Rubrica mensile di Carmelo Modica tendente a ricostruire le qualità del politico attraverso la comparazione tra ciò che dice e quello che i fatti dimostrano che è.
Indice anno 2006
Ho sbagliato di Luisa Montù
Siate sinceri! a questi nostri amministratori gli dareste l’incarico di organizzare una giocata a tombola?
L’arma segreta del centrodestra.
Moderatismo: arma dei mediocri
Lettera di un cavallo morto al Sindaco Torchi
S’affinnieru i scecchi quattrupedi
Non copia perchè non capisce e non fa perchè è incapace?
A chi il merito!!! A me! A me!
Pani caliatu
Da una Lettera di Saro Cannizzaro al concetto di tutela di Vigili Urbani.
Tutti gli uomini del successo modicano costituiscono il Comitato dei saggi
Bagattelle pre-elettorali
Le tre ciurme
Gli unti dal popolo
Temi elettorali
Elezioni comunali: Noi ti daremo di più
“Staccare i telefoni” al Comune di Modica non è reato: assolta la Telecom
C'era una volta la politica dove la più periferica e piccola sezione di partito, dopo animate discussioni esprimeva i suoi "delegati al Congresso Provinciale" con un preciso mandato (da qui il termine delegato). Questi esprimevano i "delegati al Congresso Nazionale" che eleggevano il Segretario Nazionale.
Poi i democristiani seguiti da tutti gli altri partiti, pensarono di trarre potere dentro il partito, tesserando pure i defunti ed inconsapevoli cittadini tratti dagli elenchi telefonici. Solo i comunisti non ebbero necessità di ricorrere ai morti, riuscendo con altri meccanismi scientifici a tenere sotto strettissimo e "democraticissimo controllo" i loro iscritti ed elettori.
Come sembrano lontani questi tempi che sono stati liquidati dagli stessi attori col termine di "partitocrazia".
Erano questi i pensieri che ci passavano per la mente, certamente favoriti dalla voce soporifera di Carmelo Carpentieri che introduceva, da coordinatore provinciale, i lavori del Primo (e, secondo noi, ultimo) congresso Provinciale del "Movimento per l'autonomia". [Ragusa venerdì 27 gennaio alle ore 20 (e passa) dalle ore 18 previste dal copione, presso l'Hotel Mediterraneo].
La democrazia cristiana dava la tessera ai morti, la nuova democrazia dà la voce ai morti (politicamente).
La voce di Carpentieri, costante e calma, si diffondeva nella sala: quasi un rumore; tranquillità interrotta un paio di volte da improvvise enfasi oratorie "strappa applausi" che non riuscivano a scuotere i presenti sia perché eravamo in presenza dell'ennesima ripetizione di cose già dette fino alla noia e sia perchè il pubblico ascoltava pensando più a come far valere il suo "peso" che ad altro.
Per ravvivare l'ambiente il Carpentieri ricorreva allora ad una freddura, e, senza alcun cambio di tono della voce (errore), rimproverando l'attuale deputazione provinciale di non essere riuscita nell'intento di far raddoppiare la larghezza della Ragusa Catania , diceva: "...l'unica cosa che sono riusciti a raddoppiare è stato in nome in 1028..". La frase provocava un accenno di sorriso in quelli, pochi, che lo seguivano e che erano anche in attesa dell'immancabile "battuta involontaria e genuina" cui ci ha ormai abituati. Gli altri, i pensosi, capirono solo che era successa qualcosa... ma cosa? e la cosa finì lì, in un silenzio glaciale di pochi attimi, senza neanche quell'applauso soccorritore che di solito toglie dall'imbarazzo l'oratore.
Carmelo Carpentieri non ci ha dato alcun elemento nuovo da poter annotare come novità.
Ho sbagliato di Luisa Montù
I lettori si saranno chiesti per quale motivo alcuni numeri fa sia stata annunciata una nuova rubrica, quella di Carmelo Modica, che è comparsa una volta e poi è sparita. E’ doveroso, nei loro confronti, spiegare il perché.
Quando l’amico Carmelo mi ha proposto una rubrica politica, ho accettato con gioia, perché ho sempre avuto molta stima per lui e ho sempre apprezzato il suo modo di scrivere. Il primo articolo conteneva un attacco politico a Carmelo Carpentieri relativamente al suo essersi schierato con Lombardo. L’ho pubblicato. E’ seguita una veemente replica di Carpentieri che, come doveroso, ho pubblicato. E la cosa mi sembrava ovvio dovesse finire qui. Modica però ha scritto un altro articolo (facente parte della suddetta rubrica), nel quale attaccava Carpentieri, e non più un suo comportamento politico puro e semplice. Questo avrebbe scatenato l’inevitabile risposta di Carpentieri e poi ancora quella di Modica e poi di Carpentieri e così via all’infinito. Non ho pubblicato la replica di Carmelo Modica non solo perché non volevo che La Pagina acquistasse (orrore!) una connotazione biscardiana, ma anche perché la nostra linea è sempre stata quella di denunciare i fatti, di criticare i comportamenti politici rispettando comunque le persone, come riteniamo richiedano sia l’etica professionale che il buongusto.
Quasi certamente il giornale avrebbe aumentato la tiratura, ma si sarebbe trasformato in qualcosa di diverso da quello che è. Da diciotto anni lo scopo di questa piccola testata è quello di commentare quello che succede nella nostra città, o anche nel mondo, analizzando criticamente i fatti, con severità, con durezza, pure con rabbia qualche volta perché rabbia vuol dire passione, ma senza mai attaccare le persone come tali. E’ questo un principio al quale si è sempre uniformata questa redazione in un periodo in cui la stampa ama indulgere proprio sullo scontro personale, che per molti lettori probabilmente è più divertente, ma che non si accorda col nostro modo di vedere la funzione della stampa.
