La Pagina: 12 gennaio 2011
L’INDIGNAZIONE, L’OBLIO E LA RIBALTA
Più di una volta, in questi anni, ci siamo ritrovati a
dover dire “ avevamo ragione”: ciò, naturalmente, non ci piace, non soltanto
perché lo riteniamo poco elegante, ma soprattutto perché, ogni qualvolta
“abbiamo avuto ragione”, questo ha significato che la buona amministrazione
della nostra città ha compiuto un ulteriore passo indietro. Ma, a costo di
sacrificare l’eleganza, ci tocca ripeterlo, se non altro per dare slancio
all’obiettivo che ci siamo prefissi, che è quello di dare il nostro modesto
contributo al risveglio civico di tanti nostri concittadini.
Le ultime vicende politico-amministrative di fine anno dimostrano, ancora una
volta, che il sindaco di Modica e il Partito Democratico sono succubi di
quell’alleanza, che sempre abbiamo definito contronatura, con il Movimento per
l’Autonomia. Due le vicende che dimostrano la veridicità delle nostre
considerazioni. La prima è quella riguardante la liquidazione della
Multiservizi, in cui l’Amministrazione Buscema, come ha fatto rilevare Salvatore
Terranova, della funzione Pubblica CGIL, “ha messo sotto i piedi ben due
accordi sottoscritti con il sindacato”.
Terranova si riferisce all’impegno preso dalla Giunta, nel dicembre 2009, di
garantire i livelli occupazionali del personale della Multiservizi, escludendo
di collocarlo in imprese private, e all’impegno, assunto lo scorso 28 dicembre,
di costituire una società mista cui assegnare il servizio delle strisce blu.
Come si sa, le decisioni ultimamente prese hanno stravolto gli impegni ricordati
dal sindacalista della CGIL. I lavoratori impegnati nel servizio delle strisce
blu, infatti, non hanno, al momento, alcuna garanzia sul piano occupazionale;
restano infatti in attesa di passare alle dipendenze di una società privata che
il Comune dovrà selezionare. Allo stato attuale la Multiservizi è stata messa in
liquidazione e il soggetto privato non è stato ancora, ovviamente, selezionato:
che fine faranno, nel frattempo, il lavoratori che operano nel settore dei
parcheggi? E, soprattutto, il soggetto privato, ancora da individuare, quali
garanzie offrirà ai lavoratori riguardo alla sicurezza di avere e conservare il
posto di lavoro?
Com’è facile constatare, si continua a navigare a vista, e per giunta con una
fitta nebbia che impedisce di avvistare la riva: il pericolo che la nave vada a
sbattere sulla scogliera non ci sembra poi così lontano, nonostante Buscema,
nella conferenza di fine anno, si sia lasciato andare a quell’autoincensamento
che speravamo fosse definitivamente finito col tramonto politico di Torchi.
Come sappiamo, la messa in liquidazione della Multiservizi è stata fortemente
voluta da Minardo, il quale ha sempre posto in secondo piano la salvaguardia dei
posti di lavoro a tutto vantaggio della efficienza amministrativa alla quale da
qualche anno sembra essersi convertito. Se tale conversione fosse avvenuta
quand’era vice sindaco nella giunta Torchi, probabilmente, oggi, Modica non si
troverebbe sul baratro del dissesto economico in cui anche lui ha contribuito a
condurla.
In ogni caso, per l’ennesima volta, le cose sono andate non come Buscema voleva,
ma come Minardo ha deciso!
Ai modicani il compito di trarne le dovute conclusioni!
La seconda vicenda riguarda il piano paesaggistico, e questa volta non siamo noi
a sottolineare la scarsa trasparenza di questa anomala coalizione, ma due
consiglieri, Vito D’Antona di “Sinistra e Ecologia e Libertà” e Nino Cerruto di
“Una Nuova Prospettiva”, che, sebbene non organici all’Amministrazione Buscema,
si collocano comunque nell’ambito della sinistra moderata e radicale. Ci
riferiamo all’approvazione, in Consiglio comunale, delle osservazioni al piano
paesaggistico, con 19 voti favorevoli di maggioranza e opposizione e i due voti
contrari di D’Antona e Cerruto: approvazione che, secondo il consigliere di SEL,
conferma “la convinzione che in materia di scelte urbanistiche si sta
costituendo un gruppo trasversale tra esponenti del MPA e del centro-destra con
l’assenso del PD”.
La situazione che si è venuta a creare è quanto meno paradossale: la Commissione
urbanistica elabora il documento sul piano paesaggistico, che non viene nemmeno
discusso in Consiglio comunale, e si approva invece un emendamento “ redatto da
un consigliere del MPA e da tre consiglieri del centro-destra, emendamento e
cartografia elaborati fuori dalle sedi istituzionali”.
