E LA TELENOVELA CONTINUA…
Sullo scorso numero di “Dialogo” abbiamo cercato,
ancora una volta, di dare il nostro modesto contributo al risveglio dei nostri
concittadini dal “sonno della ragione” che da tempo ha oscurato la dinamicità
del loro pensiero e la fecondità del loro agire.
Abbiamo tentato di destarli, facendo loro osservare la pochezza politica di
coloro che si aggirano fra gli scranni del civico consesso: quelli che
governano, perché vittime di macroscopiche contraddizioni e quelli che stanno
all’opposizione, perché afflitti da una male ormai incurabile, che è quello
dell’impudenza. Abbiamo anche messo in guardia il Sindaco, sulla trappola in cui
rischia di restare impigliato, avendo chiesto aiuto, per risanare il bilancio
comunale, ai deputati Drago e Minardo. Pensavamo che i due, dopo aver
contribuito, soprattutto il primo, alla devastazione della città, cercassero,
nella collaborazione con Buscema, l’occasione buona per avere un po’ di
visibilità e soprattutto per presentarsi all’opinione pubblica come i salvatori
della Patria
Constatiamo, con profonda amarezza, che la realtà è peggiore delle nostre
congetture.
Le gravi dichiarazioni dei due parlamentari, infarcite di luoghi comuni,
demagogia e velati ricatti, e del Sindaco, superano di gran lunga le fosche
previsioni di chi, come noi, non riesce a lasciarsi accarezzare dalla brezza
consolante, e assai spesso superficiale, del facile ottimismo.
Drago, in particolare, farebbe bene, prima di rilasciare dichiarazioni sulla
passata competizione elettorale, ad esercitarsi nell’arte mnemonica, per non
incorrere in contraddizioni e dimenticanze che lasciano intravedere
l’opportunismo tipico del partito democratico cristiano: per dare una mano a
Buscema, vuole prima vedere le carte ufficiali, per sapere a quanto ammonta il
debito del Comune. In campagna elettorale, prima di un suo comizio, fu
abilissimo nel creare un clima di grande attesa, sostenendo che in quella
occasione, finalmente, avrebbe detto ai modicani qual era il reale debito
dell’amministrazione Torchi, e infatti lo disse.
Adesso, invece, aspetta che a dirglielo sia Buscema, al quale, lui e Torchi, lo
hanno lasciato in eredità.
Che di ciò si sia dimenticato o faccia finta di non ricordarsene è poco
rilevante. Quel che è allarmante è che un deputato nazionale, che dovrebbe avere
una visione ampia e globale della realtà politica e socio-economica, sia a
livello nazionale sia a livello locale, sia invece prigioniero di piccole
astuzie, che ci ricordano i vizi peggiori di quel mondo, quello che si muoveva
all’interno del famigerato arco costituzionale, che tanti guai ha prodotto in
Italia e soprattutto in Sicilia.
Vizi che lasciano trasparire un provincialismo politico che non potrà mai dare –
e difatti non ha mai dato – alla nostra terra quel cambiamento morale, sociale
ed economico che da troppo tempo aspetta. “ Torniamo da Roma –
hanno
dichiarato Drago e Minardo
– con la convinzione di vedere finalmente chiuso il tempo delle chiacchiere e
fantasie e di aver parlato in modo concreto delle strade da percorrere per
arrivare alla soluzione dei problemi economici di Modica”
E con ciò, si abbandona la via rassicurante del reale, per avventurarsi lungo le
impervie ed insidiose strade del virtuale!
I due, infatti, proseguendo nella politica della mera immaginazione, aggiungono:
“ è finito il tempo delle passerelle, delle bugie e delle fantasie. Bisogna
invece discutere di cosa fare ed agire in modo realistico”.
In questi ultimi anni, Minardo ha avuto un’influenza non indifferente sul
consiglio comunale, potendo contare su quei consiglieri che avevano lui come
punto di riferimento; Drago, addirittura, tramite il suo ex pupillo, ha retto le
sorti della nostra città per ben sei anni. E’ davvero uno strano modo di stare
al mondo quello di essere infastiditi dalle passerelle altrui e nel contempo non
fare ammenda delle proprie, soprattutto quando si è stati all’interno di una
coalizione che a Modica sarà ricordata soltanto per la sua insopportabile ansia
di protagonismo e per la sua nauseante sovraesposizione mediatica.
Vogliamo, a questo punto, sottolineare il fatto più eclatante e significativo
della vicenda, perché è la cartina di tornasole di quanto nulla importi a Drago
– e in questo è di sicuro in affollata compagnia – della sua città e dei
modicani, a buona parte dei quali dovrebbe essere quanto meno riconoscente,
considerato che gli permette di sedere a Montecitorio, con tutti i vantaggi che
ciò comporta e che ben conosciamo.
