Dialogo: 20 giugno 2011

 

SUA ECCELLENZA SI FERMO’ A PREGARE...

 

Il Vescovo della diocesi di Noto, Antonio Staglianò, ha scelto un pulpito sicuramente inappropriato
per spezzare una lancia a favore del deputato regionale Riccardo Minardo e della sua consorte. Lo scorso 19 maggio, in occasione della Messa celebrata al Santuario della Madonna delle Grazie, a Modica, durante l’omelia, facendo esplicito riferimento ai coniugi Minardo, ha testualmente detto:
“ L’essere cristiani significa anche pensare alle persone che soffrono”.

Non soddisfatto, evidentemente, è tornato sull’argomento prima di congedarsi dai fedeli, ribadendo: “ Non lasciamo sole le persone che soffrono, a Modica, in questo momento, c’è questa famiglia (i Minardo; n.d.r.) che sta soffrendo. La chiesa deve organizzare qualcosa, deve pregare per stare vicina a questa famiglia”. Non deve pertanto meravigliare che alcuni fedeli hanno abbandonato il santuario, per protestare in modo plateale contro le parole del presule, o che altri, alla fine della celebrazione, siano andati via visibilmente contrariati.

Ciò di cui si è reso protagonista mons. Staglianò è estremamente grave, e da qualunque prospettiva si voglia analizzare il suo comportamento, la figura del prelato ne esce fortemente danneggiata. Noi non crediamo che i fedeli della sua diocesi possano essere contenti di avere  come capo un pastore che sceglie deliberatamente di porre la Chiesa netina non a fianco degli ultimi, come vorrebbe il Vangelo, ma vicina ai potenti. Ma, prima di soffermarci su questo gravissimo aspetto della questione, ci sembra doveroso sottolineare che la dichiarazione della Curia, intesa a mettere una pezza alle discutibili esternazioni del Vescovo, ha ancor più aggravato la vicenda. Il consiglio episcopale ha infatti dichiarato: “ Del resto il Vescovo si è fatto più volte carico di situazioni di sofferenza. Basti ricordare la sua partecipazione personale in occasione della dipartita della giovane insegnante di religione Rosanna Di Natale e della tragica vicenda della morte del giovane scalatore Calogero Gambino”.

Pensare di poter mettere sullo stesso piano la tragedia di due giovani vite spezzate con gli arresti domiciliari dei coniugi Minardo è moralmente ingiustificabile, se poi a pensare questo sono dei preti la faccenda risulta veramente inquietante!

Sostiene Staglianò che a Modica c’è una famiglia che soffre. Ci sentiamo veramente rincuorati, perché eravamo convinti che le famiglie sofferenti, nella nostra città, fossero molte di più: da quelle che coi soldi non arrivano a fine mese (problema che certamente non hanno i coniugi Minardo) e non sanno a che santo votarsi a quelle che combattono contro malattie serie o invalidanti; da quelle ridotte sul lastrico perché il capofamiglia è stato licenziato a quelle che vivono la non facile situazione di una separazione o di un divorzio. Ci spiace per i Minardo, ma siamo più sollevati al pensiero che nella nostra città c’è una sola famiglia che soffre!

Messa da parte l’ironia, non possiamo non chiederci come possa un Vescovo dimenticare gli ultimi, i poveri, gli emarginati, gli ammalati, e invitare a pregare per i ricchi e i potenti. Sappiamo bene che la Chiesa è chiamata a stare vicina anche a queste due ultime categorie sociali, ma che addirittura debbano avere la precedenza sulle prime a noi pare una palese violazione dell’insegnamento evangelico.

Un altro aspetto che ha suscitato in noi delle riflessioni è il fatto che sulla sofferenza patita dai Minardo il Vescovo ha mostrato, a nostro avviso, di avere le idee un po’ confuse. I coniugi Minardo non si trovano rinchiusi in qualche umida e buia spelonca con le manette ai polsi e i ferri ai piedi; non sono Pellico e Maroncelli rinchiusi negli oscuri e malsani sotterranei dello Spielberg: l’una si trova in un bel palazzo del centralissimo Corso San Giorgio, l’altro in una elegante villa immersa nella splendida campagna modicana; non sono costretti a subire né la fame né il freddo e trascorrono le loro giornate in ambienti assai confortevoli. Con ciò, naturalmente, non intendiamo in alcun modo sottovalutare il fatto che i Minardo, non potendo allontanarsi dalle loro residenze, stiano vivendo sicuramente una situazione di fastidio e di disagio. Vogliamo semplicemente dire che il Vescovo, prima di occuparsi di loro, avrebbe dovuto pensare a coloro che gli arresti domiciliari li trascorrono in condizioni ben diverse da quelle in cui si trovano a viverli i coniugi Minardo.

Vorremmo poi evidenziare un’altra questione: la presunzione d’innocenza, che ovviamente vale anche per i Minardo,  non equivale però ad una aprioristica certezza di non colpevolezza. Se nell’ultimo grado di giudizio i Minardo risulteranno innocenti, questo non salverà il Vescovo dall’essere stato inopportuno; se, al contrario, risulteranno colpevoli, mons. Staglianò avrà invitato la chiesa modicana a pregare per chi, in quel caso, si sarà macchiato di reati gravissimi ovvero associazione a delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato, con un illecito giro di affari che sfiora i 7 milioni di euro.

E’ vero che la Chiesa è chiamata al perdono e alla misericordia verso il peccatore, ma è chiamata altresì  a condannare il peccato: nella eventualità della colpevolezza dei Minardo, il Vescovo, non avendo evidenziato il diverso atteggiamento che la Chiesa deve assumere verso il peccato e il peccatore, si troverà ad aver esortato i fedeli, non deliberatamente, è ovvio,  ad avere comprensione per l’uno e per l’altro. E ciò sarebbe veramente paradossale!

Un’ ultima considerazione: ciò che il vescovo ha fatto risulta ancora più inaccettabile se si tiene conto che lo ha fatto  in un contesto, come quello della celebrazione in onore della Madonna delle Grazie, che, a differenza di altre ricorrenze religiose, è poco contaminata da fenomeni folcloristici e caratterizzata, invece, da un profondo spirito di fede che è forte ed autentico.

In mezzo a quei fedeli, che il Vescovo ha invitato a pregare per la famiglia Minardo, ci saranno certamente state decine o centinaia di persone che, animate da una profonda fede, si sono recate al Santuario per chiedere una grazia alla patrona della loro città: persone ammalate o che hanno un figlio drogato  o disoccupato, persone che stanno disperatamente cercando un lavoro o che hanno la vita distrutta per la perdita di un familiare; persone che non sanno quale futuro aspetta i loro figli o che magari sono tormentate dall’idea di farla finita.

Invece di pensare a loro, anziché dare loro una parola di conforto e di speranza, il loro Vescovo si preoccupa di una sola famiglia, quella dei Minardo, che sarà pure obbligata a rimanere in casa, ma circondata dal lusso e da un ambiente più che confortevole. La scelta del Vescovo di indicare ai fedeli per quali persone debbano pregare non è condivisibile; la scelta di dirlo in quel luogo e in quel contesto non è tollerabile!