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12 luglio 2011
DAL PALAZZO DEI NORMANNI AL PALAZZO DI GIUSTIZIA
Il Parlamento siciliano sembra sempre più rassomigliare ad un’aula di tribunale che ad un luogo in cui i rappresentanti dei cittadini dovrebbero legiferare e lavorare per fare uscire la Sicilia, una volta per tutte, da una situazione altamente drammatica, che è quella dei servizi da terzo mondo, della dilagante disoccupazione giovanile, dell’endemica mancanza o arretratezza delle infrastrutture, per finire con la piaga della criminalità organizzata, che, sebbene abbia subito in questi anni dei colpi non indifferenti, non è stata certamente debellata.
La legislatura in corso sarà ricordata come quella degli indagati e degli arrestati: i primi, al momento, sono ventisette, i secondi, quattro; 31 deputati su 90 vuol dire che il 35% dei nostri rappresentati alla Regione ha avuto o ha ancora problemi con la giustizia. I quattro arrestati sono: Cateno De Luca (Sicilia Vera), sindaco di Fiumedinisi, comune della fascia ionica del messinese, accusato di tentata concussione e falso in atto pubblico per una questione riguardante la costruzione di 16 villette e di una struttura alberghiera; Fausto Fagone (PID) coinvolto nell’inchiesta “Iblis “su mafia e appalti – la stessa per la quale sono indagati il presidente Lombardo e il deputato Giovanni Cristaudo – Gaspare Vitrano (PD) accusato di aver intascato una tangente per una vicenda riguardante alcuni impianti fotovoltaici; Riccardo Minardo (MPA) per associazione a delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato.
Per quanto riguarda i reati, per i quali, come abbiamo detto, 27 deputati risultano attualmente indagati, non c’è che l’imbarazzo della scelta: si va dall’abusivismo edilizio alla connivenza con la mafia, dalla truffa all’inquinamento ambientale. Com’è facilmente rilevabile, la questione morale non sembra più essere un problema rinviabile; appare non più procrastinabile un ricambio della classe politica isolana: una classe politica che è in gran parte indegna di rappresentare il popolo, incapace di elaborare progetti lungimiranti e di ampio respiro, troppo spesso incolta e talvolta persino impresentabile anche sotto il profilo dell’eleganza e dello stile.
Come dicevamo, sarebbe necessario un ricambio, ma che questo possa avvenire ci pare alquanto improbabile. Esso non può nascere dalla politica, perché un albero marcio non può che dare frutti marci!
A nostro parere, il posto di questi politicanti, che stanno affossando la nostra terra, già dilaniata da mille problemi, non può essere preso dai giovani cresciuti all’ombra di mercenari delle idee, di voltagabbana senza pudore e di arrivisti senza scrupoli. Saranno anche giovani animati da buoni propositi e desiderosi di far bene, ma hanno dentro delle cellule cancerogene che, prima o poi, faranno germogliare il male, e tutto ricomincerebbe!
La frequentazione di quelle che son dette segreterie politiche, e che in realtà sono i luoghi del malaffare, li ha segnati per sempre, pertanto non è da loro che può avere inizio la rinascita morale e civile della nostra terra. Purtroppo, nemmeno dai giovani estranei al sudiciume di questa politica. Una larga fetta delle nuove generazioni non ha le qualità intellettuali per promuovere un autentico riscatto dell’Isola: è quella la cui intelligenza è stata intorpidita dal “grande fratello”, dall’ “isola dei famosi” e dai programmi demenziali della De Filippi, quella che è cresciuta senza riferimenti ideologici e che è portatrice di una visione arida e pragmatica della società e della politica.
L’altra parte, invece, quella che è riuscita a mantenere l’autonomia del pensare e una valida capacità di analisi critica, non può aspirare a conquistare il potere politico, perché questo sistema, putrefatto e corrotto, ha da tempo messo in campo le sue contromisure per essere in grado di perpetuarsi ed escludere dal giro coloro che, avendo validi strumenti intellettuali e indiscutibili qualità morali, per tale sistema rappresenterebbero un pericolo non indifferente.
Coloro che ci leggono sanno bene quante volte siamo stati tacciati di pessimismo e addirittura di disfattismo: la cosa ci risulta indifferente, non perché vittime di un sentimento di superiorità, ma perché consideriamo deleterie certe forme di demenziale ottimismo, che ad ogni costo ritiene di trovare una soluzione ai problemi anche quando è evidente che questa non c’è. E nel caso che stiamo prendendo in esame non ci pare, oggettivamente, che ci sia!
Potrebbe, in verità, esserci, ma per comprenderla occorrerebbe liberarsi da stereotipi e schemi mentali ormai troppo radicati nella nostra cultura. Sarebbe necessaria un’autentica rivoluzione culturale. Un “Grande Rifiuto”, come direbbe Marcuse, un’opposizione totale a questo sistema marcio, che possa porre le basi per “ la traduzione dell’utopia nella realtà”. Occorrerebbe ammettere che aveva ragione Platone: il potere andrebbe dato agli intellettuali, e con questo termine intendiamo riferirci a coloro che sul piano delle capacità intellettive, della saggezza e della cultura sono riconosciuti da tutti al di sopra di tutti; e bisognerebbe ammettere, altresì, che aveva ragione anche Fichte: l’intellettuale è veramente tale se è anche moralmente migliore degli altri e se, con la sua attività e il suo esempio, sa promuovere il progresso etico e civile del proprio popolo.
Invece di perdere tempo a disquisire di proporzionale e maggioritario, di sistema alla francese o alla tedesca, sarebbe certamente più fruttuoso se i siciliani – e con loro tutti gli italiani - usassero il loro cervello per pensare a quale potrebbe essere la maniera migliore per fare in modo che il nostro Paese e le nostre Regioni possano essere governati da persone di acuta intelligenza, di vasta cultura
e dalla moralità cristallina.
Su questo andrebbe fatta una seria e approfondita riflessione collettiva!
Se nulla cambierà, sarebbe quanto meno più serio che il parlamento siciliano, anziché riunirsi a Palazzo dei Normanni, si trasferisse in qualche aula del Palazzo di Giustizia di Palermo!