"Corriamo verso il precipizio,dopo aver messo qualcosa davanti agli occhi per impedire di vederlo"

 

dai "Pensieri" di B.Pascal

 

Utilizzo questa frase di Pascal per esporre delle considerazioni intorno alla complessità che caratterizza il rapporto tra masse e potere politico.

Cito il pensiero di Pascal, pertanto, nella piena consapevolezza che egli intendeva riferirsi a tutt'altro, ossia alla evidente contraddizione nella quale si trovano impigliati gli uomini, i quali ritengono di liberarsi della loro miseria non pensandoci, immergendosi nelle occupazioni quotidiane, e così, liberandosi del pensiero, si privano dell'unica cosa che avrebbe potuto affrancarli dalla loro miseria e conferire dignità alla loro esistenza. Non è questa ovviamente la sede per affrontare in modo approfondito una tematica come quella inerente al rapporto tra potere e psicologia di massa, tuttavia è però possibile tracciare delle linee interpretative, nella speranza che ciò possa magari avviare un proficuo scambio di idee e di valutazioni. E' molto diffusa l'idea che la manipolazione delle masse sia un fatto legato, soprattutto, alla contemporaneità e ai totalitarismi; in effetti così non è, lo dimostrano le società teorizzate o realizzate nel corso dei secoli. Per quanto riguarda le prime, si ricordi, ad esempio, lo Stato vagheggiato da Tommaso Moro, in cui in cittadini avrebbero dovuto lavorare non più di sei ore al giorno, dedicando il resto del loro tempo alle lettere o al divertimento, e intanto non si sarebbero accorti che il paradiso terrestre in cui credevano di vivere li avrebbe privati  di due tra le più importanti libertà verso le quali anela ogni essere umano: quella economica e quella di pensiero.Si pensi alla celebre”Città del Sole”del Campanella,che altro non era,in realtà,che un progetto politico che mirava alla instaurazione di una società autoritaria e per di più teocratica. Ricordiamo poi l'evento più importante della storia moderna: la Rivoluzione Francese, della quale, ovviamente, non si mette in discussione nè l'importanza nè il merito d'aver posto le condizioni per la successiva affermazione delle moderne società liberal-democratiche, ma non v'è dubbio che la continua creazione di miti e simboli e l'utilizzo costante degli strumenti della propaganda ideologica servirono a guadagnare l'attenzione e il consenso della pubblica opinione, nel tentativo, non riuscito, di porre in secondo piano cruente lotte di potere, massacri e meschini interessi economici. Naturalmente, la realizzazione di tali dinamiche, mi riferisco al potere politico che sa impadronirsi dell'incondizionato appoggio delle masse, è assai più evidente nei regimi totalitari del secolo appena trascorso. L'esasperazione di concetti di per sè positivi, come la Patria, la diversità, l'appartenenza ad una comunità nazionale, l'uguaglianza sociale, l'idea, insomma, che lo Stato fosse in grado di realizzare un'autentica palingenesi e dunque potesse consentire ai cittadini la loro piena realizzazione morale e sociale, tutto ciò - e non lo scopro certamente io - altro non fu che uno strumento di manipolazione delle masse. Convincere i tedeschi di appartenere ad una razza superiore, persuadere gli italiani che il sole dell’Impero sarebbe tornato a splendere sui colli fatali di Roma o promettere a milioni di abitanti della vecchia Russia che ogni ingiustizia sociale sarebbe stata abolita cos'altro è stato se non un maldestro tentativo d'impedir loro di vedere il precipizio verso cui lo Stato li stava drammaticamente conducendo. Anche le democrazie occidentali, ovviamente, non sono esenti da colpe per quel che riguarda la problematica di cui stiamo trattando.La complessità dell’argomento è tale che,per evidenti motivi di spazio,non posso,almeno per il momento,occuparmene. E veniamo alla nostra città. Chiarisco subito, a scanso d'equivoci, che è ben lungi dal sottoscritto l'idea di accusare i nostri amministratori di manipolare le coscienze dei cittadini modicani, tuttavia questa amministrazione sta facendoci correre, sebbene certamente in buona fede, un grosso