Dialogo maggio 2006

 

 

Rita Borsellino cartina di tornasole di una politica degradata

Ci ha particolarmente gratificato  la lettera che Vittorio Sgarbi ha rivolto a Rita Borsellino (Il Giornale e La Sicilia del 1 maggio scorso) con la quale, da par suo, ha rivolto precise accuse che noi avevamo già accennato, su questa nostra rubrica, in un pezzo del gennaio scorso.

Noi abbiamo scritto che l’unica qualità di Rita Borsellino è l'essere sorella di Paolo Borsellino, eroico combattente della Mafia: prima militante del Fuan e poi Missino.

Ritorniamo sull’argomento non per convincere i nostri quattro lettori a non votarla, perchè non ce ne frega più di tanto e forse non faremmo neanche in tempo, ma lo facciamo perchè intendiamo utilizzare le inconfutabili accuse di Sgarbi alla Borsellino come grimaldello capace di forzare quella resistenza ad acquisire la consapevolezza che siamo in presenza di una manipolazione subdola delle coscienze.

Scrive Sgarbi alla Borsellino:  (...) la sua candidatura è stata un'abile invenzione, suggestiva ed evocativa, di Leoluca Orlando (...)  forse la sua identità è una illusione ottica più che un progetto politico. (...)  oso pensare che, senza il martirio di suo fratello, lei non sarebbe stata chiamata.  (...) suo fratello non avrebbe votato un cartello in cui Rifondazione Comunista inibisce di candidarsi a un innocente,  ingiustamente perseguitato (Turi Lombardo ndr). (...) Ma suo fratello non può parlare, non può prendere posizione. Eppure il suo nome, attraverso di lei, è messo in gioco. L'avrebbe gradito Paolo Borsellino? Ed è farneticante pensare (e dire) che lei, senza quel nome, non sarebbe stata scelta per drammatizzare uno scontro politico, oltre la politica, attraverso la persuasione e l'emotività che il martirio determina? È un'identità propria, sul piano etico essere la sorella di un eroe? Ed è giusto agire politicamente, ovvero illustrarsi, in memoria di lui? Che molti pensino di no, lo so, ma pochi lo dicono.”

Noi aggiungiamo che Paolo Borsellino con il suo sangue ha testimoniato la sua fedeltà allo Stato; a quella idea di Stato che corrispondeva ad un preciso modello di sviluppo disegnato dalle sue idee politiche missine. Ebbene, noi consideriamo lo sfruttamento del sacrificio di Paolo Borsellino da parte della sorella e della sinistra che l’ha candidata, a favore di una cultura politica contraria al modello politico che ha riempito il cuore e segnato i sogni dell’uomo e del magistrato Borsellino, un intollerabile ed immorale tradimento; un atto della stessa violenza e natura di quello che i poteri forti realizzano utilizzando la forza del denaro come fonte e mezzo di propaganda manipolativa, capace, quindi, alla pari, di alimentare quel clima generale di assenza di valori (correttezza, moralità, avere una forma, rispetto della memoria degli uomini) che è il principale sostegno anche alla mafia.

Noi ne abbiamo scritto spesso  e tenteremo, per le elezioni comunali dell’anno prossimo di provocare, su questa carenza morale, un vero e proprio tormentone, vogliamo stanare il degrado della politica, e non ci faremo fermare da accuse di presunzione, prima perchè quest’accusa ci lascia indifferente e poi perchè per riconoscere  la mediocrità non occorre particolare genialità: è sufficiente solo un pò di buon senso. A chi dovesse dire che Modica non è Palermo diciamo che la candidatura della Borsellino è figlia della medesima cultura politica dei nostri Borrometi, Barone e compagnia bella.

