Chiafura e gli aggrottati nella montagna del purgatorio

Il Giornale di Scicli pubblica la ristampa del volumetto che descrive la “visita del '59”

 

Quella timida giornata di primavera sciclitana del 1959 non si preannunciava come la solita che, con viso spaventato, avrebbe ceduto il passo, come ogni giorno, alle insistenti gocce di luce da cui le buie sagome di solitudine notturna sarebbero fuggite spaventate. Aveva qualcosa di particolare. Si sarebbe presentata particolarmente intensa per l'intera cittadina di Scicli (Rg), immersa e sperduta in una zona sud orientale della Trinacria, verde, deserta, greca, araba, normanna, angioina, ancora spagnoleggiante, gesuitica, coperta di fiori e di pietre, dove le nespole e le tegole profumano d'antico, inebriata dal delicato profumo di zagara, accarezzata e lambita dall'azzurro mare e dalle spumeggianti onde dal sapore saraceno. Un drappello di intellettuali era sceso dall'Urbe per constatare di persona quanto segnalato dalla comunità sciclitana, attraverso l'infaticabile opera del locale Circolo culturale “Vitaliano Brancati”, degnamente supportato dall'Amministrazione comunale (espressione dei partiti di sinistra che allora avevano la maggioranza in consiglio comunale) fattasi portavoce, verso i vertici nazionali del partito, di una cogente problematica.

Ma cos'era tanto fermento e, soprattutto, perché? A tali domande risponde, in maniera esaustiva, la recente ristampa del volumetto dal titolo “Chiafura, la visita del '59”, edito da “Il Giornale di Scicli”, contraddistinto da pagine intense, di familiare genuinità, accompagnate da bellissime foto in bianco e nero che documentano quella memorabile giornata rimasta certamente scolpita nel cuore degli iblei. Oggetto di interesse gli aggrottati di Chiafura, quartiere di Scicli posto sul lato occidentale del costone di San Matteo. Un insediamento “rupestre inserito quasi a sorpresa nella cinta urbanistica della cittadina, con una geografia umana tra le più emarginate e deboli della popolazione locale”, così annota Franco Causarano nell'introduzione. Già utilizzate in tempi arcaici, le grotte si erano trasformate, nel corso dei secoli, da semplici spelonche a vere e proprie abitazioni per le classi meno abbienti. Grotte abitate, “prive di servizi igienici e di possibile uso di acqua corrente”, dove, sino alla fine degli anni Cinquanta, erano costretti a vivere non poche centinaia di esseri umani.

I fermenti sociali che caratterizzavano quegli anni e “la forte presenza dei partiti politici” rappresentavano la punta di forza per portare in primo piano in quel di Scicli l'ormai annoso “problema

degli aggrottati”. Il deputato Giancarlo Pajetta (1911 - 1990), accettando la sollecitazione degli sciclitani e facendosi carico “della denuncia della condizione di miseria e di sottosviluppo meridionale”, si adoperò in Parlamento affinché venissero risolti i segnalati problemi impegnandosi a  mobilitare un gruppo di intellettuali chiamati ad esprimersi e soprattutto a sensibilizzare, attraverso la loro voce e testimonianza, l'opinione pubblica sulle condizioni di arretratezza e indigenza della gente di Scicli, costretta a vivere nelle grotte di Chiafura, “ultimo angolo della Sicilia”.

Il drappello di intellettuali, costituito da Renato Guttuso, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, Antonello Trombadori, Paolo Alatri e Maria Antonietta Macciocchi (direttrice di “Vie Nuove”, la rivista su cui saranno pubblicate le loro impressioni), era accompagnato dai giovani del “Brancati” che preparavano l'accoglienza agli artisti e agli intellettuali interessando l'intera cittadinanza e organizzando la conferenza-dibattito tenutasi nella sala consiliare del Palazzo Comunale traboccante di pubblico.

L'intera giornata è documentata fotograficamente da un giovane del Circolo, Egidio Vaccaro, mentre la cronaca dell'evento è affidata a Gaetano Giavatto (“un maestro appena diplomato e disoccupato, pieno d'un riso generoso e pacifico, con grossi occhiali umanistici”), di cui conserva memoria scritta anche la recente ristampa del volumetto unitamente alla riproposizione degli scritti di Pasolini e Macciocchi (pubblicati su “Vie Nuove”).

