Grande fratello e persone vere, ma una sola cosa necessaria: Modica ha bisogno di essere governata anche con soluzioni eretiche
Mentre scriviamo (10 giugno 2004) non conosciamo l’esito delle elezioni europee, ma dobbiamo chiarire subito che detti risultati non ci interessano affatto, perché essi incideranno nella società modicana nella stessa misura in cui ha inciso, a sua tempo la decisione di “Costantino” (Amici di De Filippi) di lasciare “Alessandra” e nella stessa misura in cui ha agito sui modicani ogni “nomination” del grande Fratello.
Dello stesso livello, infatti, ci appare la promessa di “serenità” che ci ha promesso Cuffaro che, però, è da lui perseguibile solo dopo aver acquisito [per lui] l’immunità parlamentare o il constatare che una volta i comunisti per essere migliori alla Togliatti dovevano essere capaci di prendere ordini da Stalin, ora ex, post, e catto-comunisti indicano che per divenire persone vere (Latteri: servono persone vere) occorre prima passare da Berlusconi e poi ap[prodi]are a sinistra.
Si dice che le elezioni sono la manifestazione più piena di significato della democrazia. E’ vero! Ma proprio per questo in esse si misura la qualità della stessa.
Queste elezioni europee a Modica (ma riteniamo che il fenomeno sia generale), nella parte finale hanno sfoderato l’arma del votare modicano che fa poi a pugni con il continuo evocare i grandi spazi dell’Europa e la continua accusa di provincialismo che viene mossa a chiunque muova anche un piccolo appunto a questa Europa dei banchieri e non dei Popoli.
Apriti cielo se si dovesse sostenere che una vera democrazia dovrebbe consentire al modicano di eleggere un friulano al parlamento nazionale, lasciando alla seconda camera e ad altre istituzioni il compito di rappresentare in maniera adeguata le realtà etniche, territoriali e regionali ed al modicano, cittadino europeo di potere eleggere un candidato francese o di qualsiasi altra nazione dell’ Europa. [Digressione fantapolitica: negli anni 50, in una Europa che avesse compreso l’Unione sovietica, i comunisti italiani, con questo sistema, avrebbero eletto Stalin al Parlamento Europeo].
Comunque questi sono processi in evoluzione anche se in questo momento in Italia, per l’assenza di elezioni primarie, tale evoluzione sta praticando canoni semi-totalitari: basta analizzare con quali criteri antidemocratici vengono scelti i candidati in tutti i partiti non esclusi neanche quelli più piccoli.
Ma ora ci preme evidenziare che queste elezioni, con il proporzionale puro, hanno posto i partiti, dello stesso schieramento maggioritario, in contrasto fra loro, in altri termini hanno dovuto litigare o dire le cose di nascosto, per la durata della campagna elettorale ed ora devono ritornare ad essere buoni amici per governare la regione le province ed i comuni: trionfo della ipocrisia.
Modica non fa eccezioni ecco perché in un pubblico comizio in Piazza Matteotti alcuni “Chiarissimi professori e “persone vere”, prima indicate, hanno cavalcato [o lanciato?] la naturale contrapposizione tra Forza Italia ed UDC per inserire una propria strategia. Ma la sinistra usa questo grimaldello perché sa che può funzionare, ecco perché noi riteniamo che il Sindaco Torchi e le forze che sostennero la sua elezione abbiano il dovere, subito, di operare una verifica che riprogrammi un progetto operativo per il periodo che ci separa dalle prossime elezioni comunali, ma in via principale ricrei l’iniziale entusiasmo.
Tale verifica deve essere severa ed animata da una predisposizione di tutte le forze della coalizione a rimettersi in discussione. In altre parole deve essere autentica cioè capace anche di concludersi con soluzioni chiare e nette non escludendo anche soluzioni eretiche.
Un Torchi due con un recupero di autenticità.
Sta divenendo una caratteristica del “Dialogo” ospitare articoli che pur essendo scritti da persone che si rifanno ad impostazioni decisamente diverse mantengono un filo conduttore comune di antagonismo che a noi piace definire uno sforzo continuo di instaurare rapporti ed analisi basati su criteri di autenticità dalla quale si potrebbero trarre spunti per far scaturire una rinnovata prassi dell’azione.
