Appuntamenti culturali del Caffè Letterario Quasimodo
Presentato il romanzo “Fuori gioco” del giornalista Salvatore Scalia
“…Nel romanzo di Turi Scalia intravedo tre livelli di lettura: uno socio-antropologico, l’altro etico e, non ultimo, letterario. Tre livelli che si integrano nell’unità di una narrazione molto efficace e puntuale. Nel primo ambito emerge il giornalista, nel secondo la coscienza critica dello scrittore che coglie i problemi profondi della società del nostro tempo, nel terzo, infine, affiora la tecnica letteraria dell’autore. Tre livelli che sono fortemente presenti nel testo e che si compenetrano dando un affresco di fatti ed avvenimenti sapientemente narrati”. Questo l’incipit di Domenico Pisana, Presidente del Caffè Letterario Salvatore Quasimodo di Modica, alla presentazione della recente fatica letteraria dello scrittore e giornalista etneo Salvatore Scalia, “Fuori gioco. Vita bruciata di un calciatore di provincia” (Marsilio Editori, 2009, pp. 127), tenutasi presso la sala convegni del Palazzo della Cultura. Una serata all’insegna della cultura, inserita nell’ambito degli incontri, dal titolo “Sabato letterario”, promossi e curati dalla menzionata Associazione, in sinergia con il Comune. Ad arricchire l’evento è stata la presenza di illustri relatori, Carmelo Arezzo e Gino Carbonaro (critici letterari) con Marinella Fiume (scrittrice), i cui articolati e ben calibrati interventi sono stati intervallati dalla lettura di alcuni brani tratti dal volume di Scalia, proposti dagli attori Daniele Cannata e Alessandra Pitino (Compagnia Teatrale Hobby Actor’s) e brillantemente infarciti dalle note musicali del maestro Gianluca Abbate al pianoforte.
“Il titolo, rubato dalla regola principe del calcio - spiega Domenico Pisana, dopo i saluti del sindaco - diventa metafora della vita del protagonista, Paolo, un ragazzo disadattato che si accorgerà troppo tardi di aver vissuto in un mondo tutto suo. La vita perduta di chi ha sempre vissuto nell’attesa: prima della fama, e poi di un posto di lavoro, sognando che il suo amore sia ricambiato. Da espressione calcistica a fallimento esistenziale, sta qui la cifra di questo romanzo”. Una storia singolare con al centro una Sicilia periferica da cui si sviluppa, attraverso la brillante penna di Scalia (che vive di giornalismo e dirige le pagine culturali del quotidiano “La Sicilia”), un romanzo di formazione, alla scoperta del bene e del male, delle illusioni e della crudezza di un mondo molto spesso ostile e incomprensibile. L’architettura narrativa dell’autore, etneo di Mascalucia, è capace di rievocare con precisione il passato, la sua terra, gli odori, i colori in un mirabile assemblaggio che può essere “gustato” come un dipinto. E’ sufficiente leggere alcune righe affinché il lettore venga “rapito” dall’intensa e vibrante narrazione: “La mattina dell’ultima domenica di novembre del 1969 Mascalucia è immersa nel torpore, le casette, grigie e rosse, sono sbarrate, i negozi chiusi, i caffè vuoti e le piazze deserte”; e ancora: “Le rocce, ammassate dalle ruspe nello spazio tra i nuovi gradoni e il vecchio muro di cinta, hanno perduto maestosità e intimità. Divelte e spostate da siti che occupavano da secoli, rovesciate… Rovi, fili d’erba e ginestre… spuntano da ogni minimo varco”. E’ una superba pennellatura che l’autore dà del paesaggio ai piedi dell’Etna e che la speculazione edilizia progressivamente divora insieme alle memorie antiche. Un territorio che vive all’ombra del vulcano di cui avverte la “presenza inquietante, spaventosa e, nel contempo, affascinante”, come ha sottolineato Gino Carbonaro disquisendo sulla peculiarità dell’architettura narrativa che Scalia dà in ogni sua opera e che si nota a partire dal “Vulcano e la sua anima” (presentato a Ragusa nel lontano 1990).
“Fuori gioco” offre una versione rovesciata del mito del calciatore, ha evidenziato Carmelo Arezzo. Il tanto desiderato successo viene solo sfiorato trasformandosi in repentina sconfitta. Il tutto mirabilmente narrato con un “procedimento stilistico di rara efficacia espressiva” e, in buona sostanza, con un lirismo efficace, dolente e con risvolti farseschi di una storia vera. Nelle sue pagine si avverte la lezione di Verga e Pirandello, di Sciascia e Brancati, come più volte messo in evidenza anche dalla scrittrice Marinella Fiume, nel corso del suo articolato ed esaustivo excursus letterario, raffrontando Scalia con grandi come Saba, Leopardi, De Filippo che hanno anch’essi trattato la tematica calcistica nelle loro opere. A conclusione della serata è stato consegnato un attestato di riconoscimento a Salvatore Scalia per aver narrato la storia di Paolo, “una sorta di personaggio clinico sul quale punta i riflettori di una inchiesta socio-morale necessaria per capire il giovane uomo che sognava gli stadi esaltanti, che amò soggiogato dall’amore, che vive marchiato dalla vita”.
