LUGLIO 2005
I DIPLOMIFICI IN PROVINCIA DI RAGUSA: RINGRAZIAMO LA MORATTI!
La vicenda sui diplomi facili che ha coinvolto recentemente alcune scuole parificate della nostra provincia e che ha avuto come effetto la sospensione, con provvedimento cautelare, dei diplomi già rilasciati, fintantochè la Procura di Modica non avrà fatto piena luce sui fatti, ripropone, in termini non più differibili, la questione riguardante l’efficienza e la trasparenza della scuola privata italiana.
E’ certamente vero, che, analizzando la situazione nel contesto nazionale, esistono delle scuole private che offrono ampie garanzie sotto il profilo didattico e formativo, ma è altrettanto indiscutibile che esse rappresentano la classica goccia nel mare sconfinato dell’inefficienza e della corruzione che troppo spesso caratterizzano gli istituti privati del nostro Paese. Con ciò non intendiamo condannare le scuole della nostra provincia che sono attualmente oggetto d’indagine da parte della magistratura, sia perché non è compito nostro condannare o assolvere, sia perché la presunzione d’innocenza è per noi un principio inviolabile. Ci occupiamo di questa vicenda perché ci offre l’occasione per una riflessione che trascende l’ambito locale e si collega all’opera di devastazione che il ministro Moratti, in combutta col suo capo, sta conducendo, con lucida e colpevole determinazione, contro il sistema scolastico italiano. I nostri lettori comprenderanno che un argomento di tale portata richiederebbe ben altro spazio di quello concesso da un articolo, e ci perdoneranno, pertanto, se la nostra analisi sarà necessariamente schematica e quanto più breve possibile. Il ministero della pubblica istruzione, con questo governo, è diventato una sorta di teatro dei pupi, che noi siciliani conosciamo bene, con un burattino in gonnella che compie i suoi misfatti in viale Trastevere e un burattinaio, a Palazzo Chigi, che lo manovra come crede e quando crede. Il burattinaio e il burattino, accomunati da quel neoliberismo cui dobbiamo la gran parte dei mali che oggi affliggono il nostro pianeta ed uniti dall’arida visione aziendalistica della società e della vita, hanno deciso di annientare quella cultura umanistica che ci ha reso ciò che siamo, e alle cui fonti, per secoli, generazioni di italiani hanno attinto l’acqua cristallina del Sapere e quei Valori, che non possono e non devono mutare nel tempo, senza i quali qualunque progresso è intrinsecamente falso e condannato ad autodistruggersi. Il burattinaio e il burattino stanno sacrificando il Sapere sull’altare di uno squallido “saper fare”; stanno distruggendo le capacità e le intelligenze per far posto ad abilità e competenze: e la scuola, defraudata del suo scopo inderogabile e primario che è quello di formare cittadini colti e consapevoli, continua la sua corsa verso il baratro, producendo schiere di ignoranti cui affideremo il destino della nostra Patria. Non possiamo non tremare al pensiero che le fondamenta, sulle quali sarà costruito il futuro di coloro che verranno, saranno edificate su autentiche fesserie, le abilità e le competenze, che come castelli di sabbia scompariranno nello spazio di un mattino, sepolti dalle onde inarrestabili della vita e della storia. Il puparo e il pupo, in tal modo, stanno realizzando il loro perverso obiettivo: svuotare la scuola pubblica del suo retaggio spirituale e culturale, per farne un contenitore di sterili progetti e di tante inutili iniziative pseudoformative. Per quel che concerne le scuole private, il perverso obiettivo lo si è raggiunto con maggiore facilità: è stato sufficiente estromettere i commissari esterni dagli esami di Stato, eliminando così uno degli strumenti più efficaci per verificare la qualità dell’insegnamento, la preparazione degli alunni e la trasparenza delle procedure. Le scuole private, già di per sé carenti sotto il profilo didattico, per molti e svariati motivi, sono state rese ancor più deficitarie e soprattutto – come dimostrano i recenti fatti dai quali ha preso avvio questa nostra riflessione – maggiormente esposte al rischio di caratterizzarsi sempre più come veri e propri diplomifici e alla tentazione di una corruzione non sempre verificabile: anche in questo caso, schiere di analfabeti si profilano all’orizzonte del nostro futuro. Più andremo avanti e più la nostra scuola, quella pubblica e ancor più quella privata, si consoliderà come un’autentica fabbrica di ignoranza: a chi giova tutto questo è quasi superfluo ricordarlo. Se a noi insegnanti non sarà più consentito di formare cittadini colti e consapevoli, prolifereranno le fattorie e i grandi fratelli, gli amici della De Filippi e i vacui programmi del suo presuntuoso consorte: e il grande burattinaio potrà continuare, indisturbato, a gestire il potere e i suoi affari, col suo falso ottimismo condito da quel suo sorriso beffardo e volgare.