Marzo 2004
La vicenda dell’approvazione del piano particolareggiato per il recupero dell’edilizia popolare di Treppiedi è l’ennesimo episodio che rivela i gravi e preoccupanti metodi coi quali l’Amministrazione Torchi governa la nostra città. Esso rivela una concezione arrogante del potere in spregio alle più elementari norme della dialettica democratica. Ancora una volta, sebbene le nostre idee siano distanti da quelle espresse dall’opposizione, non possiamo non condividere le obiezioni e le ragioni del centro sinistra, il quale, in relazione alla vicenda della quale ci stiamo occupando, aveva giustamente evidenziato la necessità di rinviare l’approvazione del piano urbanistico, nella consapevolezza che ciò avrebbe potuto consentire di analizzare in modo più approfondito il progetto, condizione imprescindibile per poterne valutare i molteplici aspetti ed esprimere un fondato parere. Sospendere momentaneamente i lavori del consiglio comunale ha permesso alla maggioranza di richiamare i propri consiglieri, che nel frattempo avevano già abbandonato l’aula consiliare, i quali, a notte fonda, precipitosamente rientravano, consentendo in tal modo l’approvazione del piano. Non possiamo che condividere la nota dei capigruppo dell’Ulivo:”Denunciamo all’opinione pubblica il maldestro tentativo della maggioranza e della bicefala giunta Torchi-Minardo, di far valere l’arroganza e la prepotenza dei numeri sulla forza del ragionamento e delle argomentazioni, impedendo al consiglio comunale di esercitare pienamente le sue prerogative in materia urbanistica”. Chi scrive non ha alcuna intenzione di entrare nel merito del piano particolareggiato, anche perchè non ne ha preso diretta visione, ma ha l’obbligo morale di porre all’attenzione della pubblica opinione i metodi politici di questa maggioranza, metodi che ci lasciano quantomeno perplessi e sicuramente sconcertati. E’ una maggioranza che governa la città basandosi su un equivoco che è pericoloso dal punto di vista politico e assai discutibile sotto il profilo morale. Ciò che accade al consiglio comunale di Modica rispecchia fedelmente quanto avviene nel parlamento nazionale e la maggioranza che amministra la città della Contea assume i medesimi e arroganti atteggiamenti di quella che amministra l’intero Paese. Si pensi alla riforma Moratti: osteggiata dai sindacati, non condivisa dai docenti,dai genitori e dagli alunni, contrastata dall’intera opposizione parlamentare; nonostante ciò la si sta imponendo con la forza dei numeri. La vicenda è assai grave, anche perchè non si tratta di imporre il solito aumento del carburante e dei tabacchi; quì è in gioco il futuro della Nazione, perchè si sta intervenendo su una realtà, la scuola, dal funzionamento della quale dipende l’efficacia di tutte le altre strutture che compongono lo Stato. L’attuale maggioranza, quella che governa a Roma e quella che amministra Modica, manifesta un’allarmante ignoranza politica, nel senso che ignora i presupposti filosofici del concetto di democrazia, che non può compiutamente caratterizzarsi solo come governo della maggioranza. La visione ragionieristica fà male alla politica, perchè la priva delle sue connotazioni etiche e la riduce ad una squallida questione di numeri.Il centro sinistra afferma – e la cosa ci preoccupa non poco – che”non sussistono le ragioni per un positivo rapporto istituzionale”.La rottura è stata determinata non soltanto dalla vicenda che abbiamo già esaminato, ma anche dalla mancata condivisione del bilancio di previsione. Nonostante le sollecitazioni della Regione, l’amministrazione comunale non ha ancora consegnato, a meno di un mese dalla scadenza, il documento contabile.Ci auguriamo che la maggioranza proceda al più presto alla pubblicazione e alla approvazione del bilancio; se infatti tutto ciò dovesse accadere pochi giorni o addirittura poche ore prima della scadenza fissata, si renderebbe protagonista, ancora una volta, di una grave scorrettezza istituzionale, impedendo all’opposizione di svolgere correttamente il suo ruolo, che è quello di vigilare sull’operato della maggioranza e privandola, altresì, della possibilità di conoscere a fondo il bilancio preventivo, che la maggioranza ha il dovere di discutere con le forze di opposizione e di fare tutto il possibile per trovare il massimo della convergenza. Il bilancio è certamente uno strumento finanziario, ma dalle enormi implicazioni politiche, giacchè da questo dipende la qualità dell’azione di governo che la maggioranza intende svolgere nel corso del corrente anno. A nessuno, pertanto, è concesso tergiversare, minimizzare o, peggio ancora, impedire che diventi oggetto di un dibattito proficuo, approfondito e democratico.
