I CORVI E LE AQUILE
Noi non sappiamo quanti siano i nostri concittadini
che leggono con regolarità i quotidiani locali; di una cosa però siamo certi: o
sono pochissimi, o quelli che li leggono lo fanno in modo veloce e superficiale.
Se i modicani, infatti, leggessero, in maniera puntuale e attenta, la locale
cronaca politica, potrebbero forse rendersi conto del fatto che la classe
politica modicana non è in grado di amministrare la loro città, e dunque
potrebbero forse decidere di attuare un ricambio che a nostro parere non è più
prorogabile.
Leggendo il “Giornale di Sicilia” del 3 Maggio, abbiamo colto due autentiche
“perle” che, come di consueto, sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori.
Una riguarda le dichiarazioni rilasciate dal presidente del consiglio comunale,
Enzo Scarso, in relazione alla nota vertenza riguardante i ritardi nel
pagamento degli stipendi ai dipendenti comunali. Per cogliere, nella sua
interezza, l’aspetto paradossale e politicamente assai modesto di tali
dichiarazioni, è necessario, però, ricordare, brevemente, quanto accaduto.
Mercoledì 30 Aprile, il civico consesso si è riunito per discutere su alcune
varianti al piano regolatore. Crediamo sia il caso di ricordare che il piano
deve essere ancora approvato, e, pertanto, introdurre delle varianti prima che
ciò accada significa condizionarne il futuro assetto; a tale scorrettezza se ne
aggiunge un’altra non meno grave, che è quella di discutere e deliberare su tali
questioni nell’ultimo giorno utile per farlo: davvero un bel modo, non c’è che
dire, di rappresentare gli interessi dei cittadini e di programmare con
ponderatezza il futuro della città.
A tutto questo si aggiunga che alla riunione erano presenti i dipendenti
comunali che da due mesi non percepiscono il loro sacrosanto stipendio, ma il
consiglio comunale ha pensato bene di anteporre la discussione sulle varianti a
quella ben più importante che riguarda centinaia di famiglie che da due mesi
sono costrette a fare i conti con la precarietà. La seduta è stata poi rinviata
per mancanza del numero legale, giacché i consiglieri Giannone, Cerruto e
Stracquadanio hanno abbandonato l’aula: i primi due per sottolinea la loro
contrarietà a discutere delle varianti, il terzo in segno di solidarietà coi
dipendenti presenti.
Qualche giorno dopo,
“grazie anche alla mediazione del deputato regionale Riccardo Minardo”
la situazione è stata finalmente sbloccata e i lavoratori municipali potranno
finalmente incassare gli emolumenti loro dovuti.
Detto ciò, non ci resta che riportare la dichiarazione del presidente Scarso:
“ Il consiglio comunale ha dimostrato, ancora una volta, seppur in un momento
difficilissimo per l’ente, di saper volare alto e di saper fare gli interessi
della collettività tutta senza guardare ai colori politici. Un chiaro esempio di
quel genere di politica che la città chiede da tempo e di cui abbisogna”.
Più d’una volta abbiamo rimproverato all’ex sindaco Torchi di amministrare una
città virtuale: non pensavamo che anche Scarso presiedesse un consiglio comunale
virtuale. Le sue affermazioni sono lo specchio di quell’immensa frattura che si
è ormai creata fra la città e la sua classe politica, che sembra aver perso ogni
contatto con la realtà che dovrebbe amministrare. Com’è possibile, infatti,
tessere le lodi di un consiglio comunale che si comporta in tal modo!
L’intervento di Minardo, poi, dimostra, ancora una
volta, che in questa nostra disgraziata terra, ciò che è un diritto deve
apparire una generosa elargizione dovuta all’intervento del potente di turno.
Ma torniamo al civico consesso; non ha deliberato su nulla – e d’altronde, come
abbiamo visto, non poteva farlo – ha mostrato un comportamento che abbiamo già
dimostrato essere scorretto e non ha avuto alcun merito nella risoluzione del
problema dei dipendenti comunali: che cosa ha fatto di così straordinario per
sostenere che sa volare alto?
Se, per il suo presidente, il consiglio comunale vola alto perché qualche
consigliere si fa vedere interessato al problema sostando coi dipendenti davanti
alla banca tesoriera del comune non c’è davvero di che stare allegri: la
politica, a Modica, è veramente giunta al capolinea.
