PICCOLI POLITICANTI CRESCONO

 

 

Esattamente quattro anni fa, in un nostro articolo pubblicato sul mensile “Dialogo”, esprimevamo le nostre perplessità circa l’ennesima invenzione della politica – nella fattispecie, ci occupavamo di quella modicana -  che, pur di sopravvivere con le sue tante nefandezze, non disdegnava di far ricorso alla più vacua demagogia e alla più becera propaganda, pur di partorire un’altra mostruosità: ci riferiamo al civico consesso “baby”, con tanto di sindaco e assessori. Quando si tratta di ottenere la famosa “visibilità”, i nostri amministratori, come tutti ormai sanno, non sono secondi a nessuno. Nella nostra città furono i genitori dei piccoli candidati ad offrire uno spettacolo risibile e sgradevole, protestando per presunti brogli elettorali nell’espletamento delle votazioni, come se non bastassero quelli veri! Un atteggiamento che consentì, e ancora oggi consente – la situazione non è certo mutata in questi quattro anni – di evidenziare  la gravissima crisi, civile e morale, che imperversa nella nostra provincia – e nell’intera Italia, naturalmente – e che si esplicita nella perdita dei valori che contano e nella spasmodica ricerca della futilità e della stupidità. Allora inorridimmo al pensiero che gli adulti fremevano per vedere i loro pargoli sugli scanni comunali, mentre avrebbero dovuto provare orrore al pensiero che i loro figli venivamo strumentalizzati da una politica che arranca, sotto il vessillo dell’ignoranza e della falsità.
Dice un antico proverbio: “ Chi semina vento raccoglie tempesta”, e la sapienza popolare, come sempre, non sbaglia. I frutti amari, di questa ennesima farsa voluta dai politicanti – che ovviamente non è attecchita solo a Modica – li abbiamo raccolti appena un mese fa nella vicina Ragusa, e si tratta di frutti  più velenosi di quelli colti a Modica quattro anni fa. In occasione della “campagna elettorale”, infatti, ha fatto la sua tetra apparizione il voto di scambio. Il malcostume dei politici si è insinuato fra i piccoli candidati, e non soltanto per quanto riguarda la propaganda: gli aspiranti consiglieri, infatti, si sono affidati agli slogan, proprio come gli adulti, e pertanto, sebbene nel loro caso in modo inconsapevole, hanno acquisito e praticato la “nobile” arte della retorica. Fin qui, nonostante si tratti di un evento certamente diseducativo, i danni subiti sono tuttavia di lieve entità. Il problema ha assunto connotazioni, gravi ed allarmanti, nel momento in cui alcuni candidati hanno dato la loro disponibilità a dare un euro in cambio di un voto. Più volte, abbiamo invitato i politici a stare alla larga dai bambini e dai ragazzi; per tale motivo giudichiamo assolutamente nocive le loro periodiche visite nelle scuole della nostra provincia. Ciascuno di loro, a livello personale, potrà anche essere un galantuomo, ma in quanto “politici” costoro rappresentano un mondo – che di per sé non è ovviamente negativo – che oggi, in Italia, è sinonimo di affarismo, clientelismo e corruzione. Nei loro incontri coi nostri ragazzi parlano di valori e nobili ideali, ma non sono credibili, e pertanto rischiano di vanificare il quotidiano e difficile lavoro dei docenti, impegnati a dare loro, sul serio, quelle nozioni di educazione civica, che vengono sistematicamente ignorate dalla politica che quegli amministratori rappresentano. Che se ne stiano alla larga, dunque; che la smettano con la loro insopportabile retorica, come quella del sindaco  Di Pasquale, che, in relazione a tale vicenda, ha dichiarato: “
Mi rifiuto di crederci. L’attivazione del “baby consiglio” è  un’iniziativa per favorire il coinvolgimento diretto dei bambini, per sentire il loro punto di vista e misurare la città anche con il loro metro, partendo dalle loro esigenze”. Anziché stupirsi, il sindaco di Ragusa sarebbe dovuto andare a Canossa col capo cosparso di cenere, nella consapevolezza che è colpa dei politici adulti, e pertanto anche sua, se dei bambini della città che amministra hanno compiuto delle azioni che contrastano con l’innocenza che dovrebbe contraddistinguerli.
Le colpe, a nostro parere, vanno equamente distribuite: da un lato, come abbiamo detto, c’è la politica di oggi, corrotta e inquinata, che offre alle nuove generazioni modelli di comportamento altamente diseducativi; dall’altra, le famiglie, molte delle quali, oggi, trasmettano ai figli obiettivi che non li renderanno mai persone oneste e consapevoli: ci riferiamo al successo, alla carriera e al denaro, che, in sé, non sono ovviamente il male, ma se diventano le coordinate attraverso le  quali dare senso alla propria esistenza, questa non sarà più fondata sull’autenticità ma sull’alienazione. C’è poi la Scuola, quella primaria innanzitutto, che spesso non educa come dovrebbe: il problema non riguarda, naturalmente, solo Ragusa, ma l’Italia, nella sua interezza. Nel caso in questione, presidi e docenti, in quanto educatori, e pertanto forniti delle necessarie competenze e della giusta sensibilità, avrebbero dovuto e potuto smascherare quest’altro inganno della politica, e salvaguardare, in tal modo, la sincerità e l’innocenza dei loro piccoli alunni.

