Dialogo: 20 novembre 2011
LA DISCONTINUITA’ VIRTUALE
Più passano gli anni e più ci rendiamo conto di vivere in una città vituperata e offesa da Amministrazioni politiche che, al di là degli schieramenti cui appartengono, sono accomunate dalla drammatica mancanza di una chiara e definita visione del mondo e dalla preoccupante assenza del senso del ridicolo e talvolta del paradosso. Viviamo in una città in cui i lavoratori sono privati della giusta mercede: gli operatori delle cooperative sociali, i netturbini, i dipendenti comunali non percepiscono da mesi il loro stipendio; immaginiamo, in questi tempi di crisi, quali problemi siano costretti ad affrontare, in particolar modo quando sono loro l’unica fonte di reddito per la famiglia.
Una città le cui contrade sono deturpate dai rifiuti, e i muri a secco, vanto delle nostre splendide campagne, diventati ricettacolo di fetore e di immondizia.
Una città sommersa dagli scandali - dal caso COPAI all’ “Operazione Modicabene” - soffocata dal cemento e con un traffico veicolare indegno di un consorzio civile e che permane ormai da anni. Un fenomeno, questo, che rispetta in piena regola il principio di inerzia: persiste, ed abbiamo il fondato timore che persisterà all’infinito, perché non intravediamo all’orizzonte nulla che possa modificarne lo stato. Una città che vive ormai nella paura: i furti nelle civili abitazioni non si contano più e la notte è in mano a bande di giovinastri che la violentano coi loro schiamazzi e la loro delinquenza; e non soltanto la notte, come dimostra l’episodio avvenuto nel tardo pomeriggio dello scorso 18 ottobre in pieno centro: quello che ha avuto come protagonista un trentenne, aggredito e picchiato da cinque teppisti nella via Vittorio Veneto.
Nella notte del 29 ottobre, invece, i ladri hanno “visitato”, nel quartiere Sacro Cuore, il centro comunale destinato agli anziani, che ha sede in uno dei locali dell’ex Asilo Antoniano; i locali che ospitano la scuola dell’infanzia “Giacomo Albo” e persino la parrocchia del S. Cuore: tra le cose
rubate anche l’auto del parroco! La notte tra il 5 e il 6 novembre, dei malviventi sono addirittura riusciti ad entrare a palazzo San Domenico e si sono introdotti nell’ufficio del Sindaco e in quello del Presidente del Consiglio Comunale.
Sappiamo, ovviamente, che l’Amministrazione non è responsabile dei furti che avvengono in città, ma sarebbe auspicabile che si interrogasse, finalmente, sul perché questa città, un tempo vivibile e sicura, è adesso protagonista di un degrado civile senza precedenti. Ora, come se non bastasse, si aggiunge anche il problema di Frigintini: la popolosa frazione, infatti, è rimasta senza un presidio dei Carabinieri con tutto ciò che questo comporterà in termini di sicurezza. Sul perché tutto ciò sia stato possibile abbiamo le nostre idee e le abbiamo già espresse: le ricordiamo, sinteticamente, a beneficio di chi ha la memoria corta, di chi non ci ha letto e di chi lo ha fatto distrattamente.
Il problema, a nostro parere, ha due cause evidenti: una è legata ai falsi valori divenuti ormai dominanti; ci riferiamo alla ricerca dell’apparire ad ogni costo, al rampantismo dilagante, ad una politica volta esclusivamente alla ricerca del consenso; tutto ciò a discapito di quei valori autentici senza i quali una società è destinata al declino. L’altra è legata alla dissennata scelta di porre al centro della vita politica esclusivamente la crescita economica della città. Ma che cosa si pretendeva, che si moltiplicassero a dismisura banche, esercizi commerciali, giri di affari e che tutto questo non attirasse nella nostra città i delinquenti della nostra provincia e di quelle limitrofe?
Lo squilibrio creato è stato devastante: una cittadina di 60 mila abitanti con un giro d’affari degno di una metropoli ! Cosa ha fatto l’Amministrazione Buscema per invertire la rotta? Cosa ha fatto per risolvere il problema del traffico che manifesta il medesimo squilibrio ? Cosa ha fatto per fermare la devastazione edilizia? Nulla: nessuna discontinuità con l’Amministrazione precedente!
La continuità è dimostrata tra l’altro dalla deludente pratica dei rimpasti in Giunta. Tornato in libertà, l’onnipresente Minardo non ha perso tempo per riprendersi la scena, e non stiamo parlando soltanto della sua presenza ad ogni cerimonia che preveda il taglio di un nastro, ma del fatto che, forte della sua “alta” concezione della politica, è tornato prepotentemente alla carica chiedendo l’ennesimo valzer degli assessori. Per il momento Buscema ha risposto in modo deciso al suo scomodo alleato, poi, come sempre, finirà per cedere: o si dimette o lo accontenta, non ha scampo!
