grave incoerenza politica di Minardo e di coloro che lo seguono – e questa non è certo una novità – ma è giusto e doveroso che ciò sia fatto ancora una volta notare.  Da quando Minardo si è convertito al buon governo, al rigore finanziario e all’efficienza amministrativa – tutte cose alle quali, ovviamente, non abbiamo mai creduto – nel nome di questi riscoperti ideali non si è fatto scrupolo di porre in secondo piano persino la salvaguardia dei posti di lavoro e il regolare pagamento degli stipendi  a coloro che sono ormai esasperati dal percepire con gravissimo ritardo quanto loro dovuto.  Con la recente dichiarazione, l’MPA modicano si dimostra, ancora una volta, indegno, dal punto di vista politico, ovviamente, di governare questa città. Ci sono famiglie, soprattutto quelle monoreddito, che nel nome del rigore finanziario (che è sacrosanto, ma che si deve ottenere percorrendo altre strade) così fortemente voluto da Minardo – ma perché non lo ha chiesto quand’era vicesindaco di Torchi? – stanno vivendo un disagio economico, e dunque sociale, non indifferente. Dinanzi a tale situazione, l’MPA modicano non trova di meglio che solidarizzare col suo leader che si batte perché a Palazzo dei Normanni stiano comodamente seduti novanta deputati anziché settanta. Sappiamo bene che la riduzione del numero dei parlamentari non risolverebbe i problemi economici dell’Isola, ma moralmente avrebbe un valore non indifferente, considerato che quei novanta signori, mentre i disoccupati e i precari sono in aumento in tutta la Sicilia e pertanto anche a Modica, si permettono il lusso di percepire mensilmente quanto un operaio guadagna in un anno!