Il documento redatto dalla Commissione urbanistica, come fa rilevare Nino
Cerruto, tendeva a creare un equilibrio tra salvaguardia del territorio e
sviluppo sostenibile, mentre quello votato in consiglio comunale tende a
limitare la tutela del paesaggio: la conseguenza sarà un’ ulteriore
cementificazione della nostra campagna già abbondantemente violentata
dall’abusivismo edilizio.
Anche in questo caso, l’Amministrazione Buscema smentisce se stessa, visto che
nel luglio scorso aveva deliberato di frenare il fenomeno delle costruzioni in
campagna che non fossero compatibili con il territorio. Con le deliberazioni di
fine dicembre, infatti, si potranno realizzare nelle zone agricole “costruzioni
non asservite alle attività agricole, rischiando in questo modo di estendere
all’infinito l’edificazione nelle bellissime campagne di Modica”.
D’altronde, basta leggere quanto dichiarato dall’assessore Giurdanella, per
rendersi conto che il nostro timore è fondato: “ Tutela del territorio non è
solo tutela dell’ambiente, come dimostra il caso del polo avicolo. Tutelare
queste attività produttive significa tutelare innanzituto i lavoratori che vi
trovano sostentamento”. Anche per noi la salvaguardia del posto di lavoro è
sacra, purché ciò non diventi il “cavallo di Troia” che consenta di violentare
l’ambiente, perché in tal caso ne pagheremmo tutti le conseguenze, anche coloro
che dovrebbero trarre vantaggio dalla violenza perpetrata.
Non possiamo che constatare, ancora una volta, l’insostenibile anomalia di
questa Amministrazione, in cui il Partito Democratico propone e Minardo dispone.
Non è Minardo a provocare la nostra indignazione - egli infatti è coerente col
suo modo (per noi inaccettabile) di intendere la politica e l’azione
amministrativa - a deterninarla sono i suoi alleati, che, pur di stare al
governo, accettano le direttive di uomo come Minardo, che, dal punto di vista
politico, meriterebbe l’oblio e non la ribalta!
Dialogo. Gennaio 2011
LA CASTA E L’ OLIGARCHIA
L’Italia, come si sa, è un Paese in crisi: la crescita
economica è bloccata, la disoccupazione ha raggiunto livelli allarmanti, le
aziende chiudono e i licenziamenti aumentano, ma è un Paese che vanta comunque
un primato, sebbene poco onorevole, quello del numero degli avvisati, degli
indagati e dei condannati per fatti concernenti la loro attività politica.
La nostra città non fa eccezione: in relazione alle sue dimensioni territoriali
e demografiche, le categorie sopramenzionate raggiungono una media che,
probabilmente, è superiore a quella nazionale. Purtroppo, i nostri concittadini
non sembrano eccessivamente preoccuparsene, un po’ per superficialità loro, nel
senso che ci sembrano poco attenti ad un fenomeno che meriterebbe, invece, di
essere costantemente sotto osservazione; un po’ perché distratti dall’unica
realtà per la quale oggi la nostra città sembra contare qualcosa nel panorama
nazionale: il cioccolato!
Il fatto è in sé deludente, e molti di noi – ci riferiamo naturalmente a quelli
che non hanno ancora condotto al macero il loro cervello – avranno certamente
sperimentato la brutta figura di trovarsi in qualche città italiana e constatare
che la propria modicanità è ormai sempre associata allo stramaledetto cioccolato
e mai a quei tanti concittadini che hanno dato lustro a Modica nelle varie
branche della cultura, dell’arte e della scienza. Con questo nostro scritto
intendiamo rinfrescare la memoria dei nostri concittadini su alcuni fatti che
aspettano ancora di essere chiariti. Cominciamo col deputato regionale Riccardo
Minardo: nel dicembre del 2009, insieme alla moglie, al presidente del COPAI
(Consorzio per la promozione dell’area iblea) e ad un collaboratore del suo
studio tecnico, fu inserito nel registro degli indagati, con l’accusa di
associazione a delinquere finalizzata alla truffa. E’ passato un anno, e la
cittadinanza ancora non sa se Minardo, che questa città la governa, ha commesso
o meno quei reati. Non spetta certo a noi stabilire la sua innocenza o la sua
colpevolezza. Noi chiediamo, semplicemente, che la giustizia faccia il suo corso
e lo faccia in fretta. Ci auguriamo, per il bene della città, che la questione
venga archiviata, ma se così non dovesse essere e si dovesse arrivare fino al
terzo e ultimo grado di giudizio, i modicani fra quanti anni sapranno se sono
stati governati da un politico ingiustamente indagato o da un uomo che in alcun
modo avrebbe dovuto ricoprire rilevanti cariche pubbliche? Lo scorso mese di
marzo, un altro avviso di garanzia fu inviato a Paolo Garofalo, allora
presidente del consiglio comunale ed oggi assessore nella giunta Buscema, per
truffa, corruzione e omessa denuncia di reato, per una questione inerente la sua
attività professionale: anche in questo caso, a noi comuni cittadini, non è dato
ancora sapere se Garofalo stia partecipando legittimamente alla gestione del
potere, in questa città, o se, al contrario, stia occupato importanti poltrone
sulle quali mai si sarebbe dovuto accomodare. Non possiamo, ovviamente, non
usare il condizionale, giacché per entrambi, giustamente, deve essere valida la
presunzione d’innocenza. Non possiamo dimenticare, naturalmente, l’accusa,
pesante come un macigno, che riguarda l’ex deputato Peppe Drago, l’ex sindaco
Piero Torchi, gli ex assessori comunali Giorgio Aprile e Carmelo Drago, l’ex
assessore provinciale Giarcarlo Floriddia, e il consigliere provinciale Vincenzo
Pitino. L’accusa, come tutti sanno, è gravissima: l’ex deputato è stato
ritenuto, dal Procuratore della Repubblica, il promotore e l’organizzatore di
una presunta associazione a delinquere, che avrebbe ottenuto tangenti in cambio
di favori nel rilascio di autorizzazioni amministrative e concessioni edilizie.
