La Pagina: 12 ottobre 2011
LA PATTUMIERA D’EUROPA
In Italia stiamo vivendo una crisi di civiltà e i
“galantuomini” che occupano abusivamente – visto che non siamo stati noi ad
eleggerli – Montecitorio e Palazzo Madama vogliono convincerci che tale crisi
sia soltanto di natura economica. Non neghiamo, ovviamente, che questa ci sia,
ma il nostro Paese, lo sappiamo bene, oltre ai problemi legati alla produzione,
alla disoccupazione, al debito pubblico e a quant’altro, vive un autentico
dramma che non potremo risolvere né con le manovre di Tremonti, né col
giustizialismo di Di Pietro, né col veterocomunismo di Vendola.
L’imbroglio più colossale consiste nel far credere all’opinione pubblica che
siamo in questa situazione per colpa di Berlusconi; come se fosse lui a detenere
il potere, quello reale!
La politica e l’economia in Europa, e pertanto anche in Italia, da almeno
cinquant’anni sono nelle mani delle grandi lobby industriali, bancarie e
finanziarie: sono queste che fanno e disfanno i governi e noi ci illudiamo di
vivere in democrazia e di contare qualcosa! Certamente, il berlusconismo ha
aggravato, e non di poco, la situazione economica, politica e soprattutto morale
dell’Italia, e coloro che ci leggono non possono certo pensare che nutriamo
simpatie per questo “signore”: anche noi non vediamo l’ora che tolga il
disturbo, ma chi può ragionevolmente pensare che l’attuale opposizione, se
andasse al governo, risolverebbe i mali che ci affliggono?
Abbiamo una classe politica che, quasi nella sua interezza, è marcia, corrotta e incapace; ma essa è lo specchio di una società civile che premia i mediocri, i presunti furbi, gli evasori, i voltagabbana e gli arrivisti senza scrupoli.
E’ vero che viviamo in una democrazia incompiuta, visto che non possiamo scegliere i candidati al parlamento nazionale, ma certi partiti, come il PDL e l’UDC – dove abbondano gli indagati e i condannati - stanno lì perché hanno ottenuto legittimamente un consenso elettorale. E comunque, anche quando eravamo noi a scegliere i parlamentari, non è che le cose andassero meglio: basti pensare alla vergogna di tangentopoli. A ulteriore riprova che è il nostro sistema politico ad essere putrefatto, perché è lo specchio di una società guasta e corrotta. La crisi che ci attanaglia è una crisi che riguarda l’Etica, e quando i principi universali decadono non ci si può salvare. La coerenza, l’altruismo, la trasparenza, l’onestà e la dignità, nell’Italia di oggi, sono parole senza alcun valore: se non recuperiamo il loro alto significato questo nostro Paese non avrà futuro. Noi siciliani, in particolare, dovremmo andare a Canossa col capo cosparso di cenere: si pensi che la Sicilia spende per il personale alle sue dipendenze quanto dieci regioni italiane. Palazzo dei Normanni, insomma, da solo, spende metà del totale nazionale. La Lombardia spende otto volte di meno e dodici volte di meno il Veneto! E’ un’autentica infamia, ma il popolo siciliano non s’indigna e non si ribella: e questa è una vergogna ancor più grave di quella!
La Lombardia, con 10 milioni di abitanti, ha 4000
dipendenti, la Sicilia, che di abitanti ne ha la metà, di dipendenti ne ha
20000! Per mantenere questo esercito ognuno di noi paga ogni anno 350 euro; un
lombardo ne paga 22, un veneto 30 e un emiliano 36. Per mantenere questo
esercito, in buona parte parassitario, la nostra Isola spende ogni anno 1
miliardo e 700 milioni di euro, mentre la Lombardia, la regione più popolosa
d’Italia, spende 223 milioni!
