LE CONVERSIONI SULLA VIA DI
DAMASCO
Abbiamo provato, in questo periodo, a resistere
alla tentazione di dire la nostra sulla recente competizione elettorale che ha
visto Buscema prevalere su Scucces; abbiamo deciso di tacere per svariati motivi
che naturalmente non diciamo, perché siamo convinti che non interessino per
nulla ai nostri lettori. Se adesso abbiamo deciso di rompere il silenzio che ci
eravamo imposti è perché non ne possiamo più del buonismo, dell’ipocrisia e
della faciloneria che sembrano aver contagiato tutti, soprattutto coloro che
hanno sempre militato a sinistra – giornalisti, politici, comuni cittadini – e
per i quali Riccardo Minardo, inavvicinabile fino a qualche tempo fa, è
all’improvviso diventato un alleato leale e affidabile.
Prima di analizzare questo repentino cambio d’opinione, vogliamo però dire che
l’alleanza fra Buscema e Minardo ha determinato certamente qualcosa di positivo:
ha liberato la città – soltanto dal punto di vista politico; non illudiamoci –
dalla perniciosa intesa Drago-Minardo ( la famiglia Minardo, s’intende!) che
tanti danni ha prodotto in questi sei anni, e che aveva in Torchi – la cui
assenza dalla scena politica è per Modica un’autentica benedizione – il fedele
esecutore del loro modo d’intendere la politica e che non abbiamo mai condiviso.
La “Modica da bere” – che ci ricorda tanto la Milano craxiana, comunista e
democristiana degli anni Ottanta, affogata poi miseramente nella melma di
tangentopoli – si è rivelata un bluff, come abbiamo sempre denunciato in questi
anni. E difatti noi modicani abbiamo “bevuto” smog, cemento, appalti, indagini
e avvisi di garanzia!
Aver prodotto la sconfitta politica di un potere economico onnipresente e di un
deputato
che, attraverso il suo ex pupillo, ha contribuito in modo determinante a
portare la città sull’orlo del baratro, e che ve l’avrebbero gettata se avesse
vinto il loro nuovo pupillo, è l’unico elemento positivo che riusciamo a
scorgere nell’accordo tra l’MPA e il Centro sinistra. Certo non è poco, ma una
città non può essere tirata fuori dal fango facendo leva soltanto sulla “pars
destruens” che una coalizione è capace di attuare: è naturale che si punti
l’attenzione sulla “pars construens” che è quella che veramente conta.
L’accordo Buscema-Minardo ci ricorda i matrimoni d’una volta, quelli combinati
dai parenti dei futuri sposi, per trarne un qualche vantaggio in termini di
prestigio o di quattrini.
Pur essendo politicamente distante da noi, abbiamo sempre avuto stima per il
nuovo Sindaco, anche se lo abbiamo spesso giudicato una gran brava persona in
pessima compagnia. E difatti, forse succube di tale compagnia, ha finito per dar
vita a un governo cittadino che – ci auguriamo di essere smentiti – non promette
nulla di buono. L’alleanza con Minardo rischia di stritolare in una morsa le sue
buone intenzioni. Alla luce della sua riconosciuta onestà e della sua
disinteressata passione politica, era legittimo aspettarsi da Buscema il
coraggio di correre da solo: non facendolo, ha insinuato in molti suoi
concittadini – e noi non siamo tra questi – il sospetto di tenere più alla
poltrona che al bene della sua città. Da lui è legittimo aspettarsi un
cambiamento reale, una ventata di pulizia e di trasparenza nelle stanze di
palazzo San Domenico, che in questi anni sono state rese cupe e irrespirabili
dalla demagogia e dalla mediocrità politica di Torchi e del suo entourage.
Non è possibile, far finta di nulla, e dimenticare che Riccardo Minardo, cui
oggi Buscema s’aggrappa per poter politicamente sopravvivere, per cinque anni ha
dato il suo pieno sostegno all’ex sindaco, ovvero a colui che ha portato Modica
al collasso amministrativo e al dissesto finanziario; non si può cancellare con
un colpo di spugna il fatto che Minardo rappresenta la perfetta incarnazione di
quel modo tutto democristiano di fare politica sul quale è meglio stendere un
pietoso velo di silenzio!
E che dire del vicesindaco, quell’Enzo Scarso che per anni ha presieduto il
peggior consiglio comunale che la città abbia mai avuto, e da lui più d’una
volta elogiato e addirittura esaltato. Delle due l’una: o non credeva o credeva
realmente a quel che sosteneva. Ma sia vera l’una o l’altra ipotesi, Enzo Scarso
ne esce male e risulta politicamente poco affidabile. Adesso la pensa
diversamente: ma le fulminee conversioni sulla via di Damasco – a meno che non
si tratti di San Paolo – non ci hanno mai convinto. E come non ricordare che
nella stanza dei bottoni ci ritroviamo Giorgio Cerruto, che per anni è stato
assessore nella giunta Torchi e fervente sostenitore della politica dell’ex
sindaco, quella politica che è stata per la città una calamità, a tal punto che
ci vorranno decenni per eliminare i guasti che ha prodotto.
Ci sembra doveroso, infine, complimentarci con D’Antona, che alla poltrona ha
preferito la coerenza, e non saranno gli steccati ideologici che ci dividono ad
impedirci di apprezzare il suo encomiabile gesto.
Noi siamo convinti che Buscema potrebbe veramente far soffiare sulla città il
vento del cambiamento, ma nutriamo seri dubbi che possa farlo, collaborando con
coloro che per anni il cambiamento l’hanno impedito e che sono corresponsabili
del disastro politico e finanziario
di Modica. Auguri, signor Sindaco, nonostante tutto!
La Pagina, 28 Luglio 2008