LA RESURREZIONE DELLA DC

 

Il Giornale di Sicilia del 23 Ottobre riportava una notizia, che, lo diciamo apertamente, non c’è piaciuta affatto: al nuovo coordinatore provinciale della Democrazia Cristiana, il modicano Franco Castagnetta, è stato dato il compito di far risorgere il partito nella nostra provincia. Non ci sentiamo di augurargli buon lavoro. Noi non conosciamo Castagnetta, pertanto le considerazioni che esporremo in questo articolo non sono assolutamente riferibili alla sua persona, ma al partito che egli rappresenta. Davvero non sentivamo il bisogno di questa resurrezione: ci bastano i guai che l’intera provincia , e Modica in particolare, sono costrette a subire a causa degli eredi di quel partito. Che la vecchia Democrazia Cristiana non fosse definitivamente estinta lo sapevamo: molti dei suoi esponenti, infatti, si sono abilmente riciclati in Forza Italia, mentre l’ala cattolico-liberale dava vita all’UDC e quella cattolico-democratica confluiva nelle forze moderate e riformiste del centro-sinistra.La vecchia DC, insomma, è viva e vegeta, ma sotto altre spoglie. Il fatto che da un po’ di tempo, in tutta Italia, ed ora anche a Modica e in provincia, la Democrazia Cristiana si sia riorganizzata, nel tentativo di volere ancora calcare le scene della vita politica, contribuisce a degradare ulteriormente la politica nazionale e quella locale. Il neo coordinatore provinciale ha dichiarato che il suo intento è quello di favorire una ripresa di quelle forze moderate di centro che “ispirandosi ai valori della dottrina sociale della Chiesa- così come recita lo statuto della DC- vogliono anche interpretare le esigenze e le istante dei ceti sociali più deboli e indifesi”. Noi possiamo accordare al Castagnetta il beneficio della buona fede, e non abbiamo motivi per non farlo, ma le sue affermazioni, vere in linea di principio, sono smentite dalla storia del partito che rappresenta. Non c’è dubbio, infatti, che la politica perseguita dalla Democrazia Cristiana in cinquant’anni di potere è stata sempre caratterizzata da una nefasta ambiguità di fondo: alle posizioni cattoliche certamente sostenute nelle grandi battaglie civili( divorzio, aborto)  si è sempre contrapposta la discutibile moralità dei suoi esponenti. Noi non siamo tra coloro che hanno creduto alla favola della DC e del PSI corrotti e del PCI onesto e trasparente; sappiamo bene che Tangentopoli è stata un’operazione politica per mettere fuori gioco democristiani e socialisti e consentire al partito post-comunista, come di fatto è avvenuto, di diventare il primo partito d’Italia, prima che apparisse all’orizzonte la più grande sciagura politica che abbia colpito l’Italia del dopoguerra: ci riferiamo, naturalmente, al partito azienda e a colui che lo dirige. Detto questo, però, non possiamo e non dobbiamo dimenticare i misfatti compiuti dai democratici cristiani e la loro grave responsabilità nel  degrado morale e civile del Paese. La Sicilia, in particolare, è la regione che più d’ogni altra  ha pagato, in termini di immobilismo politico e di corruzione, le scellerate connivenze e le tante omissioni degli uomini dello scudo crociato.Ancora oggi, siamo costretti ad essere rappresentati da un uomo come Cuffaro: un uomo dalla risibile sintassi, dal portamento assai modesto, e, cosa ben più grave, da una discutibile coscienza morale: non sta a noi giudicare la sua innocenza o la sua colpevolezza, ma un uomo, sul quale pesa un’accusa infamante, come quella d’aver favorito la mafia, dovrebbe sentire, soprattutto quando quest’uomo è il presidente d’una regione, il dovere morale di farsi da parte, per essere giudicato come qualunque altro cittadino. Anche la nostra provincia e il nostro comune hanno pagato un prezzo altissimo per le nefandezze compiute da un partito, e non soltanto da quello, che non ha mai avuto il buon gusto di vergognarsi, per quel richiamo ai valori evangelici dei quali ha fatto scempio. Si pensi all’edilizia selvaggia i cui segni sono oggi ben visibili nel nostro centro storico, oltraggiato da quei mostri in cemento che deturpano lo splendido barocco dell’edilizia aristocratica ed ecclesiastica. Non ci soffermiamo ulteriormente sugli eredi di questo partito nella nostra città perché l’incoerenza e il cattivo esempio dell’UDC modicano li abbiamo sempre denunciati e continueremo a farlo ogni qualvolta questo partito ce ne avrà dato motivo.Per quanto riguarda la resurrezione della Democrazia Cristiana, non ce ne voglia il nostro concittadino Castagnetta, ci auguriamo che non abbia esito e auspichiamo per essa l’eterna dannazione nell’ottavo cerchio dell’inferno dantesco: quello dei fraudolenti!

