Luglio 2004
In questi giorni, nella nostra città, la politica è in uno stato di costante fibrillazione. Le cronache registrano le dimissioni di Marisa Giunta, capogruppo consiliare di Forza Italia, l’azzeramento della commissione Affari Generali, dovuto alle dimissioni dei tre consiglieri della maggioranza cui hanno fatto seguito quelle dei due componenti della minoranza: Rosa della Margherita e Barone dei Democratici di Sinistra. Il presidente della Commissione, Michele Polino, respinge ovviamente le critiche e sostiene che” le dimissioni in massa dei componenti la maggioranza sono frutto di una strategia politica da parte del direttore d’orchestra”. Chi sia costui non è dato ovviamente sapere!
Intanto, un consigliere facente parte della nutrita schiera degli “itineranti”(ci si perdoni l’autocitazione),Frasca Caccia, difende con veemenza la decisione del capogruppo azzurro in consiglio comunale. E pensare che, ancora oggi, qualcuno contesta le nostre affermazioni sul degrado della politica a Modica! Consiglieri comunali che cambiano partito con la stessa disinvoltura con cui ci si cambia d’abito, altri che ormai hanno fatto della metafora il centro dei loro presunti discorsi politici, per fare in modo che l’oscuro messaggio giunga al destinatario di turno; è la politica del quiz: ai cittadini l’arduo compito d’indovinare chi possa essere, nella fattispecie, il misterioso direttore d’orchestra.
Alla faccia della democrazia e della trasparenza! I seri problemi che affliggono la città e che nonostante le promesse elettorali non sono ancora stati risolti sembrano essere l’ultima preoccupazione dei nostri politici, impegnati come sono ad accusarsi reciprocamente di oscure manovre, a paventare bufere e terremoti nella maggioranza. Coincidenza davvero strana quella che vede tali cataclismi scuotere le mura del Palazzo proprio nel momento in cui il sindaco annuncia l’imminente rimpasto nella giunta di governo. E su questo punto, il sindaco riteniamo sia chiamato a dare ai cittadini una risposta chiara e convincente: noi vogliamo credere che Torchi nel momento in cui scelse i componenti della sua giunta lo fece in piena autonomia (nonostante la presenza dell’avvocato Drago) e soprattutto con la convinzione di aver scelto delle persone di sicura affidabilità e competenza; il fatto che adesso voglia procedere alla loro sostituzione riteniamo debba essere spiegato all’intera collettività. Se non è l’ammissione di un fallimento, il cosiddetto rimpasto – che tutti a parole disprezzano in quanto emblema della Prima Repubblica, ma al quale tutti, nei fatti, ricorrono - risponde soltanto a logiche di spartizione, o meglio, di ridistribuzione del potere. Ci chiediamo allora quale sia la sbandierata diversità di questa Amministrazione, in cosa consista il tanto propagandato rinnovamento promesso alla città.
Assistiamo, invece, con grande fastidio, a questo teatrino fatto di congiure e tradimenti: ci sembra di vederli questi mediocri professionisti della politica, mentre, assetati di potere, mettono in atto tutte le più astute strategie pur di sedere sull’agognata poltrona. Sono i limiti della Democrazia: è il dazio da pagare per conservare la libertà: il più alto valore della vita. Il clientelismo, endemica piaga del nostro Sud, fa si che una città come Modica abbia un consiglio comunale popolato da personaggi che, nella maggior parte dei casi, non sono assistiti da una cultura adeguata al ruolo che ricoprono e soprattutto non dimostrano di possedere il valore della coerenza ideologica e l’idea della politica come servizio. La poltrona sembra essere l’unico obiettivo dei nostri consiglieri comunali. Il passato di questa città grida vendetta: lo scadimento culturale e sociale nell’amministrazione della cosa pubblica fà emergere ancora di più l’insanabile frattura tra la Modica colta, aristocratica e civile che ancora vive in molte persone e in alcune Istituzioni e quella popolana e incolta che soffoca la prima con l’arroganza del denaro e della politica.
A questo punto, considerato che per noi la coerenza è un valore irrinunciabile, proponiamo ai nostri amministratori di apportare una significativa modifica allo stemma della nostra città, una modifica che lasci un segno indelebile dei tempi che stiamo vivendo: che vi campeggi, nei secoli,
l’agognata poltrona!
Giuseppe Ascenzo