Ho spiegato questi concetti a Carmelo Modica, che però si è rifiutato di capire e pertanto non ha ritenuto di voler continuare la sua collaborazione con noi, dichiarando che io sono un “direttore scorretto”. Devo riconoscere che ha ragione. O meglio, nel fare questa affermazione è stato inesatto ed estremamente benevolo. Inesatto, perché è diritto – dovere di un direttore decidere quali articoli pubblicare e quali no nell’esclusivo interesse del giornale e nel rispetto dei suoi lettori, benevolo perché l’aggettivo da usare nei miei confronti avrebbe dovuto essere “ingenua”, e questo è grave, è forse il peccato più grave che un direttore possa commettere.
Di questo mi vergogno e ne chiedo scusa ai lettori. Sono stata ingenua perché ho creduto che la rubrica di Carmelo Modica fosse di “attacco politico” e non di “attacco al politico”. L’ho creduto perché ho pensato che, dopo diciott’anni di vita de La Pagina, la linea del giornale fosse ormai chiara a tutti. Ho sbagliato. Su questo foglio sono stati criticati con veemenza alcuni comportamenti di miei amici carissimi, eppure quelle persone hanno mantenuto intatta la loro amicizia nei miei confronti. Come mai? Perché sanno che qui non è mai stata posta in discussione la loro persona ma una scelta ritenuta sbagliata. Così come è accaduto che si elogiasse una scelta e se ne criticasse un’altra fatte entrambe dalla stessa persona. Perché la nostra funzione, crediamo, è quella di portare all’attenzione di chi governa le esigenze dei cittadini, le loro speranze, i loro problemi, le loro aspettative, non quella di sparare a zero su chi non ci garba punto e basta. Anche l’amministratore più capace può prendere una cantonata, così come il peggiore degli uomini può avere un’idea brillante per la soluzione di un problema cittadino e il nostro compito è quello di scriverlo, indipendentemente dalle nostre simpatie o dalla stima personale. Questa è La Pagina e tale resterà. Sempre che il suo direttore, cioè la sottoscritta, non commetta altri peccati di ingenuità dei quali si dovrebbe nuovamente vergognare, come mi vergogno adesso nello scusarmi con voi per il mio errore.
La pagina
Siate sinceri! a questi nostri amministratori gli dareste l’incarico di organizzare una giocata a tombola?
Poniamo che il capogabinetto di un Comune chiami il responsabile di un ufficio comunale dipendente (1) e gli chieda di fargli pervenire, al Palazzo di città, una lavagna luminosa in carico a quell’ufficio, perchè serviva al Sindaco.
Poniamo che dopo averla pulita e caricata su un’auto, un “autista trasporta lavagne luminose”, parcheggi l’auto nello spazio antistante il Palazzo di città.
Poniamo che l’“autista trasporta lavagne luminose”, un pò malandato in salute, rende edotto il capogabinetto che la lavagna si trova a piano terra, sull’auto parcheggiata.
Poniamo che l’altissima dirigenza politico-amministrativa del Comune, o meglio la “dirigenza della piccionaia” (2) non riesce a trovare un “usciere” che possa trasportare la lavagna luminosa al piano superiore, e che per tale motivo l’“autista trasporta lavagne luminose” riporti la lavagna dove l’aveva presa.
Siate sinceri! Non vi viene il dubbio che per costoro governare una città sia più semplice che organizzare una giocata a tombola?
(1) abbiamo trovato difficoltà a scegliere tra ‘collaborante’ e ‘dipendente’. Il primo termine, molto democratico, non ci è sembrato adeguato perchè avrebbe onorato solo la democrazia parolaia perchè, nella sostanza, se non si è riusciti a portare la lavagna luminosa al piano superiore vuol dire che nessuno ha collaborato. Il secondo termine non ci è sembrava pertinente perchè oggettivamente da una dirigenza priva di autorità che non riesce a far portare una lavagna da piano terra al primo piano non può dipendere neanche un pizzicagnolo; ma alla fine lo abbiamo preferito perchè se il primo fotografa il personale, il secondo fotografa la (s)qualità della cosiddetta dirigenza politica che è più grave e “più causa” del disastro.
(2) Oltre che altissima è definita “dirigenza politica della piccionaia” perchè per essere altissima e, quindi far corrispondere l’aggettivo con la realtà, pare voglia trasferire i propri uffici nel sottotetto del Municipio.
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Poniamo che siete un impiegato comunale e mentre, per servizio, state mettendo ordine in un locale comunale vedete affiorare un oggetto che somiglia ad un residuato bellico; per capirci una bomba.
Poniamo che bloccate tutto e vi rechiate presso l’alta direzione del comune per riferire sul problema. Poniamo che l’alta direzione non riesce a trovare il tempo per dare direttive (3) e, quindi, vi rivolgete direttamente ad un comando di polizia.
Poniamo che questo con l’impiego degli artificieri risolve il problema.
Poniamo che un alto dirigente del comune vi redarguisca per aver preso l’iniziativa di rivolgervi al comando di polizia.
Dite la verità: siete o no contenti di essere riusciti a non inc........?
E, non siete riconoscenti alla struttura burocratica per il fatto che vi consente, tutti i giorni, con il suo cretinismo burocratico, l’addestramento nell’esercizio della orientale arte della pazienza?
(3) forse stava cercando qualche usciere per far trasportare da piano terra al piano superiore la lavagna luminosa.
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L’arma segreta del centrodestra. Ormai sembra certo che l’uscente amministrazione di centrodestra realizzerà in Modica, prima delle prossime elezioni, nella parte bassa della città, una linea del tram. Il progetto è stato presentato da uno dei nuovi giovanissimi assessori il quale, radioso, ha detto che il progetto realizza il suo sogno di pochissimi anni fa quando appena bambino aveva visto un tram in un cartone animato. Sembra, però che le motivazioni sono molto più serie e rientrano nel principio di garantire ai modicani un minimo in tutte le cose: avere la disponibilità del tram significa garantire a ciascun modicano, almeno, la possibilità, fin’ora esclusa, di attaccarsi al tram quando qualcosa non dovesse andare.
Ovviamente contestualmente, sarà definito anche un sistema efficiente per organizzare una ordinata fila di coloro cui non resta altro che attaccarsi al tram.
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Palazzo San Domenico è divenuto un fortilizio dei mestieranti della politica.
