| |
Ottobre 2010
UN DANNO IRREVERSIBILE
Le cronache quotidiane riguardanti Modica somigliano sempre più a
bollettini di guerra; ciò che avviene nella nostra città, nelle ore
notturne, sta diventando sempre più inquietante e sta radicalmente
cambiando il volto di questa città, che, fino a quattro - cinque anni
fa, aveva, in Sicilia, il livello più alto di vivibilità: quasi un’oasi
nel deserto della nostra martoriata Isola.
Le cronache ci raccontano di autovetture incendiate, di saracinesche che
saltano in aria, di atti vandalici, furti e schiamazzi notturni: una
cittadina di poco meno di sessanta mila abitanti che ha gli stessi
problemi di una metropoli come Catania! E’ ovvio che siamo in presenza,
dal punto di vista sociologico, di una vera e propria anomalia, la
stessa che è riscontrabile nel traffico urbano, nella esagerata ampiezza
del polo commerciale e nello spropositato numero di banche e negozi.
La situazione è diventata insostenibile, ma, né la politica né la
cultura sembrano preoccuparsene, forse perché, se lo facessero,
emergerebbero, dall’oblio in cui sono furbescamente tenute, omissioni e
responsabilità che potrebbero travolgere i tanti soloni che pontificano,
spargendo a piene mani insipienza e superficialità. C’è persino chi -
in questa fase della nostra storia, in cui abbiamo smarrito la bussola
perché abbiamo distrutto i valori fondanti della nostra civiltà - sul
periodico “La Pagina” inneggia al progresso ad ogni costo e a non
rimanere troppo legati al passato.
Ci riferiamo, ovviamente, a Saverio Terranova, il quale dimentica che
una simile visione della politica ha prodotto, nella nostra città,
persino la demolizione delle chiese.
La classe politica è in tutt’altre faccende affaccendata: la maggioranza
è stata impegnata coi rimpasti e con il problema – che come si può
facilmente intuire è vitale per tutti noi ! - di assegnare le poltrone
tentando di accontentare tutti e non scontentare alcuno: impresa
ovviamente impossibile! Il sindaco è costantemente occupato a fare in
modo che la città non s’accorga che egli è il sindaco di Modica di
diritto, ma non di fatto. L’opposizione, anziché incalzare
un’amministrazione che sa soltanto guardarsi allo specchio per
compiacersi delle tante cose promesse e mai realizzate, continua a
rimproverare la maggioranza per la situazione finanziaria dell’Ente non
ancora sanata, mostrando una facciatosta che è pari alla sua
impreparazione culturale e politica: come si può ragionevolmente pensare
di mettere a posto il bilancio del Comune più indebitato d’Italia in
soli due anni mezzo; un debito colossale, la cui responsabilità ricade,
in massima parte, proprio sull’attuale minoranza, nel periodo in cui era
maggioranza.
A tal proposito, sono certamente patetici gli interventi sulla stampa
dell’ex sindaco, che ogni tanto ci ricorda che la disastrosa situazione
finanziaria del Comune è vecchia di trent’anni: Torchi, evidentemente,
non ha perso il vizio di autoassolversi! Ma anche se fosse come lui
dice, questo non mitigherebbe le sue responsabilità: un buon
amministratore, quel debito avrebbe cercato di ridurlo, non di
ingigantirlo, come ha fatto lui.
Quando uscì di scena gli consigliammo di tacere per sempre –
politicamente, s’intende – e pertanto non possiamo che reiterare il
nostro invito!
Non possiamo non rilevare, poi, a proposito degli atti delinquenziali
che oramai caratterizzano la vita notturna di questa città,
l’imbarazzante silenzio della cultura. Le attività culturali o
pseudo-tali nascono, fioriscono e si diffondono con un ritmo
impressionante, soprattutto quelle che serie non sono ma che tali
vorrebbero apparire. E intanto, gli intellettuali veri – e non possiamo
non pensare al caro amico Ciccio Belgiorno – cominciano ad essere
riposti nell’oblio!
In ogni caso, che si tratti di intellettuali veri o di presunti tali,
di tale situazione drammatica non si parla e non si discute. E la città
continua ad essere in mano ai vandali!
Sul perché, in questi ultimi anni, Modica abbia cambiato volto, ci siamo
già più volte espressi. Solo per rinfrescare la memoria ai più
distratti, ricordiamo che noi ne attribuiamo la colpa alla precedente
Amministrazione, e in parte all’attuale, per non aver cambiato
direzione: si pensi alla cementificazione selvaggia che non è stata
fermata e che continua a devastare la città.
Ovviamente, in questa sede, stiamo prendendo in considerazione soltanto
le motivazioni locali che sono all’origine di tali fenomeni
delinquenziali, essendo ben consapevoli che questi vanno poi inseriti
all’interno di dinamiche molto più ampie, che sono di carattere sociale,
economico e culturale e che trascendono le singole realtà locali.
