Parola ed accoglienza: le coordinate della Pace
“Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12,21).
Questo è il messaggio attorno a cui è ruotato il tema principe, “Mediterraneo mare di mezzo”, del Convegno nazionale, tenutosi giovedì 30 e venerdì 31 dicembre scorso, presso l’Aula Magna del Liceo Scientifico “E. Fermi” di Ragusa. L’iniziativa, promossa dal Comune di Ragusa, dal Movimento Cattolico Internazionale per la Pace “Pax Christi” e dalla Scuola della Pace e della Solidarietà “Saro Digrandi”, rientra nell’ambito di quel variegato programma che vede la città di Ragusa scelta per la manifestazione relativa alla 37° Marcia per la Pace pianificata per il giorno di San Silvestro. Un Convegno, dunque, in preparazione ad un evento che riunisce, convoca ed accoglie l’animo di ciascuno sotto il segno della Pace attraverso la Parola che illumina la storia ed il cammino di ogni credente. A tale scopo il Movimento “Pax Christi”, in collaborazione con l’Assessorato alla Pace di Ragusa, ha organizzato un Convegno a carattere nazionale per affrontare problematiche che si raccolgono attorno al bacino del Mediterraneo, paradigma del mondo intero.
I lavori del Convegno sono stati aperti con il saluto ai partecipanti da parte del dirigente scolastico del Liceo Scientifico, prof. Lo Monaco, dell’Assessore alla Pace e Solidarietà, prof. La Porta, del Sindaco dott. Tonino Solarino e del Vescovo di Ragusa, S.E. mons. Paolo Urso, che ha commentato l’iniziativa con una toccante quanto puntuale riflessione riguardante l’uomo ed il suo senso di paura affrontata in chiave evangelica.
Illustri i convegnisti che si sono alternati nel corso delle due giornate caratterizzate da programmati ed interessanti interventi nonché da appassionanti dibattiti proposti e seguiti da un folto ed attento pubblico. La paura, la speranza e l’incontro sono stati i temi fondamentali la cui discettazione ha impegnato non poco i relatori (il politologo, giornalista e saggista, Raniero La Valle, il Vescovo e biblista, mons. Tommaso Valentinetti, tra quelli di spicco) a convergere in un unico obiettivo: raggiungere e consolidare la Pace.
Si vive in un tempo in cui tutto dovrebbe spingere all’apertura, alla percezione più viva dell’universale solidarietà degli uomini e dei popoli. Si avverte la necessità di proteggere l’ambiente e il patrimonio comuni all’umanità, di ridurre i pesi e la minaccia mortale degli armamenti nonché il dovere di strappare alla miseria milioni di uomini che, coi mezzi per condurre una vita decente, ritroverebbero la possibilità di apportare energie nuove allo sforzo comune. Davanti all’ampiezza ed alle difficoltà del compito si osserva dovunque un riflesso di irrigidimento. Alla fonte c’è la paura. La paura soprattutto dell’uomo e della sua libertà responsabile. Paura spesso aggravata dallo scatenamento delle violenze e delle repressioni. Si ha paura di Gesù Cristo, sia perché non lo si conosce, sia perché anche da parte degli stessi cristiani non si fa più sufficientemente l’esperienza, esigente ma vivificante, di una esistenza ispirata dal suo Evangelo. Di fronte a questi stati d’animo la Chiesa desidera testimoniare la sua speranza basata sulla convinzione che il male, il mysteryum iniquitatis, non ha l’ultima parola nelle vicende umane. L’accorato appello lanciato il 1° gennaio 1979 dal Pontefice, “Per giungere alla pace, educare alla pace”, giunge, ora come non mai, in maniera forte e certamente più urgente perché gli uomini, di fronte alle tragedie che continuano ad affliggere l’umanità, sono tentati di cedere al fatalismo, quasi che la pace sia un ideale irraggiungibile.
