LA POLITICA DELLE EMOZIONI E DELLE SUGGESTIONI
Le dichiarazioni di Nino Minardo, che abbiamo letto
su “Il Giornale di Sicilia” dello scorso 10 Febbraio, rappresentano l’ennesima
conferma che molti mali che affliggono la società odierna affondano le loro
radici nella crisi del linguaggio, intendendo con ciò l’uso disinvolto e spesso
poco appropriato della parola. Intendiamo riferirci al fatto che tutto ciò crea
una pericolosa dicotomia tra la dimensione linguistica e quella concettuale. La
parola non è più rivelatrice della realtà logica e ontologica della persona, nel
senso che non è più manifestazione di ciò che si pensa e di ciò che si è. Il
linguaggio, per dirla con Heidegger, si trasforma nella chiacchiera e diventa
pura forma, senza contenuto.
Pur riconoscendo che la Sofistica ha lasciato a noi occidentali delle
riflessioni ancora oggi attuali e positive, non possiamo però nascondere che in
questo nostro tempo stanno riproponendosi, invece, quelli che furono, a nostro
parere, gli aspetti più deleteri di quella stagione filosofica: ci riferiamo, in
particolar modo, al nostro conterraneo Gorgia e alla sua tesi che il linguaggio
è altra cosa dalla realtà. Un altro aspetto che consideriamo assai nocivo alla
società è la frattura tra parola significante e cosa significata: basta leggere
come scrivono, o cosa dicono, tanti presunti giornalisti per rendersi conto di
come, troppo spesso, l’ignoranza dell’etimologia fa dire loro una sciocchezza
dietro l’altra. E’ a causa di tale ignoranza che, con gran disinvoltura, si può
affermare di “fare cultura”, dimenticando che la cultura non si fa, ma si
possiede; o utilizzare il verbo insistere in maniera a dir poco ridicola: per
tale motivo – a Modica, ad esempio – ci ritroviamo con i negozi che “insistono”
sul polo commerciale e coi palazzi fatiscenti che “insistono” a Treppiedi nord.
Abbiamo voluto sottolineare queste dicotomie (quella tra pensiero ed essere e
quella tra significante e significato) perché è proprio il consolidarsi di tale
situazione che consente oggi ai politici di poter dire tutto e il contrario di
tutto, di poter dare lezioni di moralità nonostante abbiano guai con la
giustizia, di poter fare un discorso cui attribuiscono un significato
totalmente opposto a quello che tutti gli altri percepiscono.
Le dichiarazioni di Minardo ne sono la prova inconfutabile. L’enfant prodige
della politica modicana afferma: “
C’è un solo modo per risvegliare gli umori della gente di
fronte ai minimi
storici di fiducia verso la politica: un’onda emozionale
reale, che annulli un pessimismo che,
purtroppo, sembra fondato”
La sfiducia nella politica, in verità, nasce dalla corruzione che la inquina,
dall’interesse privato che prevale su quello pubblico, dai compromessi che
offuscano la trasparenza, dall’opportunismo che distrugge la coerenza. Anziché
gridare ai quattro venti l’urgenza di portare un po’ di pulizia nella politica,
il nostro futuro deputato si preoccupa di diffondere ottimismo; ma l’aspetto più
preoccupante di ciò che egli afferma sta nel ritenere che questo lo si può
ottenere attraverso emozioni e suggestioni: “
il gusto della partecipazione e della politica
condivisa”
può rinascere, nei cittadini, se la politica da carriera diventa servizio e se i
partiti danno prova di onestà, lealtà e trasparenza. Nelle dichiarazioni di
Minardo l’uso disinvolto e inappropriato della parola appare in tutta la sua
gravità: l’ottimismo, per lui, deve rinascere da un vivo e intenso turbamento
provocato da commozione e da apprensione (questo il significato di Emozione) e
da una situazione psicologica in cui un’idea o un’aspirazione s’impone alla
coscienza per azione diretta o indiretta di un’altra persona cui non si riesce a
opporre una valida resistenza (questo il significato di Suggestione) e non
invece da un convincimento di natura logico-razionale, frutto di un’analisi
attenta e ponderata dei fatti. Probabilmente senza accorgersene, Minardo ha
rilasciato delle dichiarazioni che sono indiscutibilmente gravi.
