Caro Direttore,

in un momento di sconforto nero ho buttato giù due righe a "memento" degli italiani tutti. Perchè se è vero che la storia è maestra di vita, è anche vero che le cattive maestre hanno spesso distorto la visione della storia e del mondo, insegnandoci un'altra storia:quella dei vincitori che non sempre hanno ragione. Spesso hanno torto, marcio. E' solo perchè han vinto che credono di aver ragione. E' questa solo la prima parte di un lungo resoconto storico che se Lei vorrà potrà pubblicare "a puntate". Se invece lo ritenesse troppo qualunquista(che brutta parola da "sinistrorso") lo cestini pure. A me scrivere serve soprattutto da catarsi;mi purifico, mi scarico e ricomincio. E' un "vomitorium" ante litteram ed in Italia è facile "vomitori-are".

Con stima.

Milziade da Atene nel Gennaio 2008.

 

 

 

 

 

 

QUALE POLITICA? E QUALE SOCIETA’?

prima parte

Il malessere è diffuso, palpabile ma non ancora corporeo. I “Re fannulloni”(così furono chiamati i nobili di Francia poco prima della rivoluzione che li decapitò) sono tutti al loro posto. I Mastella, Di Pietro, Berlusconi, Prodi, Iervolino, Livia Turco, Fini, Bertinotti, si sollazzano all’ombra dei loro 20.000 (DICONSI VENTIMILA) euro al mese come allora nelle Residenze d’inverno e d’estate si sollazzavano in una Parigi ed in una Versaille ignara del terremoto che stava per sopraggiungere, i vari Luigi e corte starnazzando. 

Per molto meno (eccezion fatta per la sciagurata idea di entrare in guerra con la Germania egemone), qualcuno fu sparato e poi appeso con la sua donna a testa in giù ed orinato in un accesso di sangue, odio ed orgasmo satanico. “Macelleria messicana” fu definita da alcuni, “lotta di popolo” da altri, fatto fu che, come sempre accade, chi perse ebbe torto e chi vinse scrisse la Storia. 

I forni di Auscwitz incenerivano milioni di corpi e le atomiche di Hiroshima incenerirono 40.000 bambini che erano ancora a scuola quell’Agosto di 60 anni fa, come fu polverizzata Dresda e Berlino Ma anche stavolta chi perse ebbe torto e chi vinse preparò le forche e si vestì da boia.

La “faida mafiosa” tra vincitori e vinti non si spense mai e non s’è spenta tuttora. Milioni di persone che osannavano all’ “Uomo della provvidenza”, si improvvisarono sarti e rivoltarono le loro divise nere in casacche rosse e la mano tesa fu chiusa a pugno, osannando adesso ad un uomo coi baffoni. Poco cambiava, da labbra glabre o coi baffetti, a guance paffute e coi baffoni. Il pelo sulla pancia restava intatto.

E così di faida in faida si giunge ai nostri giorni passando per gli anni ’50 fatti di promesse, di benessere, di lavatrici, di Fiat 500 e case popolari(l’INPS l’aveva già per fortuna istituita l’Uomo appeso per i piedi). Arriva il “vero oppio dei popoli”: la TV. Altro che la religione!! E così orde di opinionisti dalle cosce lunghe e dai dizionari corti, eserciti di parolai col portafoglio gonfio e le tette al silicone, nugoli di pensatori da Circo Barnum tutte le sere riempirono le nostre case. Cenarono accanto a noi tra rotoli di carta igienica, detersivi, assorbenti e lavande intime. Ci propinarono un’Italia dai mulini bianchi e dalle coscienze nere. Bastava girarsi dall’altra parte o come segugi alla caccia alla volpe orientare i neri tartufi al vento giusto e che andasse a farsi fottere l’ideologia, l’onestà, il diritto e la socialità. Ci sbarcarono negli anni ’60 insieme ad alluvioni meteorologici, città allagate, terremotate e mai ricostruite, irpinie depredate da Dio e dai DeMita di turno, dai Cirini Pomicini, dai Lama, Benvenuti, Marini, Brutti, Malfatti, Nenni, Moro, Saragatti, Fanfani, Berlingueri, Almiranti e contorsionisti vari. Si svuotarono i circhi e si riempì il parlamento. E intanto in Vietnam si apriva un fronte di “scimmie”, si; i giovanotti della sinistra italiana che, mentre i pari età americani versavano il loro sangue come 20 anni prima avevano fatto in terra di Francia e d’Italia perché nascessero dopo i giovani italiani, questi ultimi li insultavano e sputavano perché:” Vietcong è bello”! E così le Oriane Fallaci, le Joan Baez, i Bob Dylan i Gianni Morandi riempivano i loro portafogli a spese dei “sacchi neri” americani.