Come osservava giustamente Popper, in una democrazia:”I poteri dei governanti devono essere limitati(...)Se gli uomini al potere non salvaguardano quelle istituzioni che assicurano alla minoranza la possibilità di lavorare per un cambiamento pacifico, il loro governo è una tirannia”.E’ evidente che le analisi del Popper vanno contestualizzate ed è per tale motivo che, nella fattispecie, sarebbe quanto meno ridicolo qualificare Torchi e Minardo come tiranni. Non si tratta di questo ovviamente, ma di ricordare ai nostri amministratori, e alla maggioranza che li sostiene, che la forza dei numeri non li esime dal dovere, che è insieme morale e politico, di porre sempre la minoranza nelle condizioni di esprimere la sua opinione e le sue critiche, e di convincersi che, contrariamente a quanto ha ultimamente sostenuto l’on. Drago, nessuno è intoccabile e che tutti, quando ricopriamo incarichi pubblici, siamo chiamati a dar conto del nostro operato.Se tale atteggiamento è pericoloso dal punto di vista politico, è assai discutibile, come si diceva, sotto il profilo morale, in quanto intende la politica come fatto meramente tecnico e dunque privo di un qualsiasi sostrato umanistico: se ciò è normale per coloro che appartengono ad una forza politica che è portatrice di una mentalità puramente aziendalistica, non può esserlo per coloro i quali si richiamano ai valori del Cattolicesimo: su questo terreno è in gioco la loro credibilità. Se tali valori sono soltanto lo strumento col quale nobilitare la loro attività politica, in tal caso si mortifica la propria coscienza e si ingannano gli elettori; se,viceversa, il richiamo agli ideali cristiani è espressione di una sincera adesione e della volontà di attualizzarli nelle scelte concrete che la politica impone, allora, coloro che hanno idee diverse dalle nostre non sono nemici da distruggere, non sono avversari da mettere a tacere, ma persone che meritano lo stesso rispetto che pretendiamo per noi, che vanno ascoltate con attenzione, perchè solo dal dialogo può scaturire quel confronto sereno e costruttivo senza il quale la crescita civile di una città diventa soltanto uno slogan, vuoto e insignificante, sebbene elettoralmente utile per tutte le stagioni.
Una carezza per guarire
Le notizie, pubblicate sulla stampa locale, riguardanti le condizioni ottimali che caratterizzano il reparto di Chirurgia dell’Ospedale Maggiore di Modica non possono che suscitare in noi sentimenti di soddisfazione per gli alti livelli conseguiti e di gratitudine nei confronti del personale sanitario che gestisce un reparto di primaria importanza qual è quello chirurgico. Tutto ciò, ovviamente, ci inorgoglisce come modicani e ci tranquillizza come cittadini. Tuttavia, l’efficienza e la professionalità del reparto chirurgico del nosocomio modicano costituiscono, purtroppo, la classica eccezione che conferma la regola, che è quella, come tutti sappiamo, di una sanità pubblica ormai da troppo tempo sull’orlo del collasso ed oggi costantemente aggredita dal nostro governo nazionale, e, ancor di più, da quello regionale. Una sanità amministrata e gestita in maniera caotica, sottovalutata e colpevolmente trascurata dall’attuale classe dirigente, la quale, così come sta accadendo nel settore della pubblica istruzione, preferisce di gran lunga favorire quella privata, creando in tal modo situazioni di discriminazione sociale, che sono destabilizzanti sotto il profilo politico ed oscene dal punto di vista morale. Non v’è dubbio che il liberismo perseguito dal governo sta contribuendo ad infliggere un colpo mortale a due istituzioni pubbliche, la scuola e la sanità, già carenti e bisognose di serie e durature ristrutturazioni. Riteniamo che del vero problema che affligge la sanità italiana non se n’è mai veramente parlato, per non urtare forse la suscettibilità di un’ intera categoria, per motivi di ordine elettorale, e per una sottovalutazione di quei problemi legati al mondo