VOLETE LIBERARVI DI BERLUSCONI ? FATELO GOVERNARE !
( Indro Montanelli )
L’articolo di Salvatore Blasco, apparso sull’ultimo numero de “ La Pagina”, ha suscitato in noi molte perplessità, poiché non condividiamo le tesi in esso contenute: non è questo, ovviamente, il dato rilevante, giacchè, per fortuna, il pluralismo delle opinioni è un valore per noi irrinunciabile. Ci sembra, però, che proprio nel nome di tale pluralismo sia giusto definire i motivi per i quali l’articolo in questione non ci convince. A noi sembra di cogliere, nelle riflessioni di Blasco, un’affermazione di fondo che rende assai discutibili le osservazioni che ne conseguono; ciò che a nostro avviso rende alquanto opinabili le tesi espresse nell’articolo sta tutto nella conclusione dello stesso: “L’obiettivo deve essere quello di cambiare il Paese. Perciò occorre far lavorare Berlusconi per questo decisivo scorcio di legislatura”. Se partiamo dal presupposto che cambiare il Paese significa promuoverne l’ammodernamento, migliorarne l’economia e realizzare le grandi infrastrutture – e ci pare che questo sia il pensiero dell’estensore dell’articolo – allora riteniamo che tale affermazione non si possa conciliare con la seconda parte della conclusione, in base alla quale è auspicabile che Berlusconi completi la legislatura, per portare a termine il cambiamento, che, evidentemente, viene ritenuto già iniziato. Il problema, a nostro parere, è che in questi quattro anni di legislatura, non soltanto non ha avuto inizio alcun cambiamento, in senso positivo ovviamente, ma il Paese, al contrario, è stato condotto, da questa miserabile consorteria che lo governa, sull’orlo del collasso economico e sul baratro di un declino morale e civile senza precedenti, nella pur tormentata storia dell’Italia repubblicana. Un cambiamento, in verità, è stato attuato, nel senso che è stata realizzata un’attività legislativa volta esclusivamente a soddisfare gli interessi del capo del governo, basti ricordare quali sono state le prime leggi approvate da questo parlamento: l’abolizione del falso in bilancio, che ha consentito a Paolo Berlusconi, fratello del premier, di sottrarsi al giudizio della magistratura; la legge sulle rogatorie internazionali, che ha preservato il signor Berlusconi dall’essere indagato seriamente per gli affari realizzati con le televisioni spagnole; l’abolizione della tassa di successione, che, nel caso egli dovesse defungere, solleverebbe moglie e figli dalla spiacevole incombenza di dare allo Stato svariati miliardi delle vecchie lire, e, in ultimo, l’attuale indecenza del decreto sulla bancarotta. Ma erano davvero queste le priorità da affrontare? Erano queste le leggi del cambiamento? Erano queste le impellenti necessità della nazione? Questo signore, non soltanto non prova alcuna vergogna per essere andato al potere al solo fine di curare i propri personali interessi, ma ha persino la spudoratezza di chiedere ancora fiducia al popolo italiano, nonostante questo, in occasione dell’ ultima consultazione elettorale, gli abbia fatto intendere che gli sarebbe assai grato se si facesse da parte e togliesse il disturbo. L’autore dell’articolo si augura, legittimamente, che l’attuale capo del governo possa concludere la legislatura, noi, altrettanto legittimamente, auspichiamo che ciò non avvenga; se ciò infatti dovesse accadere, la riforma Moratti, ad esempio, continuerebbe nella sua opera di devastazione della scuola pubblica: dopo aver distrutto la scuola elementare - che ci era invidiata da tutto il mondo – e aver assestato un colpo quasi mortale alla media inferiore, avrebbe il tempo di far sentire i suoi nefasti effetti anche al superiore: si pensi alla brillante idea di introdurre l’insegnamento della Filosofia negli istituti professionali. Una riforma che ha un solo obiettivo: distruggere la scuola pubblica e favorire i diplomifici privati; ricordiamo, a chi lo avesse dimenticato, che uno dei primi scellerati atti di questo ministro, inconcludente e incompetente, fu quello di riformare l’esame di Stato, imponendo le commissioni interne, che altro non fu che un autentico regalo alla scuola privata, libera, così, di far uscire col massimo dei voti una schiera di ignoranti raccomandati, che spesso non frequentano nemmeno per un giorno le attività didattiche. Naturalmente ci sono le eccezioni, e non abbiamo difficoltà ad ammetterlo. Se Berlusconi dovesse ultimare la legislatura, inoltre, assisteremmo ancora alla farsa della riduzione fiscale, un’autentica sceneggiata, che favorisce i ricchi e i privati, lasciando inalterata la situazione delle fasce meno abbienti della società e i lavoratori del pubblico impiego, ma, soprattutto, continuerebbe quella vicenda, dal sapore vagamente kafkiano, che vede gli esponenti della Lega mettere le loro mani, sporche di razzismo e di egoismo, su quella carta costituzionale nella quale non hanno mai creduto, per modificarla a loro piacimento e realizzare così l’agognato federalismo, un nobile eufemismo che nasconde un miserevole obiettivo: che la ricchezza prodotta al nord sia divisa tra i “padani”, e che i “terroni” si arrangino! Purtroppo, riteniamo che il “cavaliere” resterà ancora in sella e crediamo di sapere perché: certamente non ha ancora ricomposto tutti i tasselli del mosaico; quando, anche per il suo ultimo interesse personale avrà trovato la giusta soluzione, il burattinaio di Arcore, probabilmente, toglierà il disturbo. A conclusione di queste nostre riflessioni non possiamo non ricordare il grande e compianto Indro Montanelli, il quale, dopo aver lasciato con grande amarezza il giornale da lui fondato e diretto, per essersi rifiutato di fare la trombetta di Berlusconi – come egli stesso ebbe a dire – e dopo aver provato sulla sua pelle il “liberalismo” di questo affarista senza scrupoli, fece un’osservazione delle sue, che si sta rivelando altamente profetica: “Volete liberarvi di Berlusconi? Fatelo governare!”