E le Università italiane dispensavano il 18 politico solo a coloro che indossavano l’eschimo verde alla Mao Tse Daong. Per gli altri c’era solo il “respinto” sul libretto (quello blu dell’Università), quello rosso serviva per altri scopi. Ma noi eravamo 4 amici al bar che volevano cambiare il mondo. Solo che lo guardavamo dall’altra parte. E’ forse una colpa guardare una sfera dalla parte dell’Australia anziché dell’URSS? Certo che lo è, sindacavano i cattivi maestri di allora. E mentre dicevano così riempivano i caricatori delle P38 per i loro figli del ’70.

Milziade di Atene

(continua...)

 

 

Il Sig. Wisky

 

 

Durante la stesura dell’articolo “Quale storia, quale società”, che, lo premetto, non ha la presunzione del resoconto documentato, ma solo il limite della memoria, dell’ “amarcord” (io mi ricordo che…), mi sono imbattuto in un personaggio anonimo (per voi, nel senso che non ne citerò il nome) che chiamerò “il Signor Wisky” ( e più avanti vi spiegherò il perché di questo nomignolo).

Bene; gli avevo chiesto un parere o un intervento su quanto scrivevo, per avere il conforto di una critica, positiva o negativa che fosse, ma obbiettivamente critica. Mi sono invece ritrovato a dovermi difendere da accuse di “odio viscerale mascherato, male,” (sic!) verso la storia documentata. Da accuse di faziosità partigiana nella descrizione “di avvenimenti non documentati o certificati o condivisi” ( da chi, come e con quali timbri di convalida?).

Accusato ancora di vilipendio di cadavere ( < i morti hanno bisogno solo di umana compassione e non di strumentalizzazione>. Sic!). Accusato di “ignoranza” perché avrei scritto la storia senza averla vissuta, al contrario del suo idolo: Giorgio Bocca, che solo per essere stato partigiano, aveva titolo, facoltà e sacralità per poter scrivere di storia. Sono stato poi ripreso perché, più che di storia dei vinti, avrei dovuto parlare di geografia dei vinti, quasi che i vincitori le avessero trasportate e sistemate loro, le valli, le montagne e i fiumi. Non si avvedeva, il miope Sig. Wisky ( a proposito; il nomignolo riguarda le iniziali del Signore anonimo, simili, nella pronuncia, a quelle di un noto wisky  in voga negli anni ’80: J&B) che i confini delle regioni e delle terre strappate dai vincitori ai vinti, erano delle linee immaginarie tracciate dal sangue della storia che là si era vissuta.

Dunque più corretto sarebbe parlare della storia, vista dalla parte dei vinti, anziché della tronfia(non sempre) retorica(comunissima) dei vincitori, come invece sosteneva il Sig. Wisky.

Quando infine gli ho chiesto di confrontare le sue idee con le mie, sulle colonne di “cartabianca”, ha declinato l’invito dichiarandosi non sufficientemente preparato nella storia moderna( forse che ha vissuto in prima persona quella antica?) e congedandomi con un “informale”, asettico e poco cortese:< grazie per l’attenzione>. Come a dire, credo, se le parole riesco ancora a leggerle nel verso giusto : “ Non ho nessuna voglia di continuare questa discussione con te, dato che abbiamo punti di vista diametralmente opposti”.

Strano! Perché due righe prima aveva definito la celebrazione della shoah come un inno alla retorica mediatica. Ancora più strano, perché altre due righe prima aveva convenuto con me che la “gloriosa lotta di liberazione partigiana”(definizione mia!) a lui non sembrava poi così gloriosa.

 Che sia forse meteoropatico il Sig. Wisky? Perché, quando conveniva con i miei argomenti, il tempo era uggioso e piovigginoso, quando invece dissentiva,(l’indomani), c’era un bel sereno.

