“Il paraninfo” al Teatro Tenda di Ragusa
Scroscianti e prolungati applausi hanno contraddistinto la brillante serata di venerdì 29 aprile scorso in occasione della rappresentazione della commedia di Luigi Capuana dal titolo “Il paraninfo”. L’allestimento, che è stato portato in scena al Teatro Tenda di Ragusa dalla Compagnia “Teatro Utopia”, in compartecipazione con il Comune di Ragusa, ha dato modo di esprimere e sprigionare la valenza del teatro dialettale siciliano attraverso la sapiente regia di Giorgio Sparacino, già da anni impegnato nel comparto teatrale di grande rilievo artistico e culturale. Accanto a Sparacino, che ha magistralmente ricoperto il difficile ruolo di regista e di attore protagonista, hanno recitato, tra gli altri, Pina Ganci (che ha curato anche i costumi), Giuseppe Antoci e Claudio Giummarra. La scenografia e la grafica sono state curate dal bravo Rocco Cafiso. Gli attori, tutti bravi e con eccellente verve artistica, hanno dato il meglio di loro stessi interpretando i personaggi loro affidati con un trasporto quasi intimo.
A lungo ignorato o emarginato, il teatro di Capuana (1839-1915) è stato sfiorato dal dibattito critico solo in anni recenti, quando lo si è visto da un lato come lo specchio della crisi nazionale post-unitaria, dall’altro come documento “minore” di una vasta attività di scrittura. La drammaturgia capuaniana - che tenta fin dalle origini la strada del realismo, per poi allestire in concreto un progetto verista sul quale si innesta lo studio delle anime - traccia un lungo percorso creativo, che merita di essere conosciuto anche per essere stato l’immagine fedele del gusto teatrale post-unitario.
In tale contesto ben si inseriscono gli apprezzamenti esternati dalle centinaia di persone presenti in sala che hanno premiato, con sinceri e calorosi applausi, la rappresentazione frutto di uno studio intenso ed impegno profuso da parte di tutto lo staff della Compagnia teatrale.
Il regista, Giorgio Sparacino, subito dopo la rappresentazione, ha intrattenuto con la Redazione un breve colloquio.
Quando nasce il “Teatro Utopia”?
Nasce qualche anno fa, nel 2002, con il preciso intento di unire le forze valide del panorama professionistico e semiprofessionistico ibleo per dar vita ad una vera e propria Compagnia stabile iblea. Tali sforzi sono volti non solo a rispondere a precise esigenze artistiche del territorio ibleo ma anche a colmare quel gap che la nostra zona registra in campo teatrale nei confronti di altre realtà “più agguerrite” della Sicilia orientale ed occidentale.
Da “Le Troiane” di Euripide, con cui avete riscosso vasto consenso del pubblico e della critica la scorsa estate al Castello di Donnafugata, al teatro di Luigi Capuana…
Si tratta di un progetto ambizioso che ci vede impegnati su variegati fronti!... ma a voler considerare le pregevoli qualità dei giovani e volenterosi attori presenti nel nostro territorio è certamente un’impresa non impossibile! Il testo proposto, “Il paraninfo”, è quello che appartiene alla pura tradizione del teatro dialettale siciliano, di cui è un capolavoro incontrastato. Sebbene le rappresentazioni prima citate siano di un genere differente costituiscono due momenti di alto valore artistico e culturale ciascuno, s’intende, nel comparto di propria pertinenza. La rappresentazione da noi proposta vuole dimostrare che il teatro dialettale non è un teatro minore e che i suoi testi possono essere proposti come testi classici.
Giuseppe Nativo
“Settimana della Cultura” a Ragusa
Il capoluogo ibleo, attraverso l’Archivio di Stato di Ragusa e la Sezione di Modica, aderisce alla “Settimana della Cultura”, indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che quest’anno ha come titolo “L’Italia è arte. Per tutti”.
Per la nostra città le manifestazioni culturali, che iniziano il 16 maggio, si protrarranno fino al 4 giugno prossimo. Sarà cioè una settimana… di venti giorni dedicata alla Cultura ma anche ai Musei. Quest’ultimi, dal 16 al 22 maggio, inseriti nella programmazione degli “Eventi maggio 2005” da parte della Civica Amministrazione di Ragusa, saranno aperti al pubblico che potrà visitare gratuitamente sia le esposizioni museali sia quelle allestite presso i locali dell’Archivio di Stato di Ragusa e relativa Sezione (queste aperte fino al 4 giugno).
