Le dimissioni di Militello, la sua rielezione e di come si gioca a governare a Modica tra farsa e sceneggiata.

Le sedute del Consiglio Comunale di Modica, come quelle in cui si è discusso delle dimissioni del consigliere Militello, meriterebbero una platea più ampia perché esse non hanno una qualità inferiore a quelle del grande fratello.

Alla Latteria, tutti sanno che si conosce la verità che poi al Consiglio Comunale diviene scena, ovviamente con gli accomodamenti tecnici che il regista impone. Perché esiste una verità indicibile e non dimostrabile che è quella della Latteria e poi esiste l’aula consiliare in cui tale verità viene rappresentata e messa in scena. La prima viene espressa  in maniera brutale, come solo la verità sa essere, la seconda è quella ufficiale, formale, quella che chiama a raccolta sentimenti e valori, il bene della città, la coerenza, il sacrificio, l’assoluto. Nella prima si sente dire che “ anche l’onorevole deve tenere conto del mio apporto… mi sono sacrificato abbastanza… ora tocca a me… da dove arriva questo intruso… guai a  …” Nella seconda si parla di “equilibri politici… dialettica democratica… giusto riconoscimento di una politica”. La prima è decisa ed usa la prima persona singolare (io!), come si conviene nei mercati in cui domanda e offerta si scontrano sul piano della forza. La seconda è flemmatica, fatta di sottintesi, di sguardi, silenzi e con un linguaggio furbo, criptato… da iniziati.

Tra Latteria e Consiglio Comunale esiste, quindi, un problema di interpretazione e di fedeltà della messa in scena.

Emblematico  è il caso delle dimissioni di Militello da Presidente della 5a Commissione.

Alla Latteria, sede dove risiede la verità, tutti sanno che il vero motivo delle dimissioni è una protesta-minaccia per ottenere un Assessorato. Nell’aula consiliare, invece, viene rappresentata la sceneggiata che prevede la motivazione delle dimissioni nella delegittimazione del Presidente e di tutti i componenti la 5a Commissione da parte del Presidente del Consiglio Comunale non avendo, quest’ultimo, evaso delle richieste da parte del presidente la Commissione relativi allo “sviluppo della città”, richieste datate 20 settembre e 1 dicembre 2002.

Pensate il consigliere Militello ha pazientato più di due anni e poi chiaramente incaz    , non potendo sopportare più che lo sviluppo della città dovesse ancora soffrire, si è dimesso da Presidente di quella Commissione così gravemente vilipesa.

Ma questi, direte, sono fatti (due anni di attesa) che si mescolano con la fantasia e col si dice (richiesta di un assessorato), ma la commedia in Consiglio Comunale, invece, si basa su fatti perché è un fatto che il verbale del 16/11/04 ore 15,35 della 5a Commissione contiene tutti gli elementi per aprire il dibattito sulle motivazioni politiche delle dimissioni. E’ un fatto che il consigliere Nigro, (Lunedì 22 novembre 2004 Teletre ore 23) che a nostro avviso è il giovane che più di tutti parla come un Saverio Terranova stampato, ha impedito di aprire il dibattito … udite … udite perchè il consigliere Militello non era in aula.

Ma i verbali a cosa  servono se poi per discutere è necessaria la presenza fisica dei verbalizzanti?

Che Militello avesse dovuto ingoiare un rospo lo si doveva constatare il mercoledì successivo quando, finalmente libero dagli impegni di lavoro, apriva le discussione con un violento ed inopinato attacco, anche personale, al prof. Barone che si era permesso di chiedere il dibattito sulle incredibili e palesemente politiche sue dimissioni, quando, semmai, al Prof. Barone si poteva rimproverare, e noi lo facciamo adesso, di non avere preteso l’apertura del dibattito, il lunedì precedente sulla scorta delle dichiarazioni del Militello già verbalizzate.

Ma in questo Consiglio Comunale tutto finisce a tarallucci e vino così il Militello viene rieletto (e questo è un fatto), nessun dibattito ha chiarito perché lo ha fatto (e questo è un altro fatto), nessuno ha chiarito in quale modo si era posto riparo alla delegittimazione subita dal Presidente della Commissione da parte del Presidente del Consiglio Comunale (e questo è un altro fatto). La  sceneggiata avvenuta in Consiglio Comunale, per fortuna avrà un seguito alla Latteria, perché li furono, e sono noti i veri motivi delle dimissioni del Militello (che abbiamo già indicato) e li sapremo quale accordo, si badi politico, è stato stipulato in seno all’UDC per far rientrare il caso Militello. Tutto sia beninteso nell’interesse  della città…. 

 

Dei consiglieri telecomandati

(Consiglio Comunale di mercoledì 24 novembre 2004). Noi viviamo un mondo in cui tutti sanno tutto ma poi si grida allo scandalo quando si dicono frasi sintomatiche. “consiglieri comunali eterodiretti …pilotati dall’esterno … telecomandati”.

Ma come ci si permette di fare simili e gravi insinuazioni! Afferma solennemente un puro della maggioranza con l’aria si chi vuole salvare la integrità morale del Consiglio Comunale.

E’ in altre sedi che queste cose  vanno denunciate! Aggiunge il secondo puro della maggioranza visibilmente emozionato, alludendo, con l’intenzione di intimorire, alla Magistratura.