Al di là di queste battute ( a proposito, il Sig. Wisky ha definito gli spunti umoristici del mio articolo, di basso livello, o giù di lì; non s’è avveduto che non ho MAI fatto un solo cenno a battute di spirito. L’argomento era troppo serio, tragico e triste per celiarci sopra.  Ma forse il Sig. Wisky confonde l’ironia( mia) con l’avanspettacolo da Bagaglino (sua).

Al di là di queste battute, dicevo, rinnovo l’invito al Sig. Wisky a confrontarsi nuovamente, se ne ha voglia ed argomenti seri e non infarciti della retorica dei Giorgio Bocca o Eugenio Scalari di turno (io “purtroppo” sono cresciuto a “pane e Montanelli” ante-94, prima cioè del suo rincoglionimento a sinistra), sulle colonne di “cartabianca”.

In fondo l’idea dei quattro amici al bar, preceduta da quel capolavoro del U tascu, è deliziosa.

Quale migliore occasione di chiacchierare “tra un bicchier di wisky ed un caffè”, come canta Gino Paoli?!

A presto.    Milziade

 

 

QUALE POLITICA? E QUALE SOCIETA’?

seconda parte

 

 Ed il '70 arrivò, puntuale come un esattore delle tasse, come il Moloch o il Minotauro ad esigere il suo tributo di sangue e di vergini. Eravamo noi le vergini di turno. Vergini negli ideali(mettevamo i fiori nei cannoni, chi da destra e chi da sinistra ma eravamo TUTTI “fiorai”), vergini nella politica( o politès, il politico in greco era il cittadino che partecipava delle sorti del proprio governo e della propria polis, o idios/idiotes era il qualunquista, il non schierato, chi si estraniava dalla lotta). Ma ci avevano catechizzato bene: “Chi si estranea dalla lotta è un gran fijo de na mignotta”. Credevamo, noi vergini sacrificali, che il mondo si cambiasse col dialogo non con le P 38 o con la spesa proletaria o con gli spinelli e l’eroina del popolo e proletaria. Ma invece così era scritto sul “Manifesto”, su “Lotta continua” su “Potop” e se andavi alla mensa universitaria col Corriere della sera o peggio col Secolo XIX eri un candidato all’obitorio(erano le prove generali dell’Università La Sapienza del 2008). Arrivò il '70 con le canzoni di Battisti e Baglioni, dilagava ormai il diciotto politico, l'Università era saldamente in mano alla sinistra( e questa è storia documentata, vada il signor Wisky negli archivi dei giornali e rilegga gli articoli di allora; io l'ho vissuto e ne parlo forte) e si preparava dopo tanto lottare, il COMPROMESSO STORICO: il PCI che fino ad allora aveva ottenuto che i suoi progetti fossero approvati solo dall'esterno(un po' sottobanco, un po' forzando la mano con migliaia di ore di scioperi generali), ora si preparava a promulgarli dall'interno. Li chiamiamo<i fantastici anni '70>. Falso! Furono anni maledetti. La guerra civile, mai dichiarata apertamente, anzi etichettata come guerra di liberazione, inziata il 23 Aprile'43 a tutto il 47, continuò negli anni '70(è storia Sig. Wisky,STORIA!Ma lei dov'era?). E così tra giovani di destra(etichettati ma MAI dichiaratisi fascisti) e giovani di sinistra(loro sì autodefinitisi COMUNISTI, spesso brigatisti, e se acchiappati, dopo essersi pisciati sotto, dichiaratisi <prigionieri politici>)iniziò la resa dei conti. A Primavalle nella sede del MSI ne vennero scannati 2 e naturalmente essendo morti di destra, furono vilipesi e scordati. Quando poi il Sig. Pinelli cadde dalla finestra della questura a Roma, i Bocca, Scalfari e compagnia suonando, intonarono la “loro” marsigliese” e Luigi Calabresi fu ammazzato alle spalle, come sempre. Si cercò di depistare l'opinione pubblica, parlando anche di servizi segreti deviati( occorreva dare in pasto un agnello di destra, anzi FASCISTA), non si rendevano conto quei lorsignori che i veri FASCISTI erano loro, FASCISTI ROSSI, ma sempre VIOLENTI(se il termine fascista ha quella valenza!).I fantastici anni 70 erano tali sol perché allora io(noi) avevamo 20 anni ed a 20 anni tutto è fantastico. Sognavamo tutti un futuro migliore, radioso, figlio del boom economico del '60 ed invece ce lo rovinarono seminando il germe dell'odio politico, aiutando le mafie a destabilizzare quel poco di pace che, dopo anni di guerre e sangue, meritavamo.
(E continua...)
 