Forse, e lo abbiamo scritto più d’una volta, sarebbe il caso di usare le parole
con maggiore prudenza e non mischiare il sacro col profano. Cosa c’entra la
politica delle correnti, del nepotismo, delle mediazioni, delle sudditanze e del
cambiare casacca con il volare alto? L’altezza si raggiunge quando non si
hanno padroni, quando si risponde soltanto al tribunale della propria coscienza,
quando si è disposti a rinunciare anche alla più comoda delle poltrone pur di
non vendersi al migliore offerente, quando l’interesse della collettività si
antepone al proprio, quando i valori e gli ideali prevalgono sul miserabile
obiettivo di riempire, sempre più e in qualunque modo, il proprio portafogli.
Siamo proprio sicuri che siano queste le caratteristiche della classe politica
modicana?
Nella nostra città, svolazzano ancora troppi corvi: il “volare alto” lasciamolo
alle aquile!
Avevamo parlato di due autentiche “perle”, ma ci rendiamo conto di non avere più
spazio per raccontarvi della seconda, ossia della iniziativa del PDL e del suo
leader, Nino Minardo, di chiedere ai modicani quali sono le priorità
amministrative. La politica, insomma, chiede alla società che cosa deve fare!
Ci ripromettiamo di parlarne nel nostro prossimo articolo.
Giuseppe Ascenzo
IL POPULISMO E LA DEMAGOGIA
Come avevamo annunciato nello scorso numero di
questo giornale, oggi ci occupiamo dell’altra “perla” apparsa sul “Giornale di
Sicilia” dello scorso 3 Maggio. Il giorno successivo, alcuni rappresentanti del
Popolo delle libertà - noi che non ne facciamo parte siamo stati inscritti
d’ufficio, ovviamente, in quello delle dittature; purtroppo, fra le tante
idiozie che contraddistinguono questo nostro tempo, quelle linguistiche sono
all’ordine del giorno - hanno presidiato alcune piazze della nostra città,
distribuendo ai modicani dei volantini contenenti le dodici priorità
amministrative alle quali occorreva dare un voto da 1 a 5. Ci sembra opportuno,
per chiarezza, elencarle: riqualificazione periferie, riqualificazione quartieri
storici, miglioramento viabilità, revisione convenzioni onerose, revisione costi
di gestione società partecipate, razionalizzazione del personale, valorizzazione
beni culturali, miglioramento dei servizi, coinvolgimento delle attività
produttive, pianificazione canali di finanziamento, ambiente, risanamento
finanziario.
Come si può vedere ce n’è per tutti i gusti! Un calderone onnicomprensivo, che,
proprio perché tale, è insignificante sul piano programmatico; anche l’ultimo
degli imbecilli si renderebbe conto della sua irrealizzabilità. Si tratta di un
fatto esecrabile sul piano politico, trattandosi di demagogia allo stato puro:
chiacchiere, che hanno il solo scopo di produrre un po’ di fumo che nasconda la
mancanza dell’arrosto. Imbrigliate nelle reti di un pessimo italiano e nei lacci
del solito politichese, queste magnifiche priorità sono soltanto lo specchietto
per le allodole, che, nella fattispecie, sono i soliti sprovveduti, sempre
pronti, purtroppo, a cadere nelle trappole della politica, quella che si vende
al mercato delle illusioni e delle vane promesse.
La trovata di Minardo è moralmente deprecabile e politicamente risibile. Il
leader cittadino del PDL e i suoi amici – ogni qualvolta i democristiani si
chiamavano fra loro in tal modo, il grande Montanelli esclamava: “Dio li
perdoni” - si sono scoperti all’improvviso operativi e pragmatici: la città è
in crisi (sull’orlo del baratro, aggiungiamo noi), le casse comunali sono vuote,
i processi e gli avvisi di garanzia non mancano, il civico consesso è latitante,
il traffico ha ormai abbondantemente superato i limiti dell’umana sopportazione,
e, allora, questi volenterosi cultori delle libertà hanno deciso che è venuto il
momento di ascoltare i modicani e risanare questa povera città, individuandone,
naturalmente, le priorità.
Dobbiamo confessare che tale iniziativa, in un primo momento, ci ha messo in
serio imbarazzo con noi stessi: abbiamo infatti temuto per la nostra stabilità
mentale.
