Arti e professioni nella Contea di Modica

 

 

A metà del XVI secolo la Contea di Modica si trova al centro di un fermento sociale ed economico che accresce la sua già affermata autonomia giuridica.

La campagna non è più soltanto la fonte per la produzione degli alimenti della sussistenza, ma è anche azienda ed impresa agricola, i cui vantaggi favoriscono la vita cittadina di una città dove è diventato possibile vivere, percepire rendite e possedere terreni, vigne e vignali (almeno per i ceti più abbienti). Da pochi anni (1542) è stato promulgato il corpus dei capitoli e statuti con il quale l’allora governatore Bernaldo (del) Nero statuì ed ordinò “li ordinationi di tucti artixani, cum lu consensu et volutati di quilli”. Attraverso tale lavoro, svolto dal governatore con pazienza e “cum maximi et excessivi suduri et fatighi”, si può cogliere uno spaccato della società dell’epoca con le proprie “corporationi” e relativa organizzazione professionale. Chi osa esercitare un’arte senza la preventiva autorizzazione della funzione competente, attraverso una prova statuita, è chiamato a pagare una somma molto onerosa (ben 4 onze), pena la reclusione per sei mesi. Queste le norme comuni che riguardano le corporazioni dei “maestri custureri” (i sarti); i “muraturi” (murifabbri); i “curviseri” (conciatori di pelli e pellai); i “maestri d’axa seu carpinteri” (falegnami, carpentieri e maestri d’ascia); i “ferrari” (fabbriferrai); i “cordari”.

In tale struttura corporativa, secondo una scala “gerarchica” sociale dettata dalle esigenze di quell’epoca, notiamo al primo posto quella dei sarti in quanto i più vicini alla nobiltà ed alla classe dirigente per conto delle quali taglia e cuce “cosa alcuna di belluto, siti et damasco et panni”. Dietro i sarti seguono i murifabbri, le cui opere murarie si svolgono sia a Modica che nelle zone limitrofe, per la cui attività professionale (di grande rilievo per la costruzione di strutture fortificate oltre che per i famosi “muri a secco”) devono risultare idonei e “che niuna persona sia usanti né poza pigliare a fare alcuno edifitio, né murari che prima non sia examinato et licentiato”.

La concia delle pelli è un’attività quasi industriale, diffusa pressoché in tutti i centri abitati, sia per la disponibilità di materia prima che per la varietà di usi ed applicazioni che ne incrementano oltremodo la domanda. In quarta posizione si trovano i carpentieri, quindi i fabbri-ferrai e, all’ultimo posto, i cordari per i quali però è necessario predisporre un severo controllo da parte di specifici funzionari al fine di evitare abusi sui prezzi di vendita al pubblico “secondo lo cannavo che havino accaptato in quillo anno darichi un competenti guadagno”.

Dunque soltanto sei arti, a Modica e negli altri centri comitali, rientrano nel corpus degli ordinamenti statutari. Altri mestieri restano affidati alla capacità ed all’abilità dei singoli, con quella libertà di scelta che il silenzio della legge consente alla discrezionalità dei singoli individui.

L’ordinamento delle arti resta comunque un punto fermo da cui si sviluppa quel progetto di organizzazione sociale iniziato “in quadam cammera castri terre Mohac” in quel lontano 1542 sotto il coordinamento attivo del governatore che agisce “sedando li iniurii et pacificando li inimichi”.

 

                                       Giuseppe Nativo

 

-Bibliografia:

 

-E. Sipione, “Statuti e Capitoli della Contea di Modica”, in “Documenti per servire alla Storia di Sicilia”, Soc. Siciliana per la Storia Patria, Serie II, Vol. XIV, Palermo, 1976)