 

 

“Sofferenza da traffico” e neanche una ...limonata

Sentiamo davvero tenerezza nell’ascoltare le dichiarazioni euforiche utilizzate da esponenti del governo della città sugli ottimi risultati ottenuti in materia di traffico in occasione della “Maronna vasa vasa” di Pasqua e di eurochocolate (che noi stessi abbiamo elogiato): noi riteniamo che costoro non avvertono quel  senso di disagio che dovrebbe percepire chi sa che è capace di decidere solo quando sa che qualsiasi provvedimento restrittivo è condiviso perchè costretti dalla necessità.

Nella vita di tutti i giorni quando in famiglia vi è una persona che sta male familiari ed interessati attivano tutta una serie di verifiche, analisi, visite mediche alle quali segue l’assunzione di terapie che nei casi chiari e “facili” raggiungono i risultati mentre nei casi più difficili provocano una serie di tentativi che finiscono nei casi terminali nell’adozione rassegnata di cure palliative, per diminuire quanto più possibile le sofferenze fino alla fine o, nei paesi in cui è possibile, fino all’eutanasia.

Abbiamo riportato questo esempio per meglio stigmatizzare la qualità del governo della nostra città che davanti al problema del traffico contrappone una grande energia, coraggio e decisionismo quando (eurochocolate)  per una necessità incontrastabile attua, coraggiosamente, un piano del traffico drastico e senza discussioni ad una disarmante e colpevole assenza del benchè minimo provvedimento capace di diminuire la “sofferenza da traffico” di tutti giorni dominata da una “politicamente vigliacca” paura di scontentare anche il più semplice pizzicagnolo.

Noi siamo convinti che il principale ostacolo non è la mancanza di strade e gallerie e vigili urbani; non è normale che in una situazione come quella attuale non si assista ad alcun esperimento, come se il problema non esistesse.

In pratica esiste un malato (il traffico), ed i suoi parenti (amministratori), nell’attesa chissà di che cosa non gli danno neanche una limonata.

La cosa non ci meraviglia. Negli anni ’80 da consigliere comunale dell’opposizione proponemmo, per la prima volta, l’idea di non permettere al flusso in arrivo allo stretto e diretto verso la Sorda di non svoltare a sinistra ma di avviarlo su Via Vittorio Veneto, farlo svoltare all’altezza dell’ex INAM e poi da Viale medaglie d’oro verso la Sorda. Lo scopo era quello di realizzare gli effetti benefici delle “rotonde”. La proposta venne condivisa e venne avviato l’esperimento con un sopralluogo in cui era presente l’assessore al traffico (del quale per non alimentare polemiche non indichiamo il casato). In tale sopralluogo noi chiedemmo, per privilegiare quel flusso principale (condizione necessaria per l’esperimento) eliminare quel “dare precedenza”, che in aggiunta alla regola generale della precedenza a destra costringeva al flusso che si affacciava su viale Medaglie d’oro a fermarsi per dare la precedenza alle auto che provenivano dal mercato ortofrutticolo. Ebbene, l’esperimento venne avviato, non ricordiamo quanto durò, ma il “dare precedenza” non venne mai spostato sul flusso proveniente dal mercato ortofrutticolo ottenendo la ridicola visione di un enorme flusso di veicoli fermo per dare la precedenza all’isolato motorino che veniva dal mercato ortofrutticolo. Ora fu ridicolo chi propose l’esperimento o quell’assessore che pur condividendo non trovò il tempo per spostare il “dare precedenza”?

Ma come si fa ad assumere l’incarico di assessore alla polizia urbana e stare lì senza neanche fare un tentativo...  mostrare un minimo impegno... e lasciare, poi, l’incarico senza lasciare traccia del suo passaggio, fosse anche il consentire la svolta a destra per chi da Santa Maria voglia andare a San Pietro facendo togliere quell’auto dei vigili urbani che la impedisce.

Questi nostri assessori saranno nati e vissuti a Modica ma hanno una ... flemma messicana tutta sombrero e poncho .

 

Democrazia demente?