dei valori e degli ideali, ai quali, purtroppo, la nostra società è sempre meno sensibile. Non intendiamo criminalizzare un’intera categoria, quella medica, giacchè sarebbe ingiusto e qualunquistico, ma riteniamo che sia altrettanto onesto dirci la verità. Quando si parla di medici e di ospedali, non si può non tener conto dei problemi economici, professionali, strutturali, ma non ci si può fermare a questi: bisogna cogliere l’essenza della questione, giungere alle radici dalle quali germoglia il male, che, nella fattispecie, è la crisi ormai decennale in cui versa la sanità italiana. Crediamo che l’essenza di questo male stia nel processo di costante disumanizzazione che in tutti questi anni ha svilito e corroso la professione medica. E’ facile, in questi casi, rischiare di essere retorici:cercheremo di evitarlo. Non si tratta, infatti, di riproporre figure come quella, celebre, del dottor Manson; non perchè il medico de “La Cittadella” non esprima la professione medica nel suo più alto grado morale e professionale, anzi! ma perchè lo scorrere del tempo, inesorabilmente, cambia i modi di essere, di fare e di sentire. Non si tratta nemmeno di rimpiangere la figura del vecchio medico di famiglia – anche se resta tra i ricordi più vividi della nostra infanzia – oggi sicuramente improponibile, considerati i ritmi frenetici che scandiscono il nostro vivere quotidiano. Si tratta di ridare senso,umanità ed altruismo ad una professione che, in molti casi, guarda soltanto al denaro e alla carriera. Crediamo che ciascuno di noi abbia avuto modo di constatare quanto sia difficile, oramai, provare il conforto di una visita domiciliare del proprio medico: l’unica, di questo tipo, è quella anonima e temuta del medico fiscale! Abbiamo conosciuto e conosciamo medici che svolgono con umanità e dedizione la loro professione, ecco perchè non riteniamo giusto criticare la categoria nella sua interezza, ma molti, forse troppi, soprattutto quelli della nostra generazione, che intrapresero gli studi universitari nei primi anni settanta, si iscrissero a medicina perchè attratti da una professione che allora garantiva la macchina di lusso, la villa e un consistente conto in banca. Il medico, come l’insegnante, non può svolgere la sua professione in modo costruttivo e onesto se non ha piena consapevolezza della sacralità del suo lavoro: non si tratta di fare i missionari, perchè è legittimo che una professione dia opportunità di carriera, guadagno e gratificazione; ma un medico che è disposto ad eseguire un intervento di alta chirurgia a condizione che gli sia garantito un compenso ultramilionario, anche quando il paziente non ha i mezzi economici per poterglielo garantire, non è degno di esercitare tale professione.Ci diranno, sicuramente, che il medico di oggi è figlio del suo tempo e pertanto si tirerà fuori la solita storiella che la colpa è della società. Crediamo che tale tesi abbia prodotto un’ infinità di equivoci, sebbene sostenuta, ieri come oggi, da intellettuali di altissimo livello, si pensi al Rousseau e al mito del “buon selvaggio”: è vero che per lui il paradisiaco stato di natura è una categoria filosofica e una norma di giudizio e non una particolare esperienza storica, ma è altrettanto vero che le sue teorie hanno fuorviato le menti, inducendo, troppo spesso, noi occidentali ad addossare la responsabilità del male alla società e alle istituzioni, nel tentativo di assolvere le nostre coscienze. Farebbe bene, a tal proposito, un’attenta rilettura di Schopenhauer, il quale è difficilmente contestabile quando scrive che”l’uomo è l’unico animale che faccia soffrire gli altri per il solo scopo di far soffrire”;ciò è certamente accaduto in tutti i secoli, ma quello che ci siamo appena lasciati alle spalle ha conosciuto tanti, troppi esempi di questa brutalità umana, ed è per tale motivo che condividiamo le analisi di Schopenhauer:”l’uomo gioisce del male altrui, e per lui l’ira, come dice