E’ difeso da una spessa corazza di mediocrità, arrivismo e clientelismo che impedisce l’accesso alle persone normali. L’edificio è anche dotato di trasmettitori ad ultrasuoni che tengono lontane le persone assennate. Come il vampiro è refrattario all’aglio ed alla Croce così “Palazzo San Domenico” svanisce alla vista dell’”Alto”. L’unico modo per conquistarlo e dall’”Alto” e con l’”Alto”; ecco perchè penso che occorre ripetere un sensazionale atto simbolico come quello del 14 novembre 1920 di Guido Keller, uno dei personaggi più stravaganti dell’impresa fiumana che volando su Roma lasciò cadere su Montecitorio un pitale pieno di carote e di rape. Attendo nella mia e-mail suggerimenti. Non sto scherzando.
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Ci furono dei tempi in cui ci arrendemmo alla forza dell’olio di ricino o alla violenza proletaria, poi a quella del denaro ora alla forza delle mediocrità unite. Non abbiamo intenzione di contrastarli con la forza; non abbiamo la possibilità di farlo con il denaro, ci rimane solo l’arma di sommergerli di ridicolo.
La pagina 12 settembre 2006
Moderatismo: arma dei mediocri
Un “notissimo” conduttore televisivo di programmi culturali, su una emittente locale nostrana, ha definito la nostra attività pubblicistica un’azione di “terrorismo personale”.
A bocce ferme, quando cioè si è più disponibili a riflettere, vogliamo fare una riflessione, non perchè sia autorevole la fonte di tale accusa ma perchè comprendiamo che essa, in un mondo di pigrizia culturale, potrebbe riscuotere un qualche superficiale consenso facendo, quindi, passare un messaggio fuorviante.
Il nostro chiarimento pone le sue radici nel dizionario della lingua italiana.
Il problema è quello di individuare quando la critica, pur forte, all’operato ed ai comportamenti degli altri, supera la normale dialettica per assumere la qualità di “terrorismo personale”.
Terrorizzare significa intimidire e minacciare un danno morale o materiale. Ma perchè tutto ciò assuma la qualità negativa che è propria del termine, è anche necessario che il danno minacciato sia ingiusto altrimenti anche intimidire un ladro sarebbe definibile una forma di terrorismo.
Ma cosa è il giusto se non quanto è tutelato dalla legge scritta e dalle norme di civile convivenza?
Se la legge tutela la dignità delle persone, non consentendo di dire cornuto ad alcuno, anche quando ciò fosse vero, lo stesso non può accadere quando si accusa di voltagabbana un politicante che ha cambiato tanti partiti, avendo le opinioni espresse nel campo politico una particolare e forte tutela in termini di libertà anche a livello costituzionale.
Sembra utile ricordare che tale libertà di critica è importante per segnare il confine tra democrazia e dittatura: non accettare la critica è segno di atteggiamento totalitario.
La verità è che, molto spesso, non avendo argomenti di difesa si pensa di contrattaccare alterando il significato delle parole. Nel nostro caso l’obiettivo è quello di far passare l’idea che terrorismo è il contrario di moderazione e far valere, quindi, per associazione di idee, il principio che chi attacca il “bravo moderato” è un “terrorista.
Stiamo discutendo della nuova ideologia del buonismo professata dai comunisti che ha anche il pregio, per loro, di alimentare l’idea di un incontro sempre più naturale con i cristiani.
Ebbene, noi non siamo buonisti; anzi ci fa schifo esserlo: ci ripugna questo perverso ideologismo che confonde l’equilibrio con la moderazione.
Equilibrio e moderazione sono parole simili ma non uguali.
La moderazione è stemperare i principi, smorzare i vincoli ideali perché si vuole sostenere che sono più uno ostacolo che un aiuto all’azione politica. Il termine viene nobilitato dai suoi sostenitori col dire che moderare vuol dire “sedare”, “spegnere”, “ridurre”.
E’ da questi concetti che trae linfa l’ideologia democristiana di Dossetti, di Moro, La Pira e di... Prodi sulla quale hanno pure dissertato notissimi studiosi fra i quali, in particolare, il francese Jacques Maritain (1882-1973).
Questo potrà essere un dominio culturale molto vivo e problematico ma è certo che quando i vincoli etici vengono considerati un ostacolo all’azione politica è anche vero che esso diviene anche il luogo naturale di coloro che sono fondamentalmente e culturalmente privi di vincoli ideali, essendo impossibile distinguere colui che vi rinuncia perchè impediscono lo svolgersi dell’azione politica da quelle persone mediocri che non li posseggono per niente.
Noi alla moderazione contrapponiamo l’equilibrio che è la possibilità di modellare la società secondo i principi della Verità. Equilibrare non significa tentativo di riduzione; può rendere necessario un adattamento ma mai può significare uno spegnimento della propria carica ideale.
Noi sui principi non moderiamo, preferiamo il linguaggio chiaro e netto, siamo severi con i nostri avversari politici perchè lo siamo con noi stessi.
Noi vogliamo essere governati a Modica dai migliori e, per propiziare ciò, verifichiamo la presenza, nella dirigenza politica che si propone, di quelli che riteniamo essere i migliori sintomi del buon governo: la coerenza, l’assenza di contraddizioni, il disinteresse e l’umiltà.
Di contro stigmatizziamo, anche con violenza dialettica l’ignoranza crassa, la presunzione manifesta, la pochezza culturale, l’ostentazione di una immagine fasulla, l’accusa agli altri di vivere conflitti di interesse minimizzando o nascondendo i propri, l’inquinamento della politica con l’arroganza del denaro.
La Pagina
Lettera di un cavallo morto al Sindaco Torchi
Signor Sindaco, non so se ha dimenticato, oppure ha deciso di non ricordare. Io sono American, il cavallo che l’anno scorso la superficialità dei suoi tecnici, dei suoi esperti e della sua organizzazione ha costretto a correre in un terreno inadeguato. Le devo confessare che mi pento di aver fatto il mio dovere di obbedire agli ordini del mio fantino, durante quella edizione della Giostra dei Chiaramonte.
