GIUGNO 2005
I POLITICI IN PASSERELLA
Leggendo i giornali, la nostra attenzione è stata catturata da un trafiletto apparso sul Giornale di Sicilia del 31 Maggio e riguardante la manifestazione svoltasi Domenica 29 Maggio, nella principale piazza cittadina, per festeggiare la promozione in C 2 del Modica calcio. Nella nota in questione si parla di strane voci che circolano in città e che riguarderebbero l’intenzione di Antonio Aurnia di mollare tutto e di concludere la sua esperienza al vertice della squadra modicana. Tale intenzione è stata successivamente confermata dallo stesso Aurnia, che pone come condizione per restare alla guida della società l’innesto di nuovi soci, senza il quale non è possibile programmare il futuro societario del Modica calcio. Sembra, tuttavia, che lo stesso Aurnia si sia comprensibilmente irritato per il comportamento di qualche politico, che avrebbe fatto pesare il suo forte risentimento per non essergli stata concessa l’immancabile passerella in occasione dei festeggiamenti. Come i nostri lettori avranno notato, ci siamo espressi al condizionale, trattandosi,a proposito di quest’ultima, di una voce non ancora confermata dai fatti. Se questi dovessero smentire tale notizia ne prenderemo atto, ma sarebbe comunque una goccia di serietà nello sconfinato oceano della farsa cui assistiamo con cadenza oramai quasi quotidiana. Che tale vicenda sia vera o meno, a questo punto, diventa quasi irrilevante, giacchè essa, alla luce della statura politica e culturale dei nostri amministratori, è comunque verosimile; la passerella, infatti, è il luogo prediletto di deputati, senatori e assessori, la cui attività preferita sembra essere proprio quella di mettersi in mostra: si tratta di una forma di narcisismo, che a volte sfocia addirittura nell’egotismo, gravido di deleterie conseguenze per chi ne è affetto – e ciò naturalmente ci interessa assai poco – e soprattutto per coloro che a questi signori hanno affidato la gestione della cosa pubblica: e ciò, invece, ci interessa moltissimo. Se la questione avesse soltanto una valenza di ordine psicologico, non le dedicheremmo un minuto in più del nostro tempo e della nostra attenzione; il problema è che la vicenda si riverbera con esiti drammaticamente esiziali sul luogo della politica, che, in una società seria e matura, dovrebbe essere caratterizzato da ben altri comportamenti e deputato a ben altri obiettivi. La passerella, amato palcoscenico dei politici nostrani, è il luogo del non essere: è lo spazio del nulla! I nostri deputati e senatori, assessori e consiglieri ci ricordano le celebri collezioni o fasci di impressioni di cui parlava Hume: passano e ripassano, si susseguono con inconcepibile rapidità, in un perpetuo flusso e movimento. Siamo al trionfo della forma e all’eclissi del contenuto. Siamo al declino della politica. Se questa si nutre alla fonte dell’onestà, della coerenza, della serietà, della dedizione agli altri e del disinteressato impegno civile, allora acquista quei connotati che la pongono tra le più alte manifestazioni dell’attività spirituale dell’io; se, viceversa, si abbevera all’acqua stantìa del carrierismo, del nepotismo e del clientelismo, allora da fine diventa mezzo e assume le sembianze poco rassicuranti della più desolante immoralità. Per quel che riguarda il presunto gesto di Aurnia, anche questo caso, come il primo, ha una valenza che prescinde dal reale accadimento del fatto. Il suo presunto gesto di ribellione alla pochezza e alla grettezza di un certo modo d’intendere la politica rappresenta per noi l’alternativa al teatrino, ridicolo e meschino, sul quale giornalmente si materializzano i fantasmi del più grave declino politico che la città abbia conosciuto dal dopoguerra ad oggi. Sono questi gesti che potranno trarci fuori dall’abisso della superficialità, che dalle antiche stanze di palazzo San Domenico si diffonde per le strade e per i vicoli della nostra città, e l’avvolge nella nube della forma, distruggendo la sostanza, e nella nebbia delle chiacchiere, narcotizzando la coscienza critica della stragrande maggioranza dei cittadini modicani. E’ a questi gesti che dobbiamo guardare, per riassaporare, come diceva Borsellino, il profumo della libertà e distruggere per sempre il puzzo dell’omertà, del compromesso morale e della complicità. Bisogna che ciascuno si riappropri della sua dignità, disertando passerelle più o meno organizzate; occorre che ciascuno recuperi il proprio coraggio per dire un no secco e irrevocabile alla miseria morale che, purtroppo, è sempre in agguato nell’animo dell’uomo, di ogni uomo, nessuno escluso: solo guardando verso l’alto, verso quei valori eterni che pure albergano dentro di noi, potremo evitare che tale miseria ci schiacci, e da protagonisti ci riduca a ridicole comparse sul palcoscenico della vita.