Come se non bastasse, poi, l’assessore al personale dichiara di non riuscire a trovare dipendenti disposti ad accettare il trasferimento nell’ufficio tributi e l’MPA dichiara che non stati ancora eliminati gli ostacoli che bloccano l’entrata a pieno regime del sistema tributario, manifestando una schizofrenia politica a dir poco allarmante. Non è rassicurante per i cittadini essere governati da un partito che sta al governo ma parla e agisce come fosse all’opposizione! Ma chi dovevano eliminarli questi ostacoli, le forze di minoranza?
Per quanto riguarda la struttura burocratica del Comune, sappiamo bene che si tratta di un apparato elefantiaco e inceppato, dove non funziona nulla e dove tutto è affidato all’improvvisazione e alla incompetenza. Per una analisi dettagliata di tutte le sue inefficienze rimandiamo ai tanti articoli in cui Carmelo Modica, sulle colonne di questo giornale, le ha tante volte elencate e analizzate. Noi, al di là dei due casi sopra ricordati, vogliamo soltanto segnalarvene un altro, quello che riguarda la recente nomina, fatta dal Sindaco, di un certo Di Raimondo, a membro del consiglio direttivo della Fondazione Liceo Convitto, in sostituzione del compianto Giorgio Buscema. Nomina fatta in violazione dell’art. 5 dello Statuto dell’Ente Autonomo, e difatti successivamente ritirata dal Sindaco, dopo l’esposto al Prefetto fatto da Angelo Zappia, portavoce del movimento “Terzo Occhio”. Ma, considerato che un sindaco non è tenuto ad avere il dono della onniscienza, è mai possibile che al Comune di Modica il funzionario addetto al settore non conosca gli statuti delle fondazioni culturali modicane?
Noi vi abbiamo descritto i problemi gravi della città, l’approssimazione e spesso l’incompetenza con cui si muove la macchina amministrativa, il declino morale e civile di questa nobile terra: taluni, poco ferrati nella lingua italiana, chiameranno il nostro, ancora una volta, qualunquismo; sinceramente non ce ne importa più nulla!
Pitagora paragonava la vita alle grandi feste di Olimpia, dove alcuni andavano per affari, altri per partecipare alle gare, altri per divertirsi e alcuni soltanto (i filosofi) per osservare ciò che accadeva: siamo orgogliosi di appartenere a quest’ultima categoria. Abituati dunque ad osservare, non possiamo che rabbrividire guardando la nostra città immersa in questo oceano di problemi – che come si è visto non sono certo una nostra invenzione – mentre i nostri amministratori si trastullano con la casa delle farfalle e con l’immancabile appuntamento con Chocobarocco!
Ovviamente, non abbiamo alcuna intenzione di ripetere – anche per non tediare i nostri Lettori - i tanti motivi per i quali da sempre riteniamo tale evento idiota e volgare. Ci limitiamo soltanto a far osservare che rendere il Corso Umberto (la principale arteria del centro storico) inaccessibile al traffico veicolare per ben cinque giorni – aggravando ancor di più una situazione già di per sé allarmante, come quella del traffico cittadino – solo per far distrarre per qualche giorno i modicani e distogliere la loro attenzione dai gravi problemi che assillano la città e soltanto per consentire ad albergatori e commercianti di far lievitare i loro affari è davvero squallido. Quando poi si favoriscono categorie sociali che stanno economicamente bene, anche senza il choco e senza il barocco, mentre altre vivono il dramma di essere senza un quattrino, perché quella stessa Amministrazione che perde tempo col cioccolato è la stessa che non le paga, oltre che squallido il
fatto diventa ripugnante. Che si lascino perdere, una volta per sempre, il cacao, le farfalle e altre simili idiozie e si cominci a ripensare quale città vogliamo costruire. Anziché organizzare dibattiti e convegni sulla storiella degli Aztechi e sui benefici del cioccolato, li si facciano per discutere come salvare questa città. Una città che i nostri padri ci hanno consegnato bella, vivibile e ricca di sani valori e che noi stiamo lasciando ai nostri figli deturpata dal cemento, caotica, invivibile e senza ideali!
La Pagina: 28 novembre 2011
IL GRANDE MANOVRATORE E’ TORNATO
Vogliamo essere sinceri: l’assenza di Minardo dalla scena politica modicana, per le sue ben note vicende giudiziarie, è stata da noi vissuta come una sorta di momentanea liberazione da un modo di intendere la politica che abbiamo sempre risolutamente osteggiato. A tale senso di liberazione si aggiungeva un profondo sollievo per la contemporanea assenza di Drago: in questo caso va aggiunta la speranza che la sua scomparsa politica possa essere definitiva!