Agli occhi del gruppo, incamminatosi per un sentiero in salita ed accidentato che si inerpicava oltre la chiesa di San Bartolomeo, le prime grotte adibite a botteghe artigianali mentre l'aria era impregnata da un intreccio di profumi che “alcune erbe aromatiche emanavano dai camini accesi”. Inizia così la scalata. Quasi un viaggio dantesco verso “una montagna del purgatorio, coi gironi uno sull'altro, forati dai buchi delle porte delle caverne preistoriche”, come scriverà poi Pasolini. Un ascendere verso quel locus gravido di tanti sapori, memorie, affetti, dolori, privazioni, dove le gocce dell'abbondante rugiada, rifugiatasi tra i solchi delle vetuste basole, non riescono a lavare gli odori e cancellare i ricordi di un'infanzia rubata. Una voce di donna, vestita di nero e “dal viso fermo e nobile”, si aggiunge a quelle del gruppo, quasi con amara fierezza, avverte: “Sono nata qui dentro. Sono chiafurara anch'io”.

Oggi Chiafura è lì, inerme, deserta, ammialiante, fiera e silenziosa testimone sommersa nell'oceano dei giorni scomparsi.

 

 

 

 

Arance, agrumi e vitamine ci aiutano contro l’influenza

Si avvicina il periodo nel quale più forte e contagiosa sarà l’epidemia

 

Con l’inverno arriva puntuale l’influenza, quell’affezione respiratoria che anche le antiche cronache definiscono come “pestifero et contagioso morbo”. Si tratta di un’infezione di natura virale che colpisce ogni anno milioni di persone in tutto il mondo con epidemie che si verificano, in genere, in un arco temporale che va da dicembre-gennaio a febbraio-marzo. Con l’influenza altrettanto puntuale arriva l’invito da parte di tutti, dal medico di famiglia alla vecchia zia, a consumare cibi ricchi di vitamine. Gli agrumi occupano il primo posto. Si sa che l’assunzione delle vitamine fa bene.

Ma perché le vitamine e gli agrumi? Andiamo con ordine. Le vitamine sono piccole molecole non proteiche che affiancano gli enzimi nella loro funzione di catalizzatori, ovvero favoriscono le reazioni chimiche del nostro organismo per il buon funzionamento dello stesso. In buona sostanza, le vitamine sono molecole indispensabili per il metabolismo del corpo umano. Poiché l’organismo, in linea generale, non è in grado di sintetizzarle è necessario che vengano attinte dall’ambiente, cioè dagli alimenti. Una di queste è la vitamina C il cui compito è quello di rafforzare il sistema immunitario, facilitare l’assorbimento intestinale del ferro, favorire la formazione del collagene (cioè quelle fibre che svolgono azione di sostegno dei tessuti) a beneficio della pelle, regolare la resistenza e la permeabilità dei capillari contribuendo al benessere di denti e gengive. Il fabbisogno giornaliero di vitamina C varia in relazione all’età ed alle necessità (negli stati febbrili e nelle convalescenze è necessario un maggiore apporto).

Un’alimentazione variegata ed equilibrata fornisce, in genere, l’apporto necessario di vitamina C. Le arance, per le loro caratteristiche intrinseche, detengono una postazione d’eccellenza. L’arancia rossa di Sicilia, protetta dal marchio “I.G.P.” (cioè “Indicazione Geografica Protetta”, sin dal 1997), rappresenta un esempio di stretto legame tra fattori climatici e caratteristiche del prodotto. Secondo recenti dati statistici elaborati per la provincia di Ragusa gli agrumi, in generale, occupano una superficie coltivata di oltre cinquemila ettari, mentre le aree coltivate ad arancio, che ricoprono una superficie di circa tremila ettari, producono frutti per circa cento quintali per ettaro (fonte Istat, dati aggiornati a luglio 2010). L’arancia rossa è ricca di vitamine e sostanze benefiche utili per regolare le funzioni digestive e metaboliche, aiutare la vista, prevenire infezioni e raffreddori. Il suo limitato contenuto zuccherino la rende accettabile anche ai diabetici. In cucina, oltre ad essere consumata fresca, può essere utilizzata nella preparazione di succhi, insalate e liquori. La buccia, grattugiata, è adoperata per preparare canditi, salse e dolci, mentre, tagliata a pezzi, si utilizza nelle marmellate.

 

 

 


 

L’amore onirico e irraggiungibile

Nel volume “Nei miei sogni” di Elisabetta Puglisi Gissara

 

«Questo libro contiene tanto amore ma anche sofferenza come tutti gli altri miei libri in cui è stata sempre evidenziata… la mia è stata una vita dura dove il dolore e la solitudine sono stati sempre presenti… ho dato moltissimo agli altri affannandomi per renderli felici». Sono queste le parole di Elisabetta Puglisi Gissara nel corso della sua prolusione volta a spiegare le motivazioni che hanno spinto il suo cuore a pubblicare un’ulteriore raccolta di poesie.