Per quanto riguarda invece la frattura tra parola ed essere, segnaliamo
quest’altra asserzione del giovane rampollo di casa Minardo: “Una
politica, spesso, del <<nulla di nuovo>>, gattopardesca, e
che allontana sempre più la
gente”
In questo caso, davvero, la parola non è per nulla rivelatrice di ciò che si è e
di ciò che si fa. Come può, infatti, Minardo, rammaricarsi che nulla di nuovo si
afferma nella politica, se egli incarna l’antitesi del nuovo? Come può lamemtare
la scarsa attenzione verso la quotidianità e le intelligenze, se queste vengono
mortificate da quella stessa politica che lui condivide e nella quale
agevolmente si muove?
Nei nove mesi in cui ha guidato, malissimo, il Consorzio Autostrade Siciliane e
adesso che si è trasferito su un’altra poltrona presidenziale, quella della
Fondazione Federico II, si è mai chiesto in virtù di quali titoli e quali
competenze ha raggiunto tali prestigiosi traguardi? Si è mai domandato se, in
quanto a titoli e competenze, centinaia di giovani siciliani, quei giovani cui
sempre si rivolge, avrebbero magari potuto tranquillamente scavalcarlo, se
quelle poltrone, anziché essere assegnate dall’alto, fossero state
democraticamente assegnate sulla base di pubblici e trasparenti concorsi?
Noi non pretendiamo che Minardo dimostri coerenza tra ciò che dice e ciò che fa:
questo è un problema suo. Ma offendere la nostra intelligenza non lo consentiamo
a nessuno: e non è certo per lui che faremo un’eccezione!
Giuseppe Ascenzo
IL SACRIFICIO DI TORCHI
Finalmente se n’è andato! L’espressione è assai
dura, lo sappiamo, ma fra i tanti difetti che abbiamo, ce n’è uno che proprio
non riusciamo ad attribuirci, ed è quello dell’ipocrisia. Per noi, dunque, che
non abbiamo mai sopportato la politica-spettacolo di Torchi, il fatto che non
sia più sindaco di Modica lo consideriamo per la città un’autentica benedizione.
Le sue dimissioni, ovviamente, hanno suscitato in noi delle considerazioni che,
con la consueta franchezza, esponiamo ai nostri lettori. La prima lo riguarda
indirettamente, perché si riferisce alle dichiarazioni fatte lo scorso 25
Febbraio dal segretario dell’UDC di Modica, Gino Veneziano, in occasione del
direttivo cittadino del partito della vela. Questi ha dichiarato: “Non
ci siamo voluti sottrarre alle nostre responsabilità ed abbiamo chiesto un
sacrificio al nostro uomo migliore che è Piero Torchi”
Come abbiamo recentemente scritto,
viviamo in un tempo caratterizzato dalla “chiacchiera”, ossia da un linguaggio
sganciato dalla realtà, dove le parole, anche le più significative, vengono
bistrattate e piegate agli interessi propri o del gruppo cui si appartiene. Per
Veneziano, dunque, il povero Torchi, candidandosi alle regionali, sta
sacrificandosi, il che vuol dire che sta vivendo una condizione che comporta
una privazione grave, con aspetti che vanno dal disagio alla sofferenza. A noi
non sembra che questa sia la situazione dell’ex sindaco, ciò infatti non emerge
né dal punto di vista formale né da quello sostanziale. Per quanto riguarda il
primo, invitiamo i nostri lettori a sfogliare Il Giornale di Sicilia del 5 Marzo
e guardare attentamente la foto che ritrae il nostro Sindaco (lo era ancora)
insieme a Drago e allo stesso Veneziano: ci aspettavamo, visto il sacrificio, di
vedere un volto contrito e rattristato e ci siamo ritrovati a guardare una
faccia che sprizzava felicità da tutti i pori. Per quanto riguarda l’aspetto
sostanziale, è veramente paradossale usare il termine sacrificio per indicare il
tentativo di approdare a Palermo e guadagnare, oltre ai tanti privilegi connessi
alla carica di deputato regionale, la ragguardevole somma di 14000 euro al mese,
mentre i tanti lavoratori delle cooperative comunali non sanno dove sbattere la
testa per poter arrivare a fine mese, a causa della sua dissennata politica
finanziaria, che ha creato un buco stratosferico nel bilancio comunale, anche
per organizzare feste, sagre e quant’altro, finalizzate, esclusivamente, a
ottenere quel consenso che adesso potrebbe consentirgli di realizzare il
progetto che insegue da anni: il grande salto da Modica a Palermo.
