Giugno 2004

 

                   

                                  Esami di Stato, si raccomanda di vigilare

 

Leggo sulla stampa locale che il direttore regionale della Pubblica Istruzione ha raccomandato ai Provveditorati agli Studi, e dunque anche al nostro, di vigilare, in occasione degli esami di Stato, sull’operato delle Commissioni nelle scuole paritarie presenti nel territorio di competenza. Tale preoccupazione deriva dal recente scandalo dei cosiddetti”diplomifici”, come furono allora definiti dal ministro Berlinguer, che, in quella occasione, ebbe il merito di porre all’attenzione dell’opinione pubblica un problema scottante e serio. La raccomandazione della Direzione regionale mira soprattutto a controllare la carriera scolastica dei candidati delle scuole private: non è un mistero, infatti, che troppo spesso tali candidati, presentati peraltro con medie altissime, non hanno frequentato la scuola nemmeno per un giorno.Anche la nostra provincia è stata, come le altre, oggetto d’indagine: alcune scuole di Comiso e di Vittoria, infatti, sono state monitorate per scoprire se vi fossero state delle irregolarità. Come ogni anno, in occasione degli esami di Stato, il mondo dei mass media, con grande ipocrisia, si diletta a fornirci numeri, dati, statistiche, a toccare le corde del pietismo nazionale, intervistando terrorizzati adolescenti prima che varchino la soglia di quella che nell’immaginario collettivo  assume le sembianze dell’inferno dantesco; e, infine, come ogni anno, ci tormentano con il totoesame: sarà ancora una volta Montale a rendere “pallidi e assorti” i già tremanti candidati, o finalmente lassù, al Ministero, si ricorderanno del nostro conterraneo Quasimodo? Naturalmente il gran mistero circonda anche gli altri protagonisti del temuto esame:l’articolo, il saggio breve, il tema di carattere storico. Televisioni e giornali, complici del governo di turno, cercano di confondere con tali cianfrusaglie le menti dei più semplici, con la speranza di celare, con tali sciocchezze, i seri e reali problemi che da tanto, troppo tempo non consentono ai nostri esami di Stato di assumere una dimensione veramente formativa e uno spessore autenticamente culturale. Non si tratta di voler ripristinare un esame di stampo gentiliano – anche se mai ci uniremo al coro dei denigratori di Gentile e della sua riforma, che resta a tutt’oggi la migliore che l’Italia abbia avuto, anche se in alcuni suoi aspetti non più proponibile, per l’inevitabile evolversi dei tempi e dei costumi – si tratta semplicemente di abolirlo, alla luce degli interventi inopportuni compiuti da Berlinguer prima e dalla Moratti dopo. Già la riforma Berlinguer era apparsa inconcludente sul piano pratico e demagogica su quello teorico: una concessione agli studenti maggiorenni, e pertanto potenziali elettori, indotti a vedere nel  Ministro della Pubblica Istruzione una sorta di rassicurante babbo natale; non più un solo docente(il famoso”membro interno”), eroe solitario che affrontava impavido la titanica battaglia coi commissari esterni pronti a sbranare gli incolpevoli candidati, ma una sorta di pars condicio ante litteram: metà dei commissari  interni, l’altra metà esterni, insomma una partita ad armi pari. Gli esami voluti da Berlinguer furono assai discutibili dal punto di vista della correttezza politica, perchè scaturiti da motivazioni elettoralistiche, carenti sotto il profilo morale, perchè nati da una premessa offensiva verso la classe docente, ritenuta, evidentemente, incapace di essere autonoma nel giudizio e obiettiva nell’esercizio della sua funzione: il docente esterno carnefice degli alunni, quello interno complice. La situazione, già grave, è divenuta tragica ed esilarante allo stesso tempo con l’avvento della signora Moratti, una manager, che, seguendo l’esempio del suo capo, pensa di poter gestire la scuola come fosse un’azienda. Coi commissari tutti interni, la signora è riuscita abilmente a conseguire due obiettivi: risparmiare, elargendo ai docenti un’umiliante elemosina e nello stesso tempo offrire alle scuole private la possibilità che i loro candidati siano esaminati dai loro stessi docenti, con la conseguenza d’incrementare il fenomeno dei diplomifici. Adesso la signora Letizia, dopo essere stata l’artefice di questa desolante pagliacciata, crede di emendare la propria coscienza e di turlupinare docenti, alunni e famiglie inviando qualche ispettore a controllare ciò che controllabile non è: i mezzi per sfuggire ai presunti controlli sono infatti innumerevoli, e  ne abbiamo avuto conferma in occasione dell’ultimo, recente scandalo. Incrementare, come si diceva, i diplomifici è un atto insano e deplorevole, ma pretendere, nello stesso tempo, di presentarsi all’opinione pubblica come paladina della legalità è nauseante e stupido. Terminiamo queste nostre considerazioni evidenziando l’aspetto che abbiamo definito esilarante. La Moratti cambia gli esami di Stato voluti da Berlinguer decidendo che tutti i commissari siano interni e poi mantiene il famoso Documento sulla classe, voluto dal suo predecessore, che contiene relazioni, programmi, storia della classe: il docente, insomma, informa se stesso sul livello dei suoi alunni, sui programmi che ha svolto e lo mette pure per iscritto. In tal modo, i commissari d’esame, prima dello svolgimento delle prove, saranno solennemente informati di ciò che essi stessi hanno fatto e scritto. Tutto ciò è certamente motivo d’ irrefrenabile ilarità, ma nel contempo ci dà la misura del quoziente intellettivo di chi dirige in questo momento la scuola italiana.