IL MISTERIOSO “ ALTROVE “
Il recente rimpasto della giunta Torchi è l’ennesima conferma della inadeguatezza politica di questa Amministrazione, e, più in generale, del declino della politica intesa nel suo significato più alto e più nobile, ossia come quell’attività volta ad organizzare, amministrare e dirigere la vita pubblica, avendo come unico obiettivo quello di porsi al servizio dei cittadini, delle loro più urgenti necessità e delle loro più concrete esigenze. L’azzeramento della squadra assessoriale, che il sindaco, come è sua abitudine, ha presentato come l’ennesimo, grande obiettivo raggiunto, è totalmente insignificante sotto il profilo amministrativo, è assolutamente negativo dal punto di vista politico, è un’autentica aporia filosofica, e, soprattutto, per il modo in cui è stato giustificato, si caratterizza come un intollerabile insulto all’intelligenza di quei cittadini, i quali, nonostante le chiacchiere e i pericolosi obiettivi perseguiti da un’industria culturale sempre più forte e invadente, non si sono ancora rassegnati, come direbbe Adorno, alla passività, all’etero-direzione e alla genericità; quei cittadini che non sono stati ancora privati della loro coscienza individuale, della loro autonoma iniziativa morale e che sanno ancora distinguere i discorsi pregnanti e gli obiettivi di alto profilo dagli squallidi imbonimenti e dalle pericolose manipolazioni. Quanto detto non è certo frutto della nostra fantasia: basta rileggere le dichiarazioni del sindaco per rendersi conto della veridicità delle nostre osservazioni. “ La città non è più quella del 2002. Molti dei nostri obiettivi, inseriti nel contratto coi modicani, sono stati raggiunti, quindi adesso bisognerà programmare sul contesto attuale”. A parte la genericità dell’affermazione – avremmo gradito che sugli obiettivi raggiunti il nostro sindaco fosse stato più preciso – non si può non notare la pessima e poco elegante abitudine di attribuirsi meriti – è ovvio che a parere del sindaco la città non è più la stessa perché la sua amministrazione l’ha resa migliore(!) – ma soprattutto è impossibile non rilevare l’inconsistenza concettuale di tale affermazione. Confessiamo i nostri limiti, e dunque per tale motivo, probabilmente, non riusciamo a comprendere come sia possibile, dal punto di vista amministrativo, che la sostituzione di due assessori (due!) possa essere sufficiente per poter finalmente programmare sul “contesto attuale” e come ciò possa bastare per rilanciare l’azione amministrativa della giunta, che infatti non è stata rilanciata per nulla, dal momento che in consiglio comunale, subito dopo il rimpasto, la maggioranza si è ancora una volta spaccata, subendo l’ennesima sconfitta, che ha permesso al neo consigliere Gilestro di essere eletto nella seconda commissione consiliare soltanto quando i franchi tiratori hanno deciso di concedere una tregua alla maggioranza che hanno di fatto tenuto in ostaggio per oltre venti giorni. Quella stessa maggioranza che da quasi due mesi paralizza l’attività del consiglio comunale, a tal punto che, probabilmente, sarà necessaria la nomina di un commissario per l’approvazione del bilancio di previsione; il fatto che nel frattempo sia stato incardinato significa davvero poco: con l’aria che tira, prevediamo che molte nubi si addenseranno sulla discussione e sulla successiva approvazione. Se, al momento di andare in stampa, ciò sarà avvenuto, ne prenderemo volentieri atto. Appare, comunque, davvero inopportuna la decisione del presidente Scarso di non rassegnare le dimissioni: è un’azione assolutamente priva di senso quella di stigmatizzare lo spettacolo poco edificante offerto dalla maggioranza che lo ha eletto, e nel contempo restare saldamente ancorato alla propria poltrona. Anche dal punto di vista politico, la manovra mostra delle gravi lacune e una modalità di esecuzione quanto meno discutibile; basta rileggere quanto dichiarato al Giornale di Sicilia dal capogruppo azzurro Carmelo Scarso, il quale ha giudicato l’iniziativa del sindaco dannosa e intempestiva, visto che non erano stati ancora discussi e concordati il programma e i nomi di