Al segretario cittadino dell’Udc consigliamo di usare le parole con maggiore
competenza, anche perché definire la candidatura di Torchi un sacrificio
potrebbe risultare assai offensivo per tutti coloro che i sacrifici li fanno sul
serio. Coloro che vivono del loro lavoro, che hanno sudato le proverbiali sette
camice per ottenerlo senza dover ringraziare qualche padrone o qualche padrino,
coloro che hanno conseguito un elevato titolo di studio e che guadagnano il 10 %
di quello che Torchi si metterà in tasca ogni mese se andrà a sedere a Palazzo
dei Normanni; lui che non ha mai conosciuto, se non andiamo errati, l’impegno e
le fatiche del lavoro quotidiano. La si smetta, dunque, di adoperare a
sproposito parole impegnative: il sacrificio lasciamolo agli eroi, una categoria
che in Italia, tra l’altro, si è estinta ormai da un bel pezzo. Per quanto
riguarda Torchi, non ci soffermiamo sui danni, alcuni irreparabili, che la sua
amministrazione ha inferto alla città e ai cittadini, perché li abbiamo
denunciati innumerevoli volte, per cui ci limitiamo a qualche considerazione
sulle modalità con le quali è uscito di scena. Da questo punto di vista gli
diamo atto di essere stato coerente, come dimostra la sua ultima dichiarazione
da Sindaco: “ Non è un
abbandono della città, ma solo il prosieguo di un progetto, in una sede
importante quale l’ARS, per far sì che questa provincia e questo territorio
tornino a recitare un ruolo da protagonista sui palcoscenici regionali e
nazionali”. Con una ragguardevole dose di retorica si insediò
a Palazzo San Domenico e con una dose altrettanto considerevole ne esce. Adesso
che ha lasciato la carica di primo cittadino, sentiamo il dovere di dare a
Torchi quel che è di Torchi: noi lo abbiamo sempre ritenuto, e lo abbiamo
scritto, un politico dotato di discrete doti amministrative, fornito di una
buona oratoria, capace di esprimersi in un corretto italiano – cosa non
frequente fra i politici modicani – e al quale non manca una buona dose di
scaltrezza. Purtroppo, queste sue doti non sono state messe al servizio della
collettività, ma sono state utilizzate esclusivamente per i suoi fini personali,
per programmare, insomma, la sua carriera politica. Se fosse riuscito a
conciliare le sue ambizioni personali – che sono ovviamente legittime – con
l’interesse della città che ha amministrato, probabilmente la sua
amministrazione sarebbe stata un po’ meno catastrofica. Come abbiamo già detto,
non è il caso di ripetere, ancora una volta, le motivazioni della nostra
opposizione – che in questi anni è stata dura e costante – a Torchi: chi avesse
voglia di rinfrescarsi la memoria non ha che da leggere quanto in proposito
abbiamo scritto. Ora che è calato il sipario su questa deludente esperienza –
con l’augurio che la si smetta di dire che è finita un’era: si tratta di Torchi
che lascia Palazzo S. Domenico, non di Napoleone che parte per Sant’Elena –
vogliamo mettere in evidenza, fra gli innumerevoli difetti del politico Torchi,
i due che maggiormente infastidiscono le persone dotate di buon senso e
raziocinio. Il primo è quello di aver puntato tutto sulla politica-spettacolo.