Avevo già visto le difficoltà dei pochi cavalli che mi avevano preceduto. E quando, arrancando nelle profonde buche lasciate da loro, inciampai rompendomi l’osso del collo devo confessare che quasi me l’aspettavo come un destino.
L’avermi assegnato il primo premio è stata la classica soddisfazione del fesso, ma in compenso nutrii la speranza, come tutti gli “eroi” che la mia morte fosse servita a qualcosa. Invece, quando nella mattinata del 12 agosto ho letto il regolamento della edizione 2006, ma, ancor più, dopo aver visto la sera stessa la “Giostra” mi sono accorto di essere morto invano, anzi, una seconda volta.
Veda, Signor Sindaco, io fui un povero cavallo. Mio padre mi aveva trasmesso il valore del rispetto che i miei antenati avevano ricevuto dai cavalieri loro padroni che i miei avi avevano loro restituito con austera fedeltà ed altrettanto amore. Mio padre mi raccontava che pari rispetto veniva tributato e ricambiato anche a bestie meno nobili e persino agli asini e agli sterili muli per la loro funzione e il buon lavoro svolto.
Dopo un periodo di stalla, prima della Giostra dell’anno scorso, in questo ricordare i climi della Contea di Modica mi era sembrato che si stessero inverando situazioni simili a quelle che mi avevano trasmesso i miei avi: ero contento.
Quando l’anno scorso sono stato accoppato, mi ero pure illuso di essere morto nell’adempimento del dovere ma, dopo aver visto la “Giostra” di quest’anno, mi sono accorto che ho avuto un abbaglio, che ho commesso un grave peccato di ingenuità. Aveva ragione mio padre quando, rinverdendo le glorie della mia famiglia, mi raccontava che nella Contea di Modica vissero solo muli ed asini. Da cavallo, mi sembra che la situazione non sia molto mutata. Infatti, se è vero che ora ci sono cavalli è anche vero che mancano del tutto Conti.
Signor Sindaco se con la disastrosa “Giostra” dell’anno scorso è stato ucciso fisicamente un cavallo, quest’anno il disastro consiste nell’aver ucciso la natura del cavallo. Pretendere che un cavallo faccia le cose ridicole che avete scritto in quel regolamento significa ucciderlo nella sua essenza e nella sua natura. Voi non avete bisogno di cavalli, ma di scecchi.
Mi rivolgo ai fantini perché tutelino la loro dignità, e la nostra onorabilità di cavalli: Non partecipate alla prossima “Giostra”! Che se la faccia lei Signor Sindaco insieme ai colleghi della Giunta, con gli asini che certamente non mancano.
Infatti, se è vero che l’anno scorso avete realizzato un terreno di gara con un fondo buono per andare al passo e ci avete fatto correre ed ora avete realizzato un fondo buono per correre e ci avete mortificato facendoci andare al passo: bene... qualche scecco deve pure esserci!
Mi scusi questo mio pensare semplice, da animale.
Neanche con l’aiuto di altri miei colleghi, in questo limbo di cavalli, sono riuscito a dare delle risposte ai vostri comportamenti; da bestie non riusciamo ad individuare i vostri reconditi criteri di vita.
Ed infine mi permetta, anzi mi consenta come si dice nei vostri paraggi, di esprimere il mio plauso a Massimo Culmone, che ha davvero mostrato le sue qualità, poiché condurre la diretta televisiva di una boiata di queste dimensioni, tentando di farla apparire una cosa seria non è da tutti: Massimo, davvero, non sto scherzando.
Non me ne voglia, ma l’anno prossimo spero che i cavalli abbiano un vero “Conte”, e non voglio far correre rischi ai miei colleghi vivi invitandoLa a darsi all’ippica.
Mi creda, senza rancore.
American
S’affinnieru i scecchi quattrupedi
Per dovere morale e giuridico pubblichiamo la lettera con la quale Polidoro, segretario dell’”Unione Scecchi modicani”, manifesta il suo disappunto per alcune parole che American, il cavallo morto durante la giostra dei Chiaramonte del 2005, aveva rivolto al Sindaco Torchi. Noi, avrete notato, ci siamo tirati fuori dalla polemica ed assicuriamo che non consentiremo che la vicenda abbia ulteriore seguito. Rileviamo, però, che essa è stata utile ai nostri progetti perchè ci fa capire che anche nei giudizi degli animali la politica modicana viene percepita nella maniera giusta.
Essa ha contribuito a rimarcare il livello della cultura politica modicana che va sempre più caratterizzandosi per una perfetta simbiosi tra destra e sinistra in cui la prima dal nulla inventa le idiozie (Giostra dei Chiaramonte e fontana dello stretto), e la destra le realizza.
Quasi come due gatti che si sono divisi il lavoro: uno la fa e l’altro la copre.
<<Egregio dott. Modica,
sono il Segretario della “Unione Scecchi” nata per isolare l’associazione “Tutt’i scecchi muricani” perché essa consentiva l’iscrizione anche a scecchi a du’ pieri. La scissione è avvenuta proprio perché avevamo problemi a capire i criteri di vita e le ragioni degli scecchi bipedi.
Mi appello al suo senso del giusto perché, attraverso la sua rubrica, mi sia consentita una chiosa a quel che ha scritto al Sindaco Piero Torchi il defunto American.
Premetto che siamo scecchi solidamente piantati su quattro zampe e non abbiamo nulla a che fare con quelli che stanno in precario equilibrio su due. Siamo quindi consapevoli dell’abissale differenza che esiste tra un cavallo ed un asino, ma ciò non toglie che ci siamo sentiti offesi quando American scrive al Sindaco “Voi, per fare la Giostra dei Chiaramonte non avete bisogno di cavalli, ma di scecchi”.
Come sarebbe a dire? Perché dovremmo fare noi le cose che lui stesso definisce ridicole? Non sa American che anche noi abbiamo la nostra onorabilità e la nostra dignità? Ma che si crede?
Vero è che, per campare, siamo scesi a molti compromessi, ma non possiamo scendere così in basso! Se servisse a far ridere i bambini con la nostra goffaggine, potremmo anche fare la Giostra, ma non possiamo farla per compiacere i componenti di questa Giunta che, come bambini mal nati e peggio cresciuti, han solo voglia di sfruttare gli animali!