Anche per costoro, ovviamente, non può che valere la presunzione d’innocenza, ma
nello stesso tempo, anche in questo caso, la cittadinanza ha il diritto di
sapere se l’ex deputato Drago, giudicato colpevole di peculato, quand’era
presidente della Regione Siciliana, ha commesso dei reati anche nella nostra
città, ed è un diritto sacrosanto, considerato che Drago per anni ha
rappresentato anche i modicani a livello nazionale. Non meno urgente, per i
cittadini modicani, è fare chiarezza sull’azione amministrativa di Torchi, di
Carmelo Drago e di Giorgio Aprile, che per anni hanno occupato le stanze che
contano, a palazzo San Domenico. E’ di questi giorni, infine, la notizia che la
lista degli indagati si è allungata: vi ha fatto il suo ingresso, infatti, il
deputato nazionale Nino Minardo, per il quale il pubblico ministero di Messina,
Santo Melidona, ha chiesto il rinvio a giudizio per fatti che riguardano il
periodo in cui fu presidente del Consorzio autostrade siciliane. Durante la sua
presidenza, infatti, fu nominato direttore generale del Consorzio Vincenzo
Pozzi, ex manager dell’ANAS: l’accusa contesta tale nomina, perché effettuata
senza tener conto di una sentenza del TAR che obbligava il Consorzio a procedere
alla nomina mediante l’approvazione della graduatoria del concorso interno,
mentre il Pozzi non proveniva dal personale del Consorzio. Abbiamo voluto
tornare su questo problema, perché ci sembra doveroso dare il nostro contributo
all’affermazione della chiarezza su una questione che riteniamo fondamentale:
quella della Democrazia. Di questo termine, ormai, si fa largo uso, e spesso
abuso. Non c’è alcuno che oserebbe mettere in discussione che viviamo in una
società democratica; in realtà, affinché questo avvenga, è necessario che si
raggiunga un accettabile equilibrio fra i poteri dello Stato. Non ci pare che
questo stia avvenendo: il contrasto tra l’esecutivo e il giudiziario è sotto gli
occhi di tutti. Anche a noi non piacciono certe frange politicizzate della
Magistratura e gli avvisi di garanzia consegnati ad alcuni capi di governo con
sospetta scelta del tempo e del luogo; ma quando si tratta delle lungaggini nei
processi, dei criminali che escono per scadenza termini, degli assassini che
troppo facilmente vanno agli arresti domiciliari, non ci sentiamo di
colpevolizzare i giudici. Il potere giudiziario non può non applicare le leggi e
pertanto la responsabilità non può non ricadere sul parlamento e talvolta sul
governo, visto che in taluni casi anch’esso può legiferare. L’azione dei
magistrati, spesso, è frenata da troppi cavilli legislativi e da un apparato
burocratico da terzo mondo. Noi non viviamo in una società democratica, ma in un
regime oligarchico, dove una casta, quella politica, fa le leggi che le tornano
utili, infischiandosene del bene comune.
I politici modicani di cui ci siamo occupati vanno ritenuti innocenti fino a
quando i giudici non si saranno pronunciati, ed è giusto che sia così: ma se
dovessero poi risultare colpevoli e tale colpevolezza venisse fuori fra dieci
anni, chi risarcirà i cittadini di Modica per essere stati turlupinati per
decenni? Non possiamo che augurarci, pertanto, che le inchieste possano subire
una consistente accelerazione, per il bene degli indagati, che, se innocenti,
hanno il diritto di riacquistare la loro serenità, e per i cittadini, che hanno
il sacrosanto diritto di conoscere la statura morale di coloro che questa città
l’hanno governata o che ancora la governano.