eventuali nuovi assessori: “ La fretta del sindaco – ha dichiarato Scarso - si rivela fin troppo interessata e decisamente sospetta, in quanto la sua iniziativa è il momento esecutivo di un disegno politico- amministrativo ancora da definire, a meno che il sindaco non si presti ad eseguire altro ed ignoto disegno non definito di certo né in sede politica né in sede partitica”. Scarso, insomma, sospetta che le decisioni siano state prese altrove: confessiamo che anche noi nutriamo tale dubbio e non facciamo alcuna fatica ad immaginare chi sia e dove stia questo misterioso “altrove”. Non ci resta che sperare che la cittadinanza si svegli da questo torpore che da qualche anno ha narcotizzato la sua coscienza civica e che cominci a riflettere sulle scelleratezze politiche di questa amministrazione che la governa. Sotto il profilo squisitamente concettuale, le affermazioni del nostro sindaco sono di una debolezza allarmante, giacchè paradossali e contraddittorie. Egli ringrazia Di Raimondo e Frasca per il lavoro svolto e per l’impegno profuso e tuttavia li licenzia; ora, giacchè il sindaco nega che tale rimpasto sia dovuto al famoso e degradante valzer delle poltrone, ma soltanto a rinvigorire l’azione amministrativa, ciò significa che né Frasca né Di Raimondo offrivano sufficienti garanzie per realizzare tale obiettivo – il che è palesemente in contraddizione con le reiterate attestazioni di stima che hanno ricevuto – e significa, nel contempo, che tali garanzie sono invece indiscutibilmente fornite da Nigro e Carpentieri. Attendiamo pertanto – ma ancora una volta, ne siamo certi, le nostre domande non avranno risposta – che Torchi ci sveli l’arcano e ci dica perché li ha sostituiti. O hanno lavorato bene, e allora andavano lasciati al loro posto, o hanno lavorato male, e in tal caso ciò andava detto in modo chiaro ed esplicito. E’ una semplice questione di logica; è il principio aristotelico del terzo escluso: non c’è via di mezzo tra due opposti contraddittori ! Ci pare alquanto illuminante, a tal proposito, una nota del Centrosinistra pubblicata sul giornale di Sicilia del 17 Maggio: “Le vere emergenze della città non vengono affrontate e ci si diletta in azzeramenti e giri di poltrone che si vorrebbe capire se dettati da una presa d’atto da parte del sindaco della inadeguatezza dell’azione amministrativa fin qui svolta o se, come paventato anche da autorevoli esponenti del centrodestra, determinati dal condizionamento di qualche famiglia e di poteri forti che hanno ormai asservito questa maggioranza ai loro fini particolari”. Noi riteniamo che dinanzi a simili sospetti, che se fossero veri sarebbero di una gravità inaudita, le dichiarazioni del sindaco appaiano troppo vaghe e superficiali: “ Abbiamo deciso congiuntamente coi segretari cittadini di avviare questo percorso perchè venga data all’intera fase una lettura non legata ad un semplice rimpasto di uomini ma ad un fisiologico aggiornamento programmatico e politico di metà legislatura. Non ci saranno né promozioni né bocciature(…) ma solo valutazioni condivise di ordine amministrativo e programmatico nell’esclusivo interesse della città”. Lasciamo pure perdere le eclatanti contraddizioni tra ciò che viene detto e ciò che è stato fatto e mettiamo pure da parte le nostre perplessità linguistiche sulle “valutazioni condivise” e sullo stucchevole uso di un insignificante politichese. Noi comprendiamo le difficoltà del sindaco di giustificare l’ingiustificabile, ci rendiamo conto che il suo arrampicarsi sugli specchi deriva dall’impossibilità di dare delle connotazioni politiche ad una operazione che non fà che esplicitare ciò che la sua amministrazione ha realizzato in questa città: ci riferiamo al costante declino della democrazia e alla contemporanea affermazione di una insopportabile oligarchia. Ci riesce pertanto assai difficile credere che tutta l’operazione sia stata fatta “nell’esclusivo interesse della città”: noi possiamo perdonare le incongruenze politiche e possiamo anche capire le contraddizioni logiche, ma l’offesa all’altrui intelligenza non la comprendiamo, e, soprattutto, non la giustifichiamo!