L’azione intrapresa da Minardo, infatti, ce lo ha fatto collocare, nella
precedente amministrazione Torchi, sui banchi dell’opposizione, a redarguire,
anche con veemenza, sindaco e assessori, man mano che le loro scelte affossavano
la città; i fatti, invece, ci attestano il contrario e cioè che lui e i suoi
amici – Dio li riperdoni! – stavano con Torchi, sedevano nella stanza dei
bottoni, votavano i bilanci che hanno distrutto Modica e condividevano le scelte
dell’ex sindaco, quando, per mantenere nella città un clima di perenne campagna
elettorale, dilapidava il pubblico denaro per organizzare fiere, sagre e
quant’altro.
E’ dunque moralmente deplorevole che questi signori, adesso, si propongano come
i risanatori del disastro che hanno contribuito a creare.
L’altro aspetto della vicenda è illuminante, perché apre uno squarcio su quello
che è l’avvilente statura politica di coloro che si propongono per amministrare
la città. Una classe politica che domanda alla società che cosa deve fare e che
ha bisogno dei cittadini per stilare una graduatoria delle priorità. Ci si
potrebbe rispondere che non si tratta di questo, ma di impegnarsi, se eletti, a
risolvere i diversi problemi, sulla base delle indicazioni dei cittadini. Ci
auguriamo che le cose non stiano così, perché sarebbe ancora peggio. Le
contingenze, le disponibilità economiche, le possibilità di ottenere
finanziamenti, gli accordi sopra o sotto i banchi: da tutto questo dipendono le
scansioni temporali dei progetti da realizzare e non certo dalle speranze dei
cittadini.
Si tratta, pertanto, di un fatto che giudichiamo assai grave, anche se,
naturalmente, non ci sconvolge, per il semplice motivo che sappiamo da tempo
quanto siano grandi i limiti politici di coloro che in questa città la politica
– per svariati motivi – si ostinano a volerla fare.
Noi riteniamo che questo episodio sia preoccupante, e lo abbiamo già detto, ma
per certi aspetti anche esilarante. Il dato allarmante sta nel fatto che la
politica è tale quando sa guardare con attenzione alla società, riesce a
interpretarne i bisogni e le aspettative e ad orientarla democraticamente verso
finalità condivise; quando avviene il contrario, siamo di fronte a forme
deleterie di demagogia e populismo. L’aspetto esilarante sta, a nostro parere,
nell’aver scambiato il “sapere ascoltare” la società – che avviene,
naturalmente, con modalità molto complesse, dove entrano in campo fattori
sociologici, statistici, economici e culturali - con l’andare realmente in
piazza a proporre quesiti ai cittadini.
Siamo sicuri che i nostri lettori capiranno la nostra angoscia, al pensiero che
questa classe politica, quasi certamente, per altri lunghissimi cinque anni,
avrà nelle mani il destino della nostra città.
Giuseppe Ascenzo
IL CORAGGIO DI DON ABBONDIO
Da qualche tempo, i politici della
nostra città hanno acquisito l’insopportabile vezzo di condire ogni loro
discorso con la frase “ per il bene della città”, intendendo sottolineare, con
un’ ipocrisia che è pari alla loro sfacciataggine, che ogni loro azione non è
volta al soddisfacimento di interessi personali, ma solo ed esclusivamente alla
salvaguardia del bene comune. Alla luce dei disastri che questi signori hanno
combinato, non possiamo non tremare al pensiero di cosa avrebbero potuto
provocare se non fossero stati sorretti da un così “ nobile sentimento”. Oggi,
probabilmente, vivremmo nel ricordo di una città dalla storia prestigiosa e
dall’architettura maestosa, giacché Modica sarebbe una landa desolata e i suoi
cittadini si aggirerebbero fra le sue vie, un tempo impreziosite dal suo
impareggiabile barocco, come automi, dalle facce smunte e inespressive. Ma, per
fortuna, non è così, e dunque abbandoniamo l’orrore per un futuro che non si è
ancora avverato e torniamo al presente: esso non è catastrofico come l’avvenire
che abbiamo immaginato, ma certamente è ben lontano dal possedere le sembianze
di quel paradiso terrestre in cui ci hanno voluto far credere di vivere,
soprattutto il nostro ultimo Sindaco e la sua allegra brigata.