Dopo questa lettera, se davvero i fantini ed i cavalli si rifiuteranno di fare la prossima Giostra, ci provi il Sindaco ad impiegare noi scecchi: vedrà che calci!
Noi non siamo nobili come i cavalli, ma anche noi abbiamo storia, basta leggere Apuleio di Madaura. E’ certamente un merito della nostra categoria se Apuleio scelse di dare a Lucio le vesti di un asino per assistere ai più abbietti vizi umani e testimoniare la follia degli uomini.
Io stesso posso vantare di essere un Di Luma Cori cui è stato imposto il nome di Polidoro che, per chi non lo sappia, vuol dire “riccamente dotato”. Perciò, se il Sindaco vuole fare la Giostra per forza, si rivolga all’associazione “Tutt’i scecchi muricani” e American non si impicci di noi e si goda i pascoli celesti.
Polidoro>>
Fine novembre 2006
Non copia perchè non capisce e non fa perchè è incapace?
Quando un cittadino di normale discernimento dovesse notare che il proprio Sindaco, dalle idee vulcaniche e dal parlare impetuoso, non realizza quanto già realizzato da altri comuni più poveri e con meno risorse, è certo che si inorgoglirebbe perchè constaterebbe di essere governato da un Sindaco che se ne fotte di quanto hanno fatto gli altri perchè non vuole copiare ed andare oltre, la dove gli altri non possono seguirlo perchè privi della sua intelligenza, e realizzare cose mai viste.
Se lo stesso cittadino dovesse accorgersi che il suo logorroico Sindaco non ha realizzato nulla di quanto altri poveri comuni hanno realizzato ed ancor meno di quanto con un diluvio di parole ha promesso, ci sembrerebbe legittimato a pensare che il suo Sindaco non copia perchè non capisce e non fa perchè è incapace.
A chi il merito!!! A me! A me!
Il politicante è quel miracolo di intelligenza che riesce a manipolare i risultati elettorali in guisa che, privo di remore logiche e di buon senso, riesce a dimostrare sempre di aver vinto anche quando in modo lapalissiano ha perduto.
Le stesse tecniche li applica quando deve leggere quei dati di carattere sociologico ed i dati statistici relativi a grandi fenomeni come i flussi turistici ed altro.
Chi in questo campo volesse recare offesa al nostro Sindaco Torchi troverebbe in noi un determinato avversario. Non permetteremo mai, infatti, che venga messa in discussione l’unica qualità che egli possiede: tutto gli si può attribuire tranne che non sia capace, con rara maestria, di ricondurre, alla sua azione di governo tutto ciò che di positivo accade a Modica.
Noi siamo convinti che se una modicana venisse eletta Miss Mondo lui riuscirebbe a trovare le parole giuste per far corrispondere la bellezza della sua attività amministrativa a quella della ragazza vincitrice.
Ovviamente per le discariche fai da te la colpa non è sua, quindi, se la sbrighi il prefetto, il Questore ed il Comitato provinciale per l’ordine pubblico.
Il turismo a Modica? un boom mai visto tutto da attribuire all’azione possente ed innovativa di “questa insuperabile amministrazione in questa meravigliosa città” (frase che anche quando per necessità di tempo non viene pronunciata si prega di voler pensare).
Ma cosa pensate che possano incidere l’attivismo della regione Sicilia, le grandi tendenze internazionali dovute ad avvenimenti fuori dal comune; ma cosa volete che conti che i dati siano più o meno uniformi in tutta intera la Sicilia compresa la città di Roccasecca
Comunque Modica fa storia a se perchè ha un’amministrazione ed un Sindaco fuori dal comune: è vero ci prende per i fondelli; ma bisogna ammettere che lo fa con stile e forse meglio di come lo ha fatto Saverio Terranova.
Non per niente quest’ultimo, il creatore dell’insuperabile carrozzone chiamato Azasi, della invivibile Marina di Modica e della caotica Sorda e, prima ancora distruttore della Chiesa di S. Agostino e del “Bristol” (come si può notare cominciò da piccolo, quindi è il massimo della coerenza), non per niente, dicevamo, è stato arruolato dalla sinistra.
Tutto ciò ci conforta perchè così siamo sicuri che qualsiasi schieramento vinca le prossime elezioni comunali un venditore di fumo al governo lo avremo comunque.
Pani caliatu
Per chi non vuole farsi abbindolare dalla immagine dell’efficienza manageriale della borsa 24 ore con giacca cravatta e ragazze in minigonna che il nostro sindaco ha lanciato sin dalla sua candidatura al cinema aurora, (anche noi cademmo nella trappola e stiamo tentando di nascondere il fatto ai nostri nipotini), consigliamo di chiedere la visione di un fascicolo dell’archivio; un fascicolo qualsiasi, come abbiamo fatto noi, ed allora constaterà il livello allucinante di arretratezza operativa, lo sperpero di denaro pubblico e la totale assenza di ogni analisi e controllo della spesa.
Avere contatti con il comune fa nascere imperiosa una sola necessità: quali aggettivi utilizzare per manifestare, in termini legali, compiutamente tutto il disprezzo possibile per una miscela di arroganza, ignoranza, incompetenza, supponenza, sperpero di denaro pubblico, che la storia insegna essere stati i fattori che hanno fatto morire ogni democrazia.
Da una Lettera di Saro Cannizzaro al concetto di tutela di Vigili Urbani.
Interveniamo sulla lettera al direttore di Saro Cannizzaro su La pagina del 12 dicembre in merito al servizio fotografico “Codice della strada che confusione?” Non ci interessa la polemica, ben definita dal direttore, ma ci appare utile solo sottolineare che la reazione del Cannizzaro, in quanto responsabile della segnaletica (almeno ci è apparso di capire) ci è sembrata una istintiva difesa della dignità della funzione che esercita nell’ambito del Corpo, ma di certo non adeguata: infatti, le osservazioni sulle norme che soprassiedono la realizzazione della segnaletica ci sembrano irrisorie rispetto ai problemi più generali sollevati dal servizio stesso.