 

 

Interviene Giuseppe Ascenzo

Modica 31 gennaio 2008

Caro Milziade,

 

condivido pienamente le sue analisi; solo su un punto dissento, e cioè quando Lei accomuna a tutti quei cialtroni che ha citato, un uomo politico – non dirò chi, per il momento – che, ne sono sicuro, se negli anni Settanta gli italiani gli  avessero dato pieni poteri, adesso il nostro sventurato Paese non sarebbe sommerso dall’immondizia, in tutti i sensi.
A Proposito del sig. Bocca le cito quest’autentica perla “ …sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù” (Giorgio Bocca, Giornale della Federazione Fascista di Cuneo: 14.8.1942). Non c’è che dire, un vero galantuomo il giornalista partigiano comunista Bocca. Chi lo ammira si qualifica da solo!
Purtroppo la discriminazione dei morti, è una vergognosa prassi in voga da oltre un cinquantennio: Le farà piacere sapere, ad esempio, che io, nel giorno della Memoria, mi rifiuto ogni anno di parlare dell’argomento coi miei alunni liceali: Lei forse crederà di parlare con un esaltato neonazista? Nossignori! Lei parla con una persona che sarà disponibilissimo a parlare dell’argomento ma ad una sola condizione: che si istituisca il Giorno della Memoria anche per le vittime di un altro sanguinario, che, nell’ex Unione  Sovietica, di morti ammazzati ne determinò almeno il triplo di quelli causati dall’altro sanguinario di sangue teutonico. Non mi piace anzi mi fa letteralmente schifo la discriminazione dei morti: per sei milioni il ricordo perpetuo, per oltre venti milioni l’eterno oblio! Nessuno meglio di me può capirla quando Lei parla della storia scritta dai vincitori: insegnando Storia nel triennio, può immaginare quanto menzogne, in tanti anni di professione, ho trovato nei manuali di Storia: in uno di questi, che per un certo periodo andò anche per la maggiore nel nostro Paese, le Foibe venivano addirittura descritte come esempio della barbarie nazista!!!
Mi fa piacere che anche Lei è stato ammiratore del grande Indro: io l’ho letto regolarmente per vent’anni, tutte le mattine, fino all’abbandono. E su questo dissento dal suo giudizio: Montanelli non si avvicinò mai “ideologicamente” ai Comunisti, ma ci diede una lezione di coerenza  e di libertà che solo un uomo come lui poteva darci. Non voleva diventare come egli stesso disse “ la trombetta di Berlusconi”.
Per quanto riguarda Eugenio Scalfari, trattasi in verità di povero ammalato: ha sempre sofferto di una forma di acuta megalomania, che talvolta lo porta a fare affermazioni di una demenza inaudita,basti pensare che, per il “dottissimo” fondatore di Repubblica, Benedetto XVI è stato un mediocre teologo: come tutti sanno, infatti, Scalfari, ha una competenza in materia teologica, che gli è universalmente riconosciuta!!! Anni fa, con la stessa prosopopea, discettava di Filosofia, tra il sorriso e il compatimento degli addetti ai lavori. Una presunzione, la sua, pari alla sua ignoranza. E per uno che si da arie da filosofo, è davvero grave non aver fatto sua la grande affermazione socratica, “Una sola cosa so, di non sapere”.
Per quanto riguarda lo scempio di Piazzale Loreto condivido il suo sdegno. A proposito di Mussolini si guardi un po’ intorno, e veda se mai riuscirà a trovare un  manuale per i Licei dove si ricordi che a quel signore dobbiamo l’istituzione del giorno di riposo settimanale, delle otto ore lavorative al giorno e della Previdenza Sociale: ma che sublime obiettività degli Storici!
Continui a scrivere, Lei non è solo.

