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Alla cerca dei pupari modicani: Chioserò i professori Pisana e Terranova. (Dialogo novembre 2010)
Saverio Terranova e Domenico Pisana con un libro ciascuno (1) hanno segnato l’inizio per la scrittura della storia di Modica di questo dopoguerra. Se la storia è un metodo che insegna a chiedersi la ragione dei fatti, il lavoro dei due studiosi più che una ricerca storica appare una, ad essa propedeutica, sistematica cronologia dei fatti politico amministrativi che si sono succeduti nell’arco di tempo esaminato. Sono libri che non possono mancare nelle biblioteche personali dei modicani, nello scaffale delle enciclopedie dei Dizionari, dei “libri dei fatti”, degli annuari e delle rassegne stampa annotate più che accanto ai saggi storici. Sono, infatti, pregevoli “cronologie” che raccogliendo in maniera ordinata, risultati elettorali, composizioni dei vari consigli comunali, forze politiche e politici che si sono succeduti nel governo della città, nonché principali avvenimenti culturali, diventano fondamentali ed utilissimi strumenti che di certo stimoleranno indagini storiche ed approfondite ricerche. Ed io sono la prima “vittima” di questa sollecitazione perché, avendo vissuto parte di questi tempi, leggendo i due libri mi è nato il fortissimo desiderio di dare il mio contributo con annotazioni ed integrazioni. Uno stimolo più pressante comunque mi è stato provocato dall’inaccettabile invito che fa il Pisana quando scrive che “le istituzioni affidino l’incarico a storici e studiosi, affinché si cimentino in un lavoro di ricerca” (pag 17). La migliore storia è quella che si forma percorrendo un processo storico autonomo e libero che studia tutti i contributi, nessuno escluso, confutandoli, accettandoli, dimostrandone la coerenza reciproca verificandone i rapporti di causa ed effetto non omettendo mai di indicare documenti, fatti ed episodi specie proprio quelli non in sintonia con i propri giudizi complessivi. L’idea che la storia è sempre scritta dai vincitori è divenuto oggetto di attenta riflessione ed attenzione. Basta osservare la grande credibilità che sta assumendo l’enorme letteratura storica, revisionista, prodotta in questi ultimi decenni specie sulla seconda guerra mondiale, sul fascismo, sulla “democrazia” dei soviet e dei suoi gulag, su Mussolini e, ultimamente, sull’unificazione d’Italia. Nella storia umana i vincitori esistono anche in tempo di pace ecco perché l’invito del Pisana diviene un chiaro ed evidente tentativo di far scrivere la storia al Potere cioè ai vincitori: il Pisana ci propone la storia scritta con delibera comunale. Per un uomo libero, definire disdicevole questa proposta del Pisana mi sembra il minimo. In ordine allo schema di una ipotetica delibera comunale sarebbe interessante scoprire i nomi degli autorevoli storici locali cui assegnare l’incarico e quali dovrebbero essere gli artifici intellettuali e linguistici da adottare per rendere la delibera del consiglio comunale diversa rispetto alle veline e direttive del MinCulPop fascista. Pisana già ci dà un segno di come potrebbe essere redatta una simile delibera scrivendo che “sono loro (storici professionisti ndr) che devono scrivere una storia della città” e, come ogni buona velina che pretende di essere rispettata, aggiunge che gli storici professionisti incaricati “devono dar vita ad un testo organico, complessivo, diviso in tomi e periodi, dove tutti i processi economici, politici, culturali, religiosi, urbanistici, sanitari siano analizzati nella loro profondità per tracciare il cammino di questa città d’arte che tutti ci invidiano” (pag 16). Quando sarà il momento ci indicherà la grammatura della carta, il titolo il sottotitolo, la quantità di pagine la irrinunciabilità alla sovra copertina, alla carta patinata e magari la dedica: “…all’on. Nino Avola , insigne democristiano ed indimenticabile Assessore alla cultura della Regione Sicilia”. In reazione a queste considerazioni ho deciso di chiosare i libri di Terranova e Pisana andando dietro le quinte dei quadretti di famiglia da loro descritti e con una chiave di lettura che mi permetta di verificare se le scene descritte dai due studiosi modicani rendono necessario indagare su quell'altrove cui si riferiva Leonardo Sciascia quando scriveva “Il potere non è nel Consiglio comunale [...]. Il potere è sempre altrove.” Tutto ciò non perché voglio scrivere la Storia (non ne ho né il passo né la capacità) ma solo per fornire materiale al processo storico in atto: utile per indicare altri punti di osservazione e per evidenziare errori come quello scritto da Pisana a pag 399 (scusabile, ma per me orrore) quando inserisce la mia persona in una cordata politica per me insopportabile: quella di Forza Italia che a Modica contiene il peggio dei politicanti. Annuncio che il capitolo più importante di questo mio libro sarà quello che si interesserà della politica culturale perché anche in termini gramsciani offre più spunti per osservare la politica modicana e meglio degli altri domini è capace di definire la qualità politica dei nostri politici e governanti. Io con il Potere voglio incrociare il Gladio, ribadisco… il Gladio non il fioretto. Io preferisco analizzare i pupari non i pupi ed ho abbastanza esperienza e la pura presunzione di possedere il disincanto per distinguere il vero puparo da quel pupo che è talmente pupo da credersi puparo.
(1) Terranova Saverio, Contributo alla storia di Modica. Dal 1945 al 2006, Editore Argo Software Ragusa 2008; Domenico Pisana, Modica in un trentennio, Genius Loci Editrice, Ragusa 2010 Carmelo Modica |