Mostra fotografica ai Cappuccini di Ibla

 

Henry Cartier Bresson diceva: “Per noi fotografi ciò che sparisce sparisce, per sempre”.

E’ vero… L’occasione dura un attimo e se si perde, quell’immagine non potrà mai esistere. Ciò vale per qualsiasi oggetto si voglia fotografare. A tale regola non si sottrae neanche la mostra fotografica che dai primi di luglio potrà essere ammirata presso la Chiesa dei Cappuccini (già Sant’Agata), all’interno dei Giardini Iblei.

Si tratta di una raccolta di foto, circa duecento, prodotte, in quest’ultimo trentennio, dal dott. Vincenzo Giompaolo, fotoamatore e studioso delle tradizioni popolari siciliane. L’evento culturale, patrocinato dalla Provincia Regionale e dall’A.P.P.I.T. di Ragusa in sinergia con l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Ragusa, sarà tenuto a battesimo dal Presidente della Prov. Reg.le di Ragusa, ing. Franco Antoci, che interverrà anche nella qualità di Presidente dell’Associazione “Ragusani nel Mondo”, nonché dal responsabile dell’Associazione Culturale “Sicily is one”, Sebastiano La Mesa, promotore ed organizzatore dell’intera manifestazione. L’allestimento espositivo, che permarrà per tutto il mese di luglio, avente per titolo “Sicilia, tra culto e cultura”, raccoglie una serie di tematiche molto care ai siciliani ed in particolare ai cittadini iblei: le “Feste religiose”, le “Cene di San Giuseppe”, le “Edicole votive”, i “Castelli”, il “Natale in Sicilia”, i “Lavori di una volta” e le “Costruzioni in pietra a secco”. Immagini che hanno come filo conduttore il sentimento genuino che sgorga dall’animo dell’uomo in qualunque situazione. Essendo le foto uno strumento di comunicazione possono essere usate per la scoperta e la divulgazione di aspetti e valori che altrimenti non si paleserebbero a tutti.

“…E’ questo il significato intrinseco della mostra fotografica”, così assicura il dott. Vincenzo Giompaolo con cui la Redazione di “Insieme” ha scambiato due chiacchiere distogliendolo dal faticoso lavoro di allestimento.

 

-Dott. Giompaolo, come è nata la sua passione per la fotografia?

Oltre trent’anni fa nasce la mia passione per la ricerca etnografica con particolare riferimento alla studio delle tradizioni popolari. Tale ricerca mi ha portato a visitare numerosissime località siciliane, anche dell’entroterra, allo scopo di individuare i loro usi e costumi le cui radici culturali affondano nella notte dei tempi. Da qui l’esigenza di portare con me le immagini di quei luoghi e di quelle usanze attraverso qualcosa che potesse essere conservata nel tempo: la fotografia...

 

-La fotografia intesa come chiave di lettura dei luoghi, delle attività umane e delle tradizioni. Qual è l’aspetto fondamentale che rende le sue foto come una preziosa documentazione che giunge dal passato?

Le immagini fotografiche che qui vengono proposte e che documentano momenti e scene di vita, di mestieri ormai scomparsi e di usi e costumi del ceto popolare e rurale, rappresentano una modesta selezione di una quantità di immagini ben più ampia. A differenza dei documenti cartacei, che ci riportano notizie del passato attraverso la loro lettura, le foto cercano di far rivivere, anche se attraverso un’immagine “catturata”, lo spirito di una tradizione per mezzo di una iconografia e mimica unica che contraddistingue il popolo siciliano. Oggi l’immagine ha perso la sua “genuinità” perché sopraffatta da una visione del mondo artefatta e, nello stesso tempo, veloce. Per entrare in contatto con il passato è necessario “viaggiare” con la sua stessa lunghezza d’onda. Attraverso la visione delle foto la memoria del passato, di un passato che in fondo ci appartiene perché insito nel nostro animo e che le odierne generazioni non conoscono o trascurano, emerge in tutte le sue sfaccettature. La fotografia, pur con tutti i suoi limiti e parzialità, è perlomeno riuscita a tramandarci una “immagine” di quella realtà che accende i cuori e riscalda gli animi verso una dimensione dimenticata che ci fa ritornare bambini.

 

-Culto e cultura attraverso le foto. Qual è il filo conduttore delle variegate tematiche affrontate attraverso le immagini?

I soggetti fotografici che qui vengono presentati rivestono, a mio sommesso avviso, una importanza particolare perché testimoniano l’espressione più vera della cultura e tradizione popolare. La cultura di una comunità nasce dal consolidarsi e tramandarsi nel tempo di esperienze e soprattutto valori che gli individui della comunità stessa riconoscono come comuni e condivisi. Il ricordo e la memoria, proprio per la loro funzione di tramandare nel tempo esperienze e valori, sono elementi di fondamentale importanza per il crearsi di una cultura. I riti, le feste, ma anche i castelli, le edicole votive ed i lavori di una volta, essendo richiami della memoria di eventi, sono elementi fondanti di una comunità. La memoria non è semplice ricordo del passato, ma soggettività del presente, fonte d’identità che storicamente si materializza e si rappresenta in forme diverse. Ai fini della conservazione viva della memoria, essa va coltivata come una pianta, altrimenti appassisce e muore. La fotografia rappresenta il cibo di cui si alimenta la memoria.

