I “caporali” di Piazza San Giovanni degli anni cinquanta hanno tolto la coppola dalla testa ma l’hanno mantenuta dentro la testa
Importante l’argomento che l’Assessore Frasca affronta in un articolo apparso sul Giornale di Sicilia del 10 dicembre scorso.
Andando senza fronzoli alla sostanza delle cose, possiamo dire che è in atto un tentativo di stabilizzare i precari LSU, impegnati negli enti locali, da parte di forze politiche che, ostentando il piagnucoloso (ma serio) problema della disoccupazione, nascondono indicibili obiettivi e truffaldine visioni del mondo.
Noi vogliamo andare oltre le pur condivisibili posizioni dell’Assessore perché l’argomento si presta a riflessioni di grandissima rilevanza.
Ogni presa di posizione deve essere sempre inquadrata in un contesto generale; solo così può essere valutata in maniera organica e solo così è possibile individuare e definire la visione politica che l’ha generata.
Il risultato di questa contestualizzazione è veramente deprimente. Dire che è un dovere fare uscire dal precariato i lavoratori LSU impegnato negli enti locali consente di esprimere chiari giudizi di valore:
1. è un pianto di coccodrillo sostenere la necessità di stabilizzare il precariato quando le stesse forze politiche stanno organizzando un sistema generale del lavoro in cui il precariato sta divenendo la nuova arma di sfruttamento dei nuovi e più sofisticati, e a volte anonimi, padroni;
2. curare i precari LSU impiegati presso gli enti locali, fregandosene degli altri LSU utilizzati altrove, manifesta un singolare modo di intendere la giustizia che a nostro avviso è del tipo con radici autoritarie, da inizi della rivoluzione industriale di tipo ottocentesco;
3. un altro importante quesito che si pone è se è accettabile una loro stabilizzazione rispetto ai disoccupati a tempo pieno;
4. Infine… a quali criteri manageriali e di efficienza e di economicità risponde lo stabilizzare i precari senza dimostrare che avverrà un incremento di efficienza dell’Ente locale? specie se si tiene conto che, di contro, si conduce una politica in cui all’esecuzione diretta dei servizi comunali con personale proprio si preferisce la esecuzione indiretta attraverso ditte private (che richiede un organico più snello). Come si può pensare che l’organico di un comune diviene una variabile indipendente rispetto ai principi di economicità ed efficienza?
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Noi riteniamo che la stabilizzazione dei LSU, così come viene proposta, è un’operazione elettorale, autoritaria, antidemocratica, un’offesa ai disoccupati stabili e senza speranza ed una violazione ai principi di economicità.
Ma la tristezza, cari lettori, è constatare che la responsabilità di tutto questo si estende da Fini (berretto vuoto) a Fassino (pantera rosa… sempre più rosa), tanto è vero che anche chi si oppone non usa gli argomenti della giustizia ma delle difficoltà di bilancio degli enti locali, anche chi si oppone non vede nel provvedimento un sistema per saltare i residui delle norme di collocamento ed un modo per dare il giusto compenso a chi per tanto tempo ha fatto da galoppino di partito.
I “caporali” di Piazza San Giovanni degli anni cinquanta hanno tolto la coppola dalla testa ma l’hanno mantenuta dentro la testa
Siamo irrecuperabili… siamo felici della chiusura del Mc Donald’s.
L’intervento del Signor Sergio Alfano, con una lettera al nostro direttore, ci chiama indirettamente in causa perché noi siamo stati fra coloro che hanno gioito per la chiusura del Mc Donald’s.
E’ sufficiente fare riferimento alle prime lezioni di economia politica per apprendere che il libero mercato senza limiti, del quale l’Alfano, coerentemente, in tutta la sua lettera fa espresso compiacimento è basato sul principio della concorrenza libera.
Dalla concorrenza scaturisce il prezzo più equo ed un miglioramento della qualità. E’ noto pure che nell’economia libera di mercato esiste una tendenza al monopolio attraversando l’oligopolio; tendenza che può essere contrastata solo con l’intervento dello Stato il cui modo classifica anche le diverse politiche economiche ed i diversi modelli di Stato..