Ciò che avevamo in qualche modo intuito si è puntualmente avverato.
Il nostro parlamentare è disposto ad aiutare il Sindaco – e dunque la sua città
– ma a condizione di sostituire l’attuale giunta con una che
“non risponda a logiche politiche ma che sia emanazione diretta del Sindaco come
istituzione e che coinvolga le migliori energie a prescindere dall’appartenenza
politica”.
Non contento di avere inferto alla città una ferita che ne comprometterà per
decenni la rinascita morale e civile, ha deciso di darle il colpo di grazia.
Uscito dalla porta, l’onorevole intende rientrare dalla finestra, piazzando
qualcuno dei suoi a palazzo S. Domenico ed avverte che se ciò non dovesse
accadere non ci sarà alcuna collaborazione.
Il che è come dire che il bene di Modica è subordinato a quello suo personale.
Speriamo sia la volta buona perché i modicani si possano rendere conto che una
città non può essere rappresentata a livello nazionale da chi pratica l’arte del
ricatto politico, da chi, essendo già stato condannato per peculato e abuso
d’ufficio, all’epoca in cui ricopriva la carica di presidente della regione
siciliana, non ha avuto il buon gusto di non ricandidarsi più al parlamento
nazionale, dove, tra l’altro, non ci sembra che si sia molto affaticato, se, dal
2001 ad oggi, su 4875 sedute si è assentato per ben 3126 volte! (*) Adesso è
anche indagato, a Modica, per associazione a delinquere finalizzata al
riciclaggio di denaro. Indipendentemente dalla sua innocenza o colpevolezza –
questo lo deciderà la Magistratura - forse sarebbe ora, per il bene – quello
vero - della città, che togliesse il disturbo. Tra l’altro, se ciò dovesse
accadere, ma non accadrà, probabilmente ci libereremmo, in un sol colpo, della
vasta pletora dei suoi servili adulatori, che da anni demoliscono la città con
la loro ignoranza e la loro pochezza morale e intellettuale.
E infine riportiamo le dichiarazioni di Buscema, che sono l’ulteriore conferma
di quanto l’autore del “Gattopardo” conoscesse a fondo la Sicilia e i Siciliani:
“ La prospettiva positiva che si è aperta rappresenta la validità
dell’iniziativa posta in essere dall’amministrazione comunale che ha inteso
coinvolgere, in modo trasversale, la deputazione nazionale e regionale a cui va
il mio sentito e non formale ringraziamento per l’opera sin qui svolta”.
Se i modicani pensavano che nella loro città le cose fossero finalmente cambiate
sono stati serviti.
E la telenovela, purtroppo, continua!
(*) Cfr. P. Gomez – M. Travaglio
“Se li conosci li eviti”
Ed. Chiare Lettere, marzo 2008, pg. 320
Dialogo, Novembre 2008
La spettacolarizzazione del dolore
Riflessioni sul caso di Eluana Englaro
C’è, nella vicenda di Eluana Englaro, la giovane
donna in coma vegetativo da sedici anni, l’intero e avvilente campionario dei
vizi, delle depravazioni e della superficialità che caratterizzano l’epoca in
cui viviamo. C’è, innanzitutto, la spettacolarizzazione del dolore, che ne è
certamente l’aspetto più ripugnante. E ciò non è la prima volta che accade.
Abbiamo ancora nitido, nella nostra mente, il ricordo dei fatti che, nel 1981,
ebbero come protagonista il piccolo Alfredo Rampi, caduto in un pozzo artesiano,
dal quale, purtroppo, non uscì vivo.
In quel caso, addirittura, la nostra televisione di Stato decise per la diretta
non stop, incollando davanti ai teleschermi milioni di italiani. Persino il
presidente Pertini, cui non faceva certamente difetto l’ansia di protagonismo,
si scomodò, vittima di quel demagogico populismo che lo rese amato e apprezzato
da un popolo, come quello italiano, che ama l’apparenza e non sa guardare alla
sostanza delle cose. Questi avvenimenti alzano il velo sulle miserie degli
uomini. C’è qualcosa di torbido nei più reconditi meandri della psiche umana,
che di norma resta confinato nell’inconscio, ma che fatti come questi fanno
emergere, permettendoci, pertanto, di prenderne consapevolezza.
E’ la morbosa attrazione per il male che colpisce il prossimo e per le disgrazie
altrui, perché, in fondo, nascosto tra le pieghe del dispiacere che ostentiamo
c’è il volgare compiacimento di non essere noi a patire il male e ad essere
schiacciati dalla sofferenza. Per tale motivo, nelle nostre reti televisive,
statali e private, proliferano trasmissioni strappalacrime, con l’ovvio
compiacimento di personaggi alla De Filippi, che meriterebbero di scomparire per
sempre dall’etere e di risarcire l’intero Paese per i danni morali che
impunemente vi arrecano.
