OTTOBRE 2005
UNA QUESTIONE DI STILE
Su “Il Giornale di Sicilia” del 25 Settembre è apparsa una notizia che, guarda caso, non ha suscitato alcuna eco e sulla quale è caduto un sospetto e definitivo silenzio. La notizia, in verità, non è di quelle destinate a suscitare scalpore: lo sappiamo benissimo. Siamo certi, tuttavia, che essa è emblematica della vertiginosa caduta di stile che, purtroppo, non si registra soltanto nel Palazzo del potere, ma che si sta insinuando, in modo lento ma inesorabile, nella mentalità e nei costumi della nostra città, la quale conserva ormai poche briciole di quella signorilità e di quella eleganza che nel passato l’hanno resa invidiata ed amata al tempo stesso. In occasione della rassegna d’arte “Nel cuore di Cartellone”, ospitata al palazzo della cultura, tre artiste – Grazia Campione, Liliana Guarino e Carmela Saturnino – che avrebbero dovuto esporvi i loro lavori, si sono rifiutate di farlo, giacchè le loro opere erano state letteralmente ammassate in una stanza decentrata e angusta, e, soprattutto, inondata dal fetore proveniente dai bagni, accanto ai quali le tre signore avrebbero dovuto esporre i loro quadri. “La dignità di ciascuno va sempre rispettata ed affermata nei confronti di chicchessia”: questa la dichiarazione rilasciata dalle tre artiste, alle quali va la nostra piena solidarietà e la nostra ammirazione per le modalità e la fermezza con le quali hanno affermato l’importanza di valori, quali il rispetto e il decoro, oggi sempre più drammaticamente latitanti. “Mancanza di stile”: questo il commento delle artiste coinvolte nella vicenda; il guaio, a nostro parere, è che nel caso in questione tale mancanza, pur grave, è soltanto l’espressione di un atteggiamento poco educato, ma se rendiamo più ampio, invece, l’orizzonte che intendiamo scrutare, ci rendiamo conto che la caduta di stile, purtroppo, è uno dei tanti difetti, forse meno appariscenti ma non per questo meno gravi, che da qualche anno caratterizza i mestieranti della politica, sia a livello nazionale sia a livello locale. Una mancanza di stile che assume le sembianze della goffaggine e della grettezza del parlamentare che si aggira in piazza con atteggiamento borioso, elemosinando l’ossequio e il saluto della gente; una mancanza di stile che prende le apparenze della trivialità, nella bassezza intellettuale e morale del portaborse; che diventa volgarità in chi sceglie la politica per riempire il portafoglio e per sistemare parenti, amici e amici degli amici. Quale signorilità è possibile mai riscontrare nello sciamare di assessori e consiglieri in pieno centro cittadino, durante le sagre di paese, con la meschina convinzione di apparire importanti, inconsapevoli di portare a spasso, tra il divertimento di coloro che sono ancora capaci di pensare, le loro facce che mostrano soltanto la tristezza del nulla e l’illusione dell’essere. Quale eleganza potremmo mai intravedere in quella che definimmo “la trasmigrazione dei consiglieri”: quale dignità dovremmo cogliere nel cambiare casacca, nel rinnegare i propri convincimenti per ottenere il classico piatto di lenticchie. Quale decoro, infine, dovremmo scorgere in coloro che si muovono nella stanza dei bottoni, tronfi e altezzosi, nell’illusione di convincere la gente d’essere loro gli artefici del suo futuro: burattini servizievoli, protagonisti del nulla, mestieranti senza sogni.
In questa democrazia, malata e vacillante, in cui il potere prescinde dalla cultura, dalla ricchezza ideale e dall’integrità morale, sarebbe salutare far sostenere a coloro che del potere sono adulatori un accurato esame, per valutarne lo stile e la signorilità, prima di affidare loro la rappresentanza di una città o di una intera Nazione.