L’OTTIMISMO A BUON MERCATO
La vicenda della Ital Servizi, la ditta di Caltagirone che ha in appalto, a Modica, la gestione dei parcheggi a pagamento, ci induce a fare alcune riflessioni che confermano quanto sosteniamo da tempo e che dimostrano il pressappochismo e la superficialità di chi governa questa città, di chi vende ottimismo a buon mercato ed ha interesse a qualificare come catastrofismo ciò che invece è soltanto lucida e disincantata analisi della realtà in cui viviamo. La Ital Servizi, da quasi due anni, molto spesso, non mantiene gli impegni assunti coi dipendenti, con l’amministrazione comunale e con le organizzazioni sindacali, non tenendo, dunque, in alcuna considerazione il protocollo d’intesa che essa stessa ha siglato circa il pagamento, agli operatori, delle mensilità loro spettanti. Uno dei dipendenti, addirittura, lo scorso 3 Maggio, ha deciso di incatenarsi davanti l’atrio di palazzo San Domenico, per rivendicare i propri diritti e quelli dei suoi colleghi. Ci sembra doveroso esprimere tutta la nostra solidarietà ai lavoratori, e, nello stesso tempo, stigmatizzare il comportamento dell’azienda che, al momento in cui scriviamo, non ha ancora erogato ai suoi dipendenti gli stipendi di Febbraio e Marzo. Quando, sulle pagine di questo e di qualche altro giornale, abbiamo evidenziato il degrado morale e civile di Modica, qualcuno ha poi sostenuto che eravamo portatori di una visione esageratamente pessimistica sulla qualità della vita nella nostra città: forse è giunto il momento di smascherare il superficiale ottimismo e il frenetico attivismo che stanno facendo smarrire la nostra città nei meandri di un’avvilente e permanente alienazione; una città ormai incapace di donare a stessa momenti di riflessione e di senso, perduta com’è nel vortice del fare e nelle chiacchiere inutili e vane. Forse, questi ostinati alfieri dell’ottimismo ad ogni costo si sono convinti che, in questi quattro anni, la falsità e la volgarità del signore di Arcore abbiano ottenebrato le menti dell’intero popolo italiano: si rassegnino! Non sarà un affarista, sebbene intelligente e furbo, a farci sacrificare la nostra intelligenza sull’altare di una meschina visione della vita, fatta di stereotipati sorrisi, di false illusioni e di dannose ipocrisie. Viviamo in un Paese che sta perdendo la propria dignità, un Paese economicamente e culturalmente in declino, perché gestito da una miserabile consorteria: un principe, triviale nella sua ostentata ricchezza e scurrile nel suo arrogante potere, e i suoi buffoni di corte: dal nordista in canottiera a quel signore di Bologna che ha barattato i suoi ideali col classico piatto di lenticchie. I nostri amministratori locali, rampanti, dinamici e ottimisti, non potranno mai convincerci che la nostra città è cambiata in meglio: il turismo e tutte le altre diavolerie che inventano, per costruire un po’ di fumo senza arrosto, non potranno mai nascondere ciò che è evidente a coloro che hanno saputo conservare lucidità di mente e obiettività di giudizio: l’Italia non è che la gigantografia della nostra città e i mali che affliggono la nazione sono gli stessi coi quali siamo costretti a convivere, quotidianamente, nella nostra realtà di provincia. Viviamo in uno Stato che venera il profitto e il libero mercato, che rende il lavoro sempre più precario, che sul piano sindacale ha distrutto la democratica concertazione , riducendola ad una vuota e sterile consultazione; per tale motivo, la vicenda della Ital Servizi ci preoccupa, ovviamente, ma non ci stupisce: essa è lo specchio del malessere civile e sociale che caratterizza l’intero Paese. Ai lavoratori dell’azienda auguriamo, naturalmente, di poter risolvere al più presto questa deprecabile situazione, ma, ancora una volta, non riusciamo ad essere ottimisti, nel senso che non crediamo ad una soluzione veramente definitiva della vertenza; probabilmente si metterà la solita pezza e il problema continuerà a riproporsi. Noi stiamo coi lavoratori e non vogliamo certo prendere le difese dell’azienda, ma non possiamo fare a meno di osservare che essa stessa è vittima di un sistema sociale, politico e culturale che ha smarrito quei valori che dovrebbero costituire le fondamenta di una civiltà eticamente salda e socialmente solida: la religiosità, la famiglia, la solidarietà, il rispetto degli impegni presi, la sacralità della parola data. E’ una problematica che ci porterebbe molto indietro nel tempo, ad un’analisi storica della quale non vogliamo occuparci in questa sede, e non soltanto per motivi di spazio. Spesso, come ci ha insegnato Braudel, la contemporaneità, dal punto di vista storico, si comprende soltanto nella prospettiva della “lunga durata”: per tale motivo, riteniamo che tutto ha avuto inizio nel momento in cui una combriccola di mercanti, affaristi e usurai uscì dai borghi ed innalzò altari al dio denaro, soffocando il profumo dei più nobili sentimenti e della spiritualità più autentica nel lezzo repellente degli affari, degli intrighi e del più becero materialismo. Tornando a respirare quel profumo, forse, potremmo sperare nella nostra redenzione; riappropriarcene, infatti, significherebbe riacquistare, negli atti e nella mente, la gentilezza, l’onestà e la generosità: quei valori che non hanno tempo e che potrebbero emendarci dal male che è in tutti noi.