Si tratta del libro dal titolo “Nei miei sogni” (edito da Libroitaliano World di Ragusa) che, presentato al centro Servizi Culturali, con il patrocinio del Comune di Ragusa, in collaborazione con A.N.A.P.S. Gruppo Mario Gori, ha ricevuto una straordinaria ed affettuosa accoglienza da parte del folto ed attento pubblico presente in sala. Un’accoglienza contraddistinta dalla presenza di Mimì Arezzo (già assessore alla cultura del Comune di Ragusa), della sig.ra Capaccio (in rappresentanza del Questore di Ragusa) e dell’assessore Elisa Marino (in rappresentanza del primo cittadino del capoluogo ibleo), quest’ultima intervenuta per testimoniare la presenza delle istituzioni nel comparto culturale nonché l’affetto che la città di Ragusa nutre per l’autrice. Elisabetta Puglisi Gissara, con DNA ibleo ma residente a Inghilterra per motivi strettamente familiari, ha parlato della sua vita a Manchester e del suo bisogno “nostalgico e affettivo” di tornare periodicamente nella sua Ragusa che ha fornito linfa vitale a gran parte dei suoi versi poetici raccolti in vari libri («Quei bei giorni», «Tu e il tuo mondo meraviglioso» e, ovviamente, «Nei miei sogni»).

La serata, introdotta da Emanuele Schembari (Vice Presidente del centro Servizi Culturali), si è  rivelata molto interessante per le riflessioni-interviste curate da Salvo Miccichè e Marco Iannizzotto (rispettivamente Direttore editoriale e Redattore del quotidiano on line Ondaiblea) i quali hanno messo in luce le linee guida del volume. La lettura di alcuni poesie è stata affidata al poeta Pippo Di Noto che ha curato l’analisi comparativa tra l’amore narrato nel libro e l’amore presente nel Cantico dei Cantici. «Come Alda Merini – ha spiegato Di Noto – anche la nostra Elisabetta Puglisi Gissara ha come mèta l’amore divino e non solo quello umano, che idealizza e sogna: amore corporale e amore onirico, amore vicino e amore irraggiungibile…».


 

 

 

 

Le novità del piano sanitario nazionale 2011-2013 approvato dal governo

Medici di famiglia in prima linea

Gli ambulatori resteranno aperti 24 re su 24

 

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del ventuno gennaio scorso, su proposta del Ministro della salute, ha approvato il nuovo Piano sanitario nazionale triennale (2011 – 2013). I principi generali su cui è basato tale Piano sono improntati sulla «responsabilità pubblica per la tutela del diritto di salute della comunità e della persona; di eguaglianza e di equità d’accesso alle prestazioni; di libertà di scelta; di informazione e di partecipazione dei cittadini; di gratuità delle cure nei limiti stabiliti dalla legge, di globalità della copertura assistenziale come definito dai livelli essenziali di assistenza» (www.governo.it, newsletter n. 3 del 25.01.2011).

In particolare, gli sforzi posti in essere riguardano la prevenzione, la ricerca e le innovazioni mediche attraverso «l’integrazione tra le azioni che competono alle Istituzioni ed alla società».

Tra le novità: l’apertura continuativa per 24 ore degli ambulatori gestiti dai medici di famiglia, per i casi meno gravi, al fine di evitare, ove possibile, il ricorso al pronto soccorso degli ospedali. Ma il Piano sanitario punta anche su non pochi obiettivi che riguardano la salute pubblica, tra i quali: miglioramento dei percorsi diagnostici terapeutici, fissando i relativi tempi massimi di attesa (nel settore cardiovascolare e oncologico è stata posta molta attenzione ad una ulteriore regolamentazione dei relativi tempi di attesa per garantire la tempestività della diagnosi e del trattamento); miglioramento nella gestione degli accessi attraverso l’uso del sistema Centro unico prenotazioni (ovvero la possibilità per l'utente di prenotare telefonicamente le visite mediche evitando di recarsi personalmente agli sportelli, ottenendo in tempo reale le date delle prestazioni sanitarie) prevedendo possibilità di sviluppo di iniziative tecnologiche per realizzare funzionalità automatizzate volte al miglioramento del processo di prescrizione, prenotazione e consegna referti.

In relazione a tali indifferibili esigenze tecnico operative, è stato stabilito che «verranno sentite le organizzazioni sindacali» e che tale piano di interventi verrà inviato alle Commissioni parlamentari per il parere ed alle competenti strutture sanitarie per la prevista intesa.

 

Giuseppe Nativo