MODICA: E’ ORA DI SPEGNERE I RIFLETTORI
La firma del protocollo d’intesa, da parte dei sindaci di Modica, Ispica, Scicli e Pozzallo, per il bonus socio-sanitario ai diversamente abili e agli ultrasessantacinquenni che non si trovano in condizioni di autosufficienza, avrebbe potuto essere una buona occasione per realizzare, finalmente, qualcosa di utile e positivo per la nostra città, se tale iniziativa avesse posseduto le condizioni dell’attuabilità, ma, non avendole, temiamo che la propaganda, ancora una volta, abbia prevalso, che il fumo, come sempre, finirà per intorpidire le menti dei semplici e che la città sarà avvolta nella consueta nube del nulla. Stavolta, però, occorre stare all’erta, perché se tutto questo si dovesse davvero risolvere nella solita operazione d’immagine, a portare l’insopportabile peso della delusione sarebbero le fasce più deboli e indifese della cittadinanza. Non dimentichiamo, infatti, come ha fatto giustamente rilevare il segretario della Camera del Lavoro, che l’ISEE, fissato a settemila euro, finirebbe per escludere almeno l’85% dei destinatari del bonus. “Ma – prosegue Nicola Colombo – c’è una seconda questione, relativa al fatto che non ci sono i fondi necessari per garantire l’erogazione del bonus, in quanto ci sono quattrocento richieste a fronte di oltre due milioni di euro: il venti per cento a carico del Comune e l’ottanta per cento della Regione Siciliana”. Il tutto è quanto meno paradossale, se pensiamo che la Regione ,invece, per i trecentomila disabili siciliani ha stanziato 300.000 euro: un euro a testa, insomma! La vicenda sarebbe estremamente esilarante se non ci fossero di mezzo le esigenze di soggetti particolarmente fragili e bisognosi. Stando così le cose, è facilmente intuibile che confidare in un’azione veramente incisiva da parte della regione siciliana è un’autentica utopia e che il tutto rischia d’impantanarsi nella palude delle false promesse, particolarmente frequenti alla vigilia d’importanti consultazioni elettorali. Venendo a mancare all’iniziativa un adeguato sostegno da parte della Regione, il contributo a carico del Comune non avrebbe più alcun significato: sarebbe, infatti, assolutamente insufficiente a soddisfare il reale fabbisogno di queste fasce della popolazione modicana che vivono nel disagio e nella precarietà. Tra l’altro, con un governo nazionale, che in questi anni, con la disinvoltura tipica degli irresponsabili, ha ridotto notevolmente i finanziamenti agli enti locali e che ha appena varato una finanziaria che li riduce ulteriormente, è naturale chiedersi se l’iniziativa del nostro sindaco, e di quelli dei comuni limitrofi, non sia da considerarsi quanto meno velleitaria, soprattutto alla luce della cronica situazione di emergenza in cui versano le casse comunali. La situazione finanziaria del nostro comune è allarmante: da molti mesi l’amministrazione Torchi non riesce a pagare i fornitori dell’Ente, per non parlare della puntualità nel pagamento degli stipendi ai dipendenti comunali che è diventata ormai un’autentica chimera. Per tali motivi condividiamo le osservazioni del consigliere D’Antona: ”Di fronte all’accentuarsi della crisi finanziaria, non ci si può limitare a prendere atto dei ritardi degli altri( lo Stato e la Regione), come fanno gli amministratori, ma occorre una forte, chiara ed incisiva strategia sul versante delle entrate e su quello delle spese, per far fronte agli impegni e rispettare le scadenze”. Ebbene, considerato che nel nostro comune è in atto un vero e proprio collasso finanziario, testimoniato anche dal contenzioso col comune di Scicli, per i ritardi nei pagamenti relativi all’utilizzo della discarica, confessiamo che non riusciamo proprio a gioire del fatto che la città, come titolava Il Giornale di Sicilia del 20 Ottobre, torni sotto i riflettori per l’Eurochocolate: ci chiediamo quanto costi all’amministrazione comunale, e dunque a tutti noi, l’allestimento di uno stand alla kermesse in corso di svolgimento a Perugia e i viaggi di coloro che vanno