Quella stessa che ha inferto il colpo mortale al già dissestato bilancio
comunale, a tal punto che dopo il Municipio anche il Tribunale – forse unico
caso in Italia – non può più usufruire delle linee telefoniche, sulle quali è
piombata a troncarle la spada impietosa della Telecom Italia; è l’ennesimo
anello dell’umiliante e avvilente catena degli impegni non mantenuti dal nostro
indebitatissimo Comune.
Di tutto ciò, ovviamente, il maggiore responsabile è il nostro ex Sindaco, colui
che più d’ogni altro ha amato in questi anni la sua città – così ha dichiarato –
e tuttavia l’ha abbandonata, lasciandole un’eredità pesantissima. Ovviamente,
non prendiamo nemmeno in considerazione la sua tesi, secondo cui il suo
tentativo di andare a Palermo non è nato da ambizioni personali, ma dal
desiderio di servire ancora meglio la sua città: non ci soffermiamo su questo
perché da molto tempo, per ragioni anagrafiche, abbiamo smesso di credere alle
favole.
L’altro insopportabile vezzo di molti politici modicani è quello di attribuire a
tutto ciò che pensano e a tutto ciò che fanno – o credono di fare – una valenza
quasi metafisica: ciò che li riguarda viene sempre assolutizzato, a tal punto da
assumere le fattezze della grandiosità e da essere collocato sulle più alte
vette del pensiero e dell’azione politica; ciò vale non soltanto per l’ex
sindaco, ma anche, ad esempio, per il presidente del consiglio comunale, che più
d’una volta ha magnificato le opere del consiglio che presiede: una quindicina
di giorni fa, assalito da un’ incontenibile ammirazione per il civico consesso,
ha addirittura osato affermare che quest’ultimo dimostra di “saper volare
alto”. In questi ultimi anni, insomma, Modica è stata governata da una classe
politica che non si è mai risparmiata nel ricordarci il suo sconfinato amore per
la città e che non ha mai evitato – e la
cosa non è certo elegante – di autocomplimentarsi e di autocompiacersi per le
magnificenze che ha saputo realizzare.
Ad un mese dalle prossime amministrative, di queste magnificenze, ci sembra
doveroso ricordarne alcune, come quella che vede come protagonisti alcuni
funzionari del Comune, retto da Torchi per sei anni, per i quali la pubblica
accusa chiede multe e condanne, nell’ambito del processo per le vergognose
autorizzazioni concesse per la costruzione dell’ormai tristemente noto
kartodromo e dell’altrettanto tristemente celebre impianto di biomassa in zone
sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici; e come non ricordare il
traffico infernale in cui l’amministrazione uscente ha costretto e costringe a
vivere i suoi concittadini e che tale non era, lo sappiamo tutti, nel momento in
cui si insediò per la prima volta a Palazzo S. Domenico; come dimenticare la
cementificazione della città, che l’ha trasformata in un cantiere perenne,
provocando a tutti noi una quotidiana intossicazione da polvere e frastuono e le
proteste dei dipendenti comunali che hanno dovuto sudare le proverbiali sette
camice per poter percepire il loro legittimo stipendio. Ci sembra doveroso, poi,
ricordare ai nostri concittadini il buco stratosferico nel bilancio comunale,
cui hanno certamente contribuito gli Eurochocolate, le Notti Bianche, e tutto il
variopinto campionario di fiere e sagre, che hanno caratterizzato
l’amministrazione Torchi, e che sono state sempre e fortemente volute, per
assecondare la logica della perenne campagna elettorale in cui questa città è
stata costretta a vivere per ben sei anni; e come non ricordare i tredici avvisi
di garanzia a politici e funzionari comunali, indagati per associazione a
delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro. Naturalmente, aspettiamo
l’esito delle indagini prima di esprimere un qualunque giudizio: i tredici,
infatti, devono essere considerati innocenti finché una sentenza non dimostrerà
il contrario.