 

                                                                                  Giuseppe Nativo

 

 

 

La mostra etno-fotografica di Giompaolo riscalda il cuore degli iblei

 

Un notevole flusso di visitatori – tra curiosi, turisti, appassionati e ricercatori – ha caratterizzato le prime settimane della 1° Mostra fotografica “Sicilia: tra Culto e Cultura” di Vincenzo Giompaolo, la cui installazione espositiva verrà mantenuta per tutto il mese di luglio nei locali attigui alla Chiesa dei Cappuccini (già Sant’Agata), a Ragusa-Ibla, all’interno del Giardino.

Duecento sono le foto che accompagnano il visitatore durante il percorso espositivo.

…E’ l’indimenticabile vissuto della Sicilia tradizionale… un percorso evocativo e conoscitivo in cui la cultura è connessa con il culto, atto con il quale l'uomo, mediante il rito che coinvolge la sua componente spirituale, si pone verso il trascendente, verso il sacro, e… il popolo siciliano sente la presenza del sacro…”.

Questo l’incipit del prof. Nino Cirnigliaro, Presidente del Centro Servizi Culturali di Ragusa, in occasione della serata inaugurale, alla presenza dell’Autore e di tutto lo staff organizzativo.

L’evento culturale, patrocinato dalla Provincia Regionale e dall’A.P.P.I.T. di Ragusa in sinergia con il Comune di Ragusa, si inserisce nell’ambito di quelle iniziative volte a valorizzare il territorio afferente alla cosiddetta zona del “triangolo barocco”, già riconosciuta come patrimonio dell’umanità.

Tali aspetti sono stati puntualizzati, nel corso della relazione introduttiva, dall’Assessore alla Cultura del Comune di Ragusa, ing. Vito Frisina, che ha sottolineato come l’impegno di studiosi e ricercatori della portata del dott. Giompaolo siano non solo da incoraggiare ma anche da apprezzare per lo sforzo e l’impegno profusi volti a far conoscere aspetti tradizionali del nostro territorio che toccano l’intimo di ognuno.

Scorci di vita quotidiana, momenti di appassionato ed intenso fervore popolare delle feste religiose, i mestieri di una volta, le edicole votive, la lavorazione dei “muri a secco” sono alcuni dei temi trattati che conducono quasi per mano il visitatore in quella accorata dimensione umana dal sapore antico attraverso un percorso espositivo suddiviso in sette tematiche, la cui essenza può essere colta anche dalla lettura di appositi pannelli esplicativi.

La mostra fotografica nasce grazie alla sinergia messa a tutto campo fra il dott. Vincenzo Giompaolo, fotoamatore e studioso delle tradizioni popolari siciliane da oltre sei lustri, e l’Associazione culturale “Sicily is one” il cui responsabile, Sebastiano La Mesa, da circa due anni è impegnato nella divulgazione e diffusione di tematiche culturali con le quali valorizzare questa terra straordinaria che è la Sicilia.

Tale attività ha fatto nascere e, nel contempo, rinsaldare i rapporti già intrapresi con l’Associazione internazionale “Ragusani nel Mondo”. Grazie a tale collaborazione la mostra varcherà i confini oceanici e sarà esposta dal 16 al 22 ottobre di quest’anno in America ed esattamente nella città di Hawthorn (New Jersey) presso il Circolo della Comunità Iblea. Una ulteriore testimonianza dell’impegno a raggiungere gli scopi statutari che l’Associazione stessa si è data.

Con l’organizzatore dell’intera manifestazione, Sebastiano La Mesa, la Redazione ha intrattenuto un piacevole colloquio.

 

-La mostra fotografica è frutto dell’esperienza fotografica del dott. Giompaolo e nasce dalla collaborazione fra l’Associazione “Sicily is one” e l’Associazione “Ragusani nel Mondo”. Quali i progetti e gli obiettivi?

L’esperienza maturata in campo fotografico dal dott. Giompaolo è del tutto unica in quanto trae origine dai suoi studi etnografici e si sviluppa in quest’ultimo trentennio con una vasta mole di fotografie che costituiscono una preziosa documentazione sugli usi, costumi e tradizioni del popolo siciliano. L’associazione culturale “ Sicily is one”, che mi onoro di presiedere, nasce a Ragusa nel 2004 con l’obiettivo di diffondere, promuovere, tutelare, la cultura del territorio siciliano ed in particolar modo della Provincia Iblea in ogni sua forma e genere. Da qui le variegate manifestazioni che ci hanno visto protagonisti e, nello stesso tempo, organizzatori e che hanno avuto l’obiettivo primario di far apprezzare e valorizzare, a tutti i nostri conterranei, le nostre bellezze naturali-paesaggistiche ed architettoniche. In questo contesto ben si inserisce la proficua collaborazione con l’Associazione “Ragusani nel Mondo”.

 

-Tradizioni, usi e costumi visti attraverso le foto. Potrebbe sembrare riduttivo?

La forza e, soprattutto, la forma espressiva di una foto spesso rendono più di un documento. Il supporto cartaceo, pur essendo molto importante come traccia scritta, deve essere letto ed interpretato in quanto in esso manca la forma visiva dell’azione che viene descritta dal documento stesso. Nella foto si entra subito nella dimensione reale dell’azione che costituisce l’oggetto della tematica rappresentata. La foto può essere considerata come la forma iconografica e, soprattutto, mimica del soggetto immortalato con un click.

 

                                                                                              Giuseppe Nativo