a rappresentare la nostra città. Ci chiediamo ancora quanto ci costerà la seconda edizione di Eurochocolate che si svolgerà a Modica nel prossimo mese di Marzo. Ancora una volta assisteremo ad una manifestazione che regalerà alla stragrande maggioranza dei modicani il fumo del caos, del disordine e della confusione e ad una parte invece, largamente minoritaria, l’arrosto del profitto e di lauti guadagni. Ancora una volta dovremo sopportare, in scala ridotta, l’iniqua politica berlusconiana, fondata sull’immagine, sul futile ottimismo e soprattutto su un classismo che pensavamo ormai sepolto tra le ragnatele della storia. La smetta l’amministrazione al potere di vendere illusioni alla cittadinanza: l’Eurochocolate è un buon affare per quel che riguarda la propaganda elettorale e per quel settore socio-economico della realtà modicana – quello del commercio, per parlar chiaro – il cui potenziamento è stato sempre in cima ai pensieri di questa amministrazione. Per noi, comuni mortali, l’Eurochocolate è solo un inutile e insopportabile martirio al quale non possiamo sottrarci. Possiamo però fare ugualmente la nostra parte: disertiamo quest’ annuale sceneggiata; in tal modo, forse, potremmo contribuire a realizzare nella nostra città qualcosa d’importante e di straordinariamente serio: costringere qualcuno a spegnere i riflettori!
IL DECLINO DELLA DEMOCRAZIA
Com’era nelle previsioni, le prossime competizioni elettorali, e in particolare quelle regionali, stanno facendo emergere ciò che ormai tutti sappiamo, anche se molti, per limiti intellettuali o per tornaconto personale, fanno finta di non accorgersene: ci riferiamo alla ormai ben nota questione della crisi delle cosiddette società democratiche. Non si tratta, ovviamente, di scrutare l’orizzonte con la paura che riappaiano lugubri fantasmi del passato ormai consegnati al giudizio della storia: non si tratta infatti di questo. Intendiamo riferirci, piuttosto, alle gravi contraddizioni che stanno lacerando le fondamenta della democrazia, per l’instaurazione della quale, in molti Paesi dell’Est e dell’Ovest dell’Europa, nell’ultimo sessantennio, intere generazioni hanno pagato un altissimo prezzo. Non è questa la sede, ovviamente, per analizzare approfonditamente una questione così complessa, ma riteniamo sia possibile fare qualche considerazione, con l’auspicio che possa essere utile per stimolare l’analisi e la riflessione su alcune problematiche che giudichiamo di primaria importanza. Noi non abbiamo, ovviamente, ricette da dare per superare la crisi delle società democratiche dell’Occidente – quella dei Paesi ex comunisti ha delle origini e delle connotazioni diverse, e per tale motivo, per il momento, non ce ne occupiamo – ma abbiamo una certezza che ci pare inconfutabile: l’accentuazione della crisi della democrazia è direttamente proporzionale al trionfo del principio crociano, in base al quale lo Stato non ha una statura etica, bensì utilitaria e dunque economica. L’economia è dunque sganciata dall’etica: i guasti prodotti da questa concezione della politica sono evidenti. Dal momento che il diritto, le leggi e l’attività politica coincidono col fatto economico, quest’ultimo non può che diventare una sorta di nuova divinità sull’altare della quale sacrificare gli ideali più nobili dello spirito. Le asserzioni del Croce, da un lato, e il marxismo, dall’altro, hanno creato un perverso connubio, convincendo il mondo della ineluttabilità del momento economico come dato fondamentale per giustificare lo Stato e per comprendere la storia. Ed è l’economia che sta annientando la democrazia. Ci riferiamo, naturalmente, al liberismo sfrenato che sta soffocando le fasce più deboli della popolazione di questo pianeta; ad un’economia non controllata che sta spazzando via la solidarietà e la giustizia. Se l’economia si è fatta essenza della politica e il mercato fondamento dello Stato, è naturale, quasi fisiologico, che l’imprenditore Berlusconi e il petroliere Bush – per citare i casi più noti ed eclatanti – stiano al