Omero, è più dolce del miele”.La si smetta, dunque, di riversare sull’altro- individuale o universale che sia- il male che nasce dal cuore malato dell’uomo e che sgorga da ogni singolo io, che ha invece il dovere di assumersene la piena e personale responsabilità. “I medici sono utili non tanto per il fatto che ci fanno inghiottire ogni possibile sostanza, ma piuttosto perchè corrispondono a un bisogno spirituale del paziente: l’eterno bisogno di speranza, di simpatia e di sollievo di cui un uomo che soffre ha estremo bisogno” Crediamo che queste parole del professor Veronesi possano riepilogare il senso delle nostre riflessioni. Ogni progresso compiuto in campo diagnostico o terapeutico, qualunque crescita sul piano dell’ efficienza e della professionalità, come quella riguardante la divisione chirurgica del nostro ospedale, vanno sempre accolte con sollievo e soddisfazione, ma ciò che più conta è trovare il coraggio di attuare, nella medicina, una vera e propria rivoluzione etica, senza la quale questa nobilissima arte, pur raggiungendo vette altissime di professionalità ed eccezionali risultati scientifici, rischia di apparire e di essere come un guscio vuoto: un corpo senz’anima e senza vita! Come sostiene il già citato Veronesi, è necessaria una carezza per guarire. “Il bravo medico non deve mai dimenticare di mettere il paziente al centro della sua attenzione, di instaurare con lui un legane di fiducia ed un rapporto prima di tutto umano, perchè curare un paziente vuol dire soprattutto prendersi cura di lui”.
“Tra tutte le creature l’uomo è la più fragile e nello stesso tempo la più orgogliosa. Egli si sente e si vede legato e inchiodato alla parte peggiore, più morta e stagnante dell’universo, all’ultimo livello del creato, il più lontano dalla volta celeste, e va con l’immaginazione a piantarsi al di sopra del cerchio della luna; a mettere il cielo sotto i propri piedi.”
dai “Saggi” di Montaigne
I “Saggi”di Montaigne costituiscono senz’altro l’antitesi più evidente al “Discorso sulla dignità dell’uomo” di Pico della Mirandola; alla visione antropocentrica di quest’ultimo, che addirittura considerava l’uomo come la creatura più vicina a Dio, Montaigne contrappone
un’idea ben diversa dell’uomo: ”creatura miserabile e infelice”.Come Pascal, Montaigne è tra i maggiori protagonisti di quel processo che pone da parte la presunzione tutta rinascimentale di ritenere l’uomo capace di creare il proprio destino e che pone invece le premesse per l’affermazione di un umanesimo davvero moderno, perchè realistico e problematico. Una seria riflessione sulla condizione umana non può non condurre alla coscienza dei propri limiti e, soprattutto, alla consapevolezza di quanto sia imperfetta e caduca la nostra esistenza: ciò può conferire all’essere umano un’autentica maturità intellettuale e dunque la capacità di poter discernere con equilibrio ciò che egli è in grado di determinare da quel che inesorabilmente gli sfugge, in termini di progettualità e soprattutto di realizzazione. Credo sia superfluo ricordare quante catastrofi ha dovuto subire il mondo ogni qualvolta questa creatura”miserabile e infelice”si è ritenuta padrona e regina dell’universo, “del quale invece non è in suo potere conoscere la più piccola parte, e tanto meno comandarla”. E’ davvero difficile per noi uomini non assecondare le pulsioni egocentriche che caratterizzano il nostro vivere quotidiano e che sono certamente deleterie per la nostra crescita morale e che danno ai rapporti interpersonali delle connotazioni sicuramente negative. Si scatena, dunque, per dirla con Hegel, una vera e propria lotta tra le coscienze, ognuna, infatti, tende ad appropriarsi delle cose e a far dipendere tutto da sè: “ a togliere l’alterità che si presenta come vita indipendente”, cosicchè l’altro diventa “ inessenziale e negativo”. Nasce la convinzione illusoria di sentirsi indispensabili e qualche volta onnipotenti. Tra le attività umane, la