“Il nostro sforzo organizzativo - precisa la dott.ssa Anna Maria Iozzia, direttore della struttura archivistica del capoluogo ibleo – è volto a dare alle variegate iniziative uno spessore culturale, che comunque il nostro territorio già possiede, nonché a ripercorrere le tappe di una memoria collettiva con la quale deve necessariamente confrontarsi chiunque tenti di individuare e riannodare quei fili invisibili che legano passato e presente”.
Un periodo, dunque, intenso di eventi culturali: lunedì 16 maggio (alle ore 10.00), presso l’Archivio di Stato di Ragusa, alla presenza del primo cittadino, prof. Tonino Solarino, nonché dell’Assessore comunale alla Cultura e ai Beni Culturali, ing. Vito Frisina, la “Settimana” si apre con l’inaugurazione della mostra “Momenti di un plurisecolare percorso d’arte” (con documenti di archivio, incisioni e carte degli eredi di Antonino Cannj); dopo le iniziative presso la Sezione modicana, a conclusione del percorso culturale-archivistico, il 19 maggio (alle ore 17.30), presso la Sala Convegni del Palazzo della Provincia Regionale di Ragusa - alla presenza delle massime autorità istituzionali della città di Ragusa, di S.E. Mons. Paolo Urso, Vescovo della Diocesi di Ragusa, unitamente al prof. Vito Librando (già docente di Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Catania) – interverranno il prof. Giorgio Flaccavento, storico dell’arte, sul tema “Centro e periferia in una nuova provincia: Duilio Cambellotti – Antonino Cannj”. Concluderà la serata la prof.ssa Gaudenzia Flaccavento che relazionerà su “Mastri, contratti e altari dopo il terremoto del 1693”.
“Ancora una volta la città di Ragusa – precisa l’Assessore comunale alla Cultura, ing. Vito Frisina – si pone in primo piano nel contesto nazionale con le sue iniziative culturali e, nel corso di questa settimana “triplicata”, sceglie di raccontarsi non solo attraverso il potere fabulatorio delle vetuste carte d’archivio ma anche con l’attività presente. Un presente in continua evoluzione e progresso che mostra come la città desideri indagare tanto nel proprio tessuto artistico quanto in quello delle relazioni umane, in modo originale e antiretorico, consapevole che non può esserci progresso se non c’è un progetto culturale continuativo”.
Giuseppe Nativo
Mostra “Ragusa Barocca”, colori e immagini
“Nei giorni 9 e 11 gennaio del 1693, due scosse sismiche di grande violenza distruggono la maggior parte delle città e dei borghi della Sicilia sud-orientale… In totale 58 sono gli insediamenti toccati dalla catastrofe, di cui venti interamente distrutti…”. Questo è ciò che emerge dal rapporto ufficiale inviato da Giuseppe Lanza, duca di Camastra, Vicario generale per la ricostruzione, al Viceré.
Da quel momento, in maniera graduale ma abbastanza spedita, il territorio del Val di Noto è tutto un cantiere che, giorno dopo giorno e di decennio in decennio, dà un nuovo volto alle numerose chiese preesistenti, più o meno danneggiate dal sisma. La volontà – determinata – di vivere è più forte di ogni calamità. E’ da questi fermenti che emergeranno i vigorosi ed “ingegnosi” progettisti che lasceranno la propria traccia in molti Comuni del Vallo e, dunque, anche a Ragusa. Lo slancio edificatorio post-terremoto coinvolge tutta la popolazione. E’ un impegno costruttivo che si sviluppa, senza remore, da una “coralità popolare”, cioè da un “sentire” comune, che fa nascere quell’arte “barocca” nell’accezione più pregnante, in quanto intimamente o esplicitamente condivisa dalle varie categorie sociali. Dai palazzi o dalle strutture chiesastiche si sentono ancora i rumori degli scalpellini degli “ingenieri” i quali modellano e plasmano quelle opere che attraverso il loro impegno operativo e partecipativo hanno varcato i secoli regalandoci vere e propri gioielli architettonici come quelli che annovera il capoluogo ibleo.
