La consueta lettura della stampa del mese per trarre spunti di commenti e riflessioni sulla vita amministrativa di Modica questo mese è particolarmente deludente. Primeggiano i ritardi nei pagamenti del personale addetto al controllo delle zone bleu che a quanto pare, viste le interrogazioni e le dichiarazioni dei nostri politici sono più lavoratori di tutti gli altri. Si placa la polemica contro la fontana dello “stretto” mentre l’on. Avola, incontrastato, si avvia a dare il suo nome al viadotto di Modica Alta; resiste ancora la contestazione sulla larghezza della rotonda della fontana stessa destinata alla circolazione, da ottenere diminuendo la circonferenza della fontana, dimenticando che anche quando al centro dello stretto vi era una colonnina di cinquanta centimetri l’ingorgo era ancora più evidente.
A livello politico comunque l’argomento principale è il turismo. E mentre i turisti sciamano in ogni dove, in tutti i comuni della Sicilia, incuranti di privilegiare le giunte di sinistra o quelle di destra entrambe quest’ultime sproloquiano per impadronirsi dei meriti di questa grande ventata.
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A nostro avviso la risorsa turismo non è analizzata e studiata in maniera adeguata. Essa soffre sia della ormai consolidata miopia della classe politica che non riesce guardare oltre lo spazio temporale che passa tra una elezione e l’altra e comunque non è oggetto di alcuna analisi che abbia un minimo livello di scientificità.
Il risultato è la confusione e la superficialità concettuale che viene oscurata dai risultati di un certo attivismo che, però, a nostro avviso non potrà mai dare frutti duraturi. Così si organizzano sagre, deco e quant’altro che provocano movimento, possono anche dare qualche frutto ma non creano nulla di stabile e comunque difficilmente si proiettano ad un mercato oltre gli ottanta chilometri.
La stessa Madonna Vasa vasa, alla quale siamo tutti affezionati, non riuscirà ad andare oltre l’essere solo una nostra festa: si badi bene, fatto molto importante anche per tenere legati i nostri concittadini sparsi nel mondo attraverso la TV satellitare ma non può porsi come avvenimento che provoca turismo. Occorre altro, occorre un contesto più ampio, occorre un contesto anche culturale. Le stesse argomentazioni valgono per la (appena realizzata) bellissima festa di San Giorgio nella quale è stato coinvolto anche il Castello per la quale non possiamo non fare i nostri complimenti all’Amministrazione. Questa festa secondo noi si presta più della Madonna Vasa vasa ad essere esportata sia perché potrebbe essere agganciata meglio alla nostra storia sia perché non avrebbe concorrenti e secondo noi dovrebbe prevedere una replica nel mese di agosto. Ovviamente tutto questo richiede la creazione di un contesto generale anche di carattere culturale nella quale inserire il tutto. Tra le vocazioni naturali noi crediamo si debba includere il presepe di Santa Venera, anch’esso con il Castello coinvolto nell’itinerario ed in aggiunta a quello già stabilizzato di Cava d’Ispica organizzato dalla Provincia.
Ma anche noi cadremmo nell’errore comune di indicare avvenimenti da organizzare, come fanno un pò tutti, se non dicessimo che tali avvenimenti (da completare con la rivitalizzazione di tutte le tradizioni anche quelle più remote) dovremmo inserirli in un contesto organico, pensato con criteri di autenticità e specificità culturale, oseremmo dire una interpretazione autentica delle nostre tradizioni; dove le stesse, forse necessarie operazioni di marketing nulla dovrebbero avere di artificiale, di posticcio, di provincialismo, di volgare imitazione di tecniche immaginifiche, dove, per capirci le nostre fave cottoie sono apprezzate perché sono buone esse ed il contesto generale che le offre e non è buone perché lo ha detto …Roberto Baggio. Noi dobbiamo offrire una cultura e non un prodotto: come? Studiamo!
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Senza soddi nun si rici missa dicono subito i sapientoni e non hanno tutti i torti, ma è pur vero che esistono moltissime cose che non richiedono soldi o quanto meno ne richiedono molto pochi.
Studiare il progetto di un turismo culturale, che abbiamo accennato prima, è tra quelli che non richiedono soldi.
A giudicare degli interventi che caratterizzano qualsiasi convegno sul turismo, passa inosservato ai più che tutte le località che richiamano una grande percentuale di turisti hanno delle caratteristiche comuni, che ripetendosi, a prescindere dalle Nazioni e dei popoli, dobbiamo considerarle la base di partenza di ogni politica tesa a favorire il turismo.
E sufficiente visitare le città regine del turismo, come la nostra Taormina per rendersi conto che esse sono caratterizzate innanzitutto da pochi ed importanti elementi:
· ordine;
· Pulizia;
· Cura dei particolari;
· Organizzazione;
· Preciso calendario di eventi che si ripetono costantemente negli anni.
Nessuno di tali elementi richiede un costo aggiuntivo perché sono comunque dei servizi che anche Modica deve realizzare. Si tratta della meticolosità, della serietà con le quali si perseguono. Diciamo che la differenza per quanto riguarda l’ordine, la pulizia, la cura dei particolari, non è tra una cifra più alta ed una più bassa ma è tra civiltà e sciatteria, è tra civiltà e pressappochismo, tra civiltà e trascuratezza e trasandatezza. Per curare i particolari non ci vogliono soldi ci vuole l’atteggiamento mentale.
