“Giovanni Cartia. L’uomo, il politico”

Presentato al Centro Studi Feliciano Rossitto il saggio di Giuseppe Miccichè

“Quando, nel luglio del 1959, Giovanni Cartia morì, qualcuno scrisse che era scomparsa una grande figura di siciliano. L'affermazione si fondava su dati certi. Cartia era stato per lunghi anni l'interprete di un socialismo democratico che in contesti difficili, all’indomani della prima e della seconda Guerra mondiale, cercava di conquistare e difendere uno spazio e di additarsi come esempio di costruttività reale”.

Così si legge, in maniera sintetica ma incisiva, sulla quarta di copertina del recente saggio, “Giovanni Cartia. L'uomo, il politico” (Ragusa 2011, pp. 112), pubblicato dal professore Giuseppe Miccichè, figlio illustre di Santa Croce Camerina (Rg), per il quale il Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa interviene non solo in veste di ente organizzatore della serata culturale promossa per presentare il libro ma anche in quella editoriale. Una serata di alto spessore per la presenza di un team navigato di politici e storici, Natalino Amodeo (ex deputato nazionale), Nello Rosso (ex deputato regionale), Giorgio Veninata (storico), che hanno tratteggiato l’opera di Miccichè, dopo l’intervento introduttivo del Presidente del Feliciano Rossitto, on. Giorgio Chessari, alla presenza di non pochi rappresentanti dei vertici istituzionali e di un folto ed attento pubblico.

Giuseppe Miccichè, già docente di Italiano e Storia nelle Scuole secondarie, co-fondatore nel 1981 del Centro Studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa (ricoprendo la carica di Presidente fino al 2002), ha al suo attivo non pochi saggi che hanno sviscerato, in maniera esaustiva, variegate tematiche riguardanti la storia politica e sociale siciliana tra ‘800 e ‘900 (tra cui “Dopoguerra e fascismo in Sicilia 1919-1927”, 1976; “I Fasci dei lavoratori nella Sicilia sud-orientale”, 1981; “La Sicilia tra fascismo e democrazia”,1987; “Il Movimento Cattolico nella Sicilia sud-orientale”, 1994; “Uomini illustri della provincia iblea - secoli XIX-XX”, 2001; “Stampa e lotta politica dal 1901 al 1922”, 2008; “Un lungo cammino. Il movimento socialista nella Sicilia sud-orientale”, 2009).

“Quella di Giovanni Cartia - ha affermato Giorgio Veninata - è stata una vita all'insegna della coerenza, secondo i principi del socialismo riformista che non avevano avvertito (o avevano sottovalutato) il pericolo del fascismo”. Il saggio del professore Miccichè ha un merito significativo in quanto “racchiude in maniera concisa la vicenda umana, professionale, politica, di uno dei figli migliori della nostra provincia”. Cartia, nato a Scicli nel cuore dell’estate del 1894, è nominato, dopo lo sbarco degli alleati, primo prefetto di Ragusa; eletto alla Costituente nella lista socialista, ricopre la carica di sottosegretario al Ministero dell'agricoltura nei governi presieduti dall'on. De Gasperi; membro della Consulta regionale siciliana, deputato al Parlamento nazionale, pubblico amministratore, nonché pubblicista. Attivissimo tra coloro che elaborano lo Statuto per l'autonomia da concedere all'Isola, esercita la professione forense fino alla fine.

“Conobbi l’avvocato Cartia, e ne rimasi immediatamente affascinato, verso la metà degli anni '50”, ha poi ricordato Nello Rosso, precisando di essere stato tra “i praticanti nel suo studio; era un uomo che credeva nella libertà e nella democrazia; un uomo di grande signorilità e di grande modestia”. “Un grazie al professore Miccichè e all’on. Giorgio Chessari per aver riportato alla memoria di tutti la figura di uno degli uomini più importanti, nel secolo scorso, nella nostra provincia” ha poi continuato Natalino Amodeo, puntualizzando che il libro è uno squarcio sugli anni dell’immediato dopoguerra. “Ho conosciuto Cartia a Pozzallo nel 1946 – ha aggiunto Amodeo - lui parlava, senza microfono, dal balcone di palazzo Pandolfi; con quella voce roca, calda; era un autentico incantatore». Con emozione sempre crescente Amodeo ha portato non poche testimonianze su Cartia come uomo politico: “Durante un comizio ebbe a dire: La Democrazia cristiana ci accusa di essere di sinistra, come se fosse una colpa; noi socialisti diciamo: a destra c'è il portafoglio, ma a sinistra c’è il cuore”.

La serata ha avuto il suo momento conclusivo con il contributo finale dell’autore e l'intervento del figlio di Giovanni Cartia, Girolamo. Quest’ultimo – mostrando in sala le non poche medaglie al valore conquistate in guerra dal padre (compreso una pala dell'elica di un aereo austriaco abbattuto dal padre nel 1916 nel corso di una delle tante battaglie aeree) – ha ricordato, con forte emozione, la figura del genitore non solo sotto l'aspetto professionale (avvocato con spiccate doti oratorie), ma anche umano per l'alta sensibilità mostrata nell’aiutare e difendere il prossimo.

Giuseppe Nativo