L’appuntamento della domenica
Mio caro Diario…
«Mio caro Diario, oggi il quindicinale INSIEME compie il suo 25° compleanno. Anche se tanto tempo è passato, è sempre giovane. Con la sua nuova veste grafica più giovanile e più snella punta l’inserimento verso un pubblico di lettori sempre più numeroso. Da quest’anno, la distribuzione gratuita in tutte le parrocchie della diocesi, ha fatto in modo di entrare in ogni famiglia. Anche mia zia Pinuccia, signorina anziana ma ancora di un bello aspetto, lo trova interessante perché la informa sui fatti della sua parrocchia. Lo segue anche mio cugino Carmelo che da un bel po’ si trova fuori Sicilia per motivi di lavoro.
In parrocchia so che è seguito, perché, a fine messa, specie la domenica, mio papà controlla il solito angolino per vedere se viene posto in bella vista per le persone che mostrano interesse. Quando non lo trova corre a dare una mano al parroco affinché lo si spacchetti.
Quest’anno per INSIEME saranno necessarie 25 candeline. Però, al posto delle candeline, sulla torta si potrebbero inserire tante bandierine di tutte le nazioni e al centro due pupazzetti che si danno la mano in senso di amicizia. Un segno, un saluto fraterno che è anche universale perché allontana la babele che è nel nostro cuore.
Adesso, caro Diario, ti lascio perché si è fatto tardi. Mi debbo recare dal mio amichetto Youssef per fargli compagnia. Sua mamma ritorna tardi dal lavoro.
Dimenticavo: “Caro Gesù Bambino, fai che per questo Natale il mio amichetto Youssef possa imparare a leggere senza difficoltà i messaggi che sua mamma lascia sui pezzettini di carta la mattina presto prima di andare a lavorare nei campi al freddo e al gelo”».
L’omaggio a Ettore Scola di Alida Pardo
“La delicatezza del tratto… nelle composizioni di Alida Pardo, diventa indiscussa eleganza che declina la bellezza…”. E’ questa, in estrema sintesi, la caratteristica pittorica di Alida Pardo, giovane artista palermitana, che, diplomata all’Accademia di Belle Arti, si è innamorata tanto degli iblei da mettere su radici. Assecondando la sua passione artistica ha partecipato a non poche esposizioni collettive raggiungendo dei risultati sempre più brillanti.
Dopo il successo ottenuto un anno fa con la partecipazione ad una collettiva in terra modicana, quest’anno, mettendo a frutto una ulteriore ricerca e sentire pittorico, Alida Pardo si è voluta presentare al pubblico ragusano con una mostra del tutto particolare che si colloca tra arte, visione e cinema. E non poteva essere diversamente visto che l’esposizione, posta nell’ambito del Costaiblea Filmfest, rassegna cinematografica siciliana divenuta un punto di riferimento per gli appassionati di filmografia siciliana e nazionale, presso i locali del cinema Lumière di Ragusa, ha per tema “Lo sguardo e il suo doppio. Omaggio a Ettore Scola”. Il catalogo, curato dal critico Andrea Guastella, con testi di Aldo Gerbino e Giovanni Occhipinti, si presenta con una veste grafica che richiama le opere della Pardo ispirate ai lavori del regista Ettore Scola.
Il percorso espositivo, visitabile fino al 22 dicembre, si rifà a “quei momenti speciali” che le sequenze cinematografiche offrono al pubblico. Un viaggio fantastico dentro i fotogrammi, piccole cellule di vita, che raccontano la vita anche se questa sta altrove. Il cinema è finzione che riproduce la realtà, come uno specchio in cui le immagini sono destinate a infrangersi e, infine, a dissolversi. Metafora tragica, quella dello specchio. Attraversarla significa passare dalla parola al silenzio. “Perché a dispetto dell’apparenza lo specchio ci volta costantemente le spalle, restituendoci al mistero che da sempre ci abita”. E’ questo il significato intrinseco che Alida Pardo vuole mostrare attraverso “luci e ombre memori delle storie passate… cercando di riviverne i pensieri e le emozioni”.
Giuseppe Nativo