La saluto con stima,  Giuseppe Ascenzo

 

 

Risponde Milziade

 Caro Peppe,

 mi scuso del ritardo nelle risposte ma come saprai, i Persiani non si danno mai per vinti e dunque tra una vittoria e l’altra trovo uno spazio per risponderti.

La penso come te sulla Shoah e sulla giornata della memoria che tanto appassiona NOI italiani, sempre pronti a celebrare le vittorie altrui e le nostre, MAI a fare autocritica sui nostri tradimenti, doppiogiochi e vigliaccherie simili. E’ stata una nefandezza inaudita quella che i nazisti hanno perpetrato ai danni di milioni di ebrei, polacchi, gay, lesbiche,zingare etc. Ma è ALTRETTANTO nefando quello che allo stesso modo, con mezzi ancora peggiori e tecniche più crudeli i sovietici nei gulag, i cinesi, nei “campi di rieducazione” i vietnamiti di Pol Pot( sacchetti di plastica in testa e bastonata), hanno FATTO e continuano a FARE ad altrettanti milioni di esseri umani. Dunque pietà per tutti! E ZERO retorica!

Montanelli: sono cresciuto a pane e Montanelli fin dal 1970 quando giovane studente in quel di Siena(allora la città più rossa d’Italia), mi schieravo dall’altra parte e trovavo nell’Indro nazionale un’ottima sponda. La sua scelta di abbandonare il Giornale mi ferì molto e sono certo che Berlusconi(non voglio difenderlo) non  gli avrebbe MAI imposto la sua linea editoriale, così come non l’ha imposta a Costanzo, Mentana etc etc. Perciò parlo di rincoglionimento a sinistra. Non sposò mai le tesi di Occhetto o D’Alema o altri “mancini” ma è un fatto che abbandonando il giornale ci lasciò tutti ORFANI. Conservo ancora uno scambio epistolare con l’Indro(è da allora che ho la mania della scrittura), un biglietto coi suoi Auguri Natalizi ed un mare di ritagli dei suoi Controcorrente, più i due libri di controcorrente che uscirono allora. Naturalmente tutta la Storia d’Italia scritta con Cervi e Gervaso. Potrai ben capire dunque di che pasta di storico sono.

Lotta partigiana: E’ stata, fu, e resterà un’atroce, vigliacca, sanguinaria GUERRA CIVILE. Mai affermato ufficialmente(ed è un danno perché dai peccati dell’una parte e dell’altra ci si emenda solo con la CONFESSIONE) ma tale fu nei fatti. E chi lo smentisce, mente, sapendo di mentire.

Allora rispondo: “Bocca per Bocca, Pansa per Pansa”. Leggete, signori della sinistra  i libri di Pansa: Il sangue dei vinti, La grande Bugia, I gendarmi della memoria, Vedrete quanti “fioretti di S. Francesco” o di S. Luigi Gonzaga vi troverete, tra il Comandante Iso, l’uomo di Cuneo, e fior di mascalzoni simili.

 Fu una resa dei conti pari a quella dell’inquisizione( e chiamo a testimone Pippo Nativo) quando per ottenere la casa, o i terreni o la moglie dell’avversario lo si accusava, allora di stregoneria, ora, di Fascismo. Il brodo è sempre quello ed in quel brodo di coltura si sono moltiplicati i fetidi batteri di una resistenza malata, vigliacca e sanguinaria. Quella che metteva le bombe e scappava(come i kamikaze islamici) ma restava nascosta quando le leggi della rappresaglia facevano strage di civili.Da quel brodo poi nacquero i nipotini italiani di Stalin. Molte delle loro mamme ingravidò il baffone.

Mi fermo qui o mi becco una denuncia per apologia.

 Credo di avere risposto a tutti i  tuoi quesiti. Se qualcuno m’è sfuggito, risponderò più avanti. Abbiamo l’eternità per farlo.

 Grazie del tuo consenso e ti abbraccio fraternamente.

Atene 6 febbraio 2008

Milziade

 

 

 

 

QUALE POLITICA? E QUALE SOCIETA’?

terza parte

Mi  accorgo però di essermi spinto molto avanti nel mare delle rievocazioni e più ancora, di aver perso il riferimento dell’obbiettività e, se possibile, dell’imparzialità. Dunque, marinai della storia che con me navigate nel grande mare delle fortune e delle tragedie dei popoli, àncore alla fonda, vele ammainate, remi in stallo, nave alla cappa. Dobbiamo riprendere la rotta e raffreddare le cime affinché l’animo respiri e non si infiammi al fuoco della polemica. Giusta è la vendetta se freddo è il piatto che la serve.