Per cogliere quanto stiamo dicendo vorremmo far riflettere i nostri lettori sul disordine che caratterizza la sosta dei veicoli in tutta la città, disordine che non si può in maniera sbrigativa e per pigrizia intellettuale, scaricare sulla mancanza di parcheggi, perché sono veramente pochi i posti macchina che il disordine della sosta fa guadagnare rispetto allo spettacolo da terzo mondo che offrono.
Ricorderete un bel servizio di Paolo Oddo su questo nostro giornale, che fotografò tante piccole cose che a prima vista sono insignificanti ma che messe assieme danno un pericoloso senso di abbandono.
Per esempio, ci vogliono soldi per pulire i balconi degli edifici comunali (uffici vicini al teatro Garibaldi) dalle erbe infestanti? Ci vuole solo diligenza ed amore per le cose ordinate e belle. Ovviamente si potrebbe obbiettare che molta responsabilità è da attribuire al cittadino ed è pure vero, ma è anche vero che una certa azione educatrice è pure necessaria da parte di chi ha il dovere di gestire gli spazi comuni, ed è noto che in questo campo l’azione del comune quando è attenta ed oculata genera l’imitazione e forse potrebbe mandare in pensione quei brutti ed incivili, ma per il momento necessari; cartelli “E’ vietato calpestare le aiuole”.
I comunisti dalle guance rosse
La storia continua a schiaffeggiare i comunisti
Victor Zaslavsky, Stalin e la sinistra italiana. Dal mito dell’URSS alla fine del comunismo, 1945-1991, Mondadori, Milano 2004.
Elementi fondamentali:
Il PCI ha ricevuto finanziamenti sovietici ed ha dato vita a strutture illegali e clandestine con la diretta collaborazione della polizia politica del Cremino. «Il PCI – osserva Zaslavsky – è il partito finanziato da una potenza straniera più generosamente e per un periodo più lungo rispetto a qualsiasi altro partito europeo o americano nel XX secolo …ed i suoi esponenti sono rimasti membri del Parlamento senza alcuna perdita di prestigio presso l’opinione pubblica e continuano a essere invitati ai programmi televisivi nazionali come esperti di moralità pubblica»
Il giudizio benevolo sul complesso dell’attività illegale e clandestina svolta dal PCI insieme al KGB deriva dal fatto che vi erano il tacito assenso e la sostanziale corresponsabilità dell’establishment italiano a cominciare dalla Dc postdegasperiana.
Il merito di Zaslavsky è quello di ricostruire le vicende storiche ricercandone una logica politica ed evitando l’errore di considerare il comunismo come una sorta di machiavellismo privo di passioni e finalità volte a tradurre in realtà una ideologia.
La “doppiezza” del PCI sin dalla Resistenza va ricondotta alla profonda convinzione che dominava i ragionamenti dei comunisti da Stalin a Togliatti, e cioè che l’imperialismo per la sua stessa natura imponeva la previsione di un attacco all’URSS e di un nuovo conflitto mondiale, e che il fascismo era una stadio della borghesia.
Vediamo così il PCI sviluppare, sin dagli inizi della sua partecipazione all’unità antifascista nel CLN del Sud e nel CLN dell’Alta Italia, una “Resistenza parallela” con proprie strutture e obiettivi distinti, azione che colloca, nel contesto internazionale il PCI come parte integrante del “mondo comunista” guidato da Stalin e, conseguentemente, analizza lo svolgimento della Resistenza alla luce degli sviluppi bellici.
Sempre più il PCI insieme all’ambasciata sovietica e al KGB trasforma l’ex apparato cospirativo in una rete di spionaggio. In due direzioni: «la raccolta di informazioni sulle tecnologie industriali e militari» da trasmettere agli avversari della Nato, e la tenuta sotto controllo di politici dello stesso PCI. A questo scopo negli anni Settanta – quelli del “compromesso storico” e dell’”eurocomunismo” – il PCI aveva attivato «un’ampia rete di collegamenti radio tra una quindicina delle principali città italiane e il quartiere generale del KGB a Mosca». Usando anche operai delle compagnie telefoniche il PCI di Berlinguer aveva sotto controllo «comunicazioni telefoniche e postali».
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Antonio Carioti, Eugenio Reale, l’uomo che sfidò Togliatti, Liberal Libri, Roma 1998, ricostruisce i momenti in cui Togliatti, a metà degli anni Cinquanta, temeva potesse scoppiare uno scandalo sui finanziamenti illegali del PCI: abbiamo di fronte un leader impaurito e sfuggente e un partito tutt’altro che sul piede di guerra. Così come la stabilizzazione a cui era interessato il KGB poteva tutt’al più riguardare il governo di cui egli era ministro avendo come interlocutore designato da Berlinguer per i problemi della sicurezza dello Stato italiano proprio quel Pecchioli che era il responsabile dell’apparato clandestino addestrato dal KGB. Ma al di là delle interpretazioni rimane il dato di fatto che da Taviani a Cossiga per giustificare il loro comportamento si è portati di conseguenza a dipingere il PCI come un baluardo della democrazia occidentale. Quasi che Togliatti e il PCI abbiano salvato l’Italia dal comunismo.
Carmelo Modica