La Pace è “made in cielo”, cioè prima di tutto creatura e dono di Dio alle donne ed agli uomini di ogni tempo. E’ con l’ascolto attento della Parola di Dio che si rivela il volto originario della Pace con l’indicazione dei suoi sentieri nei quali, sebbene impervi e difficili da percorrere, deve confluire lo sforzo di ciascuno al fine di promuovere un’autentica cultura della solidarietà e della giustizia come “obiettivo primario di ogni società e della convivenza nazionale ed internazionale”. Ciò è ancora più necessario nell’attuale contesto socio-politico del bacino mediterraneo, reso complesso dalla diffusa mobilità umana, dalla comunicazione globale e dall’incontro non sempre facile tra culture diverse. Il mare è sempre stato un mezzo di comunicazione, ma anche un ostacolo ed un pericolo. Mare nostrum: non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà di cui il Mediterraneo è custode rievocando radici e origini comuni. Mediterraneo, terra di mezzo, terra in mezzo al mare o meglio mare racchiuso da terre. Nel Mediterraneo non solo sono nate la poesia e la letteratura ma anche il pensiero stesso dell’uomo. Pensiero che è rivolto ad una continua ed incessante ricerca di un ordine etico e giuridico, secondo l’antico adagio “Serva ordinem et ordo servabit te” (conserva l’ordine e l’ordine conserverà te). In questo compito s’inserisce la necessità della Chiesa di fare riflettere ogni individuo e ciascun popolo alla scopo di conseguire un unico obiettivo volto a far rispettare l’ordine internazionale. E’ questo lo straordinario magistero che la Chiesa sta producendo in tema di pace. In tale contesto si rivela di primaria importanza l’esigenza di portare sino alla periferia tutto ciò su cui non solo il Papa ma a volte anche i vescovi di piccole diocesi si pronunciano affinché il nutrimento dottrinale venga metabolizzato dal tessuto ecclesiale e ciò allo scopo di aiutare ciascuno “a vivere lo Shalom biblico considerando l’annuncio della Pace come il principio architettonico della sua prassi pastorale”.
Giuseppe Nativo
En plein al XII Festival Organistico Internazionale di Ragusa
Quando la musica viaggia sulle ali dell’anima bussando al cuore di ciascuno, così come le api sobbalzano da un fiore all’altro inebriate dal nettare, allora si sente nell’aria il profumo intenso delle note che si diffondono e volano in alto sprigionate dall’energia timbrica dell’Organo.
Ciò è quanto si è verificato nel corso dei concerti inseriti nel Festival Internazionale Organistico che, seguito da un attento e folto pubblico, quest’anno giunge alla sua dodicesima edizione. Promosso dall’A.Gi.Mus. di Ragusa, in sinergica cooperazione con l’Assessorato alle Attività Culturali e BB. CC. della città di Ragusa, ancora una volta l’iniziativa, attraverso la sapiente perizia del Direttore artistico M° Marco D’Avola, ha regalato alla comunità iblea serate ed atmosfere indimenticabili attraverso l’assaggio uditivo di bellissime pagine di letteratura musicale. Il calendario dei concerti per Organo ha avuto inizio il 26 dicembre, alla Cattedrale di S. Giovanni Battista, con la magistrale performance di apertura del M° Marco D’Avola, collocandosi, pertanto, nel periodo delle festività natalizie in cui l’animo si apre alla felicità perché si nutre del desiderio e della nostalgia di Gesù Bambino accolto da un festante coro angelico intonante canti e musica che varcano le soglie del cielo.
Gli appuntamenti concertistici si sono conclusi, presso la Cattedrale di San Giovanni Battista, nel giorno dell’Epifania per suggellare il cammino delle composizioni organistiche che ancora una volta fanno apprezzare il capoluogo ibleo come città della qualità, delle bellezze architettoniche ma, soprattutto, della sensibilità d’animo.
Giuseppe Nativo