Nel rievocare gli ultimi 60 anni di storia, ho cercato il sottile file rosso che unisse le esperienze politiche e sociali di allora e di ora. Per far capire e ribadire, anche a me stesso, come nella Storia non esistono figli unici. I politici di oggi sono figli  e fratelli di quelli di ieri e la storia di oggi è figlia e sorella di tutte le piccole e grandi storie di ieri.

Il male italiano invece, è quello di rinnegare. Abbiamo sempre rinnegato ed abbiamo voltagabbanato. E nel voltagabbanesimo abbiamo introdotto un valore aggiunto: la faccia di bronzo.

E’ vero o non è vero che Italia e Germania sottoscrissero un patto d’acciaio prima della seconda guerra?

E’ vero o non è vero che dall’inizio del Fascismo in poi, la maggior parte degli italiani erano fascisti( iscritti e/o simpatizzanti?). E perché? Perché il Fascismo seppe far leva sull’innato narcisismo degli italiani(così come la “ grandeur” fa leva su quello dei francesi).  Inculcò loro l’idea che erano figli degli antichi romani, conquistatori del più esteso e potente impero che la storia avesse conosciuto. Ricordò loro che i progenitori romani avevano “spezzato le reni”(tanto per usare una celebre frase….) a Galli, Britanni e Greci. Ricordò ancora come le grandi plutocrazie europee, Inghilterra e Francia ci avevano depredato della giusta vittoria della prima guerra mondiale. Milioni di Italiani erano, cioè, morti inutilmente sui fronti dolomitici ed in cambio la nostra vittoria era stata mutilata. Con la benedizione dell’astro nascente: gli Stati Uniti d’America.

Secondo voi come volete che si sentissero gli italiani dopo una martellante, decennale, pervasiva propaganda del genere? E per lo più con un’economia che faceva scintille? La lira, la tanto vituperata e deprezzata lira, era la moneta europea più forte  nel decennio dal 30 al 40, appena superata la grande crisi del ’29 e gli italiani erano fieri di esserlo.

 E’ vero o non è vero che in un momento in cui Inghilterra, Francia, Belgio, avevano le loro colonie ed i loro imperi, anche a noi italiani “venne voglia di averne uno”? Era forse sbagliato? Con la mentalità di oggi si( non si va a rompere i ciglioni agli altri Stati) ma allora per lo stesso principio anche le colonie ed i possedimenti di Francia e Inghilterra e Olanda occorreva che fossero aboliti. Ed invece annaspavano sotto il feroce tacco della repressione(vedi tutte le colonie d’Africa, India, Americhe…).

Signori, questa non è storia per le elementari, sono i FATTI come si erano svolti; raccontati alla massaia del basso Polesine ed in parole poverissime e senza i “documenti e le certificazioni richiesti dal Sig. Wisky. Questa è la Storia.

(continua…..)

Milziade. Atene. 12 Febbraio

 

 

 

 

 

 

 

QUALE POLITICA? E QUALE SOCIETA’?

quarta parte

…mi accorgo che i miei 4 amici al bar tacciono,eccezion fatta per Ascenzo. Vuol dire che sono in ascolto o che si sono defilati? O peggio diranno<…ma vediamo dove va a parare Milziade>. Del Sig. Wisky, che il colonnello creo abbia già individuato, nemmeno l’ombra. Forse non lo attira la dialettica, o forse il Sig. Bocca gli ha proibito di intervenire in questi revisionismi storici da Fascisti della terza ora. Beh col vostro permesso allora mi accingo alla quarta parte:

……E’ vero o non è vero che la Russia di Stalin aveva mire non da poco su Polonia, Romania, Cecoslovacchia, Ungheria?  E’ vero o non è vero che la seconda guerra mondiale iniziò a seguito dell’incestuoso accordo tra i comunisti sovietici ed i nazionalsocialisti tedeschi con la benedizione e l’iniziale neutralità  italiana e gli spettatori non paganti di Inghilterra e Francia, per la spartizione della Polonia? E perché l’<Inghilterra preferì “morire per Danzica ed invece , vivere per Varsavia?  Sarebbe a dire, perché dichiarò guerra alla Germania e non alla Russia, visto che entrambi i cani assolutisti si stavano  contendendo l’osso polacco?