Come più volte abbiamo detto, è naturale che anche una cittadina come
Modica deve guardare avanti, che il commercio e il turismo devono
progredire, ma quando ciò lo si fa senza aver valutato entro quali
dimensioni ciò debba avvenire, quando lo si realizza trascurando la
tradizionale vocazione economica del territorio, si provoca un danno
enorme, che non è soltanto economico, ma anche sociale e culturale. Non
abbiamo mai scritto o detto che Modica debba vivere soltanto di
agricoltura e zootecnia, abbiamo sempre sostenuto, però, che queste
dovevano rimanere i suoi settori trainanti: una politica lungimirante
avrebbe dovuto certamente puntare anche sul commercio e sul turismo, ma
senza realizzare quella “rivoluzione copernicana” dell’economia, che ha
stravolto la storia e la tradizione della nostra città.
Se oggi Modica ha un giro di affari sicuramente spropositato rispetto al
territorio e al numero degli abitanti; se l’inchiesta sul presunto
riciclaggio di denaro e sulle presunte tangenti – che ha coinvolto
imprenditori e politici locali – ha accertato un giro di denaro di 14
milioni di euro; se la città è assediata da banche, negozi e grandi
magazzini; insomma, se Modica è stata trasformata nella “Modica da
bere”, era così difficile immaginare che prima o poi sarebbero arrivati
gli avvoltoi disposti a tutto pur di assaggiarne le prelibatezze?
Se tutti i valori (anche quelli legati alla tanto bistrattata civiltà
contadina) sono stati annientati, per edificare l’altare all’unico dio
(il denaro) che oggi si venera in questa città, era così difficile
immaginare un degrado civile e morale che determinasse, prima o poi, una
maleducazione e una delinquenza senza precedenti?
Dinanzi a tutto questo, Torchi interviene sulla stampa per cercare di
giustificare l’ingiustificabile, Buscema spreca le sue energie per
spartire le poltrone assessoriali e Minardo è contento perché finalmente
ha in mano le chiavi della città. Molti hanno auspicato, compreso il
Sindaco, un inasprimento della repressione: non ne vediamo l’utilità.
Quando i buoi sono ormai scappati, costruire il recinto è ridicolo e
inutile. Il fenomeno potrà anche essere represso, ma si riproporrà
subito dopo, perché il terreno gli è stato reso fertile. Ancora una
volta si vuole intervenire sugli effetti anziché sulle cause. Ma anche
se lo si volesse, questa volta sarebbe inefficace. Il dramma, infatti,
sta nel fatto che le cause non possono più essere rimosse, perché il
danno fatto, purtroppo, è irreversibile.
ANCHE LA MORTE GESTITA DAI PRIVATI? NO, QUESTO E’
TROPPO!
L’Amministrazione comunale ha annunciato di avere ultimato la procedura
di project financing per l’ampliamento del cimitero di contrada Piano
Ceci. Si tratta, in altri termini, di privatizzare il cimitero comunale
e pertanto un’impresa privata sarà incaricata di realizzare e vendere
loculi e cappelle.
Non crediamo sia il caso di ribadire la nostra disistima per i politici
modicani: a coloro che ci leggono è più che nota. Siamo dunque abituati
alle loro decisioni talvolta inutili, qualche volta inefficaci e altre
volte addirittura scellerate. Con quest’ultima, riguardante il
cimitero, riteniamo che sia stato oltrepassato il limite della decenza!
Provenendo noi da un’area politica che avversava il socialismo nella
stessa misura in cui contrastava il capitalismo e che vedeva nella
socializzazione lo strumento per superare le nefandezze dell’uno e
dell’altro, non abbiamo mai guardato con favore alle privatizzazioni;
tuttavia, se alcune possiamo tollerarle, altre, come quelle riguardanti
un bene primario come l’acqua, suscitano in noi un senso di profondo
sdegno.
Privatizzare i servizi cimiteriali, invece, ci procura amarezza e
disgusto.
Come già detto, non abbiamo una buona considerazione della logica del
profitto, non perché sia intrinsecamente negativa, ma perché nella sua
esplicitazione quasi mai riesce ad armonizzarsi con l’Etica – e la cosa
non è così impossibile come erroneamente si crede – a causa della
voracità e della venalità degli uomini. Ma se, addirittura, si decide
che la logica degli affari debba inserirsi anche in un ambito così
particolare come quello riguardante i defunti, allora vuol dire che
abbiamo davvero perso il senso della misura.
E’ evidente, infatti, che il privato agisce secondo una logica che è
quella di trarre sempre un maggior profitto dal proprio lavoro, per cui
non è improbabile che assisteremo ad una lievitazione dei costi, con
grave nocumento per i meno abbienti: avremo pertanto loculi di serie A e
loculi di serie B?
La vita, come tutti sappiamo, si incarica, purtroppo, di realizzare
odiose e ingiuste discriminazioni, ma, come diceva il grande Totò, nella
sua celeberrima poesia “A Livella”, “ste pagliacciate” lasciamole fare
ai vivi: la morte, invece, è una cosa tremendamente seria e andrebbe
lasciata fuori da queste buffonate!
|