Sappiamo bene che oggi l’appartenenza ad un partito non ha radici profonde e
legami resi saldi da un’ideologia forte, ma Torchi, comunque, si è presentato
con un simbolo impegnativo, che richiama i valori del cattolicesimo liberale. E’
stata questa una delle grandi contraddizioni della sua amministrazione: non si
può conciliare l’ideale cristiano con una visione capitalistica e dunque
materialistica della società; non si può stare sotto le insegne cristiane e nel
contempo creare un clima politico che favorisce soltanto il mercato, gli
investimenti e gli appalti. Un politico che si dice cristiano ha il dovere di
tenere con sé, come fosse una reliquia, la dottrina sociale della Chiesa, che è
inconciliabile con l’impostazione socio-economica che Torchi ha dato in questi
anni alla sua azione politica. Crediamo che lui appartenga alla categoria dei
“berlusconiani impliciti”, che agiscono e pensano come il signore di Arcore, ma
non lo sanno. Non si tratta di una contraddizione da poco: egli sta dove non
dovrebbe stare. Il partito cui appartiene è ben altra cosa dal partito di
plastica in cui idealmente milita. La diversità, ovviamente, riguarda il piano
dei valori: su quello della correttezza e della pulizia morale stendiamo invece
un velo di pietoso silenzio! Anziché richiamarsi ai valori forti della
tradizione cristiana cui il suo partito si ispira, Torchi ha abbracciato la
politica- spettacolo del signor Berlusconi.
Il secondo difetto del politico Torchi, che in questi anni ci è risultato tante
volte insopportabile, è quello dell’uso e dell’abuso della retorica, con cui ha
creduto, sbagliando, di poter nascondere persino l’evidenza. Anche adesso, che è
chiaro a tutti che ha utilizzato e strumentalizzato la città per programmare la
sua carriera politica e che si comporta come un capitano che, anziché affondare
con la nave, l’abbandona per primo nel bel mezzo della tempesta, il nostro ex
sindaco ribadisce l’amore per la sua città e addirittura presenta il suo
abbandono come un ulteriore atto di dedizione: egli non tenta di andare a
Palermo per acquisire i privilegi di varia natura che ciò comporta, ma perché
spinto unicamente dal desiderio di continuare a “servire” la sua città da una
sede più importante. E noi, ancora una volta, meno male che è l’ultima, non
riusciamo a trattenere la nostra commozione!
Adesso che si è dimesso, i suoi oppositori – ci riferiamo ai cittadini che non
l’hanno amato e non ovviamente ai consiglieri dell’opposizione: a parte qualche
eccezione, infatti, il centro sinistra, a Modica, non è certo diverso dal centro
destra – penseranno che finalmente Modica potrà rinascere. Indipendentemente
dalle dichiarazioni di Drago - “Non ci tiriamo mica indietro, nessuno si illuda! Tra qualche
giorno vi mostreremo come e con chi abbiamo intenzione di essere ancora
protagonisti del progetto da completare a Modica”
, segno che hanno deciso, dopo averla ridotta in frantumi, di procedere alla sua
totale demolizione – non è proprio il caso di nutrire speranze: coi personaggi
che si aggirano fra le stanze di Palazzo San Domenico, potrebbe anche capitarci
di dover rimpiangere Piero Torchi!
Giuseppe Ascenzo