Si sono mai poste queste domande i miei coetanei o le generazioni dal ’60 all’’80?

E ancora: è vero o non è vero che il 90% degli italiani il 12 giugno del ‘40(due giorni dopo la nostra entrata in guerra e la sconfitta della Francia)osannò “l’uomo della provvidenza” stile <Lippi alla finale Italia-Francia, salvo poi fargli quel che gli fece?(lo stesso 90% anzi il 95% di prima…

Ed infine, è vero o non è vero che ai primi di settembre del ‘43 (dunque Mussolini fuori causa già dal 25 Luglio)  l’Italia “ufficiale” firmò con gli Anglo americani un armistizio segreto, ufficializzato poi l’8 e reso noto il 9 sera, causando così lo sbandamento di milioni di uomini che si trovarono senza comandi ed ordini dalla sera alla mattina in balia dei “fidanzati” tedeschi traditi?

E come si chiama in italiano un  gesto del genere? Il Signor Zingarelli lo chiama ADULTERIO o TRADIMENTO!

Eppure nella storiografia ufficiale non ho mai trovato quel termine. Intendiamoci non sto parteggiando né con l’uno né con l’altro;riporto i fatti, nudi e crudi, quali furono e quali non si trovano, non perché alterati (spesso anche quello), ma perché IGNORATI!

Così come non ho sentito in questi giorni, a proposito delle foibe, la parola COMUNISTI (italiani i titini). Chi erano allora quei carnefici che legarono ai polsi migliaia di poveri innocenti e li precipitarono giù per dei profondi pozzi carsici per risparmiare anche i proiettili? Furono italiani contro italiani, fu una guerra civile e fu un armistizio adulterino. E’ questa la storia!

Ed invece come ce la raccontano a noi ed ai nostri ragazzi? Ecco come la raccontano:” C’era una volta un popolo di frati e suore clarisse, si chiamavano italiani. Tutti buoni d’animo, ma con un tiranno cattivo che li comandava; eletto da nessuno ed odiato da tutti. Questi frati e queste suore dormivano da sempre in un giardino incantato pieno di fiori profumati ed alberi da frutto. I fiumi scorrevano limpidi ed al di là del fiume c’erano gli orchi cattivi, chiamati tedeschi e dei folletti buoni chiamati sovietici. Un brutto giorno, quel popolo innocente si svegliò e trovò l’invasore in casa sua. Chissà com’era entrato! Allora quel popolo salutò la sua bella e partì sui monti a guerreggiare contro l’invasore. E se qualcuno di questi santi uomini morì in battaglia, fu sepolto all’ombra di un bel fior.” E vissero tutti felici e contenti.

E’ così che la raccontano la storia ai nostri ragazzi. Dei trattati, delle alleanze, dei tradimenti, dei bombardamenti a tappeto di Genova, Taranto, Roma, Palazzolo Acreide, tutti ad opera dei bombardieri anglo americani, non parla nessuno. E’ vero, eravamo nemici, così dicono i trattati, ed amici dei tedeschi….ma un momento….non eravamo amici degli americani e nemici dei tedeschi??? Dio che confusione….

E’ questo che ho cercato di raccontare sinora. Signori Professori(escluso il buon Ascenzo) quale storia raccontate ai nostri ragazzi? E’ importante perché ne consegue poi tutta la storia di oggi!

La storia di oggi è figlia delle bugie e delle verità di ieri. La vera storia è un’altra; è una storia fatta di tragedie, di giovani morti per aver scelto un’idea ed aver giurato di difenderla fino in fondo perché la credevano giusta. Non hanno rivoltato le loro divise, anche quando scelta sembrava alla fine sbagliata , ma solo perché perdente. Ha sempre ragione chi vince?