Signora Moratti, prenda finalmente una decisione seria e radicale, che certamente innalzerebbe il suddetto quoziente: abolisca gli esami di Stato!

 

 

 

 

 Uno spettacolo sgradevole e sconfortante

 

Fra gli individui l’unico legame ammesso come veramente fattivo è l’amicizia, la quale è un libero legame che insieme unisce chi in modo identico sente,pensa e vive

 

G. Reale

 

Questa riflessione di Giovanni Reale,eminente storico della filosofia greca, sul significato e sull’importanza dell’amicizia nel pensiero epicureo, ci è stata suggerita dalle recenti polemiche sorte in seno al Consiglio comunale di Modica tra l’UDC e Alleanza Nazionale da una parte e Forza Italia dall’altra. All’origine dello scontro sta l’approvazione del Piano triennale delle opere pubbliche: una vicenda nata male e finita peggio. Si ricorderà, a tal proposito, l’infelice sortita del senatore Minardo, l’ancor più infelice difesa del consigliere Iabichella e l’avvilente conclusione a tarallucci e vino, come allora avemmo modo di definirla; tutto nacque dalla decisione del sindaco di escludere il consiglio comunale dall’incontro con la giunta provinciale relativamente alla discussione sul piano delle opere pubbliche. La vicenda è tornata alla ribalta in questi giorni con le critiche che AN e UDC hanno espresso nei confronti dei consiglieri di Forza Italia, che hanno, di fatto, disertato la riunione della civica assise per l’approvazione del piano; ad innescare la miccia, ancora una volta, è stato il vicesindaco Minardo, il quale, in spregio alle più elementari regole della coerenza, ha espresso la sua piena soddisfazione per quanto approvato dal consiglio comunale, dimenticando la latitanza del suo partito, quella dell’assessore alle Infrastrutture e quella sua personale. E’ vero che le considerazioni di Giovanni Reale su Epicuro riguardano l’amicizia, che ha con la politica la stessa relazione che una suora di clausura potrebbe avere con un’attricetta di film pornografici, anche se, in verità, i democristiani d’un tempo facevano della parola “amici” largo uso, e, ogni qualvolta che ciò accadeva, il grande  Montanelli esclamava il suo irriverente e caustico”Dio li perdoni”.Dicevamo che l’iniziale citazione ha per tema l’amicizia, ma noi crediamo che possa essere valida anche in un contesto diverso e più ampio: il comune sentire è un dato imprescindibile perchè un legame, anche politico, possa essere fruttuoso e duraturo. Gli screzi e le incomprensioni nella maggioranza che governa Modica non sono soltanto deleteri dal punto di vista amministrativo, sono soprattutto avvilenti sotto il profilo culturale e politico: i nostri amministratori e i consiglieri di maggioranza litigano sul nulla; essi cercano di emulare i rispettivi leaders che risiedono a Roma: è là, infatti, che le fratture profonde vengono quotidianamente colmate per salvare le poltrone, alla comodità delle quali, come si sa, noi italiani siamo