Il servizio de La Pagina, al quale aggiungeremmo anche quello del 28 ottobre “Modica patrimonio dell’Unesco?”, è di una rara efficacia nei suoi aspetti di carattere generale, perchè dalle foto si materializza quello che noi, ormai da alcuni mesi, definiamo “traffico da terzo mondo”; un disordine generalizzato che in effetti, e lo dimostreremo in uno studio sul quale stiamo lavorando, è la parodia o la metafora dello stato mentale dei nostri amministratori.
Abbiamo detto dei nostri amministratori e non dei vigili urbani i quali sono costretti a muoversi in ambiente privo di direttive e nella più totale disorganizzazione, prova ne è che è dotato di un vertice o senza midollo o completamente assente, se è vero che non reagisce alle critiche... o forse questo silenzio è previsto dal “Funzionigramma”, l’ultima formidabile trovata dell’Assessore.?
Certamente degno di stima il desiderio di Saro Cannizzaro di difendere i vigili urbani, ma egli deve cambiare direzione perchè non può prendersela con chi evidenzia le carenze in materia di organizzazione della circolazione ma con i suoi superiori gerarchici e politicanti che costringono il vigile urbano a lavorare in queste condizioni.
Non è la prima volta che prendiamo le difese dei vigili urbani; non lo facciamo per dovere di giubba, ma perchè quanto di disordinato il servizio evidenzia non può essere attribuito ai Vigili urbani.
In questa ottica di problemi scrive Saro Cannizzaro “... mi piace rimarcare un intervento televisivo del sindaco Piero Torchi, laddove alcuni cittadini lamentavano soste selvagge e doppie file. “Abbiamo numeri limitati di agenti - ha detto grossomodo il primo cittadino - e i compiti della polizia municipale sono molteplici. Sarebbe, invece, opportuno la collaborazione dei cittadini evitando di lasciare le auto sui marciapiedi, o sugli attraversamenti pedonali, o in doppia fila”.
Questa frase del Sindaco è di una banalità unica perchè il sindaco chiede che il problema glielo risolva la buona educazione dei cittadini, come il Prefetto gli doveva risolvere quello delle discariche fai da te; ma perchè il Sindaco non risolve il problema dell’evasione fiscale nello stesso modo invitando chi non vuole saperne di pagare le tasse a pagarle? o ancora, perchè non rivolgersi ai cittadini delinquenti perchè la smettano di delinquere.
Questo è parlare inutile, un parlarsi addosso: Saro Cannizzaro sa quanto recupero di efficienza del servizio di polizia urbana è possibile con un più accorto utilizzo della tecnologia, un diverso modo di organizzare i servizi ed ancora migliorando la professionalità del personale ed organizzando meglio il Corpo. Assicuriamo che, a differenza del sindaco, sappiamo di cosa stiamo parlando.
I cittadini devono essere sollecitati, orientati e quant’altro ma è l’Amministrazione che deve governare i fenomeni e deve dare gli indirizzi adeguati alle risorse disponibili. Ha detto bene Prodi rispondendo a chi in materia di finanziaria parlava dei sondaggi negativi: “ma io mica posso governare la finanza in base ai sondaggi?”
La lodevole passione di Saro Cannizzaro è essa stessa la prova delle pesanti condizioni negative in cui versa il Corpo che solo ai tempi del Comandante Modica Scala ebbe i suoi momenti migliori.
Quando la difesa del Corpo è affidata a chi vuole prendersi la briga di difenderlo (Saro Cannizzaro) e non a chi deve per dovere Istituzionale e per dignità personale (Assessore e Comandante) difenderlo; quando dobbiamo vedere un assessore in testa ad una manifestazione religiosa con la ricetrasmittente dare ordini ai vigili urbani; quando un Comandante del Corpo è considerato un optional (tanto è vero che si è perso e si perde tempo a realizzare tale figura), quando si tira fuori un il “funzionigramma” come se fino ad allora ogni vigile urbano non sapesse quale fosse la sua funzione: quando succede tutto questo, caro Cannizzaro, diviene chiara la identità di chi prende per i fondelli i Vigili Urbani.
Per completare gradiremmo una più chiara spiegazione del periodo: “ L’assessore alla Viabilità, Giorgio Aprile, mi ha, oltremodo, autorizzato per fare rilevare che la polizia municipale interviene per contravvenzionare i veicoli in sosta sui marciapiedi fotografati con disponibilità, eventualmente, a dimostrare con documenti alla mano, i fatti.”
Tutti gli uomini del successo modicano costituiscono il Comitato dei saggi
A Modica, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera, si è costituito un comitato di saggi. Ne fanno parte l’On. Drago, l’ing. Agosta, il sen. Scivoletto, l’on. Minardo, il Sig. Carmelo Carpentieri, l’avv. Ruta, il prof. Barone e il prof. Saverio Terranova.
E’ stato eletto presidente, all’unanimità, il prof. Saverio Terranova il quale ha dichiarato, secco e subito, che “il comitato nasce, per il bene della città”.
Un caloroso e commosso applauso ha salutato queste semplici ma significative parole.
Il comitato dei saggi ha dichiarato di continuare a voler bene la città e continuerà a volergliene bene per sempre.
Tutti i presenti si sono trovati d’accordo su questo punto, ricordando che hanno voluto bene Modica con la democrazia cristiana, con i socialisti e con i comunisti e poi, quando quest’ultimi hanno avuto il loro 8 settembre (tipo ‘43), nel senso che sono scomparsi perchè non se ne trova neanche uno, l’hanno voluta bene anche con il centrosinistra ed ora con il centro destra.
Il componenti del comitato si sono dichiarati davvero orgogliosi del magico momento che sta attraversando Modica vedendo in esso cristallizzati i loro meriti, la passione profusa nel più totale disinteresse; alcuni di loro hanno pure evidenziato di aver trasmesso tale passione ad alcuni loro pargoli di famiglia che ora stanno muovendo i loro primi passi sulle loro orme.