 

 

Giuseppe Ascenzo

                                                                  

                                                                CI RISIAMO !

 

Nel corso della tradizionale conferenza di fine anno, il sindaco Torchi, oltre alla consueta e stucchevole autocelebrazione alla quale ormai siamo da tempo rassegnati – e che quest’anno è risultata particolarmente offensiva per quelle centinaia di famiglie che, a causa della sua pessima amministrazione, non possono contare, mensilmente, su uno stipendio sicuro -  ha affermato per l’ennesima volta:” Cambieremo questa città”. Dobbiamo confessare che siamo rimasti, ancora una volta perplessi e delusi: è da sei anni che Torchi ripete questa frase, ma mai ha specificato in cosa debba consistere questo tanto sbandierato cambiamento. La friabilità concettuale di questo ossessivo slogan, col quale il Sindaco ci tormenta da anni, è evidente: prospettare, in maniera assillante, che la città dovrà cambiare, e, nel contempo, non indicare quali sono le coordinate entro le quali tale cambiamento dovrà avvenire, lascia trasparire un vuoto progettuale allarmante e nello stesso tempo conferma la teoria, che da anni sosteniamo, e cioè che siamo governati da un Sindaco che predilige la forma e non il contenuto, che ama l’apparenza e disdegna la sostanza, che preferisce gli slogan alla concretezza del fare. Il cambiamento, quando non è sorretto da un progetto chiaro, organico e preciso, è un concetto vacuo, inutile e demagogico. Riproponendo questo monotono discorso del cambiamento alla fine del 2007, inoltre, Torchi non s’accorge d’infilarsi in un tunnel senza uscita, perché è legittimo chiedere, a questo punto, ad un Sindaco che di questo discorso ha fatto il suo cavallo di battaglia, che cosa ha compiuto in questi sei anni per realizzare questo famoso cambiamento della città, considerato che egli stesso afferma che deve ancora cambiarla.
Noi non pretendiamo che Torchi debba avere dimestichezza con la Filosofia e in modo particolare coi principi della Logica, ma, ancora una volta, non possiamo non constatare che le sue contraddizioni offendono l’intelligenza altrui. Torchi chiarisca: questa città o è cambiata o non lo è.
 A nessuno è concesso violare il principio di non contraddizione, nemmeno al Sindaco di Modica, ovviamente. Se non è cambiata, il nostro Sindaco la smetta, una buona volta, di dire che cambierà, perché dopo sei anni non ci crede più nessuno; se è cambiata, ci dica finalmente in che cosa.  Con quanto finora detto, abbiamo voluto mettere in evidenza le aporie presenti nelle argomentazioni del Sindaco, ma tutto ciò, ovviamente, non è per noi motivo di sofferenza, semmai di fastidio, perché, in quanto modicani, mal sopportiamo un Sindaco, il quale non s’accorge che, con le sue stantie e ossessive argomentazioni, di fatto, persevera nel far fare ai suoi concittadini la figura degli utili idioti. Che cosa diventano, infatti, i cittadini di questa città, nel momento in cui il Sindaco, a proposito del dissesto finanziario del Comune, dichiara
: “ Bisogna conoscere assai bene la vicenda prima di potersi esprimere. I nostri sono problemi di cassa e non di competenze. Una mancanza di liquidità, dunque,  dovuta al mancato trasferimento delle somme previste e promesse dalla Regione e dallo Stato. I problemi sono tutti qui”. Peccato che Torchi dimentichi di spiegare per quale arcano motivo, quei Comuni italiani, che hanno le stesse caratteristiche di Modica, in ordine alla situazione produttiva, demografica e infrastrutturale, non abbiano anch’essi, tutti,  le linee telefoniche interrotte, agguerriti creditori che minacciano pignoramenti e migliaia di dipendenti sull’orlo della disperazione. Questa faccenda dei contributi statali e regionali è diventata un altro ossessionante ritornello col quale Torchi, inutilmente, tenta di nascondere le vere cause del disastro finanziario dell’Ente che amministra, e che vanno ricercate, soprattutto, nel clima di perenne campagna elettorale in cui la città è costretta a vivere da quando si è insediato a Palazzo San Domenico. Ma torniamo all’ormai celeberrimo e prodigioso cambiamento della città: non è logicamente accettabile sostenere, per sei lunghi e rovinosi anni, che la città deve cambiare senza spiegarne ai modicani il motivo; e non è scientificamente ammissibile che si possa continuare a discutere dell’effetto, senza prima averne indicato la causa. Noi riteniamo che il silenzio di Torchi, sulle modalità e sugli eventi coi quali sarebbe avvenuto lo straordinario cambiamento di Modica, sia legato a un fenomeno psicoanalitico che Freud definiva con il termine “Rimozione”. Egli, pertanto, tace, non perché in malafede, ma perché, possedendo certamente la nozione del Bene, censura inconsciamente il male che, con la sua Amministrazione, si è impadronito della città e dei suoi abitanti, che come burattini, ormai, si muovono in uno scenario fatuo, avvilente e degradato.