In questo quadro chi entra nel mercato se vuole vincere con una sua iniziativa ha un imperativo categorico togliere fatturato a chi è già nel mercato; in parole più crude ha l’obbiettivo di impoverire altri per arricchire se stesso.
Ecco perché a differenza di Alfano noi non ostentiamo la crime per la chiusura del Mc Donald’s, perché qualcuno dovrebbe dimostrarci che il Mc Donald’s non è entrato nel mercato con l’intenzione di far mutare le abitudine dei modicani che avrebbero provocato o la chiusura dei produttori di focacce o un loro impoverimento, a meno che il Mc Donald’s non aveva programmato la dilatazione dello stomaco e/o l’incremento del nostro portafogli.
Ci chiediamo quali lacrime avrebbero versato, i dispiaciuti della chiusura del Mc Donald’s, se, radicalizzando per motivi di comprensione il ragionamento, un trionfo del Mc Donald’s avesse provocato una lenta chiusura delle nostre tipiche “botteghe delle focacce e delle arancine”.
Qualcuno si sarebbe accorto di questa costante e lenta “sfornata” di disoccupati?
Ed ancora, qualcuno ha mai realizzato uno studio su quante imprese familiari hanno chiuso per effetto del polo commerciale?.
Tra l’altro l’Alfano interviene in un settore che non sollecita nuovi servizi e nuovi bisogni. Infatti, specie in periodi di crisi come quello attuale, chi si compra una focaccia non compra il panino, diciamo che il bacino della nostra area ha un budget per questo genere di consumi: difficilmente può subire ampliamenti ma solo diverse redistribuzioni di fatturato con migrazioni di povertà e non ampliamento di consumi.
Ci sembra un pò avventato pensare che più bar su Corso Umberto significano più occupazione; chi prende un caffè ogni mattina non ne prende due perché sono raddoppiati i bar. Più bar significa solo la spartizione della torta in più parti (impoverimento generalizzato).
Dobbiamo preparare i fazzoletti per quel bar che dovrà chiudere lasciando due o tre disoccupati? Oppure il fazzoletto deve essere usato con un minimo di dieci disoccupati in una sola volta?
Stiamo operando delle forzature? Per rendersi conto che non è così, basta osservare un qualsiasi progetto di impresa ed allora si rileverà come l’analisi delle ditte che costituiscono la futura concorrenza è oggetto di una spietata analisi con il solo scopo di fregargli il fatturato.
In una visione mercantile lo scenario è quello che esistono delle monete di carta disponibili che sciamano nell’aria ed aspirano a trasformarsi in scontrini fiscali in cambio di una merce o di un servizio. Per catturare questo sciame tutti i metodi sono buoni anche quelli più vigliacchi e spregiudicati: si studiano i flussi, le provenienze, ci si oppone ai sensi unici per non favorire i concorrenti, ci si posiziona a monte per togliere acqua.
Questi sciami in linea di massima si muovono, come le api. Alcune volte, con buone politiche economiche, si riesce ad attrarre qualche sciame delle aree vicine nella nostra area facendo la felicità dei nostri commercianti, alla quale, piaccia o no, corrisponde l’infelicità di qualcun altro magari di Noto, Ragusa, Scicli, Pachino, Rosolini, ecc.
A volte si riesce ad attrarre sciami provenienti da lontano (turisti), di altre nazioni, ma anche qui alle felicità nostre corrispondono infelicità di altri: ma cosa volete che possa importare fregare diciamo i francesi se non ce ne frega nulla del vicino di marciapiede.
Noi riconosciamo che questo mondo tribale lascia al consumatore un prezzo più conveniente ed una qualità migliore ma ciò non rende legittima, però, la richiesta di lacrime per licenziamenti che sono il naturale risultato di sistemi cannibaleschi, anche perché nessuno esprime a noi consumatori qualche riconoscimento quando, invece, le cose vanno troppo bene, tanto bene che può anche apparire un Tanzi a chiederci (attraverso le tasse) la tangente per sanare i suoi malaffari.
