La morte civile di Modica

 

Sul “Giornale di Sicilia” del 6 giugno è stato dato ampio spazio – articolo e relativa foto – ad un avvenimento che in una società seria ed evoluta sarebbe passato inosservato. Non si tratta, ovviamente, di mettere il bavaglio all’informazione, ma, in questo caso, ci sembra che la rilevanza data alla vicenda sia stata eccessiva: ci riferiamo all’incontro romano fra Berlusconi e il candidato sindaco Scucces,  sotto lo sguardo compiaciuto del deputato Nino Minardo, artefice del colloquio, che si è svolto nientemeno che nella residenza romana del premier.
Molte sono le riflessioni che ci ha suscitato tale avvenimento. La prima riguarda l’inutilità della trasferta di Scucces, al quale Berlusconi avrebbe detto:
“ Il tuo programma, la sua serietà, la tua determinazione, la tua conoscenza sono i mezzi ideali per il futuro di Modica . Mi ha convinto il tuo progetto.  Mi convince la tua convinzione nel portarlo avanti e mi convince il contenuto delle tue idee”. Sembrerebbe, leggendo tale dichiarazione, che Berlusconi conosca assai bene Scucces – a noi francamente non risulta – e che abbia le idee chiare sui programmi che intende realizzare. Il fatto è esilarante, demagogico e preoccupante.
Scucces ha infatti dichiarato:
“ Era fondamentale per me, nell’accettare la candidatura a sindaco della città, che ci fosse la sensibilità delle parti politiche che sono mio diretto riferimento. E mi pare che, dopo l’incontro avuto a Roma con il presidente del Consiglio, questa sia ormai un’assoluta certezza”. La vicenda non può non produrre una situazione di irresistibile ilarità, da qualunque lato la si esamini. Se Scucces è andato a Roma per accertarsi che Berlusconi fosse d’accordo con la sua candidatura, non siamo più nella politica, ma nel paradosso: evidentemente il candidato Sindaco  ritiene che Berlusconi abbia le stesse doti del Padreterno, in questo caso quella dell’onniscienza, giacché dovrebbe sapere tutto su tutti i candidati sindaci della sua coalizione sparsi nell’intera penisola; oppure lo ritiene così fesso da fidarsi ciecamente di ciò che su di lui gli ha riferito Nino Minardo, come se il premier non sapesse  che è proprio Minardo  lo sponsor di Scucces e pertanto non può che cantarne le lodi.
Ma la vicenda diventa anche comica se si pensa che a ricevere l’avallo del premier non è andato il candidato sindaco di Roma o di Milano, ma quello di Modica, ossia di una cittadina di provincia del profondo sud, che probabilmente lo stesso Berlusconi fatica ad individuare sulla carta geografica della Sicilia. Scucces, evidentemente, vuole emulare il suo amico Torchi, che purtroppo è sempre stato convinto di amministrare una metropoli, ed è proprio da questo equivoco che sono nati i grandi disastri prodotti dalla sua amministrazione.
Il fatto, comunque, non può non mettere di buonumore, qualora pensassimo, per un istante, che cosa diventerebbe palazzo Grazioli se tutti i candidati sindaci di tutta Italia – del PDL, naturalmente - decidessero di andare a trovare Berlusconi per ricevere la sua benedizione. Siamo sicuri, essendo note le manie di grandezza del capo del governo, che deciderebbe di trasferirsi al Colosseo.
L’aspetto demagogico di questo incontro è quello di averlo utilizzato ai fini elettorali, e questo la dice lunga sulla qualità della politica: si va a Roma per portare a casa una bella foto col premier per poterla esibire agli elettori. Come se ciò bastasse a conferire a un candidato delle grandi capacità politiche  e un’indiscussa integrità morale. Scucces potrà anche possederle entrambe, ma il fatto che a certificarle debba essere un altro –  che sia il presidente del consiglio, ovviamente, non cambia i termini della questione – è un dato allarmante. Un tempo, le qualità di un uomo politico emergevano dalle sua azioni quotidiane, dai suoi progetti di ampio respiro, dalla sua condotta integerrima, dalla sua rettitudine morale: oggi, qualunque candidato, se le autoconferisce, e molto spesso si rivolge a qualche amico perché se ne faccia garante. E’ il segno dei nostri tempi: poveri di ideali e stracolmi di ipocrisia e superficialità!
Per quanto riguarda l’aspetto preoccupante, lo abbiamo, naturalmente, lasciato per ultimo. Esso riguarda il deputato Nino Minardo. Più volte ci siamo occupati di lui, per esprimere la nostra indignazione  per il modo in cui costui ha scalato così velocemente la montagna della politica, fino a collocarsi, non diciamo sulla vetta, ma certamente nelle sue vicinanze. Di ciò che ha ottenuto in Sicilia – in virtù di quali meriti, attendiamo da tempo che si decida a spiegarlo ai suoi concittadini – dalla presidenza dell’azienda turismo di Ragusa, a quella del consorzio autostradale, per finire con quella della fondazione Federico II a Palermo, ne abbiamo scritto svariate svolte. Siamo certi – anche questo lo abbiamo detto e lo riconfermiamo – che fra non molto ce lo ritroveremo prima sottosegretario  e poi ministro.
Ci chiediamo come sia possibile che un giovane parlamentare, che alla Camera, nel foltissimo gruppo del PDL, è una presenza insignificante – dal punto di vista politico naturalmente – possa recarsi a palazzo Grazioli, portando con sé il suo candidato sindaco, farsi ricevere dal premier  ed ottenere pure la foto ricordo.
Già, com’è possibile! Come si spiega che nel giro di pochissimi anni costui sia diventato il leader cittadino della coalizione berlusconiana? Perché, in occasione delle ultime politiche, è stato inserito nella lista in posizione blindata, e dunque con la certezza di andare a Montecitorio?
Abbiamo la netta sensazione che i nostri concittadini preferiscano non vedere e non capire. E non si rendono conto che, se continueranno a non  ascoltare le loro coscienze, a chiudere i loro occhi e ad oscurare le loro menti, finiranno per decretare la morte civile di questa nostra città.

 

 

Giuseppe Ascenzo