 

               LA MEMORIA CORTA DI SINDACO E ASSESSORI

 

 

Finalmente la nuova divisione di malattie infettive dell’Ospedale Maggiore di Modica è realtà; di ciò, naturalmente, siamo tutti soddisfatti, giacchè si tratta di un traguardo che concerne questioni attinenti alla salute dei cittadini e alla possibilità di ottenere servizi efficienti e di alta professionalità. Tuttavia, come sempre accade in queste circostanze, il sindaco e i suoi assessori, distratti dalle consuete foto, interviste e inaugurazioni, alle quali, come si sa, sono particolarmente sensibili, dimenticano di compiere fino in fondo la loro funzione politica e il loro dovere morale. Come già è avvenuto per altre opere portate a compimento dall’attuale amministrazione, valga per tutte l’esempio della nuova scuola media di Frigintini, i nostri amministratori dalla memoria  corta si attribuiscono meriti che solo in parte gli appartengono. A tal proposito, crediamo sia importante ricordare quanto dichiarato al Giornale di Sicilia dall’Avvocato Enzo Rizza, presidente della Margherita:” Si tratta di una iniziativa ottenuta per l’impegno profuso a suo tempo dall’onorevole Borrometi, prima come assessore regionale alla Sanità poi come parlamentare nazionale. Grazie al suo impegno e di coloro che si sono adoperati fin dal 1990 per il raggiungimento di questo risultato, il nostro comprensorio è stato dotato di una struttura moderna ed attrezzata e che arricchisce notevolmente il quadro dei servizi sanitari sul territorio, sottoposti ad una continua razzìa nel disinteresse di tutta l’attuale classe dirigente del centro-destra”.Se si leggono con attenzione le cronache di quanto è avvenuto, non è difficile cogliere l’inconsistenza delle dichiarazioni dei politici intervenuti, al di là della solita retorica e della consueta, insopportabile abitudine a descrivere ogni azione che li vede protagonisti come un avvenimento d’importanza straordinaria destinato a rimanere negli annali della storia modicana come un evento storico e memorabile. L’inconsistenza di tali dichiarazioni emerge dall’intervento, per certi aspetti polemico, del dott. Davì, primario della divisione, che, senza mezzi termini, ha parlato di contrasti e ostacoli  incontrati nella realizzazione della struttura e da quello di Piero Bonomo, direttore sanitario del nosocomio modicano, che non ha esitato a ricordare, con estrema chiarezza, il ruolo del dott.  Armando Caruso, come colui”che ha consentito di arrivare a questo storico appuntamento”. Crediamo che i rappresentanti della classe medica abbiano voluto rivendicare la paternità dei meriti, dinanzi ad una classe politica che ha fatto del narcisismo e del presenzialismo le coordinate fondamentali della sua azione politica, che per tale motivo appare sempre più superficiale e insignificante. Alla luce di quanto sostenuto dal presidente della Margherita e tenuto conto delle precisazioni di Bonomo e Davì, appare davvero fuori luogo la dichiarazione dell’onnipresente senatore Minardo:”Oggi possiamo dire che abbiamo una sanità che funziona(…)abbiamo assistito, in queste ultime settimane, a diverse inaugurazioni che qualificano l’intera provincia e ne siamo orgogliosi”. Noi, invece, siamo molto preoccupati di essere rappresentati da un parlamentare che sa trovare motivi di orgoglio nel taglio dei nastri e nelle inaugurazioni, soprattutto quando tutto ciò è legato ad opere iniziate e volute dai suoi avversari politici. Alla preoccupazione per un orgoglio legato ai nastri, si aggiunge l’indignazione per una appropriazione indebita dei meriti. In tutto questo, il senatore, come sempre, è in buona compagnia. Torchi ha infatti dichiarato:”Quando qualche anno fa il sottoscritto ed altri conducevamo una battaglia per evitare che il distretto sanitario modicano si svuotasse, qualcuno ci criticava. Oggi abbiamo dimostrato che avevamo ragione”. E’ una pessima abitudine, quella del nostro sindaco, di coniugare sempre, nelle sue dichiarazioni, l’esaltazione dei suoi presunti meriti con la critica alle critiche: si ricordi, il nostro sindaco, che in democrazia la critica non soltanto è consentita, ma ne è il fondamento e l’essenza. Nonostante tutto, noi non abbiamo motivo di non ammettere che,  nel momento in cui un’opera importante viene completata, gli amministratori hanno il diritto e il dovere di essere presenti e di rivendicare, se ne hanno, i loro meriti, che sono tanti, se quell’opera l’hanno voluta e portata a compimento, molto di meno se, voluta da altri, non l’hanno ostacolata e ne hanno consentito la realizzazione. Ciò che non riusciamo proprio a sopportare, in questa amministrazione, sono i toni trionfalistici coi quali riveste tutte le iniziative che la vedono protagonista, dalle più stupide e insignificanti a quelle più  importanti e più serie. Noi ci permettiamo di far notare che il trionfalismo è assai pericoloso: esso, infatti, rischia di convincere coloro che ne fanno largo uso d’essere giusti, bravi e infallibili, e pertanto li farà perseverare nell’errore; quando nasce, invece, dall’essersi indebitamente appropriati di meriti che appartengono ad altri, o quanto meno con questi altri andrebbero divisi, il trionfalismo oltre che pericoloso diventa vacuo, sgradevole e inopportuno.