Nell’ultimo numero questi indiretti collegamenti ci sono sembrati più corposi, quasi come segni della nascita di un gruppo primario. In tale direzione agisce Pippo Guerrieri quando, senza se e senza ma, evidenzia che la politica è innanzitutto un affare per i candidati; o Giuseppe Ascenzo quando con considerazioni di alto livello pone all’angolo il consigliere comunale Cavallino cogliendo nelle sue dichiarazioni (per giustificare la sua migrazione in altro partito) i segni inconfutabili della insignificanza e dell’origine del degrado politico; ma anche “Terzo occhio” da questa singolare postazione, si muove nello stesso canovaccio quando, a modo suo, descrive il concetto di dignità del Sindaco; il tutto magistralmente sintetizzato dalla direzione del giornale che riportando uno stralcio della Fallaci (Il declino dell’intelligenza) ci fornisce le linee di vetta di analisi approfondite sullo spirito dei tempi attuali.
Questa premessa ci è sembrata la migliore per tentare di dare sostanza all’annunciata “resa dei conti” nel comune di Modica che a nostro avviso non è rivitalizzabile con altre elezioni, con altri sindaci, ma con un recupero di autenticità che ovviamente se vera e severa potrebbe essere l’origine di assonanze anche eretiche o se si vuole anche di nuove elezioni.
Noi viviamo un’epoca caratterizzata da rapporti interpersonali inautentici dove le relazioni tra persone riconducibili alla stessa cultura o alla stessa idea sono rapporti superficiali.
Quanto sta avvenendo a Modica dimostra che il problema non è il programma né la scarsa disponibilità di risorse economiche: governare significa gestire le risorse che si hanno poche o molte che siano, e ciò può essere fatto bene o male.
La maggiore o minore disponibilità economica appartiene al mondo delle quantità: la qualità è un’altra cosa.
Per fare un esempio che ci sta particolarmente a cuore possiamo dire che, nel mondo della quantità, l’assenza di risorse economiche potrà aver impedito dal 29 marzo 1996 la pubblicazione degli atti del 7° centenario della Contea (da ben otto anni) ma non vi è dubbio che non aver dato la possibilità agli studiosi di visionare, in questi anni, senza doversi raccomandare a destra e manca, le relazioni del convegno appartiene al modo della qualità:qualità della gestione dell’assessorato alla cultura (in verità la precedente amministrazione ha le maggiori colpe).
Potremmo riportare vastissimi esempi come questi che dimostrano come il recupero dell’autenticità e della franchezza siano la base necessaria base per ogni progetto di governo. Ma torneremo sull’argomento.
…per la definizione di un DNA comunista.
Esaminiamo la “scatola nera” del comunista.
11 maggio 1944 “L'azione comunista” definisce l’uccisione di qualche giorno prima del filosofo Giovanni Gentile da parte di un commando comunista un “severo ammaestramento etico capace di ispirare alla gioventù patriottica i più alti sentimenti di onore e di sacrificio."
Nella foresta di Katyn furono eliminati, con un colpo alla nuca, migliaia di ufficiali polacchi l’eccidio venne attribuito ai tedeschi e tale eccidio al processo di Norimberga venne inserito tra i capi di imputazione. Nel 1989 un dossier della Croce Rossa polacca datato giugno 1940, rinvenuto negli archivi britannici rivelava che erano stati i russi e non i tedeschi a compiere la strage, tanto che Gorbaciov ammise nel 1990 le responsabilità sovietiche e tre anni dopo Eltsin espresse alla Polonia il cordoglio di Mosca.
Eroi della resistenza. Francesco Modanino, uno dei più osannati capi della Resistenza comunista, poi deputato dello stesso P.C.I., fu condannato all'ergastolo il 18 Aprile 1957 dalla corte d'Assise d'Appello di Firenze per l'assassinio di sette persone nel corso degli ultimi anni di guerra. I sette (tra cui due donne del tutto ignare di cose di politica) erano anch'essi partigiani non comunisti.
Godendo dell'immunità parlamentare Moranino non fece nemmeno un giorno di carcere, quando poi venne raggiunto nel 1965 dalla grazia concessagli dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, i comunisti scrissero che "con lui tornava in Italia un comunista di cui il partito e la classe operaia vanno fieri".
I comunisti vanno al potere ed instaurano dittature
I comunisti che vivono nelle democrazie attaccano le dittature anticomuniste accusandoli di crudeltà, mancanza di democrazia, eccidi e sangue: tutte cose che sono identiche, se non più lievi, a quelle delle loro dittature
Per i comunisti esiste, pertanto, una criminalità comunista ammissibile e democratica ed una criminalità anticomunista intollerabile: i comunisti sono il centro della morale