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Pur ritenendo sufficienti queste argomentazioni per giustificare la nostra gioia non possiamo non soffermarci anche su alcuni aspetti politici della missiva in argomento. L’accusa di insensibilità della sorte occupazionale di giovani è grave e ci costringe ad analizzare anche gli argomenti che l’Alfano ha chiamato a raccolta per sostenere l’accusa che, fateci caso, sono solo di carattere politico: nessun riferimento ai grandi problemi oggi dibattuti anche in altre nazioni sulle nuove forme di distribuzione delle merci.
Egli ha usato un sistema ormai collaudatissimo che potremmo definire quello degli automatismi culturali che è così articolaato: si enuncia l’aspetto più lacrimevole e pietoso di un problema, lo si isola, lo si abbina ad un concetto che la demonizzazione storica o il pensiero unico o politicamente corretto ha reso biasimevole e dimenticando ogni contesto generale si esprimono giudizi di valore: antidemocraticità, fascismo, corporativista, protezionista e quanto è utile a demonizzare.
In questo gioco l’Alfano ha chiamato a raccolta solo l’antiamericanismo e gli istinti protezionistici.
La prima è veramente singolare specie quando l’antiamericanismo viene legato alla scellerata politica del presidente Bush, il che denota la presenza di una cultura mercantile incapace di immaginare la esistenza di un antiamericanismo culturale ovvero di non condivisione di una visione del mondo della quale proprio il Mc Donald’s può essere un simbolo. Infatti non si comprende perché non si abbia il diritto di opporsi a prodotti come quelli del Mc Donald’s che snaturano la nostra civiltà perché esso non introduce solo un panino (sulla qualità del quale ci promettiamo di scrivere un articolo preciso); esso introduce comportamenti, atteggiamenti, e modelli culturali che uccidono le nostre radici, oltre che strumento di un imperialismo più letale di quello di Stalin o di Hitler. Per cogliere meglio quanto stiamo tentando di esprimere rimandiamo al bellissimo e significativo articolo “Il Pellegrinaggio” di Carmelo Spadaio apparso sul numero scorso del nostro giornale a pag.4.
Indecifrabile (e comunque, non dimostra nulla) è il voler definire contraddittorio l’uso di altri prodotti esteri come se l’era della bottega non prevedeva sin dai tempi di Marco Polo e, senza bisogno del mercato globale, l’importazione di prodotti stranieri.
Dove si tenta di piazzare il postulato è l’accusa consequenziale che si vuole far derivare: chi si oppone al Mc Donald’s è un protezionista! Come dire che il protezionismo non prevede alcun livello intermedio tra coloro i quali vorrebbero creare antistoriche barriere doganali e coloro i quali non gliene frega nulla che i prodotti cinesi vincono la concorrenza italiana sfruttando il lavoro minorile o quello dei carcerati: è censurabile anche il nostro Presidente della Repubblica, che recentemente ha fatto un appello a consumare italiano?
Togliatti in camicia nera
Sta per essere dato alle stampe, per i tipi della locale “La Biblioteca di Babele” il librettino “Togliatti in camicia nera” che riproduce l’appello «Ai fratelli in camicia nera» con il quale nell'agosto del 1936, i comunisti accettavano il mussoliniano “programma di San Sepolcro”. In esso, approfittiamo della presentazione, per delineare una introduzione allo studio di un “fascismo rosso”.
Carmelo Modica
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Per Notizia e se ritieni di comunicarlo ai lettori del Dialogo
Quattro “pietre” di frontiera
Lo scrigno di babele: Tra sacro e profano
Calendario degli incontri:
Venerdì 23 gennaio 2004
Prof. Giuseppe Ascenzo.
Alla destra del Papa:
indagine nel mondo dei movimenti del tradizionalismo cattolico.
Venerdì 30 gennaio 2004
Giuseppe Nativo
Quando in cielo volavano le scope.
Le erbe del diavolo
Venerdì 6 febbraio 2004
Garibaldi …quel vecchio ladro di cavalli…
Venerdì 13 febbraio 2004
A ciascuna relazione seguirà un dibattito aperto al pubblico.