rischio: quello di "mettere qualcosa davanti agli occhi per impedire di vedere il precipizio", che, nella fattispecie, è sicuramente non drammatico, ed assume i connotati dei gravi e seri problemi che affliggono la città. Abbiamo assistito, quest'estate, ad un'altra edizione del Palio della Contea, una manifestazione piacevole e coinvolgente, anche se storicamente assai discutibile, siamo andati su e giù per le quattro colline, abbiamo apprezzato le manifestazioni connesse alla riscoperta delle vie e dei quartieri della città, un po' meno ciò che è stato fatto a  piazza Rizzone, e, ancor meno, in verità, le attività legate al poeta Salvatore Quasimodo; su tale questione ritengo che forse sia giunto il momento che la città si liberi di quella che sinceramente considero una sorta di appropriazione indebita: un grande poeta che personalmente ammiro, ma modicano per pura fatalità e soprattutto un uomo che non manifestò mai alcun sentimento di affetto per la sua città natale e alla quale si sentì costantemente estraneo. Non si tratta, ovviamente, di porre nell’oblio i natali del poeta; ci mancherebbe! ma di trarre dall’oblio in cui è finita la consapevolezza che, nella vita e nell’opera del poeta, Modica ha avuto un ruolo sicuramente assai marginale, ed è per tale motivo che le innumerevoli e smodate celebrazioni  hanno il sapore di un deplorevole e goffo provincialismo. A parte la questione Quasimodo, che non nasce certamente con questa amministrazione, che però ha il torto di perpetuarla, tutte le iniziative delle quali ho parlato sono valide e produttive, si pensi in particolare a quelle legate al riconoscimento ottenuto dall'UNESCU: il problema non credo stia nel merito, ma nel metodo. Se propagandate ed esaltate con cadenza quotidiana e con spropositata intensità (anche quando i meriti andrebbero equamente divisi con chi ha precedentemente governato, vedi la recente inaugurazione della nuova scuola media di Frigintini) c'è il rischio, assai concreto, che possano distogliere la nostra attenzione dai gravi problemi che non hanno trovato ancora una soluzione o che, se l'hanno trovata, con  grave e ingiustificato ritardo: mi riferisco alla nomina del primario del reparto cardiologico dell'Ospedale Maggiore, alla mancanza, mi pare, presso lo stesso, di una apparecchiatura per la risonanza magnetica, e, considerato il bacino di utenza del nosocomio modicano, non mi pare una questione da poco. Si pensi, ancora, al traffico caotico, soprattutto nel quartiere Sacro Cuore: molte promesse, ma una circolazione ordinata e razionale resta ancora una chimera. Non è da dimenticare poi la mancata costruzione del nuovo carcere che impedisce ai modicani e ai turisti di apprezzare quell'autentico gioiello architettonico che attualmente lo ospita, la mancata realizzazione del Parco di Monserrato e il problema del Tribunale: la costruzione del nuovo edificio non deve far passare sotto silenzio il fatto che tra un paio d'anni potrebbe chiudere i battenti. E, infine, la realizzazione degli impianti sportivi nei principali quartieri della città, dei quali non abbiamo ancora notizie, nonostante le innumerevoli promesse in campagna elettorale.

Poichè tali critiche non nascono da una preconcetta ostilità verso questa amministrazione, ma soltanto dal desiderio che Modica sia governata con equilibrio e competenza, a dimostrazione che mi ritengo libero da pregiudizi di sorta, voglio concludere queste mie considerazioni ringraziando il sindaco per la ferma posizione assunta a proposito della costruzione della ormai celebre megavilla che avrebbe deturpato il vecchio quartiere ebraico della città ed esprimendo il mio apprezzamento per la sua decisione di contrastare la posizione assunta dalla Soprintendenza, e mi chiedo come sia stato possibile (forse sarebbe il caso che la dottoressa Basile finalmente desse ai modicani una spiegazione chiara e convincente sull'intera vicenda) che la persona che la presiede abbia dato il suo parere favorevole a quello che sarebbe stato un autentico scempio urbanistico e paesaggistico.

 

 

 

Giuseppe Ascenzo