potere: essi sono l’espressione del decadimento spirituale dell’Occidente. Anche nella nostra piccola e periferica realtà locale le cose non sono poi così diverse: anche Modica esprime dei potentati economici che ne condizionano la vita e lo sviluppo, attorno ai quali ruotano i saltimbanchi della politica, così tristi nel loro patetico tentativo di convincere gli altri e se stessi di contare qualcosa, mentre sono soltanto meccanismi di un ingranaggio che li sovrasta e che può fagocitarli in qualunque momento, non appena si dimostreranno inutili al conseguimento dei superiori interessi. Una delle cause del declino della democrazia, è che oggi la politica, e non solo quella italiana, è popolata da personaggi fondamentalmente mediocri, dal punto di vista morale e intellettuale; personaggi che ci ricordano gli ”eroi cosmico-storici” di cui parlava Hegel , e a proposito dei quali Guido de Ruggiero ebbe a scrivere: “ Figurazioni come queste sembrano grandiose e sono meschine. Uomini così fatti sono piuttosto fantocci (dell’Assoluto), che non uomini vivi e veri!”. La nostra seconda considerazione – che si richiama alle giuste osservazioni di Socrate e Platone – riguarda la classica domanda sul valore della democrazia: chi ci assicura che gli eletti siano i migliori? Noi riteniamo che mai come oggi questa domanda abbia una rilevanza davvero enorme, considerato il momento storico che stiamo vivendo. Non vogliamo criminalizzare Bush e Berlusconi, ma non è colpa nostra se costituiscono, in questo momento, per motivi in parte diversi, delle pericolose anomalie nella politica internazionale. Ciò che Bush ha causato e ciò che ancora sta determinamdo in Iraq è sotto gli occhi di tutti: il delirio di onnipotenza e gli interessi economici che lo hanno spinto ad occupare uno Stato sovrano – che questo fosse governato da un dittatore sanguinario è un altro discorso – hanno determinato una situazione disastrosa e fallimentare, non certamente migliore di quella che si è voluto eliminare. Quanto a Berlusconi, i disastri prodotti dal suo governo- basti pensare alla Scuola e alla Sanità – sono talmente evidenti che è persino superfluo elencarli. Anche in questo caso, non possiamo esimerci dal volgere lo sguardo alla realtà politica della nostra città: sulla mediocrità della classe politica modicana abbiamo già scritto e l’abbiamo ampiamente motivata. Le future elezioni regionali, come dicevamo all’inizio di queste nostre considerazioni, stanno ulteriormente facendola emergere in tutta la sua allarmante drammaticità. Mentre l’on. Drago assicura, in modo perentorio, che un candidato provinciale dell’UDC alle prossime elezioni regionali sarà un modicano – ma non dovrebbe essere il partito a dare tali indicazioni? – il senatore Minardo sostiene, ovviamente, il nipote Nino e qualcuno ipotizza che la scelta potrebbe invece cadere su Carmelo Drago, assessore comunale nonché fratello del sottosegretario: se così fosse, assisteremmo ad un ulteriore declino della politica modicana, già declassata da un imperante nepotismo, del quale faremmo volentieri a meno. Se il livello della nostra classe politica è questo, assumiamocene la responsabilità: se i migliori non emergono la colpa è soltanto nostra. E’ colpa nostra se il senatore Minardo, intervenendo al congresso cittadino dell’UDC, osa affermare:” Modica ha bisogno di Peppe Drago; Modica ha bisogno di Riccardo Minardo”. Le parole di Minardo esprimono in maniera chiara e palese quel decadimento della democrazia che è stato l’oggetto delle nostre riflessioni: l’onnipresente senatore si ritiene indispensabile per la città; egli però, in tal modo, pretende di intromettersi nelle coscienze altrui. In una democrazia – sebbene malata ed incompiuta come la nostra – non spetta a lui stabilire se la città ha bisogno o meno della sua attività politica: ci sono molte persone, infatti, tra le quali il sottoscritto, che la pensano esattamente al contrario di come la pensa lui e che sarebbero ben liete di non saperlo più tra gli scranni di Palazzo Madama.