 

L’intolleranza dei presunti tolleranti

La Pagina           28 Novembre 2004

 

Come tutti gli anni, con l’approssimarsi del periodo natalizio, ritorna d’attualità il problema dell’apertura domenicale dei negozi. Sul Giornale di Sicilia del 19 Novembre, il dirigente della CGIL modicana, Nicola Colombo, ha protestato,  giustamente, contro l’autorizzazione concessa dal sindaco di fare aprire i negozi domenica 21 novembre, così come richiesto dall’associazione dei commercianti. Il giorno dopo, sullo stesso giornale, l’assessore allo sviluppo economico, Carmelo Drago, smentiva l’esponente della CGIL, precisando che un suo rappresentante in un incontro avuto con lo stesso Drago aveva invece espresso il parere favorevole del sindacato. Noi ovviamente non sappiamo chi abbia ragione, ma la cosa ci sembra comunque irrilevante, considerato che il vero problema sta altrove. Ci spiace, per noi e per i nostri  lettori, doverci ripetere, ma, a volte, la gravità dei problemi impone di farlo. Sei mesi fa, in un nostro articolo su questo giornale, denunciammo la volontà dell’associazione dei commercianti di pretendere l’apertura dei negozi nei giorni festivi, stigmatizzando il comportamento dell’ l’amministrazione comunale per la sua palese sudditanza nei confronti della categoria dei commercianti. Due mesi dopo dovemmo tornare sull’argomento, considerato che il sindaco, dopo aver vietato la circolazione veicolare in alcune strade di Marina di Modica, nel giro di ventiquattr’ore, dopo le proteste dei commercianti, compì una virata di 360 gradi, ripristinandola immediatamente, per compiacere la sua prediletta categoria: poco importava, ovviamente, se al compiacimento degli uni si accompagnava lo sdegno degli altri, cioè dei residenti, che ormai, in questa città, ovunque risiedano, sono costretti a subire gli interessi di una categoria, col beneplacito di chi, invece, dovrebbe garantire l’uguaglianza dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini. Sulla stessa pagina del Giornale di Sicilia del 19 novembre, mentre Colombo denuncia lo sfruttamento dei lavoratori e la mancanza di rispetto nei loro confronti, il sindaco, dopo essersi compiaciuto, a proposito del polo universitario, di aver ricevuto i complimenti “per la qualità e la tempestività dei lavori eseguiti nell’Ateneo”, si premura di ricordare – ma guarda un po’ – che “l’insediamento della cittadella universitaria  a Modica alta, con la creazione di un naturale indotto, non mancherà di regalare grandi soddisfazioni agli operatori commerciali”. E così, mentre questa amministrazione passa, con la massima disinvoltura, da un compiacimento all’altro, trascorrendo i giorni festivi e le prossime vacanze natalizie ben lontana dal posto di comando, per riposarsi delle fatiche delle interviste e delle inaugurazioni, altri lavoreranno durante le