SETTEMBRE 2005

 

 

                     RIAPPROPRIAMOCI DELLA NOSTRA MODICANITA’

 

La vicenda della nostra concittadina cardiopatica, che, dimessa il 26 Luglio dal nosocomio modicano, è stata costretta, a causa di un malore, ad essere nuovamente ricoverata, giacchè impossibilitata a rientrare nella propria casa – un ottavo piano a Treppiedi Nord, la cosiddetta zona 167- per l’ennesimo guasto all’ascensore, evidenzia i limiti di una politica che guarda all’effimero e non sa soffermarsi con la dovuta attenzione sulla concretezza del vissuto quotidiano e sulla sostanzialità della vita; rivela le manchevolezze di una realtà burocratica che ha le mostruose sembianze di una piovra, i cui tentacoli ci stringono quotidianamente in una morsa che non lascia scampo: e fanno male, perché sono l’espressione di una fredda mentalità ragionieristica, l’esplicazione di una gelida interpretazione della legge, che sovrasta ed ignora i bisogni, i sentimenti e le esigenze più impellenti della gente. Tale vicenda, inoltre, non è che l’ennesimo, grave fatto di cronaca locale, che, come i precedenti, andrà a smarrirsi nel mare della nostra indifferenza, si avvierà mestamente a morire nell’oblio delle nostre coscienze. E’ questo che ci spaventa più d’ogni altra cosa: è l’indifferenza, che lentamente, ma inesorabilmente, ci sta togliendo l’anima, iniettando nelle nostre vene il seme amaro della superficialità, e talvolta, addirittura, dell’impassibilità. Io penso che noi modicani, eredi di un retaggio spirituale che nei secoli ci ha resi moralmente sani e socialmente altruisti, non possiamo e non dobbiamo soffocare il nostro essere uomini maturi e consapevoli sull’altare dei divertimenti e degli affari; non possiamo e non dobbiamo esorcizzare la paura, che è di ogni essere umano, di guardare con coraggio e realismo la realtà in cui viviamo, che, purtroppo, è fatta anche di solitudine, di abbandono e qualche volta di drammatica disperazione.

Godiamoci questi scampoli d’estate; abbiamo, fra l’altro, di che stare allegri: il centro storico è stato affollato di indigeni e turisti, il lungomare di Marina ha traboccato di instancabili maratoneti, i caffè sono stati strapieni e le discoteche stracolme di giovani in cerca di rumore e d’allegria. L’obiettivo principale che la politica ha imposto a questa città, ancora una volta, è stato conseguito: il trionfo del turismo, innanzitutto ! E mentre questa nuova divinità viene avvolta da una stupida nube d’incenso, la nostra concittadina è stata costretta a far ritorno in ospedale, il traffico ha superato i limiti dell’umana tollerabilità, una schiera di anziani, come ogni anno, ha vissuto l’amara esperienza della solitudine e dell’emarginazione ed un ragazzo di vent’anni è volato giù dal ponte Guerrieri, decidendo di dire addio alla vita e portando con sé l’amaro suo segreto che forse non sapremo mai! Godiamoci quel che resta dell’estate, ma non abdichiamo al nostro dovere di cittadini, che è quello di rammentare a chi ci amministra che programmare il divertimento è giusto, a condizione, però, che la priorità sia data a ciò ch’è serio ed importante, ed è quello di ricordare a tutti noi di non disperdere, nel vortice della distrazione e della spensieratezza, i valori dell’altruismo e della solidarietà. Proviamo tutti, come ammoniva Horkheimer, a fare in modo “che non possa avvenire che l’ingiustizia possa essere l’ultima parola, che l’assassino possa trionfare sulla sua vittima innocente”.

 

 

                         RIFLESSIONI SU MODICA E LA MALASANITA’

 

Dieci mesi di attesa per un’ecografia all’Ospedale Maggiore di Modica. Confessiamo che dover leggere notizie come questa ci indigna e ci allarma come cittadini; ci offende come persone. Sapevamo, certo, di queste disfunzioni, ma pensavamo che la malasanità riguardasse soprattutto altri settori di questo mondo impenetrabile e talvolta incomprensibile qual è la sanità siciliana: si pensi ai condizionamenti politici nelle nomine dei direttori sanitari e dei primari; le ultime, effettuate di recente dal governo Cuffaro, hanno sollevato, infatti, molti dubbi e tante perplessità, giacchè la politica, ancora una volta, sembra aver prevalso sull’abilità e sulle competenze dei prescelti . Abbiamo appreso con rammarico, in questi anni, della corruzione, non soltanto in Sicilia, ovviamente, che si è insinuata nelle corsie dei nostri ospedali: ci riferiamo alle pesanti interferenze delle case farmaceutiche e ai fenomeni di concussione che certamente non fanno onore a coloro che della deontologia avrebbero dovuto fare il loro credo costante e inalienabile, alla luce dei risvolti umani della professione che svolgono. Ci rendiamo conto, ovviamente, che la sanità non può essere un’isola felice e senza macchia, circondata com’è da un oceano di fango e d’immoralità. Il suo riscatto etico rientra in un contesto più ampio, che è quello della rigenerazione morale di un Paese, l’Italia, che, uscito a pezzi dall’ultimo conflitto mondiale e da vent’anni di esperienza totalitaria, non ha saputo edificare uno Stato rispettoso del cittadino, ed ha fatto della corruzione e dell’opportunismo le coordinate principali entro le quali agire e costruire immeritate carriere politiche e discutibili fortune economiche. Se è obiettivamente difficile estirpare dalla nostra sanità la piaga della corruzione e del clientelismo, noi crediamo che sia possibile, invece, intervenire sulla sua funzionalità dal punto di vista diagnostico e terapeutico. Non è moralmente accettabile, come nel caso del nosocomio modicano, che si debba attendere dieci mesi per sottoporsi ad una ecografia, ad una Tac o a una mammografia. Oltre alle gravissime ricadute che tali attese possono avere sulla salute dei cittadini, tale situazione non fà che esplicitare ciò che sosteniamo da anni, e che, a costo di apparire ripetitivi, intendiamo ancora una volta ribadire: questa città si sta sempre più smarrendo nei meandri di false prospettive di sviluppo, sta perdendo la sua umanità nella ingannevole illusione di un vacuo ed effimero protagonismo. La scarsa considerazione per la salute dei cittadini, la colpevole indifferenza che circonda gli anziani e gli emarginati, l’insensibilità per lo smarrimento vissuto dai  nostri ragazzi sono mortificati da una classe politica che spreca le sue energie per eventi insignificanti come il Palio e che già adesso si mobilita per l’edizione 2006 dell’Eurochocolate. Ci auguriamo, ma non nutriamo molte speranze che ciò possa accadere, che l’amministrazione Torchi possa fare sue queste illuminanti parole di Jacques Maritain a proposito del compito essenziale della classe politica, che è quello”di migliorare in sé le condizioni della vita umana, o di procurare il bene comune della moltitudine, in maniera che ogni persona – non solo di una classe privilegiata ,ma di tutta quanta la massa – possa veramente raggiungere quella misura di indipendenza che è propria della vita civilizzata e che è assicurata egualmente dalle garanzie economiche del lavoro e della proprietà, dai diritti politici, dalle virtù civili e dalla cultura dello spirito”.