Il presidente ha rivendicato con determinazione come le vecchia e benemerita cultura politica sia riuscita ad inverarsi anche nei provvedimenti operativi.
E’ stata ricordata l’Azasi, prima vera Università modicana, che ha al suo attivo ben due Presidenti della regione siciliana, un Ministro alla Regione siciliana ed, alla fine, anche un capo di gabinetto al Comune; esaurita la sua funzione è nata con gli stessi obiettivi la Multiservizi dove sono cambiati tempi, attori e metodo ma rimane l’antica e benemerita sostanza. Le vecchie e solidi radici hanno già dato i loro frutti così al “pensarla alla grande” della ruspa di Saverio Terranova che demolì la chiesa di S. Agostino degli anni che furono è subentrata la invenzione della Giostra della Contea e, con lo scopo di passare alla storia, la realizzazione della fontana dello stretto che tutti ci invidiano per non parlare delle tante rotonde che segnano l’inizio della fine del problema del traffico.
Tutti hanno riconosciuto che è da questo humus che è maturata la creazione del corso di laurea di “Scienze del Governo e dell'Amministrazione”. Un costo di circa due miliardi di vecchie lire ogni anno fa comprendere come Modica abbia la capacità di fare sacrifici, capacità che riposa nel tradizionale orgoglio di fare le cose alla grande che alimenta l’anima di ciascun modicano, tanto è vero che sia gli impiegati del Comune sia quelli della collegata Multiservizi, hanno detto che sono disposti a ricevere gli stipendi anche con ritardi di cinque mesi purchè Modica non perda questo incredibile indotto che il corso in argomento ha provocato, ma in maniera ancora più copiosa provocherà nella nostra città. D’altra parte è sufficiente andare a Modica Alta di sera per rendersi conto di quanto è successo.
Non manca neanche un collegamento programmatico tra vecchia e nuova generazione politica come il viadotto “Avola”, che oltre a collegare fisicamente i fianchi di una valle collega 20 anni spesi bene di passione politica mentre la variante al piano regolatore sta lì da tanti anni a testimoniare l’impegno profuso da più generazioni di politici di altissimo livello che costantemente, anno dopo anno, superando ogni noia, hanno riproposto in ogni programma elettorale: vera misura della caparbietà di una classe politica che dalla caduta del Fascismo in poi ha onorato la corretta amministrazione della nostra città.
La difesa del proletariato non è andata in pensione, chi l’ha realizzata si ed in maniera sostanziosa, ma in compenso la rivoluzionaria classe dei proletari è stata quantitativamente estesa e qualitativamente migliorata eliminando ogni forma di infantilismo e velleitarismo che ne aveva caratterizzato l’origine.
Ed, infine, il “Comitato” si sente davvero rappresentato dal Sindaco Torchi che pur giovane ha facilmente metabolizzato una cultura vecchia di quaranta anni, che si manifesta in un’azione indistinta che non fa riferimento ad alcuna pastoia ideologica e di visone del mondo, una concezione ecumenica e quasi anarchica buona per tutti, molto attenta ai problemi dei poco occupati che nella politica hanno trovato la massima occupazione.
Bagattelle pre-elettorali
Le tre ciurme
Osservare le presenze e quanto avviene nei corridoi del Comune, specie in quel tratto che va dall’archivio alla sala consiliare passando per l’ufficio di gabinetto, è una cosa sociologicamente interessante.
Oltre al personale dei vari uffici, nella “casa del popolo” modicana, sono presenti tre ciurme di personaggi: la ciurma del centrodestra e quella del centrosinistra, entrambe di complemento ovvero presenti alternativamente o l’una o l’altra a seconda di chi vince le elezioni, poi vi è la terza ciurma la cosiddetta “ciurma in s.p.e” (servizio permanente effettivo), nel senso che è quella sempre presente qualsiasi sia il tipo di maggioranza.
L’appartenente alle prime due ciurme si caratterizza per il suo temperamento passionale e dispone di un adeguato elenco di tutte le cose che gli consentono di osannare le capacità del suo politicante di riferimento e dell’elenco di tutte le malefatte dei politicanti avversari del suo pupillo.
Gli appartenenti alla terza ciurma si distinguono per la saggezza, la calma e per la capacità che hanno di dare l’impressione di essere comunque utili a tutti; costoro considerano i no ed i si compromettenti strade senza uscita.
Questi atteggiamenti psicologici e questi schieramenti si ripetono, quasi identici, nell’organico degli impiegati comunali.
Dal 2002 al 2005 abbiamo organizzato alcuni eventi che oltre a gratificanti risultati culturali, ci hanno consentito di fare una esperienza diretta di quanto vi stiamo raccontando.
Vi sono stati momenti in cui, per realizzare i necessari rapporti con la direzione politica, ci siamo sentiti ciurma (del centrodestra) ed in tale posizione abbiamo percepito quanto forte è l’ostentazione di potere accompagnata da pura arroganza miscelata da ipocrita cortesia che ci ha costretto a comportamenti al limite del decoro; situazione che prima abbiamo attribuito ad una diffusa disorganizzazione della macchina burocratica, che speravamo sarebbe stata corretta ma poi, capito che era il frutto non di disorganizzazione ma di un modo di essere e di subdola strategia acchiappa voti, abbiamo deciso di lasciar perdere.
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Gli unti dal popolo
I nostri politicanti sono molto superficiali, e la superficialità sostanziale è segno inequivocabile di mediocrità politica.
Non è raro trovare politicanti che vantano le ripetute elezioni come segno di aver svolto bene il loro mandato amministrativo o politico.
La richiamata mediocrità politica impedisce loro di comprendere che anche coloro che hanno fatto del clientelismo la ragione della propria esistenza, vengono rieletti puntualmente; costoro non riescono neanche a percepire che anche notissimi personaggi in odor di mafia sono stati rieletti puntualmente.
Si viene rieletti grazie ad un pacchetto di voti, sempre uguale, sempre di un quartiere e si cerca di passare come unto dal popolo quando al limite si può solo ben dire che è il portavoce di quel gruppo di elettori del quale si cura, con impegno durante il mandato, essendo la fonte primaria della sua forza politica, così come un assicuratore fa con il suo pacchetto clienti.