Se noi diciamo che è assurdo e demenziale nominare un difensore civico e pagarlo in attesa che si faccia il regolamento che ne disciplini il lavoro e vengano risolti i problemi logistici qualcuno ci dirà che era necessario nominarlo perchè altrimenti sarebbe intervenuto... bla bla...

Se noi chiediamo perchè non avete provveduto per tempo? qualcuno ci risponderà che era necessario prima risolvere problemi di convergenze politiche, di equilibri necessari e di verifiche comportamentali e bla... bla ...bla...

Se noi ribadiamo che così si sperpera denaro pubblico, qualcuno ci replicherà che tale sperpero è solo apparente perchè in effetti l’istituto del difensore civico è un istituto molto importante previsto ... bla ... bla... bla...

Se noi ci meravigliamo del fatto che una cosa così ovvia sollecita così inutili discussioni, qualcuno ci dirà: lei non capisce nulla di politica!

Se noi chiedessimo di sapere cosa è la politica, qualcuno ci direbbe: lei è irrecuperabile!

 

 

Franco Antonio Belgiorno se lo riconosci ...

Un pericoloso personaggio si aggira nella nostra città e nella nostra stampa locale. Nessuno sa chi sia. Sappiamo solo che sui giornali si firma Franco Antonio Belgiorno. Qualcuno dice che è possibile incontrarlo sul Corso ed a volte nei pressi o dentro la libreria “La Talpa” o fermo a guardare la vetrina della Libreria del Corso. Sembra che soffra di libridine, malattia terribile ed infettiva. Alcuni sostengono che appena ti fermi a parlare  con lui diviene forte la voglia di comprare un libro: motivo per cui i politici locali lo evitano. Attivando alcuni nostri confidenti abbiamo appreso che ha lavorato per molti anni in Germania e che soffre l’incurabile malattia di amare Modica nonostante sia originario di Siracusa. Ultimamente ha firmato due preoccupanti articoli sul Giornale di Sicilia.

Con il primo, riferendosi alla celebrazione della Madonna “Vasa vasa”, con un titolo decisamente eversivo, “Quella festa che profumava di casa”, rievoca dei sentimenti che potrebbero turbare in maniera pericolosa il “pensiero corretto” arrivando a scrivere:  “...Non vi erano telecamere, nè saluti dalla Germania per via satellite. Nè c’era chiasso di mondo moderno e di tutte quelle cose  di oggi che distraggono, come la piazza stessa, nell’entrarci prima dello scoccare del mezzogiorno, diventasse una vetrina delle vanità”. (Giornale di Sicilia del 16 aprile).

Giustamente i politici locali si sono preoccupati perchè un simile messaggio può delegittimare la necessità che il popolo modicano ha di ascoltare gli struggenti ed accorati appelli dei governanti durante le riprese televisive oppure può turbare interessi economici consolidati.

Non meno pericoloso è stato giudicato il secondo impudente attacco all’ordine culturale costituito, il giorno 19 successivo sulla stessa Testata. Titolando “Quelle tradizioni che bisognerebbe riscoprire” dove dopo aver rievocato le manifestazioni religiose ( San Paolino l’Ortolano, i Santoni, il venerdì santo, San Giorgio, Santa Maria della Catena ecc), con una sfrontatezza che non ha pari ha addirittura scritto che tali feste religiose “...conservano una meravigliosa valenza spirituale” non mancando di ipotizzare la presenza in Modica di “avventurieri della cultura” che si oppongono. L’attacco diviene insolente e provocatorio, quando senza mezzi termini scrive che “...sarebbe augurabile che qualcuno ci dicesse se esiste la volontà del ripristino (delle feste religiose tradizionali).

Tanto lo abbiamo riferito perchè se il pericolo è conosciuto è più facile evitarlo, fermo restando che non c’è da preoccuparsi perchè a guardare i comportamenti del potere non si può ragionevolmente temere che la situazione non sia sotto il loro controllo.

 

 

I segni del degrado

Si può essere assessori dell’UDC e distribuire volantini di Forza Italia?