Per i dipendenti pubblici (compresi gli insegnanti, i quali, considerati gli
studi che hanno alle spalle e il delicatissimo compito che svolgono,
meriterebbero un riconoscimento economico di molto superiore agli impiegati
regionali) contratti bloccati da anni e scatti di anzianità negati, per la
clientela palermitana è in arrivo, invece, un altro fiume di denaro: da un
minimo di 911 euro lordi ad un massimo di 2077 : verranno dunque pagati anche i
nove mesi di straordinario ad ognuno dei 15697 funzionari a tempo indeterminato
e dei 68 a tempo determinato. Insomma i tempi delle ”lacrime e del sangue”,
ancora una volta, valgono per tutti ma non per i dipendenti della regione
Sicilia. Anche in Sicilia, la legge è uguale per tutti, ma per questa categoria
di lavoratori è sempre “un po’ più uguale degli altri”! E, come se non
bastasse, moltissimi, tra gli arruolati in questo esercito sconfinato,
protestano, quando si trovano in una condizione di precariato. Ma cosa
dovrebbero fare coloro che a suo tempo restarono disoccupati, perché, al
contrario dei precari che oggi protestano, non ebbero “santi in paradiso” pur
avendo in taluni casi più titoli di loro per ottenere l’assunzione? Se fossero
stati assunti attraverso pubblici e trasparenti concorsi, saremmo a loro fianco;
ma visto che occupano quei posti grazie al sistema della chiamata diretta –
ovvero perché membri della clientela – dovrebbero almeno avere il buongusto di
tacere. Ma tant’è, così siamo fatti noi siciliani!
Questo è il prezzo che adesso paghiamo a decenni di clientelismo (in virtù del quale ancora oggi, pur avendo 20000 dipendenti, l’autonomista Lombardo consente ai suoi assessori di assumere consulenti esterni con conseguente aggravio per le casse regionali) che ci ha reso lo zimbello dell’Italia e ovviamente invisi alle regioni virtuose del Nord. Possiamo dire tutto il male possibile della Lega Nord, ma se provassimo a metterci nei panni de suoi sostenitori, quando affermano che non vogliono contribuire a tenere in vita il clientelismo, la corruzione e l’assistenzialismo delle regioni meridionali, non potremmo che condividere ciò che sostengono.
Anziché reagire tirando fuori uno stupido e sterile
orgoglio siciliano, faremmo bene ad arrossire di vergogna e a rimboccarci le
maniche per dimostrare che abbiamo veramente voglia di cambiare.
Berlusconi, come sanno bene i nostri Lettori, non l’abbiamo mai amato, anzi lo
abbiamo sempre criticato come politico e detestato come uomo, ma per favore la
si smetta di raccontarci barzellette – bastano già le sue – come quella che
sarebbe colpa di quest’ometto, ricco ma insignificante, se l’Italia è diventata
la pattumiera d’Europa!
Dialogo: 20 ottobre 2011
SENZA ORGOGLIO E SENZA
DIGNITA’
La regione siciliana si prepara ad un’altra sanatoria edilizia. In Commissione Territorio dell’ARS, lo scorso 4 ottobre, complice l’assenza dei quattro deputati del PD, è già arrivato il primo sì a un disegno di legge che regolarizza gli immobili costruiti entro i 150 metri dalla battigia. E non basta: è anche previsto un condono per i fabbricati rurali edificati vicino alle zone protette.
A proporre queste “perle” di saggezza politica – che premia, ancora una volta, coloro che se ne fregano della legalità – sono stati Forza del Sud e il Movimento per l’Autonomia del presidente Lombardo: un ex democristiano abilissimo nell’essersi ben riciclato, furbissimo nell’essere riuscito a far dimenticare la sua pessima amministrazione della provincia etnea quando ne fu presidente. Egli, da democristiano opportunista, dopo essersi “convertito” alla causa autonomista, scegliendo con gran tempismo il momento migliore per realizzare tale conversione, è riuscito ad accreditarsi come l’uomo nuovo – figuriamoci! – della politica siciliana.
Lombardo, ovviamente, non è l’unico voltagabbana fra i politici siciliani e non – egli è infatti in affollatissima compagnia – e non è l’unico che in questi anni sia riuscito ad accreditarsi come l’uomo nuovo: chi può dimenticare che in tal modo riuscì a farsi definire Romano Prodi, già catastrofico presidente dell’IRI e già fedelissimo di Ciriaco De Mita, che ebbe l’ardire di presentarsi agli italiani con l’aria di chi voleva apparire come una sorta di “verginella” della politica.
Lombardo: un uomo buono per tutte le stagioni, eletto coi voti del PDL e che adesso, nonostante il rapporto sia tormentato, non disdegna l’appoggio del PD pur di rimanere a galla. Lombardo è colui che avrebbe dovuto rinnovare il modo di fare politica in questa nostra martoriata terra – conoscendo la storia politica del personaggio non ci abbiamo mai creduto ovviamente; ma ciò ha poca importanza, visto che ci ha creduto la maggioranza dei siciliani - nel nome della trasparenza, della immancabile lotta alla mafia, della competenza e del rigore morale e finanziario. Forse è nel nome di questi grandi ideali che ancora oggi consente ai suoi assessori di assumere consulenti esterni, che noi siciliani paghiamo profumatamente, pur avendo a disposizione 20 mila dipendenti, fra i quali – guarda un po’ che sfortuna – non ce n’è uno in grado di poter svolgere quegli incarichi che troppo disinvoltamente vengono assegnati a personale esterno.