Avremmo dovuto emendarci tutti, di destra e di sinistra. Fare un vero e sincero revisionismo, chiederci  scusa a vicenda per le prepotenze e le vigliaccherie subite e fatte e dopo sentirci nuovamente ed unitariamente un solo popolo; tutti Italiani. Figli di quegli italiani che dal Rinascimento in poi seppero stupire il mondo con le arti, l’umanesimo, le scienze. Estrosi, creativi, colti e …perché no? Belli. Della bellezza che solo la cultura  ed il lavoro sanno  dare. Non le vane chiacchere o i falsi miti di quattro pallonai o di 4 politicunzoli che si sono rifatti una verginità di puri e duri, dopo essere stati vili e fedifraghi.

E’ questo il paese normale che dovremmo avere. Basta rievocazioni a senso unico. Ce le siamo suonate di santa ragione, ora basta. Una vera pacificazione nazionale non è mai avvenuta. Basta con le “fughe pescaresi”, le brigate di liberazione, le finte falci e martelli, i fasci di combattimento. Questi arnesi lasciamoli a chi li ha adoperati per i massacri. La grande bugia (come la chiama Pansa) è stata smascherata, il nazionalsocialismo sconfitto, il comunismo annichilito. Cambiamo il significato della parola Democrazia. Come? Ve lo dirò e lo capirete se avrete la pazienza di leggere il mio ultimo lavoro. Altrimenti vi prometto di tormentarvi con altre mille puntate di questa storia infinita.

Per adesso torniamo agli anni 70, agli anni di piombo!

(continua…..)

Milziade di Atene. 16 Febbraio 2008

 

Interviene Carmelo Modica

 

Carissimo generale

il mio silenzio è quello di colui che non ha nulla da aggiungere a quanto Lei in maniera così saggia e completa sta esponendo. Vorrei solo esprimere una mia riflessione su quella che io considero pura disonestà intellettuale di quanti stanno cercando di caricare di un significato negativo il termine revisionismo storico.

Più che disonestà intellettuale a me sembra addirittura un atto di una violenza inaudita essendo assodato che la Storia è per sua natura una revisione permanente dei giudizi in funzione dei fatti che man mano vengono alla luce. Costoro evocano sempre la frase del nazista Goring, "Quando sento la parola cultura la mano mi va alla pistola" per poi usare giorno dopo giorno la pistola contro chiunque provi a fare vera cultura.

E' lo stesso atteggiamento mentale di chi afferma "sediamoci a discutere ma la legge 194 non si discute!".

Ma quale logica e cultura guida colui il quale si siede per discutere prevedendo che non cambierà opinione? Dicono anche che "il revisionismo storico ha lo scopo di rivalutare la cultura di destra".

Prima di tutto ci sarebbe da chiedersi dove sta la stranezza. E poi è come se la Polizia, ritenendo assodata la identità dell'assassino, rifiutasse di acquisire prove e testimonianze a favore del colpevole.

"Il revisionismo storico è un'azione diretta a riabilitare il Fascismo": precisano meglio i comunisti e sanno di mentire.

La vera storia delle Foibe non riabilita il Fascismo, la cui riabilitazione se mai potrà avvenire è da immaginare a lunghissimo periodo,  ma denuda la natura criminale del comunismo: ecco perchè si oppongono.

Esiste in Internet una normale immagine di Bush si lascia ingrandire per lascia apparire i volti dei soldati americani uccisi in Iraq che la costituiscono come struttura molecolare e, quindi, sostanza.

Osservando lo stato del giudizio ormai consolidato della democrazia comunista a me sembra che si verifichi lo stesso risultato.

Mi sembra che quando si vanno a cercare le radici dottrinarie, ad una immagine di cultura progressista, democratica, giusta, pacifista, proletaria, tutelatrice delle fasce più deboli e quasi misericordiosa, che il Comunismo ha codificato e codifica, corrisponde, quando si osserva questa sublime immagine con la lente di ingrandimento, sangue, sangue, violenza, gulag, dittatura crudele, odio, sopraffazione e arroganza.

Il tentativo attuale dei comunisti è quello di impedire l'uso di questa lente di ingrandimento della revisione storica perchè l'immagine ormai lanciata nell'immaginario collettivo non subisca deterioramenti: vogliono evitare che questo "gratta e guarda" sulla falce e martello, faccia apparire il volto terribile di Hitler.

Con stima ed amicizia

Carmelo Modica

Modica, 17 febbraio 2008