Questa la pregnante ed interessante tematica affrontata nel corso dell’incontro, recentemente tenutosi (dal 16 al 23 aprile) presso la Chiesa dei Cappuccini (già Sant’Agata), all’interno dei Giardini Iblei, in occasione dell’inaugurazione della mostra “Ragusa Barocca” colori e immagini. L’Evento, organizzato dalla Collettiva d’Arte contemporanea con sezione d’Arte Sacra, è stato patrocinato dalla Città di Ragusa, dalla Fondazione S. Giovanni, dall’A.A.P.I.T. di Ragusa nonché dall’Accademia Internazionale Città di Roma. La giornata inaugurale è stata caratterizzata dalla presenza di diverse autorità in campo sociale, culturale ed ecclesiastico: l’arch. Richard Schembari, la sig.ra Maria Ventura, Pres. Reg. Accademia, il comm. Giovanni Maggi, Presidente dell’Accademia Città di Roma, il dott. Salvatore Basotto, critico d’arte e scrittore. L’apertura dei lavori è stata affidata, tra gli altri, a mons. Carmelo Tidona, Parroco della Cattedrale di S. Giovanni Battista, che ha messo in luce come l’elemento religioso sia il trait d’union fra l’arte barocca e la stessa spiritualità sublimata nelle belle impaginazioni architettoniche. Il primo cittadino, dott. Tonino Solarino, coadiuvato dalla preziosa presenza dell’ing. Vito Frisina, Assessore alla Cultura del Comune di Ragusa, ha posto l’attenzione sulla necessità di perseguire progetti culturali che pongono la città di Ragusa, e di riflesso l’intero territorio ibleo, in una posizione di particolare rilievo non solo perché patrimonio dell’umanità ma anche per l’emergere delle “dorate” facciate dei templi dagli edifici circostanti.
E’ proprio in questo lembo sud-orientale della Sicilia, dove la natura e cultura nobilmente interloquiranno per sempre, che si innalzerà il canto:
“Nobile claret opus,
sed opus quod nobile claret clarificet mentes,
ut eant per lumina vera ad verum lumen,
ubi Christus janua vera…”
(Sull’architrave della porta principale della chiesa abbaziale di Saint-Denis, sec. XII, Parigi).
Giuseppe Nativo
Nuovo direttore all’Archivio di Stato di Ragusa
Direzione, ricerca e sinergia sono stati gli ingredienti che hanno caratterizzato per quasi mezzo secolo l’attività operativa dell’Archivio di Stato di Ragusa.
Tale struttura, unitamente alla Sezione di Modica, fiore all’occhiello del territorio ibleo non solo per i vetusti e preziosi carteggi provenienti dalla Contea ma anche per la cortesia, disponibilità e preparazione del personale, è stata diretta per alcuni decenni dal dott. Giovanni Morana che si è distinto non solo per la sua riservatezza ma anche e soprattutto per l’impegno profuso nella sua attività direzionale. Stimato dagli operatori del settore archivistico ha rivolto alla ricerca storica e storiografica, senza tralasciare gli aspetti amministrativi del suo ufficio, una buona fetta del suo già ristretto tempo libero attraverso elaborati e preziosi volumi di cui risulta autore o curatore (dai mercanti forestieri della Contea di Modica alle “estrazioni” di grano dal caricatore di Pozzallo nel ‘600, agli eventi che caratterizzarono il “the day after” cioè all’indomani dello “spaventevole… lastimoso… et horrendo” disastro che provocò il terribile “terrae motus” del 1693 che tanto “ruina” apportò in tutta l’area territoriale dell’antica Contea).
Da qualche settimana, però, il suo desiderio di essere “rinchiuso” in archivio, per continuare “a tempo pieno” le sue ricerche, ha preso consistenza.
Cambio di guardia, dunque, per raggiunti limiti di attività lavorativa del dott. Morana, all’Archivio di Stato di Ragusa alla cui guida è stata chiamata la dott.ssa Anna Maria Iozzia, funzionaria presso l’Archivio di Stato di Catania
Ottime le referenze della Iozzia che si è contraddistinta nel campo della ricerca archivistica. Originaria di Ispica, vive da molti anni nel capoluogo etneo.
E’ autrice e coautrice di diverse pubblicazioni (interessante il saggio “La cucina dei Benedettini a Catania”, pubbl. nel 2000) nonché curatrice di numerose mostre documentarie i cui cataloghi sono stati prodotti dall’Archivio di Stato di Catania (“Iconografia devozionale nei documenti d'archivi”, “Imprese e capitali stranieri a Catania tra '800 e '900”, tra i più qualificati). Ha partecipato a molteplici convegni su variegate tematiche storiche (nell’ambito del territorio ibleo, “Beneficenza e assistenza in una comunità feudale”, convegno sull’antica Biscari, giugno 1995; “Il territorio di Ispica attraverso la ricerca toponomastica” simposio su “I segni della memoria”, ottobre 2003).
In occasione del cambio direzionale, il dott. Morana, uscente, nonché la dott.ssa Iozzia,subentrante, hanno intrattenuto con la Redazione di “Insieme” un lungo colloquio rilasciando una breve intervista.