Ma occupiamoci di Minardo. Sapendo che la sua dipartita politica non era conclusiva, ce ne siamo fatti una ragione, ma confessiamo che talvolta ha fatto capolino in noi l’auspicio che l’esperienza degli arresti domiciliari potesse lasciare in lui un segno, anche piccolo, che lo inducesse a un qualche ripensamento sul modo in cui fin qui ha fatto politica. Sapevamo, certo, che era una aspettativa infondata, ma per qualche attimo abbiamo voluto crederci contro ogni evidenza. E difatti, essa si è inevitabilmente infranta contro la dura realtà!
Il grande manovratore è tornato e la sua prima azione “politica” è stata la richiesta della ridistribuzione delle deleghe assessoriali: un rimpasto, insomma, tanto per non smentirsi e per sottolineare, ancora una volta, chi è che comanda a Modica! Chi pensava di essersi liberato dall’arroganza politica dell’onnipresente onorevole è stato servito!
Il grande manovratore mira ad ottenere le deleghe alle Società
Partecipate e all’Urbanistica. Dopo appena un anno dall’ultimo rimpasto se ne
profila dunque un altro. L’atteggiamento del MPA non è soltanto deprecabile nel
merito ma lo è ancor più nel metodo: anziché cercare un confronto con l’alleato
nelle sedi opportune si affida ai comunicati stampa provocando la stizzita
reazione del Sindaco, che, ahimé, come sempre sarà costretto a cedere
all’ultimatum di Minardo.
Del modo di fare politica di questo signore, diciamolo francamente, non ne
possiamo più!
E’ una bassa politica che avvantaggia chi la fa e annienta la città che si amministra. Ciò che ci indigna non è soltanto questa avvilente concezione della politica, che da decenni siamo costretti a sopportare, ma è soprattutto la consapevolezza di vivere in una città che non sa svegliarsi dal sonno della ragione in cui è precipitata.
Riccardo Minardo, infatti, si trova a Palermo e suo nipote Nino stava per andarci (della sua presenza nella capitale non ci occupiamo, visto che non sono stati gli elettori a mandarglielo) così come Drago si trovava a Roma, perché migliaia di cittadini li hanno votati. E non è credibile che migliaia di persone abbiano fatto questo solo per amicizia o riconoscenza. Questo è il dato allarmante che deve preoccupare! Ovviamente ci stiamo prevalentemente occupando del centro destra (il fatto che adesso il deputato regionale stia dall’altra parte non lo ha fatto certo diventare un politico di sinistra) non perché nutriamo simpatie per le forze del centro sinistra, ma perché negli ultimi anni sono stati e sono i primi ad aver rappresentato e a rappresentare la città a livello regionale e nazionale.
Al di là delle vicende giudiziarie che le riguardano, quelle in corso o passate in giudicato, non è nostra intenzione, in questa sede, criticare queste persone per le loro disavventure giudiziarie. Ce ne occupiamo in quanto personaggi politici di primo piano della nostra città. E non c’è dubbio che dal punto di vista politico hanno offerto ed offrono uno spettacolo sicuramente poco edificante: dall’incoerenza politico-ideologico alla politica intesa non come servizio ma solo come strumento di affermazione personale.
Dall’altra parte gli esponenti del Partito Democratico, che pur di conservare il potere soggiacciono agli ordini impartiti da Minardo, e che ormai, in maniera patetica, sono quasi quotidianamente impegnati nell’arte di sminuire agli occhi dell’opinione pubblica i laceranti contrasti con il Movimento per l’Autonomia. Ma per quanto tempo ancora questi personaggi terranno le redini del potere nella nostra città? Per quanto tempo ancora dovremo sopportare i rimpasti, i salti da una parte all’altra del consiglio comunale, gli opportunismi, le improvvise ascese politiche senza avere alle spalle esperienza e competenze, le false alleanze e la spartizione delle poltrone?
Perché i cittadini di questa città sono incapaci di voltare pagina? Perché dimostrano una tale immaturità politica che li porta ad affidare la gestione della cosa pubblica a persone che mai hanno dimostrato di avere a cuore le sorti della città?
Basti per tutti l’esempio di Riccardo Minardo: è mai possibile che con tutti i problemi che assillano Modica, l’unico che assilla lui è quello del rimpasto? E siamo certi, purtroppo, che alle prossime elezioni i nostri concittadini lo rimanderanno, ancora una volta, a Palazzo dei Normanni, a meno che non siano le sue vicende giudiziarie ad impedirlo.
Se Minardo dovesse essere giudicato colpevole e interdetto dai pubblici uffici, Modica si ritroverebbe senza due protagonisti della politica locale perché rimossi dalla Magistratura e non perché i suoi cittadini hanno deciso di cambiare pagina, di farla finita con una classe politica ormai
inadeguata e di voler finalmente guardare al futuro. A dimostrazione che la maturità politica di questa città è ancora di là da venire!