politica è sicuramente quella che più d’ogni altra può dilatare a dismisura l’egocentrismo che si annida in ogni uomo. Approfitto di queste mie considerazioni per consigliare la lettura di Montaigne agli attuali amministratori di Modica, e, soprattutto, all’on. Drago, dopo l’intervista da lui rilasciata il 28 Febbraio al Giornale di Sicilia. In ciò che egli dice sull’attuale situazione politica di Modica ho riscontrato una concreta attuazione delle analisi hegeliane che ho citato; mi pare, infatti, che il leader dell’UDC modicano si sia appropriato di ogni cosa e si sia convinto che tutto dipenda da lui. Ciò che mi sembra assai grave è che si sia appropriato del Sindaco. Egli infatti, in riferimento alla ben nota vicenda dell’uscita dall’aula dei consiglieri dell’UDC per sottolineare il loro disaccordo col sindaco, ha affermato:” Torchi è il mio sindaco e non si tocca”. La frase è breve e lapidaria, ma abbonda di inesattezze e scorrettezze. Che il nostro sindaco sia stato indicato e voluto dall’on.Drago non è una novità, giacchè tutti ne siamo a conoscenza, ma che fosse di sua proprietà davvero non lo sapevamo. Si tratta di una affermazione assai grave che rivela una visione nepotistica della politica. Ricordo all’on.Drago che il sindaco è di tutti, nel senso che rappresenta l’intera cittadinanza: per quanto espressione di una ben precisa parte politica, nel momento in cui assume tale carica, il sindaco deve porsi al di sopra delle parti e governare la città col fermo proposito di rappresentare gli interessi e le aspettative dell’intera comunità che amministra. La sortita del parlamentare dell’UDC esprime senz’altro stima e solidarietà nei confronti del sindaco, ma è indiscutibile che, sebbene, ne siamo certi, in modo involontario, ne sminuisce però il potere e ne mortifica il ruolo. “Dietro Torchi c’è il leader dell’UDC”: se non si è trattato di un refuso e dunque il virgolettato è corretto, mi sembra legittimo che la cittadinanza debba sapere con estrema chiarezza da chi è amministrata, anche perchè l’on.Drago sostiene tra l’altro:”mi assumo la paternità delle scelte impopolari dell’amministrazione comunale perchè l’importante è equilibrare la situazione finanziaria”. E’ ovvio, che, nell’ambito del proprio collegio elettorale, un parlamentare incida sulle decisioni politiche di carattere locale, ma ciò è cosa assai diversa dal rivendicarne la paternità. Quì si scambia, davvero, l’autorevolezza con l’autorità. Non possiamo a questo punto non chiederci:nella nostra città vige un sistema democratico, in cui il sindaco e la giunta liberamente amministrano, oppure Modica è diventata una sorta di repubblica sudamericana dove qualcuno detiene il potere e amministra per conto di un altro? Anche l’altra affermazione:”Il sindaco non si tocca” non è meno grave della prima: mi sembra una pretesa arrogante e politicamente inaccettabile e ancora una volta lesiva dell’autonomia del sindaco. L’on.Drago ha formulato il più classico dei sillogismi:Torchi è il sindaco di Drago; Drago non si discute; Pertanto Torchi non si tocca. Un ragionamento logicamente ineccepibile, ma politicamente assai preoccupante, in quanto calpesta il pluralismo delle scelte, delle opinioni e delle azioni di tutti i consiglieri comunali dell’UDC: ed è preoccupante che nessuno di loro abbia sentito il dovere di far sentire il proprio dissenso e di rivendicare la propria libertà di pensiero e la propria autonomia di giudizio. L’on.Drago ha assunto l’atteggiamento del gran manovratore che decide i destini della città, ma egli non può e non deve, perchè non ha titoli istituzionali per farlo: la città si amministra dalla sede municipale e non dalle segreterie politiche, per quanto influenti possano essere. Il sindaco e la sua giunta hanno l’inderogabile dovere di garantire ai cittadini modicani che nessuno, oltre loro, ha mai preso e mai potrà prendere, per quanto riguarda Modica, alcuna decisione di carattere amministrativo.