-Dott. Morana, in queste evenienze, in genere, si parla solo del subentrante, ma ci sembra opportuno e doveroso porgerLe qualche domanda. Dal 1966, anno della sua assunzione, ad oggi quali sono le impressioni maturate in campo archivistico?
In quegli anni ho preso contatto con una realtà istituzionale appena nata. La normativa che si applicava era del 1939. Giovane Archivista, avviato ad occupare la sede di Ragusa, mi trovai davanti a problemi insieme tecnici ed amministrativi. Punto di riferimento fu l’Archivio di Stato di Palermo che aveva al suo vertice personalità di rilievo come il Trasselli e dove funzionava una Scuola di Paleografia, Archivistica e Diplomatica. L’apprendistato si svolgeva sul doppio fronte della teoria e della pratica.
-Qual è l’episodio più significativo che ricorda?
Ne potrei citare tantissimi... Un elemento di novità, non trascurabile, è stato l’avvento dell’informatica che ha comportato scelte metodologiche anche negli ordinamenti.
In un’epoca di multimedialità parlare di vetuste e polverose carte d’archivio sembra quasi fuori “moda”. Eppure tuffarsi nell’oceano dei documenti è come navigare nella barca del tempo, quasi al di sopra della dimensione spazio-temporale che non trova alcun confine fisico. Toccati dalle sapienti mani degli studiosi i manoscritti prendono vita descrivendo eventi tanto lontani negli anni quanto vicini per la loro carica umana. Attraverso tali documenti riaffiorano nomi e storie di gente comune che certamente non trovano cittadinanza nella grande storia di avvenimenti, ma solo nella vita infra-storica delle carte d’archivio.
-Dott.ssa Iozzia, considerata la sua propensione nel settore della ricerca archivistica, come ha accolto la nomina alla Direzione dell’Archivio di Stato di Ragusa?
E’ un’esperienza che arricchisce tanto in ambito culturale quanto in quello lavorativo. Mi sento vicina anche a questo territorio non solo perché figlia degli iblei ma anche per l’intreccio delle due realtà, ragusana e catanese, che si integrano a vicenda anche in campo storico.
-Ricerca e Archivio si muovono su binari paralleli, quali i problemi e quali le prospettive?
Gli archivi hanno subito negli ultimi anni, e continuano a subire, profonde trasformazioni. Sono mutati il quadro normativo e l’organizzazione. Molte funzioni e servizi tendono ad essere privatizzati. Anche l’utenza e le sue esigenze cambiano rapidamente. Sullo sfondo di queste trasformazioni vi sono mutamenti culturali di grande spessore, che investono la concezione della storia, degli oggetti di memoria e del “documento”. E’ necessario comunque stimolare la ricerca nelle giovani generazioni, che sono il “futuro della nostra memoria”, non solo per la tutela ma anche per la valorizzazione degli archivi.
Giuseppe Nativo
Arte e Architettura: gioielli iblei
Le molteplici iniziative inserite nell’ambito della “Settimana della Cultura”, che ha visto la sinergica cooperazione del Comune di Ragusa e di Modica congiuntamente alla Provincia Regionale di Ragusa, ha dato al grande pubblico, ma anche alla folta schiera di studiosi, la possibilità di incontrarsi per la trattazione di tematiche riguardanti l’arte e l’architettura negli iblei attraverso i documenti d’archivio.
In tale contesto ben si inserisce la conferenza tenutasi, giovedì 19 maggio, presso la Sala Convegni del Palazzo della Provincia di Ragusa. A presenziare l’evento dalle connotazioni altamente culturali sono stati il Vescovo della Diocesi di Ragusa, S.E. Mons. Paolo Urso, il presidente della Provincia Reg.le di Ragusa, ing. Franco Antoci, nonché il prof. Vito Librando, già docente di Storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Catania, il prof. Giorgio Flaccavento, storico dell’arte, e la prof.ssa Gaudenzia Flaccavento.
L’introduzione dei lavori è stata affidata alla dott.ssa A. M. Iozzia, nuovo direttore dell’Archivio di Stato di Ragusa e Sezione di Modica, organizzatrice e curatrice, unitamente ai suoi valenti collaboratori, delle due mostre allestite in contemporanea (dal 16 maggio al 4 giugno) nei locali delle strutture archivistiche di Ragusa e di Modica.
Ad anticipare le brillanti relazioni è stato il prof. Librando con un breve ma interessante excursus storico che ha introdotto le tematiche in programma per la serata.