Adesso potrebbe arrivare anche la sanatoria, che porrebbe Lombardo in perfetta sintonia col capo di governo, che delle sanatorie è campione incontrastato. A Roma, infatti, si è consumata la vergogna dello scudo fiscale, e, con la scusa di raccattare qualche soldo, si concede di farla franca a chi i suoi milioni di euro li ha portati fuori dal loro Paese, arrecando un danno incalcolabile a coloro che in questo Paese ci vivono e ci vivono male, anche per colpa di questi loschi personaggi, evasori conclamati, che lo Stato perdona e riaccoglie come fossero il figliol prodigo.
Già, gli evasori! Quelli che lo Stato dichiara di voler stanare e punire, ma con una guerra che è a dir poco ridicola: è evidente, infatti, che la lotta all’evasione darà risultati strabilianti multando baristi e venditori ambulanti! Saranno costoro difatti che ci salveranno! E intanto, poliambulatori, studi legali singoli e associati, tanto per fare un esempio, continuano impunemente ad evadere: chi di noi non ha fatto l’esperienza del grande luminare della medicina che ti fa lo sconto sulla visita medica a patto che non osi chiedergli la ricevuta fiscale? Come mai queste categorie vengono lasciate in pace? Forse Palazzo Chigi non ritiene di inimicarsi quei professionisti tra i quali riesce ancora ad ottenere dei consensi; ed è per il motivo opposto che, quasi certamente, progetta da tempo la distruzione della scuola pubblica.
In ogni caso, sia che si tratti di non mandare nelle patrie galere gli evasori fiscali o coloro che per anni hanno deturpato le nostre coste, il messaggio lanciato a chi si è macchiato di tali reati è allarmante e lo è ancor di più verso coloro che hanno intenzione di delinquere. Esso suona più o meno così: fate pure, tanto prima o poi una bella sanatoria non si negherà a nessuno!
Nonostante ciò che pensano Brunetta e Berlusconi, i docenti, in questo Paese, continuano a fare in modo che i nostri ragazzi escano, per dirla con Kant, “dallo stato di minorità intellettuale”, ovvero che pian piano comincino a sperimentare l’autonomia del pensiero e del giudizio, nonostante siano in tanti ad ostacolare, con il loro pessimo esempio, il lodevole obiettivo che essi si pongono: dai sindacalisti prezzolati e ignoranti ai politici corrotti e incompetenti, dai giornalisti incolti e superficiali ai magistrati egocentrici e faziosi. Ma nonostante costoro – è ovvio che non ci riferiamo a tali categorie nella loro interezza - i docenti italiani cercano di trasmettere ai loro alunni quei principi e quegli ideali che ne facciano dei cittadini onesti e consapevoli.
Lo Stato italiano – o meglio, ciò che ne rimane – anziché supportare il loro lavoro lo vanifica, convincendo i giovani che nella vita contano soltanto il denaro, il successo e la carriera e che pur di raggiungere tali traguardi tutto è legittimo: cambiare casacca, vendere il proprio corpo, evadere il fisco, deturpare il paesaggio e distruggere l’ambiente. E noi continuiamo a credere di poter risolvere i problemi del Paese cambiando la legge elettorale, le alleanze e le coalizioni!
La classe politica italiana, e quella siciliana ancor di più, non ha una statura morale tale da poter garantire un futuro a questo disgraziato Paese. Per quanto riguarda la Sicilia, quando un popolo, a grande maggioranza, pone sul gradino più alto di Palazzo dei Normanni un politico come Totò Cuffaro e poi un altro come Raffaele Lombardo – convinto che un ex democristiano cresciuto nel culto del compromesso e nella pratica del clientelismo possa risollevare l’Isola – o è un popolo incapace di intendere e di volere o è un popolo che, in piena sintonia con la tradizione siciliana, vuol far finta di cambiare qualcosa per fare in modo che in realtà nulla possa cambiare. La distruzione delle nostre coste e delle nostre campagne, per i prossimi decenni, potrebbe essere assicurata – tutto dipenderà, ovviamente, dal voto in aula - e i delinquenti che in tal caso attueranno tale distruzione non andranno in galera, secondo un copione già visto e che si ripeterà tristemente, nell’indifferenza di un popolo senza orgoglio e senza dignità!