Noi diciamo, solennemente che in questo Consiglio Comunale, esistono dei consiglieri telecomandati. E lo diciamo qui perché alla Magistratura non avremmo nulla da dire di rilevante  giuridicamente perché essere telecomandato è una condizione psicologica che non è un reato.

Il telecomandato ha caratteristiche comportamentali e  diremmo somatiche inconfondibili e chiare. Si è già rivelato quando venne eletto, chi lo appoggiò, chi gli diede i soldi, come si comporta, come bacia e cerca il bacio da chi detiene il telecomando o da chi è a lui vicino (non si sa mai meglio abbondare), …come scodinzola. Il telecomandato è di una pochezza unica, evidente: non ha idee proprie. I più coraggiosi partono, ma basta un’occhiata e si fermano impalati: dei  Fantozzi!

I telecomandati veri sono quelli che leggendo questo nostro profilo, non vi si riconoscono perché non hanno mai assaporato, per esecrabili motivi, il gusto della libertà, per loro la non libertà è uno stato mentale e psicologico. Servi si è dentro.

Inoltre non si faccia confusione tra  Consiglio Comunale che è una Istituzione sacra e consiglieri comunali telecomandati. Il Consigliere Comunale è una carica che è esercitata da una persona le cui qualità non sono sacre. Trentadue consiglieri lestofanti non intaccherebbero minimamente la sacralità del Consiglio Comunale, quindi, non si cerchi rifugio nella carica di Consigliere Comunale per coprire le proprie mediocrità.

Mai come adesso la politica è divenuto un mestiere, un affare, un obiettivo per disoccupati o uno strumento per diminuire la propria disoccupazione, quindi, chiediamo almeno, compostezza, misura e pudore: non si abusi della allocuzione “per il bene della città”, fatelo e basta!, non rompeteci le balle con le grandi demagogie ed i luoghi comuni. Il bene si presenta da se anche e soprattutto senza pubblicità; anzi, il vero bene è quello che viene riconosciuto senza reclame; il bene si avverte come indefinibile sensazione di armonia, di bello, di efficace, di giusto, mentre le chiacchere si presentano come vanto, come immagine, come fastidioso ostentato abbellimento della mediocrità. Il vero bene, come la vera beneficenza, è un dono che richiede il silenzio, altrimenti è altro. 

 

Un problema piccolo piccolo che manifesta una mediocrità di direzione politica e giurisdizionale grande grande.

Molto spesso siamo ci è stato detto che alcuni problemi che noi solleviamo sono poca cosa rispetto ai grandi come il piano regolatore, la gestione del territorio e via elencando. A parte che su questi non vi è nulla da dire perché abbiamo avuto decenni per consumare inutilmente inchiostro, ma questo appunto risente di una cecità particolare che è quella che non riesce a far vedere a costoro che non esistono problemi più o meno complessi ma spesso , molto spesso, complessi sono i modi di essere dei responsabili e non i problemi, che divengono sempre più problemi e sempre più complessi perché sono affrontati da una direzione che porta tare culturali devastanti come quella del clientelismo, della superficialità, dell’incompetenza, della scarsa professionalità e dell’assenza di metodo e programmazione. Noi non analizziamo i problemi complessi, ma le culture devastate che spesso si manifestano anche in problemi, diciamo, piccoli.

Un esempio questo mese lo troviamo sul giornale di Sicilia del 20 novembre dal quale si evince che un problema piccolo piccolo come l’annullamento sistematico delle multe comminate dagli operatori delle strisce blu lascia intravedere incredibili qualità delle persone. Pensate le sanzioni comminate dagli operatori delle strisce blu possono essere vanificate perché, non avendo tali operatori la qualifica di ausiliario della sosta, gli stessi non potevano verbalizzarle.

Ed allora …vogliamo dire che, tutto sommato, il problema è piccolo rispetto alla disoccupazione, alla criminalità o a cos’altro? Oppure possiamo parlare della grande superficialità della direzione politica ed amministrativa che regge (si fa per dire) questo Comune.

Stiamo valutando i percorsi per il riconoscimento della qualifica” ci spiega la direzione politica del servizio. Ma perché non fu fatto quando venne organizzato il servizio? E cosa ci dicono i responsabili della struttura burocratica, dei capiripartizione e tutto il resto?

Ed il bello è che ora si sta ripetendo un disservizio che era già avvenuto in precedenza. Poi vedete quanto sono comodi i rimpasti che consentono ad un assessore di incolpare l’altro e così via.

D’altra parte se dei normalissimi servizi come quelli connessi alla celebrazione dei defunti inducono ad elogiare gli assessori per l’altissima efficienza e dedizione evidenziata, quale altissimo elogio sarà riservato a colui il quale scoprirà che per poter verbalizzare una violazione occorre uno stato giuridico preciso nel verbalizzante? Ma come si fa ad organizzare un servizio come quello della gestione delle strisce blu senza prevedere lo studio per  rendere legittime le necessarie verbalizzazioni? Ma chi lo ha organizzato? Quale assessore, quale dirigente?

Incompetenza? No! Questa è superficialità, il che è più grave; perché la incompetenza accompagnata da scrupolo e senso pratico si recupera chiedendo e studiando: per la superficialità non esiste rimedio.

Comunque calma… l’Amministrazione comunale sta correndo ai ripari e magari esaminerà l’ipotesi di aumentare la sanzione così si potrà recuperare in futuro quanto il Giudice di Pace impedisce di fare incassare ora, non al Comune ma alla ditta che gestisce il servizio.

 

Carmelo Modica