Il prof. Flaccavento, con il suo intervento su “Centro e periferia in una nuova provincia: Duilio Cambellotti – Antonino Cannj”, ha discettato sui rapporti amichevoli e di “committenza” pittorica instauratisi tra il Cambellotti ed Antonino Cannj. Quest’ultimo, “ragusano doc”, nel corso della collaborazione con il Cambellotti, ha dato al capoluogo ibleo splendidi quadri, oggi di alto valore estetico.
Il rapporto di committenza – che si instaura negli anni immediatamente successivi al terremoto del 1693 e che contraddistingue quella ricostruzione architettonica sia in campo dell’edilizia “laica” sia in quella “ecclesiastica” – in continua interrelazione tra gli architetti e le maestranze locali è stato il tema affrontato dalla prof.ssa Gaudenzia Flaccavento con “Mastri, contratti e altari dopo il terremoto del 1693”. La studiosa ha relazionato sulla tecnica costruttiva utilizzata nei primi decenni post-terremoto correlandola alla ricostruzione biografica di alcune famiglie di “mastri” e “capi-mastri” che tanto si adoperarono al fine di dare una giusta impaginazione stilistica a tutta l’architettura iblea, oggi “patrimonio dell’umanità” per la bellezza che si compenetra nell’arte.
Su quest’ultima tematica si è soffermato il Vescovo della Diocesi di Ragusa, S.E. Mons. Urso, ponendo come riflessione la capacità dei pittori e degli scultori che con sensibilità unica e con appassionata dedizione cercano nuove “epifanie” della bellezza per farne dono al mondo nella creazione artistica. Nessuno meglio degli artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all'alba della creazione, guardò all'opera delle sue mani. Una “vibrazione” di quel sentimento si è infinite volte riflessa nei loro sguardi con cui, come gli artisti di ogni tempo, avvinti dallo stupore per il potere arcano dei colori e delle forme, hanno ammirato l'opera del loro estro, avvertendovi quasi l'eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarli.
Come sottolineava il Cardinale Nicolò Cusano: “L'arte creativa, che l'anima ha la fortuna di ospitare, non s'identifica con quell'arte per essenza che è Dio, ma di essa è soltanto una comunicazione ed una partecipazione”.
Giuseppe Nativo
Ciclo di conferenze alla “G. Pascoli” di Ragusa
L’Istituto comprensivo “G. Pascoli” di Ragusa-Ibla si è fatto promotore - con la collaborazione della Provincia Regionale di Ragusa, l’A.I.C.C., l’Ass. Culturale Aniblea, l’Endas Provinciale e la Regione Siciliana Ass. BB. CC. – di una serie di iniziative che terranno impegnato il settore degli studiosi tanto in campo storico quanto in quello letterario attraverso una serie di incontri che cercheranno di far luce su specifiche tematiche di particolare rilievo.
L’intero ciclo di manifestazioni è curato dal prof. G. Cosentini, peraltro acclarato cultore e ricercatore di storia locale nonché esperto in materie umanistiche.
Il primo “assaggio” tematico ha avuto inizio il 23 maggio scorso con la conferenza su “La storia della famiglia Borgia e i Borgia di Sicilia”, la cui discettazione è stata affidata al prof. Luigi Borgia, direttore dell’Archivio di Stato di Arezzo, diretto discendente della celeberrima famiglia.
Nel corso della introduzione, magistralmente condotta dal prof. Cosentini, è stato posto in evidenza come gli studi storico-umanistici possano contribuire ad accelerare lo sviluppo culturale di una città e di un territorio che ha dato illustri natali. A tale riguardo il prof. Cosentini ha posto in rilievo la figura di Quintino Cataudella, a cui è dedicato l’intero ciclo di conferenze, uno dei più insigni grecisti italiani del Novecento, che con le sue opere ha dato un forte impulso agli studi sulla letteratura greca e latina facendo risplendere di luce propria il territorio ibleo, estremo lembo sud-orientale della nostra isola.
Il prof. Borgia, specialista in studi medievali, ha relazionato sul percorso ultrasecolare della famiglia Borgia, esaminando alcuni aspetti poco conosciuti anche da un punto di vista araldico.
La serata è stata ulteriormente impreziosita dalla presenza in sala della dott.ssa A. M. Iozzia, direttore dell’Archivio di Stato di Ragusa, nonché del dott. A. Sparti, direttore della struttura archivistica di Catania, intervenuti per l’alta rilevanza dell’argomento affrontato.
Il ciclo di appuntamenti terminato il 30 maggio, col tema “La Parola nella Cultura Greca” (relatore il prof. S. Nicosia, dell’Università di Palermo), riprenderà dopo la pausa estiva con problematiche che susciteranno l’interesse anche del settore accademico.
Giuseppe Nativo