particolarmente sensibili. Ma quale comune sentire dovremmo poter rintracciare tra la Lega,col suo sfrenato liberismo e il suo federalismo, che nasconde, in realtà,  un mai tramontato progetto secessionistico e Alleanza Nazionale, che, nonostante la svolta neoliberistica, rimane pur sempre sensibile ai temi della solidarietà sociale e dell’unità del Paese; quale comune sentire dovremmo individuare tra un partito che ritiene di amministrare lo Stato come fosse un’azienda e quell’altro che si richiama alla vecchia Democrazia Cristiana, che, per quanto largamente corrotta, era pur sempre l’erede di Sturzo e dei suoi alti insegnamenti. Per questi motivi, la maggioranza che governa il Paese è profondamente lacerata. Siamo perfettamente consapevoli che in politica non si possono costruire maggioranze sul comune sentire, non accadeva col sistema proporzionale figuriamoci con quello maggioritario, ma partiti come AN e UDC avrebbero avuto la forza e la dignità- che deriva loro dai valori cui fanno riferimento- per imporre le loro ragioni al provincialismo nordista della Lega e allo squallido aziendalismo di Forza Italia. Tale coraggio è mancato: per ovvie ragioni di spazio non possiamo in questa sede approfondire le recondite motivazioni di questa imperdonabile viltà. Per quanto riguarda le liti in periferia, e pertanto anche nella nostra città, queste sono ancora più deprimenti. Ci piacerebbe sapere, infatti, quanti fra i consiglieri comunali dell’UDC hanno letto Sturzo o conoscono approfonditamente l’attività politica di De Gasperi , e quanti, fra quelli di Alleanza Nazionale(ci riferiamo ovviamente a coloro la cui iscrizione a questo partito coincide con l’inizio della loro attività politica) conoscono i progetti socio-economici e gli ideali politici del Movimento Sociale Italiano,le motivazioni storico-politiche dei suoi richiami all’esperienza della Repubblica Sociale o il travaglio politico e culturale attraverso il quale tutto ciò è potuto sfociare nel partito nel quale militano, e di cui, sinceramente, stentiamo ancora a comprendere quali siano i suoi valori, i suoi progetti e i suoi ideali.  Non prendiamo naturalmente in considerazione i consiglieri di Forza Italia,militando costoro in un partito senza storia e senza ideali. Non potendo, dunque, i nostri consiglieri di maggioranza  dividersi sui contenuti culturali, potrebbero almeno farlo sulle scelte amministrative di rilevante spessore; ma dividersi per motivi di bassa politica (i consiglieri forzisti Covato e Iabichella  parlano addirittura di”un preciso disegno manovrato da qualche rappresentante istituzionale locale”) e celarli sotto motivazioni credute erroneamente più serie, mentre,essendo chiaramente pretestuose, sono soltanto più ridicole(mi riferisco alla vicenda del numero dei consiglieri presenti in aula) vuol dire offrire ai cittadini uno spettacolo che è certamente esilarante, ma nello stesso tempo sconfortante e assai sgradevole.