Lotta di privilegi nella Contea di Modica

 

 

Fra le alte cariche amministrative e militari in auge nell’antica Contea di Modica, le più ambite, sia sul piano del prestigio sociale sia su quello della forza politica e militare, erano quelle di Governatore Generale della Contea e di Capitano della “Sergenteria” del Regno (il cui compito era quello di custodire e difendere i territori comitali e relative zone costiere dalle incursioni “barbaresche”), quest’ultima di stanza nell’antica Xicli (Scicli).

Nonostante le competenze di entrambi gli “offici” fossero diverse, tra l’illustrissimo signor Governatore della Contea (il quale risiedeva nel Castello di Modica) e l’ill.mo signor Capitano della “Sergenteria” (che risiedeva presso il Castello di Xicli) pare non corresse buon sangue.

Tra i due funzionari sussisteva un atavico rancore velato, però, da inchini profondi e da larghi sorrisi artificiosamente ostentati durante i loro non rari incontri dovuti, per così dire, a motivi di “officio”.

Tale comportamento era causato da una problematica che in quei tempi era motivo di accesa diatriba.

Fra i tanti privilegi che spettavano al Governatore, nella sua qualità di alto funzionario dello Stato, ne esisteva uno molto particolare: una trombetta degli alabardieri doveva segnalare all’intera città e zone viciniori, a mezzo di tre squilli, l’istante in cui quel rispettabilissimo personaggio si degnava sedere a mensa. Poiché la medesima prerogativa era stata assegnata anche al Capitano della “Sergenteria”, ognuno avocava a sé il diritto e preminenza esclusiva dando così luogo a lunghe ed estenuanti quanto ingarbugliate vicende di ordine legale che fornivano abbastanza lavoro agli organi giudiziari di quel tempo. I magistrati del Tribunale della Gran Corte di Modica risolvevano la questione in favore del Governatore, mentre il Viceré, affiancato dai magistrati della “Sacra Regia Coscienza”, decideva in favore del Capitano. I ricorrenti decidevano, quindi, di rivolgersi, in ultimo appello, alla Suprema Corte spagnola. Quest’ultima, dopo aver tergiversato per lunghi anni, emetteva finalmente una sentenza che si rivelava subito a “doppia faccia”, come la politica spagnola che a quei tempi si sosteneva a forza di espedienti. La Corte iberica decretava, dunque, che il privilegio venisse accomunato a ciascuno dei contendenti, senza alcuna “ombra” di preminenza. Qualora il Governatore si fosse trovato a Xicli, che era una città della Contea, l’onore dei tre squilli spettava “de jure” al Capitano; e se costui, per motivi dipendenti dal suo “officio”, si fose trovato in Modica, che militarmente “apparteneva” alla stessa “Sergenteria”, le trombe dovevano squillare soltanto per il Governatore.

Decisione molto “saggia” quella spagnola!

 

                                                 Giuseppe Nativo

 

--Bibliografia

 

Serafino Amabile Guastella, “L’antico Carnevale della Contea di Modica”, introduzione di Natale Tedesco, Ediz. della Regione Siciliana, 1973.