Il discorso sul mutamento non è così semplice come forse il nostro Sindaco immagina: questo, infatti, non riguarda gli atti politici e amministrativi, ma problematiche di più vasto respiro, che riguardano l’etica, la sociologia, e, per taluni aspetti, anche l’antropologia. Quando si parla di cambiamento entrano in gioco fattori che attengono alla sfera della mentalità, dei mutamenti sociali, degli stili di vita e dei modelli di comportamento: per tale motivo, è necessaria un’analisi lucida ed obiettiva della situazione, per valutare, in una prospettiva immediata e futura, verso quale avvenire la città si sta incamminando.
Noi riteniamo che in questi sei anni la città sia veramente cambiata, e benché consapevoli di trattare problematiche sulle quali ci siamo già più volte soffermati,  avvertiamo il dovere, morale e civile, di ricordare ancora, ai nostri disattenti concittadini, che cosa è avvenuto e cosa sta avvenendo. La naturale vocazione agricolo-artigianale della città è stata soffocata per far spazio, in maniera spasmodica e non equilibrata, ad una dimensione affaristico-commerciale che, in questi termini, le è sicuramente estranea; e di ciò la città ha già cominciato a pagare le conseguenze: ci riferiamo all’insorgenza di fenomeni delinquenziali, prima assolutamente episodici ed oggi caratterizzati da un’ allarmante e inquietante frequenza.  La sciagurata affermazione della mentalità imprenditoriale – sciagurata perché imposta con smoderatezza e non con equilibrio - ha determinato la sfrenata ricerca dei quattrini e la loro volgare ostentazione, con la conseguenza di aver distrutto la sobrietà e la modestia che facevano di Modica una città d’impareggiabile signorilità.  Il nepotismo dilagante ha inquinato le coscienze, diffondendo l’aberrante convinzione che sia la parentela a determinare capacità e competenze e a conferire il diritto ad usurpare i posti di comando. La purulenta piaga del clientelismo ha ridotto il sacrosanto diritto al voto in un atto senza alcun valore etico e politico: non più espressione di un convincimento ideale ma pedaggio da pagare al potente di turno, con la conseguenza che  lo spirito della democrazia è stato sacrificato sull’altare della miserevole prassi dei favoritismi. La politica dell’immagine e del frastuono, infine, ha alimentato la sorgente avvelenata della superficialità e dell’esteriorità, a discapito della serietà e dell’autenticità.
Modica è davvero cambiata: non possiamo che sperare che tale mutamento si arresti. E’ già una pena vedere la città ridotta in questo stato, non oltraggiamola ancora con altri ulteriori cambiamenti.
 Il nostro Sindaco ha dichiarato: “
Questa deve essere la stagione delle riforme, in cui nessuno deve immaginare di poter continuare a camminare avanti con la testa rivolta all’indietro”. Dopo avergli opportunamente  ricordato che il suo compito è quello di governare la città e non di amministrare l’immaginazione altrui, e che pertanto noi continueremo a immaginare ciò che ci pare,  vogliamo invitare i nostri Lettori a leggere attentamente queste affermazioni del Sindaco: sono la chiave, infatti, per capire i motivi della sua sciagurata amministrazione. Immaginare di costruire il futuro distogliendo lo sguardo dal passato è come pretendere che un albero cresca senza le radici; significa non possedere il senso della Storia; progettare il futuro, dando un calcio al passato, non è progresso: è avventurismo! Se continueremo ad alimentare questo fiume, putrido e fangoso, le sue acque malsane tracimeranno, e quando il signor Sindaco deciderà di raccontare il futuro della sua città rischierà di dover parlare di un cumulo di macerie: ciò che resterà di una città, che, prima che subisse favolosi e mirabolanti cambiamenti, seppe crescere e progredire, senza per questo dover rinnegare il suo passato, la sua tradizione e la sua identità.

 

 

Giuseppe Ascenzo