LE DIMISSIONI IRREVOCABILI
Dire “avevamo ragione” è, per taluni aspetti, poco opportuno, ma, stavolta, lo affermiamo ugualmente, non soltanto per quella sorta di autocompiacimento che fà capolino nell’animo di ogni persona ogni qualvolta si ha la certezza di aver visto giusto e di aver agito bene, ma soprattutto perché ci auguriamo che la città, finalmente, possa davvero reagire alla deleteria acquiescenza con la quale quotidianamente apprende la nefasta attività politica dell’amministrazione che la governa. La guerra scatenatasi all’interno della maggioranza tra UDC e Forza Italia non è che la punta di un iceberg dalle dimensioni incalcolabili. Abbiamo l’impressione, però, che ancora una volta, nonostante la crisi sia emersa in tutta la sua irruente asprezza, squarciando il velo delle falsità e degli indecorosi camuffamenti, i cittadini modicani saranno costretti ad assistere all’ennesima rappresentazione farsesca, con la quale tutto verrà ridimensionato e ricondotto a normali diatribe, sempre possibili nel contesto della dialettica tra le forze politiche. Ebbene, noi crediamo sia giunto il momento che i cittadini di questa città chiedano conto e ragione dei comportamenti di coloro che sono stati eletti per governare la città e non per condurla sull’orlo del baratro. “Avevamo ragione”: lo diciamo ancora e lo urleremo, se necessario, con la speranza che l’eco del nostro grido si insinui fra i vicoli della nostra città, si diffonda per le sue strade e le sue piazze, a svegliare la nostra Modica sonnecchiante e distratta, a scuotere la stampa locale, che non può limitarsi, come ha giustamente osservato Concetta Bonini “ a notificare gli intrallazzi politici come se fossero elementi della più regolare normalità, contribuendo in questo modo a legittimarli di fronte alla città, che così si assopisce in un torpore di indifferenza e di incosciente connivenza”. La crisi all’interno della maggioranza non fà che esplicitarne i gravissimi limiti che abbiamo sempre denunciato: deputati e senatori che interferiscono pesantemente sulle scelte di politica locale, limitando in tal modo l’autonomia decisionale dei segretari cittadini che devono restare gli unici a poter indicare le linee politiche e programmatiche che i loro partiti devono poi tradurre in concrete azioni politiche; il dilagante nepotismo, che è certamente la piaga più virulenta che questa maggioranza ha “regalato” alla città; la spartizione delle poltrone, che, grazie all’uso del politichese e ad una buona dose di
noncuranza per l’intelligenza altrui, viene fatta passare come “ fisiologico aggiornamento programmatico e politico di metà legislatura”; la troppo giovane età di alcuni, poi, non consente a questa maggioranza di avere la necessaria esperienza e l’indispensabile saggezza per amministrare la cosa pubblica con equilibrio e lungimiranza; il livello culturale di molti, infine, non le consente di mantenere alto il profilo della politica e di ridurla invece, assai spesso, ad una penosa attività che trova il suo senso nelle inaugurazioni, nel taglio dei nastri, nell’organizzazione di fiere e sagre, che hanno il sapore assai sgradevole dell’ineleganza e del provincialismo. Per tali motivi, crediamo sia giusto troncare ogni indugio e chiedere a sindaco e assessori di compiere un atto che potrebbe riscattarli, in parte, dalla mediocrità politica che hanno fin qui dimostrato; un atto che i modicani, quelli liberi da ogni forma di servilismo e di clientelismo, aspettano ormai da troppo tempo: le loro irrevocabili dimissioni!