festività, nell’indifferenza del sindaco e degli assessori, dei titolari degli esercizi commerciali e, purtroppo, della quasi totalità degli abitanti di questa città, sempre più ricca di quattrini e sempre più povera di valori e di idee. La nostra battaglia, lo sappiamo, è perduta in partenza, ma non possiamo esimerci dal combatterla, perché è una battaglia di civiltà. Viviamo un’epoca di grandi contraddizioni e tutti diciamo di esserne consapevoli, ma, come spesso accade, il dire prevale sul fare e l’ipocrisia sulla sincerità. Tutti esprimiamo grande preoccupazione perché i nostri ragazzi non hanno più valori di riferimento e perché la famiglia ormai da tempo è un’istituzione in crisi; tutti lamentiamo la mancanza del dialogo e del confronto amichevole e sereno, ma quando siamo chiamati a concretizzare queste nostre profonde riflessioni non sappiamo, o non vogliamo, dare delle risposte convincenti. Il riposo nel giorno della festa, che lo si interpreti in modo laico o religioso, ha una sua intrinseca sacralità, perché riguarda l’uomo nel suo essere persona, con le implicazioni giuridiche e morali che ne conseguono. Non possiamo permettere che il lavoro, da soddisfacimento di un bisogno, quello di realizzarsi, diventi soltanto un mezzo per soddisfare un bisogno: quello di poter vivere. E’ quanto meno paradossale che si debba togliere il crocifisso dalle aule delle scuole e degli uffici per non turbare la sensibilità degli spiriti laici, e che nello stesso tempo il principio della laicità, e pertanto della tolleranza e del rispetto per tutte le opinioni e per tutte le fedi religiose, non debba valere per chi laico non è e vuole esercitare, la domenica, il sacrosanto diritto di recarsi in Chiesa. In tutto ciò risiede l’intolleranza dei presunti tolleranti. Appare inoltre assai contraddittorio lanciare gridi d’allarme contro il ritmo frenetico della vita, contro una società che ha bandito il dialogo, immersi come siamo nel freddo anonimato dei cellulari e dei computer, e, nello stesso tempo, impedire  a coloro che lavorano per un’intera settimana di trascorrere un giorno in famiglia, per recuperare, almeno in quel giorno, l’umanità  che è in ciascuno di noi, quell’umanità aggredita e vilipesa dall’indifferenza e dal silenzio degli altri, soffocata dalla venerazione del denaro e dall’idolatria tecnologica. Noi non abbiamo alcun preconcetto verso il commercio e il profitto, ma vorremmo che queste strutture e categorie sociali fossero organizzate in modo tale da non  ledere i diritti e i principi di coloro che vi sono coinvolti. Vorremmo che anche per i dipendenti degli esercizi commerciali valesse il grande insegnamento di Immanuel Kant: “ Agisci in modo da considerare l’umanità, sia nella tua persona sia nella persona di ogni altro, sempre come fine e mai come semplice mezzo”

 

 

 

Giuseppe Ascenzo