Non c’è dubbio, tuttavia, che questo non contribuisce a migliorare l’immagine di
una città alla quale, in questi ultimi anni, sono stati cambiati i connotati: è
diventava sporca, invivibile, chiassosa e volgare. Giorno dopo giorno, abbiamo
assistito al triste sfiorire della sua bellezza e della sua eleganza. Non
possiamo infine tacere la situazione a dir poco disastrosa in cui versa la
raccolta dei rifiuti solidi urbani e i problemi drammatici degli operatori
ecologici, alle prese, da anni, con i mancati pagamenti del loro salario e con
una situazione lavorativa al limite della sopportazione; a tal punto che il 6
Maggio, mantenendo fede a quanto avevano promesso, hanno occupato l’aula
consiliare. A proposito della protesta dei netturbini, vogliamo segnalare una
situazione dal sapore grottesco: ci riferiamo alla presenza, accanto agli
occupanti, di alcuni consiglieri del centro destra, che si son fatti vivi per
portare la loro solidarietà, come se non fossero stati loro a votare quei
bilanci che hanno ridotto in condizioni pietose le casse comunali, e dunque a
determinare la precarietà di coloro che adesso vanno a consolare. Pare che
qualcuno abbia anche portato dei viveri agli occupanti.
La situazione, come sappiamo, si è momentaneamente risolta, ma, se quanto ci è
stato riferito è realmente accaduto, questi solidali consiglieri, in cerca di
facili consensi, potrebbero avere inaugurato, a Modica, una prassi assai
pericolosa, che andrebbe ad aggiungersi agli innumerevoli disastri che hanno
già combinato: ci riferiamo al rischio che possano provocare, in tutti coloro
che oggi pagano le conseguenze della pessima amministrazione Torchi, la
pericolosa sindrome di Stoccolma, e che pertanto le vittime possano finire per
ringraziare i loro carnefici. Noi riteniamo sia giunto il momento di smascherare
l’inganno che da qualche tempo intorpidisce il cervello dei modicani; essi si
sentono cittadini, protagonisti del loro presente e artefici del loro futuro, e
non s’accorgono d’essere diventati sudditi di personaggi senza scrupoli, che, a
dispetto dei pomposi annunci, questa città non l’hanno mai amata ma sfruttata,
non l’hanno mai adeguatamente valorizzata, perché incapaci di guardare al di là
del cioccolato e delle giostre fasulle. La nostra Modica, per quel che è stata e
per quel che potrebbe essere, avrebbe certamente meritato di più e di meglio.
Adesso, in prossimità delle elezioni, ricomincerà il valzer delle solite
promesse e delle consuete dichiarazioni d’amore alla città. Un’anteprima ci è
stata offerta dal deputato Riccardo Minardo – uno fra i maggiori responsabili
del declino della politica nella nostra città – il quale auspica la formazione
di un governo di salute pubblica, perché ridia credibilità alla classe dirigente
che andrà a governare la città nei prossimi anni.
Della decadenza di Modica, ovviamente, non è certo responsabile solo Minardo,
citiamo lui perché le sue affermazioni ci danno la misura di quanto sia
ristretto l’orizzonte politico dei nostri amministratori. A suo parere, insomma,
il governo di salute pubblica può ridare credibilità alla classe politica - è
già qualcosa che abbia ammesso che l’ha persa, anche se noi avremmo detto “dare”
anziché “ridare” – come se la credibilità di una persona fosse una merce che si
può comprare al mercato delle alleanze, dei compromessi e degli esperimenti
istituzionali. Come se bastasse un tavolo di confronto o quello che, poco
elegantemente, viene definito “inciucio”, per conferire credibilità ad un essere
umano. In questo nostro mondo, dove tutto si può comprare, anche le persone, la
credibilità, per fortuna, resiste ancora alle spietate leggi del mercato. Essa è
come il celebre coraggio di don Abbondio; o si ha o non si ha: “ tertium non
datur”
Uno dei grandi equivoci del nostro tempo è che molti, stupidamente, ritengono
che basti una poltrona, una cravatta e un cellulare per poterla avere. Noi quasi
mai l’abbiamo riscontrata in questi patetici personaggi; molte volte, invece,
l’abbiamo apprezzata in coloro che non hanno niente, che vanno avanti grazie
alla fatica del lavoro quotidiano, che vivono nell’autenticità della vita,
perché conoscono la sofferenza, il dolore, ma anche i sogni e le speranze. E’ di
questa autenticità che Modica ha bisogno, per uscire dal baratro in cui l’hanno
fatta precipitare. Fra un mese andremo a votare: ci auguriamo che finalmente i
modicani possano esprimere un voto consapevole e libero, dimostrando di sapersi
affrancare dalle promesse e dai ricatti e di volere affidare la città a persone
oneste. Solo l’autenticità e l’onestà, infatti, potranno salvare Modica dalla
deriva e ricondurla sulla rotta giusta.
Giuseppe Ascenzo