Si realizza, in tal modo, un perverso connubio fra questa nostra depravazione
morale e quella professionale di cronisti, della televisione e della carta
stampata, i quali, senza dignità e privi di principi morali, si pongono al
servizio dei loro padroni e pertanto, per una mera questione di vendite, ossia
di quattrini, provvedono a sfamare le bocche fameliche degli assetati di sangue,
ovvero di tutti coloro che divorano tali notizie con una voracità che è pari
alla loro bassezza morale.
Nella vicenda della Englaro, poi, c’è un altro protagonista che non ci piace
affatto, ed è il padre di Eluana, che ci ricorda tanto la signora di Cogne, che
frequentava tutti i salotti televisivi e, più d’una volta, fu immortalata
mentre, sorridendo, salutava i giornalisti come fosse una diva, convinta, forse,
di uscire da un sontuoso albergo, mentre più semplicemente – e drammaticamente –
stava solo lasciando la villetta degli orrori.
Anche questo signore, Beppino Inglaro, si è lasciato andare a troppe interviste
a giornali e televisioni, e alla fine non ha resistito, addirittura, alla
tentazione di scrivere un libro. Con quanto detto finora, ovviamente, non
intendiamo certo mettere in dubbio il dolore di un padre, ma soltanto far
rilevare coma la società in cui viviamo – che all’essere ha sostituito
l’apparire – riesca persino a prevalere sulla più grave sofferenza dell’uomo,
che è quella di veder soffrire il proprio figlio.
Persino il mistero del dolore non sfugge all’ansia del protagonismo, che è come
un cancro ormai in metastasi e che sta divorando le emozioni più spontanee e i
sentimenti più autentici della persona e la sta distruggendo nella sua
specificità ontologica. Un uomo che non sa più relazionarsi col proprio essere
(con ciò che egli veramente è ) ma soltanto interagire con l’apparenza ( con ciò
che crede di essere e con ciò che vuol fare credere di essere) è destinato a
perdere la centralità che Dio, o il Fato, gli hanno assegnato in questo mondo e
a diventare la più abietta fra le creature che lo abitano.
C’è, infine, un’ultima considerazione che ci pare importante: da sempre, nella
storia, la politica ha mostrato grande abilità nell’indirizzare l’opinione
pubblica. Non escludiamo, dunque, che, anche nel caso di Eluana Englaro, far
concentrare, quotidianamente, l’attenzione su di lei in modo così assillante e
costante – le televisioni, addirittura, hanno indetto dei sondaggi per sapere il
parere degli italiani – possa essere un modo per distrarre questi ultimi dai
grandi problemi che li affliggono, specie in questo tempo di grave recessione
economica, e mettere in ombra problemi allarmanti: si pensi, ad esempio, ai 51
mila morti palermitani ancora presenti negli elenchi degli assistiti. Come
sempre, e non è una novità, il potere economico e politico decide cosa dobbiamo
pensare, su cosa dobbiamo focalizzare la nostra attenzione e su cosa è meglio
dimenticare.
Per quanto riguarda Eluana, non possiamo non constatare che nel nostro Paese
coloro che si definiscono laici, e pertanto democratici e tolleranti, perdono
spesso il senso del ridicolo sul piano linguistico e la coerenza logica sul
piano teorico. Anche in questa vicenda, infatti, si sta ripetendo la scena
esilarante cui diedero vita tempo fa coloro che impedirono al Papa di parlare
alla Sapienza e lo fecero nel nome della laicità dello Stato! Anche adesso, i
soliti laici, democratici e tolleranti, naturalmente, non tollerano che la
Chiesa possa proclamare ciò in cui crede.
Noi non abbiamo alcuna intenzione di sottovalutare le complesse problematiche
che il caso Englaro solleva, anzi riteniamo che sia urgente trovare una
soluzione, anche se nutriamo molte perplessità che il problema possa essere
risolto per via legislativa.
Ogni situazione è un caso a sé. Troppe componenti intervengono in queste
vicende: situazioni familiari, convincimenti personali, religiosi e ideologici,
per non parlare delle differenze riguardanti gli aspetti medico-sanitari. Non
abbiamo nemmeno noi le idee chiare su cosa sia più giusto fare e non abbiamo
difficoltà a confessarlo. Di una cosa, però, siamo sicuri: un evento come questo
non può diventare uno spettacolo da mandare in scena sul palcoscenico nazionale.
Sebbene sia giusto attivare tutte le strategie necessarie per la sua
risoluzione, va però vissuto senza microfoni, luci ed interviste. Va affrontato
nel silenzio e lontano dai riflettori, per recuperare quell’umanità che
purtroppo stiamo irrimediabilmente perdendo.
La Pagina, 28 Novembre 2008