E’ da questo atteggiamento culturale che Berlusconi considera i suoi risultati elettorali una maxi-sentenza di assoluzione.
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Temi elettorali
Il comitato per la rielezione di Piero Torchi Lucifora, nella scelta dei temi elettorali, pare stia studiando il sistema per veicolare l’idea che le variazioni climatiche non sono colpa del buco dell’ozono ma, invece, merito studiato e perseguito con successo dell’Amministrazione Torchi e che, quindi, una sua riconferma potrebbe consentire un ulteriore aumento della temperatura con il grande vantaggio di rilanciare l’attività di Marina di Modica potendosi organizzare una stagione balneare a cavallo di Natale e Santo Stefano, con “bagni a mare sotto l’albero” e neve soffiata.
Fine febbraio 2007
Elezioni comunali: Noi ti daremo di più
Le campagne elettorali vengono pianificate con criteri che ripetono le varie fasi previste per la realizzazione di un’azione di guerra; non per niente Occhetto parlò di “gioiosa macchina da guerra”, lui che è l’erede di una ideologia che, invertendo il Clausewtiz, elaborò la strategia politica in cui questa veniva definita “la guerra condotta con altri mezzi”.
Vengono aggiornati gli elenchi dei “clienti”, degli “amici”, di “coloro che devono” e di coloro cui si sono fatti piaceri durante la sindacatura trascorsa, si allertano gli “utili idioti” in servizio permanente effettivo, si arruolano quelli di complemento, si dà una ultima ma accurata occhiata al libro paga. Si cercano persone e ditte in sofferenza, se ne valuta l’entità e, con “spirito cristiano” si propone loro di risolvere tali sofferenze in maniera più o meno parziale a seconda della quantità di voti che potranno garantire. Poi un giro di telefonate alle ditte “amiche”, sorrisi, baci ed abbracci per la strada. Un cosiddetto comitato elettorale viene insediato per ricevere e smistare telefonate, si raddoppia il numero dei cellulari con utenti a piramide: dai tutti ai pochi, dai pezzenti a quelli importanti o da fare sentire importanti.
Si analizza l’avversario, la sua forza economica il suo patrimonio umano la possibilità di ottenere un cambio di casacca.
Tutta questa rete ed attività produce i suoi effetti, ottenere il maggior numero di voti possibili, a prescindere dal cosiddetto programma, essendo quest’ultimo una variabile indipendente rispetto al risultato.
Infatti, questo metodo, con pochissimi cambiamenti, è quello utilizzato per qualsiasi azione che richiede il coordinamento di uomini e mezzi: mafia compresa.
In pratica il sistema ha la necessità di creare e mantenere quel controllo sulle persone in un determinato territorio, capace di garantire la creazione ed il mantenimento delle giuste relazioni che poi sono la fonte del potere.
Una struttura di questo genere, buona per fare qualsiasi cosa, nel caso delle elezioni, viene rapidamente addobbata con il cosiddetto programma.
Il programma diviene così l’esito finale della trasformazione delle vecchie ideologie, del progetto politico, della visione del mondo, della filosofia di vita che richiedevano cultura, passione politica, senso dello Stato e della Comunità. Esso è l’esito di una operazione tipo Casablanca attraverso la quale il progetto politico è stato degradato in elenco di cose da fare senza anima, privo di identità e di quella benefica organicità che dà dignità ad un progetto.
Il programma, ovvero l’elenco delle cose da fare, viene così immesso ad irrorare, come il sangue nelle trasfusioni, nella “macchina per ottenere voti” per dare sostanza alla promesse, alle aspettative, alle illusioni ed alle speranze di molti disperati, di tanti caporali ma anche di tanti mezzi uomini senza dignità che del servire i potenti hanno fatto lo scopo della loro vita.
“Staccare i telefoni” al Comune di Modica non è reato: assolta la Telecom
I modicani sanno, grazie anche ad un manifesto della sinistra, che come è a tutti noto si è distinta passando alla storia per il buon governo e per la puntualità con cui pagava i creditori, che il Sindaco Torchi ha denunciato per interruzione di pubblico servizio la Telecom per aver “staccato i telefoni” al Comune, per il banalissimo motivo che quest’ultimo non provvedeva a pagare il debito di circa 5 miliardi delle vecchie lire per cinque anni di “bollette non pagate” (dal 2002 al 2006) ovvero un miliardo l’anno che corrispondono a 83 milioni al mese, a 277.000 lire al giorno, a 7.000 lire l’ora come a dire che se anzicchè parlare al telefono l’alta direzione del Comune andasse a prendere un caffè gratis ogni ora ci costerebbe di meno.
Ad ogni buon fine il processo, che si è celebrato per direttissima e rapidamente, quasi il tempo di cinque caffè, ha sentenziato l’assoluzione della Telecom.
Nulla ha potuto l’avvocato del Comune, nonostante non fosse modicano, contro le moltissime ed incontrovertibili testimonianze raccolte dal Giudice le quali hanno dimostrato senza nessuna ombra di dubbio che pur essendoci stata la materiale sospensione dei telefoni non si è verificata la interruzione del pubblico servizio essendosi verificato, invece, che man mano che la Telecom staccava utenze telefoniche il Comune funzionava meglio: con un picco di mai vista efficienza nel momento in cui hanno staccato il telefono del Sindaco.
L’esito del processo ha provocato la costituzione di un comitato di sinistra che intende chiedere alla Telecom una interruzione più prolungata dei telefoni del Comune che certamente consentirebbe una maggiore efficienza complessiva ed un recupero dei debiti. Contro questo Comitato ne è nato un altro il quale si preoccupa che questo interessamento della sinistra nasconda l’idea di finanziare, con i soldi risparmiati dalla Telecom, un’altro Corso di laurea di “Scienze del Governo e dell'Amministrazione” con la facile argomentazione che “... se dobbiamo buttare soldi tanto vale farlo nel settore della cultura”, come a dire che noi vogliamo i nostri cittadini , magari con le pezze al c... ma acculturati...